E tu, di che zona sei?

Il cuore pulsante della design week milanese ha abbandonato i padiglioni della fiera. A niente è valso il trasferimento negli spazi di Rho-Pero: la community dei design victims dedica ormai al Salone uno sguardo frettoloso, e per lo più concentrato sul Satellite. La vetrina commerciale è ormai roba per rappresentanti, mentre gli appassionati optano per l’evento, la spettacolarità delle installazioni, la dimensione cittadina che solo il Fuori Salone può dare.

Brera

Ben oltre la piacevolezza di un allestimento riuscito, il circuito del Fuori Salone è innanzitutto un invito alla riscoperta del genius loci milanese, dei suoi angoli di bellezza nascosti, secondo un meccanismo che – altra vera tendenza in atto – si fa sempre più entropico. A rischio snobismo: più si è lontani da vecchi epicentri naturali, più si riesce a dimostrare la propria originalità. Oltre Brera, oltre Tortona, persino oltre Ventura-Lambrate, guardando alle frontiere di Porta Romana e Porta Venezia, fino al Museo della Scienza con il suo attesissimo MOST.
Intorno, appuntamenti sparsi, presenze istituzionali e approfondimenti culturali, o piccole chicche tutte da scoprire, seguendo le corde di quel meccanismo di serendipidy che è forse l’unica legge per destreggiarsi nel corso della beneamata settimana del design. (Giulia Zappa)

 

Tortona

TORTONA
Tutti ne parlano malino – troppa gente, un clima che rasenta la festa della birra – ma nessuno riesce a farne a meno. Zona Tortona, cuore originario del Fuori Salone e primo baluardo a inventare linguaggi non istituzionali per la presentazione di prodotti e progettisti, ha da tempo sposato una veste ben più brandizzata. Ma rimane il distretto imprescindibile della design week. Troppi i marchi importanti che qui hanno il loro showroom (come Moooi, quest’anno affiancato da Studio Jobs), troppi i luoghi caldi che garantiscono al pubblico un concentrato di sollecitazioni di qualità. A cominciare da Superstudio, che sposa quest’anno una veste ancora più museale con la mostra consacrata a Nendo, accanto a grandi marchi catalizzatori di allestimenti sorprendenti (Foscarini, Alcantara, Cosentino, Canon, Samsung) e agli emergenti nel Basement (tra gli italiani, Biscaro e Marelli). Intorno, appuntamenti imprescindibili che segnano l’arrivo, o il ritorno, di aziende importanti, in primis gli inglesi di Established&Sons, o un vecchio habitué come Bisazza, con la sua nuova collezione bagno firmata Hayon, Nendo e Wanders. Dietro l’angolo, all’Opificio 31, imperdibile l’allestimento di Paola Navone per il concept store parigino Merci. In crescita, poi, l’appeal di via Savona, con la presenza nello Spazio Fiorentini di Du Pont Corian (al civico 35), insieme ai bellissimi E15 e Moustache. Trasloca, invece, un punto di riferimento della via, il Poltrona Frau Group (Poltrona Frau, Cappellini, Cassina), ospitato nella cornice più appartata della (ex) Fondazione Pomodoro in via Solari. Attenzione anche alle diverse collettive nazionali, sparse su tutta l’area: innanzitutto i francesi di VIA, protagonisti nel suggestivo Padiglione Visconti all’ex Ansaldo, a cui si aggiungono le partecipazioni di Tailandia (Thailand’s slow hand design), Svezia (Inredia), Polonia (Wielkoplska Region + City of Poznan, come le altre a Superstudio) e Serbia (Creative Space Serbia all’Opificio 31).  (Giulia Zappa)
www.tortonadesignweek.com

Ventura-Lambrate

VENTURA-LAMBRATE
Un paniere ricchissimo, anche quest’anno, a Ventura-Lambrate. Continuando a condividere il presupposto che ne ha segnato la nascita: allestimenti in chiave understatement e primato assoluto di collezioni svincolate da presupposti commerciali e più vicine allo spirito dell’autoproduzione. Di casa, come sempre, gli studi olandesi, che esportano qui il loro stile a base di informalità, inventiva e sottile ironia. Tra le promesse più interessanti, la collettiva Chi ha paura…? svela i nuovi lavori dei mostri sacri nazionali (Wanders, Bakker, Studio Job), accompagnati da altre designstar qui in veste apolide (Campana, Grcic, Newson). I fan del duo Van Eijk & Van Der Lubbe, invece, possono toccare con mano le novità del loro ultimo progetto, il marchio Usuals. Uscendo dal bastione dei dutch, da non mancare, per tutti i fan che ne adorano il linguaggio formale, la personale di Jaime Hayon a via Ventura 5. Da segnalare anche la mostra In Residence Design, con alcune tra le leve più interessanti del giovane design internazionale (Forma Fantasma, Raw Edges, Lanzavecchia + Wai, Minale/Meda, Tomàs Alonso, BCXSY). Non mancano le collettive nazionali: Danish Crafts, Croatian Holiday 2012 e il Festival di Lodz per la Polonia. Ben rappresentata anche la “giovane” generazione italiana: non perdetevi Subalterno 1 (tra cui Adami, Cos, Pareli, Ulian), i pezzi di Recomb (Mirko Tattarini) al Light Space e Gruppo di Installazione in via Massimiano 23. Tra le curiosità, invece, la ricostruzione di un pub inglese – ottima meta per aperitivi a base di Ballantine’s – promossa da Lee Broom e, sempre in vena ricreativa, il Ventura Bar, in collaborazione con Marteen Baas. Per chiudere, l’eccezione che conferma la regola: l’unica deroga alla vocazione antibrand segna di fatto un ritorno particolarmente gradito, quello della collezione Ikea PS, firmata quest’anno dallo studio inglese Cos. (G. Z.)
www.venturaprojects.com

Brera

BRERA
Smessi da tempo i panni di quartiere bohémien, Brera non disattende la sua vocazione all’eleganza sobria e alla celebrazione della via milanese al progetto. Sono gli eventi ad animarne il vasto programma. In primis, la mostra Vivere alla Ponti: l’architettura, gli interni, gli arredi, organizzata dall’Ordine degli Architetti della Provincia di Milano (in via Solferino 19) in collaborazione con l’Archivio Gio Ponti: un invito alla riscoperta dei classici firmati dal grande designer. Nella splendida cornice di Palazzo Cusani, il Brera Outdoor Village propone una rassegna sull’arredamento per esterni curata da Ludovica + Roberto Palomba. Intorno, la costellazione di showroom dei brand italiani che trovano qui il loro quartier generale: visitarli si rivela un’ottima strategia, soprattutto per quanti non hanno intenzione di mettere piede in zona fiera, ma sono comunque interessati a vederne le novità in anteprima. Da non perdere, lo showroom Moroso (che quest’anno celebra i sessant’anni dalla fondazione), Skitsch, Edra, Ceramica Flaminia, Antonio Lupi, Laminam, Sicis, ognuno un riferimento nel mondo dell’arredamento, dei sanitari, dei rivestimenti. Se il tema della sostenibilità aziendale vi appassiona, il riferimento è necessariamente lo showroom Valcucine: in mostra il nuovo sistema di mobili Meccanica, ma anche spunti per riconsiderare la nostra politica industriale e abitativa a favore di un ridotto impatto ambientale. Tra le collettive, Austrian design – Raw and Delicate, curata dal gruppo Pudelskern e ubicata nientemeno che negli spazi della Pelota (da soli, valgono la visita). Piccola chicca, sempre in via Palermo, l’Erastudio Apartment-Gallery, quest’anno dedicato al brand giapponese Karimoku e ai suoi mobili realizzati con il legname di scarto. Non perdetevi infine la Brera Design Night il 20 aprile: apertura prolungata di tutti gli showroom fino a tarda notte. E per i consumatori compulsivi, sul sito www.breradesignshop.it oggetti scontati provenienti da negozi e showroom. (G. Z.)
www.breradesigndistrict.it

Porta Venezia

PORTA VENEZIA
Il pretesto? Far riscoprire una Milano segreta, fatta di palazzi liberty e giardini nascosti. L’obiettivo? Lanciare un nuovo distretto milanese che, fino ad oggi, ha fatto parte solo di sfuggita del circuito del Fuori Salone. La neonata Zona Porta Venezia-Indesign Liberty, a battesimo in occasione del Salone del Mobile 2012, si appella allo stile architettonico del quartiere come attrattore principale. Una zona già ricca di gallerie d’arte, negozi e showroom, che ha deciso di mettere “a sistema” la rete costituita dagli espositori con la rete monumentale formata dai palazzi storici, per offrire un percorso ricco e vario. Arte, design e architettura si incontrano e si intrecciano per mettere in risalto anche la città che ospita il Salone. Lo spazio Oberdan, Palazzo Castiglioni e l’Albergo Diurno sono solo alcuni dei punti d’interesse che rientrano nel circuito. A tirare le fila dell’intera organizzazione troviamo Paola Jannelli di Jannelli e Volpi, che con il suo showroom in via Melzo ospita l’infopoint e costituisce il punto di riferimento dell’intera operazione. Ma in maniera previdente e completamente 2.0, sono i portali internet e i social network a fare da database: piantine, mappe e informazioni sono consultabili in diretta. Buenos Aires, zona dello shopping per eccellenza, riuscirà sgomitando a farsi un po’ di posto nella già fitta kermesse? Ma soprattutto, l’architettura e la città riusciranno a rubare un po’ di attenzione al design? (Valia Barriello)
www.portaveneziaindesign.com

Statale

STATALE
Gli allestimenti, pur temporanei, possono far riflettere sulla situazione della progettazione contemporanea e sull’eredità che questi hanno raccolto? Sì, se più che architetture in miniatura vengono interpretati come esperimenti in grado di sondare le diverse possibilità racchiuse nei materiali, anche tradizionali, e nelle tecniche, spesso innovative. È il caso di Interni che, ormai da qualche anno, invade i cortili della Statale di Milano con decine di allestimenti. Il titolo del 2012 è Interni Legacy, un tema molto ampio che si focalizza sulla ricerca di nuove configurazioni per il progetto di domani, senza dimenticare l’eredità da cui provengono. I nomi chiamati a dare il proprio contributo sono, anche quest’anno, altisonanti. Tramite una serie di lastre in ceramica, Odile Decq apre un cono di visuale per guidare l’osservatore verso l’oggetto. Massimo Iosa Ghini getta un ponte fra tradizione e innovazione rivisitando il monolite in chiave contemporanea. Alessandro e Francesco Mendini disegnano una grande scultura che oscilla tra passato e futuro. Michele De Lucchi propone una piccola oasi di pace e tranquillità, un belvedere per fermarsi a guardare la frenesia del Fuori Salone da un punto di vista privilegiato. Chi, invece, prende il cortile d’onore della Ca’ Granda come spunto di riflessione è Monica Armani, che progetta un monolite all’interno del quale il visitatore, grazie a un gioco di specchi, scopre i tanti dettagli architettonici che lo circondano. I cinesi Standardarchitecture riflettono sull’antico stile di vita in montagna: tre torri diventano il nuovo modello per le future espansioni urbane. Mentre i talentuosi Fake Factory scelgono 13 teli per colorare le arcate del Cortile D’Onore. E, per i russi Speech Tchoban & Kuznetsov, è l’occhio dell’architetto lo strumento più importante del processo creativo, interpretato con una sfera d’acciaio inossidabile: un enorme bulbo oculare la cui pupilla scruta l’ambiente circostante. (Zaira Magliozzi)
www.interni-events.com

Triennale

TRIENNALE
È nella scelta trasversale, senza un’apparente strada maestra, che la Triennale ogni anno, nei giorni del Salone, apre le sue porte. E lo fa spaziando nei tanti, diversissimi campi che con il variegato e multiforme mondo della progettazione hanno punti di contatto. Ma partiamo dal Triennale Design Museum, la punta di diamante. Qui è di scena la grafica italiana contemporanea. Il design non è solo fatto di oggetti e interni: è anche e soprattutto comunicazione. È per questo che da qualche anno, in occasione del Salone, alla grafica vengono dedicate intere edizioni. Dopo The New Italian Design, Spaghetti grafica e Graphic Design Worlds, è la volta della grafica made in italy con una mostra curata da Giorgio Camuffo, Mario Piazza e Carlo Vinti nell’allestimento di Fabio Novembre. Un viaggio tra le linee della comunicazione visiva, oggi sempre più al centro del dibattito culturale. La cucina, la chimica, il design. Tre mondi apparentemente distanti vengono esplorati nel laboratorio Cooking Material di Laurence Humier e Audrey Tardieu, che si svolge negli spazi del Laboratorio di Restauro del Triennale Design Museum, eccezionalmente aperti al pubblico. Chi sono De Pas, D’Urbino e Lomazzi? Uno dei più importanti gruppi di progettazione sulla cresta dell’onda tra gli Anni Sessanta e Settanta. Ma forse più famosi sono i loro pezzi storici, come la poltrona gonfiabile Blow, la Joe a forma di guantone da baseball e l’appendiabiti Sciangai. A loro il Triennale Design Museum dedica una mostra-omaggio che cerca di mettere nuovamente sotto i riflettori una selezione di pezzi iconici, per sottolineare il contributo che questi hanno dato al design italiano. E poi ci sono le tante collaborazioni tra designer e aziende. Tra i progettisti c’è Giulio Iacchetti, il gruppo di Benetton Fabrica, Francesco Maria Bandini, Ross Lovegrove, Heinrich Wang, Italo Rota, Saamuli Naamanka con Sami Rintala e Dagur Eggertsson, Simone Micheli, Marco Ferreri e il meglio del design belga contemporaneo. (Z. M.)
www.triennale.org

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