Affaire Maxxi: parla Umberto Croppi

Esce oggi sulle colonne de “Il Tempo” di Roma un commento dell’ex assessore all’articolo di Davide Giacalone pubblicato sul quotidiano. Il direttore lo ha pubblicato, con una risposta dello stesso Giacalone, tagliandone alcuni passaggi per motivi di impaginazione. Il testo integrale lo potete leggere qui di seguito.

Umberto Croppi

Gentile direttore,
l’ipotesi di commissariamento del Maxxi circolata in questi giorni, che si fonderebbe sulla pretesa cattiva gestione da parte dei suoi amministratori, pone una questione che trascende il caso specifico, come giustamente sottolinea Davide Giacalone sulle colonne de Il Tempo.
La questione è quanto si debba spendere per istituzioni culturali pubbliche, quanto e come bisognerebbe coinvolgere i privati, chi dovrebbe gestire queste istituzioni.
La tesi che sostiene Giacalone è che la cultura deve camminare con le “proprie gambe”, che un museo come il Maxxi non può aspettare “sovvenzioni” governative e che non si spiega perché, se ha 800 visitatori al giorno, non riesce a trovare le risorse per autofinanziarsi.
Queste considerazioni e domande sono fondate su alcuni equivoci e su una leggenda che si va consolidando nel nostro Paese da qualche anno, cioè che le istituzioni culturali possano finanziarsi da sole o che i capitali privati possano sostituirsi a quelli pubblici.

Maloca by Campana Brothers - MAXXI, Roma 2012

Cominciamo sgombrando il terreno da un equivoco: il Maxxi non riceve sovvenzioni. Non è una istituzione privata che riceve contributi per sostenere il proprio business. Ce ne sono, in Italia e a Roma, che ricadono in questa fattispecie (e alcune di queste hanno più soldi pubblici dello stesso Maxxi) ma non è il nostro caso. Il museo di cui parliamo è interamente statale e quindi non prende sovvenzioni ma è totalmente a carico dello Stato. Non può essere diversamente e coloro che lo Stato incarica di gestirlo non hanno nessun obbligo di reperire altre risorse.
Altro equivoco: lo Stato italiano ha destinato al suo più importante museo per l’arte contemporanea 7 milioni nel 2010, 4 nel 2011, e ne prevede 2 (due) per il 2012. Per capire di cosa parliamo: allo Stato spagnolo il Reina Sofia di Madrid costa 42 milioni, il Prado 25; lo Stato Inglese investe nella Tate (dopo i tagli) 55 milioni di sterline, mentre la Francia impegna nel Louvre tra i 100 e i 110 milioni l’anno. Tanto per restare a Roma, la sola azienda speciale Palaexpo (Palazzo Esposizioni e Scuderie del Quirinale) costa al Comune intorno ai 10 milioni l’anno (sono pochi ma se li fa bastare) e il Teatro dell’Opera 17; giusto per fare un paio di esempi.

Augmented reality al MoMA

Ma non esiste al mondo un solo museo che si regga sulle proprie economie, nessuno. Intanto alcuni dei più grandi sono a ingresso gratuito (per esempio quelli inglesi) o quasi. Al citato Prado, metà dei 3 milioni di visitatori entrano gratis. In ogni caso, i costi per lo Stato variano tra il 70 e il 100%, con bilanci che vanno dai 50 ai 120 milioni.
Perfino nel caso, spesso citato a vanvera, degli Stati Uniti, dove esistono una tradizione e un sistema fiscale che favoriscono investimenti privati, il pubblico interviene, eccome se interviene. Il Metropolitan di New York riceve 14 milioni di dollari l’anno dal Comune. Persino il MoMA, interamente privato, ha in corso lavori di ristrutturazione per i quali ha un contributo pubblico di 60 milioni.
La questione è che i musei non sono imprese ma servizi pubblici, fatti per essere visitati, non per produrre soldi (come la scuola è fatta per insegnare e gli ospedali per curare, i giardini per passeggiarci, le strade per essere percorse). In più, però, i museo producono effetti economici misurabili e misurati sull’economia generale. E nel caso Italiano costituiscono la risorsa maggiore di cui si dispone. Eppure lo Stato italiano investe in cultura meno della metà della media degli altri Paesi europei e i Comuni meno di un terzo.

Louvre

Per quanto riguarda i privati, questi (in un regime di garanzie e benefici che noi ci sogniamo) possono contribuire, non certo sostituirsi. Quando la Francia decise di incrementare l’intervento di privati nel Louvre, tre anni fa, portò il contributo dello Stato dai 110 milioni dell’anno precedente a 140. Per avere più soldi privati bisogna investire più soldi pubblici, non il contrario.
Ora, tornando al Maxxi, si può discutere se fosse opportuno realizzarlo, se non vi fossero altre priorità ecc. Quello che non si può dire è che non fosse chiaro allo Stato e ai cinque governi che si sono succeduti durante la sua realizzazione che si stava mettendo in pista una macchina che costa, a regime, molte decine di milioni di euro l’anno. Nonostante questo, il management incaricato di avviarne l’attività è riuscito a garantirgli lo standard richiesto a una istituzione di quel livello, pur disponendo di risorse ridicole; è stato capace di reperire risorse private pari a metà del bilancio. Ora si pensa di commissariare quella gestione perché evidenzia al proprio socio unico l’esigenza di disporre, per il prossimo triennio, di una cifra pari a un quinto di quello che istituzioni di pari grado spendono in un anno (o in un semestre): 11 milioni di euro.

Pio Baldi

Dirò di più: si può anche discutere sugli indirizzi e la gestione artistica (tenendo comunque conto delle ristrettezze in cui si muovono) dei suoi direttori, ma se c’è una responsabilità economica, questa resta tutta in capo al proprietario, cioè allo Stato, cioè al ministero, non a chi è stato chiamato a fare i salti mortali per tenere accesi i motori di una portaerei priva di carburante.

Umberto Croppi

  • mah

    Proposta per il prossimo titolo sulla vicenda:
    Un missi(li)no dirigerà il Maxxi?

    • SAVINO MARSEGLIA (critico d’arte)

      In questi mausolei dell’arte…, è evidente che chi sperpera denaro pubblico non può che dare la colpa sempre e in tutto allo Stato.

      • Mastino

        senta un po’ savino alias fregoliano, si astenga dal commentare sempre senza alcuna competenza mosso dai suoi risibili pregiudizi e evidenti incompetenze

        • Mastino

          si commenta da solo del resto: http://www.youtube.com/watch?v=Jrycz3N6ssY

        • SAVINO MARSEGLIA (curatore indipendente)

          calma Mastino, ciò che “si commenta da solo del resto” è l’ovvietà delle sue parole…ah dimenticavo il mio video è la migliore risposta al suo inutile commento da cani sciolti…

          • SAVINO MARSEGLIA (artista)

            ah ah ah … ride il mastino ! Forse, è contento di finire imbalsamato nel museo mausoleo?

        • SAVINO MARSEGLIA

          ll cane Mastino, a mio parere dovrebbe essere tutelato al meglio e custodito nel museo-mausoleo, come un’autentica opera d’arte vivente…

          • Mastino

            ah ah ah…

  • Javier

    In realtà Croppi doveva evitare di esporsi a partire dalla conferenza stampa e doveva lavorare per fare il Commissario. Tanto ormai è chiaro che questi vogliono commissariare, dunque tanto valeva avere un commissario di qualità come lui. ma ora credo che non sia più spendibile.

    • SAVINO MARSEGLIA (critico d’arte)

      Lo ripeto i problemi finanziari del Museo MAXXI come di altri musei-mausolei sparsi sul suolo italico, non si superano con il Commissariamento.

      Non dimentichiamo che il vero motivo per cui il Museo è in corso di fallimento, è dovuto quasi certamente al fatto di non aver compreso bene da parte di dirigenti i costi fissi di gestione della struttura.

      Probabilmente di aver sottovalutato anche le spese necessarie per eventi e mostre o quanto altro…; o di non aver affatto usato bene i finanziamenti pubblici e sovvenzioni di privati con senso di responsabilità e di prudenza amministrativa.

      Certamente, non è solo la crisi finanziaria ad impedire la soluzione a questo museo – forse anche la debolezza culturale della ragione di chi lo amministra e lo sovrintende. E’ questa affermazione non è né un paradosso né una mia personale presunzione.

  • Paolo Leon

    Croppi ha ragione, e stupisce che sista ancora qualcuno che crede che la cultura possa evitare di essere sovvenizionata: o, meglio, si può ucciderla, prendendosene però la responsabilità. Giacalone sa da almeno vent’anni qual’è la situazione generale, che gli era stata descritta d Galasso, non può rinverdirsi ora come sapesse cose nuove. Certo, molte iniziative sono fatte senza prevedere i costi di gestione e le fonti necessarie. Ma una volta fatto l’errore, che non deve ripetersi, distruggere quanto fatto è peggio del disavanzo. I privati sono una risorsa, ma solo se pagano le tasse.

    • Franco

      Come mai in uno spazio dove a fare il cattivo ed il bell tempo sono i collezionisti che hanno deciso chi diventasse curatore e quale artista esporre …. non siano in grado di dare dei buget cospicui per contribuire al finanziamento del museo ?
      Qualcuno sincero mi può rispondere ?
      Grazie !

      Franco

    • SAVINO MARSEGLIA (curatore indipendente)

      LA RAGIONE MORI’ FANCIULLA !!!

      Invece di perdere tempo a dare colpe a quello o a quell’altro, impieghiamolo a costruire un’alterntiva valida alla gestione di questi musei-mausolei. Oppure aboliamoli del tutto…

      Nessun può fare alcunché di notevole finchè non sappia far indossare, (a chi lo merita) la divisa per gestire con preparazione e senso di responsabiltà questi mausolei contemporanei. I finanziamenti alle attività museali, se prima non stanno nel cervello della classe culturale, non potranno mai stare nelle tasche dello Stato.

  • Si tratta di riscoprire le motivazioni, al contrario è meglio seppellire arte e cultura.

    In italia per troppi anni si sono date per scontate molte cose in campo culturale. Se non ci pensa l’uomo a certe cose, ci pensa la natura delle cose: quindi ben vengano i crolli e i tagli. Ben vengano le chiusure dei musei: oggi in italia meglio un deserto che una cattedrale nel deserto. Bisogna procedere nel vuoto per ritrovare le motivazioni di fondo: perchè l’arte? Perchè la cultura????

    Se rispondiamo a queste domane, perchè poi non proponiamo e realizziamo la nostra risposta? Pier Luigi Sacco sembra avere le idee chiarissime sulle pagine di Flash Art ogni mese…perchè non dare a lui il commisariamento del Maxxi???

    LR
    http://kremlino.blogspot.it/

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      Peccato che “Flash Art”, non è la sola bocca della verità…

  • Sono assolutamente sicura che Croppi abbia ragione. Spero che possa interessarsene a fondo lui.

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  • Gabriella Pistone

    Finalmente un po’ di chiarezza riguardo alla “stucchevole e populista” diatriba tra pubblico e privato. Gli esempi e i dati che sono riportati nella lettera di Croppi sono non solo veri ma sono agghiaccianti ed umilianti per l’Italia, se pensiamo che il nostro Paese, per certi versi un unicum nel mondo, è ridotto così.
    Certo che si può fare meglio e non si devono sprecare le preziose risorse (soprattutto di questi tempi!) ma non è certo DISINVESTENDO che si ottengono migliori risultati. Si distruggono solo delle istituzioni che possono davvero essere assai qualificanti per il nostro amato paese. Se no dovremmo sempre rifugiarci nel lodare Parigi o Londra o New York! Perché questa cecità che non costruirà mai nulla di buono? Oltretutto queste situazioni e queste “corbellerie” si riproducono nei riguardi di moltissime altre istituzioni e forme artistiche: lo spettacolo dal vivo, le arti letterarie, i beni archeologici, gli istituti di ricerca, insomma quello che si chiama CULTURA e RISORSA!!!!!!! non godono certo di salute migliore.
    Spendere bene è un imperativo. Lo Stato sia controllore e non usi solo la mannaia.
    Grazie Gabriella Pistone ( già Vice Presidente del Museo d’Arte Contemporanea Castello di Rivoli)

  • stefania

    vorrei, cortesemente essere informata su come sono stati spesi dal MAXXI i 7milioni di euro del 2010 e i 4milioni di euro del 2011, visto che sono anche in minima parte miei. Vi ringrazio se mi segnalerete cortesemente dove è possibile reperire tali dati magari non spannometrici. Buon lavoro.

    • Cara Stefania, almeno in teoria i bilanci sono pubblici. Li cercheremo per metterli in condivisione, perché no?
      Tieni conto comunque, per tornare alle spanne, che strutture del genere hanno costi enormi di gestione “basilare”. Solo di luce, per dirne una saranno stati spesi 2-300 mila euro, se bastano. Per non dire di voci come la guardiania, le pulizie ecc.

  • Simonetta M

    Rivoglio (per assurdo) lo stato pontificio che magari comminava la pena di morte, ma almeno era consapevole del valore dell’arte e della cultura tanto da regalare al popolo romano sture del caibro della lupa capitolina (per favore nonb prendetemi t r o p p o sul serio, è uno sfogo di natura sentimentale); direi che è vergognoso quanto poco il nostro stato è disposto a spendere, con tutte le tasse che paghiamo e i disservizi che abbiamo almeno la cultura ha un valore consolatorio no?

    • fiorella/o m’annoia

      la lupa capitolina è un simbolo etrusco .

      • Cristiana Curti

        La lupa capitolina non è affatto un simbolo etrusco.
        Quella nota ai più di cui tu probabilmente parli (con i gemelli forse aggiunti dal Pollaiolo) è di fattura etrusca, ma rappresenta il mito eponimo di Roma per antonomasia, fusa in periodo in cui le genti etrusche e quelle latine (insieme ad altre quali, ad esempio, le osco umbre) costituivano le prime gentes di Roma. Alcuni studiosi discutono se non si tratti, questa lupa (non i gemelli, sicuramente più tardi) di manifattura medievale addirittura.
        L’iconografia antica (che risale fondamentalmente al III secolo a.C.) desunta anche dai reperti numismatici e da alcune rappresentazioni statuarie (bassorilievi, ecc.) mostra in genere la lupa con la testa rivolta all’indietro mentre osserva i gemelli che suggono il latte sotto di lei. In uno stilema che prende le mosse dalle correnti più consolidate dell’ellenismo. Anche da qui si vede che la Roma repubblicana (e prima ancora dei re, fra cui diversi etruschi) assume stili e impressioni dalla Grecia di cui è spesso debitrice.
        La rigidità della posa della lupa di cui parli e altre considerazioni qui troppo complesse per essere riassunte fanno pensare a una fusione più tarda (quantomeno della fine della romanità) di quella di Roma arcaica. Ma questo ha poca importanza: sin dalla sua installazione nel Lupercale, la lupa capitolina (non questa, un’altra ben nota, andata distrutta verso la metà del I secolo a .C.) con i gemelli che vengono da lei nutriti è il simbolo del mito di fondazione di Roma, anche e soprattutto con il contributo di diverse genti, spesso assoggettate e annientate, spesso incluse e assorbite con propri usi, costumi, culture.
        Mentalità aperta e vincente che ha fatto di Roma l’indiscussa dominatrice del mondo conosciuto d’Occidente per molti secoli.

  • lucianoperrotta

    iL VALORE consolatorio della cultura propinata da questo ed altri musei è discutibile. Questi edifici servono perlopiù a piazzare curatori e artisti intimamente legati ai poteri forti, a distribuire coppe e premi senza che il pubblico possa aprire becco.

    • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte Sui Generis)

      se il museo-mausoleo serve “a piazzare curatori e artisti intimamente legati ai poteri forti” non è certo una virtù…

  • Ahahahahaahaha 800 visitatori al giorno…….per vedere buttare per terra dei leopardi di ceramica!

    Ahahahahahahaha ma chi ci crede!

  • Non bisogna aprire un negozio e poi cercare i clienti, lo sanno anche i sassi. Ma non quelli del Tevere…..chissà perchè…!

    E Zaha se la ride…..

    • Onestamente, caro Eugenio, non mi pare che paragonare un Museo ad un “negozio” e la collettivita’, che di quel Museo puo’ fruire, a dei “clienti” sia una metafora illuminata o illuminante… va’ bene che l’arte tu la commerci ma sai bene che non e’ questa la sua “unica” funzione.

  • Ciao Luciano,

    e scusa il ritardo della mia risposta; sono spiacente (mia opinione, ovviamente), ma senza denaro, o sogno di esso, difficilmente molte cose esisterebbero ancora. L’inutlità chiama l’inutilità.

    Se l’Arte è semplice espressione dell’intelletto umano, tutti la possiamo produrre, dove, come, quando vogliamo. Il quadro, la statua, l’installazione, ecc. sono una delle cose più inutili che vi siano in una casa. Io penso che sia stato per questo motivo che la caverna primitiva è stata decorata. Per noia. Il nostro DNA (sempre ammesso che esista) non è molto differente dai nostri avi.

    Poi, quando decidiamo di combattere la noia giornaliera, ci creiamo degli idoli, delle difficoltà ,addirittura dopo averla creata, decidiamo che qualcosa abbia valenza economica, e poi la dichiariamo Arte. Così, “tanto per” .

    Io penso così.

    • Per principio rispetto sempre l’opinione altrui anche quando (anzi sopratutto se) non la condivido. Dato pero’ che ci e’ gia’ capitato di “colloquiare” su questo sito e che quindi apparteniamo un po’ a quella che Lorenzo Marras definirebbe una ” comunita’ “, mi permetto di porti alcune obbiezioni:
      – sei proprio sicuro che tutto cio’ che non ha un “valore monetario” sia “inutile” e, per converso, che tutto quello che ne ha uno sia “utile” ?
      – l’arte e’, ovviamente, espressione dell’intelletto umano ed altrettanto ovviamente tutti la possono produrre ma credo che converrai anche tu che non tutti gli “intelletti umani” sono eguali e, di conseguenza, diverse saranno anche le loro “produzioni” .. non ti pare?
      – no, non credo proprio che la caverna preistorica sia stata “decorata” per “noia” (esistono per altro serissimi studi sulla nascita dell’arte e dell’arte rupestre in particolare) ma per quel che sappiamo della vita degli umani del tempo penso proprio che la “noia” avesse poco spazio e poco tempo per determinarne gusti ed abitudini
      – sul “valore mercantile” dell’arte… non ho gran che’ da dirti, credo che questo “mercato” segua piu’ o meno le regole e le “sregolatezze” di tutti i mercati di questo mondo… ma qui l’esperto sei tu ;-)

  • Errata Corrige: “..la caverna primitiva SIA stata decorata…” (sono un poco stanco)

    PS Se qualcuno volesse scrivermi:

    [email protected]

  • Confermo tutto, ma ciò non significa che io lo condivida, purtroppo, online, il fraintendimento è frequente; ciò che ho scritto è una presa di realtà, ecco.

    -Che piaccia o no, (a me no) i soldi sono la cosa più importante della vita, però ho scritto che le opere d’Arte sono fondamentalmente inutili, dopo un po’, in una casa;

    -Certo che tutte le produzioni sono diverse, come anche la disponibilità economica di ognuno di noi;

    -Secondo me la noia era sovrana, tanto tempo fa…prova tu a stare in una caverna per maggior parte della giornata….!

    • Caro Eugenio, che tu lo condivida o meno, che ti piaccia o meno,
      – no, i soldi non sono la cosa più importante della vita. Per essere banale: prova a chiedere a qualche ricco malato terminale o a qualche milionario con alzaimer o sclerosi multipla o artrosi deformante ecc. ecc. Senza essere banali, comunque, ci sono molti altri “valori” più’ importanti dei “soldi” . Se proprio non lo capisci da solo magari ti potrebbe essere utile una piccola “full immersion” in Asia o in paesi del terzo mondo (ma non ovviamente in vacanza in un villaggio turistico o in un albergo cinque stelle) per cambiare radicalmente idea (lo dico perché a me e’ capitato, molti,molti anni fa)
      – la tua affermazione era: “Se l’Arte è semplice espressione dell’intelletto umano, tutti la possiamo produrre, dove, come, quando vogliamo” la mia risposta era: certo che si’, ma ci sara’ chi produrrà opere d’arte che comunicano, che emozionano, che fanno pensare, che danno gioia e altri che produrranno oggetti, scritti, suoni, azioni, foto, video, insiemi di oggetti, che fanno solo sorridere o peggio.
      – se tu pensi che, in epoca preistorica, la vita dell’uomo fosse dominata dalla noia temo proprio che dovresti documentarti meglio…

  • CIAO!

    Io purtroppo non ho viaggiato molto, ma moltissimo. A 12 anni, per esempio, ero già stato 6 volte in Turchia (in auto e tenda con i miei genitori), dando un’occhiata anche in Libano, Iran, Siria,negli anni settanta. Ti lascio immaginare cosa ho visto, soprattutto in Iran.

    Parlo correntemente inglese ed ho anche un B&B da cui sono venuti turisti da oltre 43 paesi del mondo. Anche dall’Uruguay, Alaska e Namibia.

    Ti assicuro che mi sono fatto una idea sul valore dei soldi e del mondo. Non sono mai stato in un villaggio turistico.

    So che non c’entra niente col tema del post, ma era doveroso, chiedo scusa alla redazione per lo spazio che mi sono preso.

    Mai stato in un villaggio turistico; anzi mi sono ritrovato anche in mezzo ad una rivolta (Cipro anni ’80, mi pare) con fucili.