Berlino. Dove la biennale è un atto politico

Parlare di politica per fare arte che incida sulla vita. È questo il progetto della BB7, la settima edizione dell’evento berlinese che inaugura giovedì 26 aprile. Ne abbiamo parlato con Joanna Warsza, che l’ha curato assieme al collettivo Voina e all’artista Arthur Zmijewski. Attenzione però: qui avete soltanto un assaggio di cosa potrete leggere sul prossimo numero di Artribune Magazine, in arrivo nella seconda metà di maggio.

Joanna Warsza - photo M. Gornicka

Da che bisogni è nata la settima Biennale di Berlino?
Ce lo siamo chiesto anche noi se ci fosse veramente la necessità di un’ennesima biennale. E anche perché l’arte sembra, all’improvviso, una cosa morta, spiazzata dagli eventi. Il lavoro di preparazione ci ha messo di fronte a una domanda cruciale: che cosa può fare l’arte per incidere sulla realtà?

La risposta?
Nella nostra ricerca non abbiamo seguito la prassi degli studio visit, ma abbiamo preferito leggere i giornali. Ci siamo così interessati al ruolo svolto dagli artisti nei processi sociali, alle loro posizioni e alle cose che hanno fatto realmente, piuttosto che indagare i manufatti – cioè le opere – che hanno prodotto. Abbiamo così analizzato quale fosse l’impegno degli artisti da cittadini all’interno dei movimenti sociali.

Il collettivo Voina

Avete cambiato completamente il format della biennale e chiesto agli artisti di prendere parte a un open call. Per quali ragioni avete bypassato il ruolo delle pratiche curatoriali e del sistema dell’arte?
Se un curatore decide di avere un approccio politico, deve assumersi la responsabilità di presentare più punti di vista possibili all’interno di una mostra. Questo è il motivo per cui abbiamo lavorato anche con artisti religiosi, di Stato, con attivisti, con militanti nei movimenti o anche con artisti estremisti o dall’approccio radicale: volevamo portare avanti un dibattito, cercando così di portare il confronto reale e duro che c’è nella realtà anche in campo artistico. Se ci si aspetta che l’arte rifletta la società, deve essere connessa anche alle zone in cui la cultura visiva è impegnata per motivi politici, come avviene nei musei o nella stessa politica. Grazie linguaggio delle arti visive abbiamo voluto dare la parola a differenti gruppi sociali che volessero esprimere i propri interessi e le proprie aspettative.

Arthur Zmijewski

Come curatore, quali sono le tue aspettative?
Chissà… Ci aspettiamo che la biennale crei reazioni che portino un effetto reale sulla società in cui viviamo. Noi cerchiamo di scoprire possibili relazioni dell’arte nella politica, nella società e nella vita di tutti i giorni. Penso che il desiderio di portare l’arte nella vita delle persone possa essere il giusto auspicio, un pensiero che forse non è esagerato come sembra!

Daniele Capra

Berlino // fino al 1° luglio 2012
BB7 – 7. Berlin Biennial
+49 (0)30 2434590
[email protected]
www.berlinbiennale.de

CONDIVIDI
Daniele Capra (1976) è giornalista, curatore indipendente ma militante. Tra le mostre curate la personale di Matteo Fato alla Fondazione Dena di Parigi, Contractions presso Dolomiti Contemporanee, Fisiologia del Paesaggio per i Musei di Zoologia e Anatomia Comparata dell’Università di Bologna, Let’s Go Outside per il Comune di Milano, Drawing a Video al Museo Janco Dada di Haifa e la IV edizione del festival Tina-B di Praga. È stato curatore del Premio Emergente Europeo Trieste Contemporanea nel 2008 e nel 2009, giurato all’International Onufri Prize di Tirana. Scrive per Artribune, per Nordest Europa e per i quotidiani veneti del Gruppo Espresso. È membro del comitato scientifico del festival culturale Comodamente. Vive un po’ troppo di corsa, con molti libri ancora da leggere ed il portatile sempre acceso.
  • Art is a “dead thing” because you do not need to solve problems but to make deep consciousness and awareness of the problems. Art can not give answers but to offer the right questions.

    Those projects of Berlin Biennale that I know are naive. I think that it is not possible to change the world playing the same game and with the same needs of the world. Not to follow inefficient and unable models of development and growth, but to renegotiate own needs to do without those models.

    Art that does not want to hack to work on solutions but on the needs, prompting a re-negotiation of needs.

    LR
    http://kremlino.blogspot.it/