Ecco il nuovo Palais de Tokyo. Qui, in anteprima

Mentre si sta ultimando la ristrutturazione, in realtà ancora under construction rispetto a un vero e proprio completamento, prende forma il Warm-Up del Palazzo dei Palazzi dedicati all’arte contemporanea. Si tratta del Palais de Tokyo di Parigi. Il 12 e il 13 aprile, in programma 48 ore non-stop di occupazione artistica con performance, conferenze, lecture e tanta, ma tanta attesa per la nuova Triennale dal titolo “Intensa prossimità”, in programma dal 20 del mese. E Artribune è più che prossimo, si è infilato all’interno del cantiere per il conto alla rovescia.

Il cantiere del Palais de Tokyo a Parigi

Sono passati dieci anni dall’apertura del Palais de Tokyo, sotto la direzione di Nicolas Bourriaud e Jérôme Sans, e poi dal 2006 con Marc-Olivier Walher. Ma il Centro d’arte contemporanea più copiato (non si dimentichi l’influenza teorica del suo primo presidente Pierre Restany) è sempre attuale in termini di discussione e polemiche.
Amato e odiato dal mondo dell’arte parigino, vuoi per il cameratismo a tratti neanche troppo implicito, o per il potere istituzionale incline alle tendenze del mercato, il Palais de Tokyo è comunque un must, la mecca di ogni visita o transito nella capitale d’Oltralpe.
Con parvenze di luogo non profit o indipendente rispetto al sistema (da diventare negli ultimi anni con il suo ristorante Tokyo-Eat un luogo estremamente radical-chic), la ricchezza del suo progetto è da ritrovare proprio nella volontà istituzionale, tipica solo di certi governi, che ne sottende lo spirito, ne condivide l’idea, la mission e contribuisce in larga misura a livello economico affinché l’arte possa ancora disegnare nuovi immaginari e produrre senso.

Il cantiere del Palais de Tokyo a Parigi

I nuovi spazi – ristrutturati nell’arco di dieci mesi di chiusura del museo – sotto la direzione degli architetti Anne Lacaton e Jean-Philippe Vassal, comprendono quattro livelli espositivi per un totale di 22mila mq rispetto ai precedenti 8mila mq, con un collegamento luminoso in esterno che unirà il tratto collinare che va da Avenue du Président Wilson sino alla Senna, disegnando una sorta di paesaggio sospeso di luci tra i due punti. Tutto ciò contribuirà ulteriormente alla grandeur francese, per quello che si appresta a diventare a tutti gli effetti il centro per l’arte contemporanea più grande d’Europa. Un centro che ha tanti punti di forza. A partire già dal sol fatto che è il primo luogo davvero vitale in un deserto e residenziale quartiere borghese, in cui ad esempio non è facile trovare nemmeno un tabaccaio. Non ultimo, poi, gli orari di apertura. Da mezzogiorno a mezzanotte, il Palais de Tokyo è diventato nel tempo il luogo dell’arte, ma soprattutto di chi la vive, la studia e la produce. Ecco perché il Palais è il sovrano di tutti i palazzi. Checché se ne dica, pur senza una collezione, è il palazzo tout court per l’arte e per gli artisti.

Lo stato del cantiere del Palais de Tokyo di Parigi ad aprile 2012

Le aspettative sulla riapertura sono molte, nella ferma speranza che queste non vengano disattese ripercorrendo alcuni degli errori del passato del museo; “incidenti” di percorso che molti artisti francesi sembrano non perdonare. E basti citare le precedenti edizioni della triennale La force de l’art, dal 2006 presentate al Grand Palais e criticate dagli addetti ai lavori per la poca freschezza delle scelte curatoriali (in un certo senso ingessate e legate a gallerie di riferimento), al punto da deridere l’iniziativa stessa declinandola ancor oggi in La farse de l’art.
Un primo intoppo cade già però a ridosso dell’inaugurazione ufficiale. Nonostante i lavori di ristrutturazione non siano infatti ancora completati, l’organizzazione del Palais – data l’annunciata presenza del presidente Nicolas Sarkozy – e non potendo rimandare l’ouverture, ha pensato a un primo assaggio, un hors d’oeuvre. Una sorta di “antipasto” lungo 48 ore per scaldare l’atmosfera in attesa della nuova Triennale, dal 20 aprile, a cura di Okwui Enwezor e dal titolo Intense Proximité. Ad anticipare la grande manifestazione – che intenderà mostrare le corrispondenze e le complicità tra la creazione francese e quella internazionale, in un discorso non più sull’identità su cui la Francia sembrava essersi arenata, ma sulla nozione di una sorta di post-identità – vi sarà un’animazione da febbre del sabato sera. Dal tramonto all’alba.

Veduta panoramica del Palais de Tokyo di Parigi

In tutti gli spazi del centro d’arte, dai corridoi alle sale riunioni, dai mezzanini alle scale, persino sulle finestre, vi sono già i primi interventi che irrompono strutturalmente nell’edificio. Penetrandolo. Una “sala per le parole” è ad esempio l’area pensata da Jean-Michel Alberola su un’idea di agorà indoor; una sorta di gigante Sibilla-Cerbero è invece la struttura di Peter Buggenhout, installazione pendente dal soffitto e ricoperta di sangue animale e polvere per orientarsi, o confondersi, tra i labirinti del centro. Ancora Ulla von Brandenburg che, intervenendo nello spiazzo tra il Palais de Tokyo e il Musée d’Art Moderne de la Ville, aggiunge delle quinte di stoffa multicolore alla rampa utilizzata dagli skater; o il Leone d’Oro Christian Marclay, che installa collage di frasi onomatopeiche sulle finestre, trasformando al tempo stesso il Palais in una chiesa gotica e cartone animato manga.
Oltre al duo My Little Dick Dead, in sede di ouverture sono previste anche le azioni di Ange Leccia, con un lavoro specchiante in collaborazione con Michelangelo Pistoletto; e il giovanissimo Oliver Beer. L’artista inglese dirigerà un vero e proprio coro con il suo Resonance Project, facendo così vibrare secondo il principio della glassarmonica i vetri dell’edificio. Inutile dire, ne parlano anche i muri.

Claudio Cravero

Parigi // 12-13 aprile 2012
Re-ouverture
Parigi // dal 20 aprile al 26 agosto 2012
Intense proximité
PALAIS DE TOKYO
13, Avenue du Président Wilson
+33 (0)1 47235401
www.palaisdetokyo.com

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Claudio Cravero
Claudio Cravero (1977, Torino). Curatore indipendente, la sua ricerca è rivolta a tematiche inerenti i concetti di alterità, confine e memoria. Svolge attività curatoriale presso il PAV-Centro Sperimentale d’Arte Contemporanea di Torino (www.parcoartevivente.it). Nell’ambito dell’Art program diretto da Piero Gilardi, la sua ricerca indaga le problematiche artistiche proprie dell’arte del vivente e dell’evoluzione dell’arte ambientale. Ha condotto ricerche per il dipartimento di Visual Arts dell’Istituto di Cultura Italiana di New York, USA (2004), il Castello di Rivoli-Museo d’Arte Contemporanea (istituzione con la quale ha collaborato fino al 2006 nelle Relazione esterne), e la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino nell’ambito del progetto di mediazione culturale coordinato da Emanuela De Cecco (2002/03). Oltre ad aver seguito l’attività redazionale per il progetto “Arte Pubblica e Monumenti” di OfficinaCittàTorino, 2007/08, è collaboratore di Artribune.