Accademia oggi

Cosa c’è di buono nel sistema italiano delle Accademie di Belle Arti e cosa invece deve essere completamente sovvertito? Questa è la domanda che abbiamo posto a dieci addetti ai lavori, che nelle accademie insegnano giorno dopo giorno, assumendosi gli oneri e gli onori della formazione artistica. Da Sud a Nord, sia i punti di forza che i problemi sembrano comuni. Una buona vitalità di studenti e docenti da un lato, strutture organizzative deboli, programmi antiquati, fondi scarsi e legislazioni bloccanti dall’altro.

Riccardo Caldura

RICCARDO CALDURA
docente di fenomenologia delle arti contemporanee – accademia di belle arti, venezia
Saper fare un’incisione o conoscere l’anatomia artistica può sembrare anacronistico quanto rivelarsi un vantaggio. Ma nell’articolazione dei percorsi formativi sarebbe necessario distinguere meglio gli aspetti legati all’educazione e all’insegnamento da quelli professionalizzanti nei settori delle arti applicate. E infine da quelli della creazione vera e propria. Rispetto a quest’ultima, l’impalcatura basata sulle discipline “classiche” mantiene una distinzione fra teoria e prassi, e fra le diverse tecniche, che ha poco senso nella complessità della ricerca attuale.

Luca Coser

LUCA COSER
docente di elementi di morfologia e dinamiche della forma – accademia di belle arti, roma
Le accademie sono e continueranno a essere luoghi molto significativi per lo sviluppo delle ricerche artistiche giovanili. Per quello che in esse si può imparare, di certo la professionalità e la personalità dei singoli docenti è da sempre importante, ma soprattutto il “luogo accademia” in sé, ideale a creare tra gli studenti rapporti e dinamiche virtuosi. C’è da migliorare? Sempre! È così per ogni struttura di alta formazione che voglia dimostrare di saper stare al passo con un mondo che muta rapidamente.

Giacinto Di Pietrantonio

GIACINTO DI PIETRANTONIO
docente di storia dell’arte e di teoria e critica del design – accademia di belle arti di brera, milano
Intanto c’è bisogno di più fondi, come per tutta la scuola italiana. Poi bisogna riformare la relazione numerica, e non solo, tra studenti e docenti. Da noi ogni docente ha qualche centinaio di studenti, mentre all’estero una decina. Va da sé che l’insegnamento ne risente. Poi bisognerebbe poter chiamare docenti senza concorsi, per chiara fama, che è uno dei motivi per cui molti artisti internazionali non insegnano nelle nostre accademie, anche se l’internazionalità di un artista non garantisce il fatto che sia sempre un buon docente. Poi c’è da dire che quelli che ci sono, e non è una difesa di categoria, si danno molto da fare per mandare avanti la scuola, ci mettono tanta passione, anche se da sola la passione non basta.

Marcello Faletra

MARCELLO FALETRA
docente di fenomenologia dell’immagine – accademia di belle arti, palermo
La formazione artistica non è risolvibile nella parcellizzante formula 3+2. L’interiorizzazione dell’offerta formativa che ha invaso l’intera scuola italiana (accademie comprese) equivale all’interiorizzazione della concorrenza a scapito della conoscenza: da eliminare. Di buono le accademie hanno una variegata presenza di artisti, lavoratori della conoscenza, laboratori. Dunque, sono un osservatorio privilegiato per studiare e conoscere i profondi mutamenti delle forme e delle pratiche artistiche sia contemporanee come del passato. Formano e informano.

Flaminio Gualdoni

FLAMINIO GUALDONI
preside del dipartimento di comunicazione e didattica dell’arte – accademia di belle arti di brera, milano
La scelta di appiattirsi sull’università, che era già nel marasma di suo, non è stata il colpo di genio del secolo. Ciò ha accelerato gli aspetti peggiori: molta scuoletta e poca alta cultura, docenti sempre più improbabili, progetti didattici grotteschi. In Italia servirebbero cinque accademie forti, e ne abbiamo una pletora di scalcagnate. Il buono è che all’accademia lo studente può prendersi quello che vuole, alla faccia di ciò che non gli danno: e diventare ciò che crede, senza baroni arbitri del suo destino.

Giuliano Lombardo

GIULIANO LOMBARDO
docente di teoria della percezione e psicologia della forma e culture digitali – accademia di belle arti, sassari
L’aspetto più positivo dell’accademia è la possibilità che i ragazzi hanno di portare avanti le loro ricerche e sperimentazioni in spazi comuni. Questo permette loro di confrontarsi stimolando un dialogo e uno scambio. Purtroppo la preparazione degli studenti che entrano in accademia è spesso povera dal punto di vista di cultura generale e di conoscenza dell’arte e della sua storia. Per evitare l’arbitrarietà dell’insegnamento, alcune materie necessitano di una letteratura scientifica che focalizzi i temi di un dibattito e produca degli orientamenti didattici di riferimento. Poi c’è la burocrazia, che non giova alla ricerca e alla didattica.

Angela Madesani

ANGELA MADESANI
docente di editoria per l’arte – accademia di belle arti di brera, milano
Molte accademie offrono degli ottimi insegnamenti teorici, anzi nel corso degli anni questa parte si è decisamente ampliata, tenendo conto delle nuove competenze artistiche. I linguaggi dell’arte negli ultimi cinquant’anni sono profondamente mutati e le accademie faticano a stare al passo, soprattutto per ragioni di natura economica. Non credo abbia più un gran senso la divisione in pittura, scultura ecc. È una divisione non tiene conto della realtà. Gli artisti più significativi che insegnano nelle accademie vanno ben oltre queste ormai desuete suddivisioni tematiche.

Luciano Massari

LUCIANO MASSARI
direttore – accademia albertina di belle arti, torino
[attualmente commissariata, l’Accademia di Torino è ora diretta da Nicola Maria Martino]
Le accademie, scuole di livello universitario per la formazione artistica, seppur con limiti di natura economica, offrono notevoli opportunità formative ai giovani: occasioni espositive, di sperimentazione  e di confronto diretto con gli artisti che sono docenti nelle accademie. È auspicabile un potenziamento di questi aspetti attraverso un incremento della ricerca per le nuove tecnologie per l’arte e per la comunicazione, perché sono campi nei quali possono trovare impiego nuove professionalità.

Bruno Muzzolini

BRUNO MUZZOLINI
docente di digital video – accademia di belle arti di brera, milano
Tutto sommato l’accademia assomiglia a questo Paese in cui viviamo, dove tutto è determinato da dinamiche stantie e inattuali. Serve aria fresca, presto, o le energie migliori finiranno per espatriare. Le accademie sono bloccate in uno stallo legislativo e strutturale che ne impedisce parzialmente il potenziale e lentamente le sta isolando dal mondo che le circonda. Nonostante ciò, ogni anno nuovo mi sento un privilegiato, incontro energie fresche e straordinarie, occhi che brillano e teste veloci,  ragazzi appassionati e docenti motivati che contribuiscono a determinare un territorio fertile, ricco di  stimoli e riflessioni sulla contemporaneità, che genera giovani artisti di grande interesse, consapevoli e determinati.

Fabiola Naldi

FABIOLA NALDI
coordinatore del corso di studi nuove tecnologie e docente di teoria delle arti multimediali – accademia carrara, bergamo
docente di problemi espressivi del contemporaneo – accademia di belle arti, bologna
Le accademie italiane sono ancora in grado di formare coloro che vogliono intraprendere la dura carriera dell’artista. Purtroppo le stesse vivono costantemente di restrizioni statali e di limiti interni. Le restrizioni riguardano leggi, regole, circolari che obbligano i direttori e i coordinatori a sottostare a vere e proprie imposizioni per quanto riguarda le diciture dei corsi e i programmi di studio. Questo ovviamente si riflette sulle potenzialità teoriche/pratiche interne al singolo insegnamento, che soffre di carenze gestionali sia per quanto riguarda i contrattisti sia per quanto riguarda gli interni, che spesso sono obbligati a fare molte più ore ma che non necessariamente hanno le reali competenze per intraprendere un nuovo programma di studio. Gestire questa parte in modo differente, a partire dalle basi delle stesse leggi, sovvertirebbe in parte questo problema.

Luigi Pagliarini

LUIGI PAGLIARINI
docente di teoria della percezione e psicologia della forma – accademia di belle arti, macerata
La ricchezza insostituibile dell’accademia è la prerogativa di essere un laboratorio pubblico di ricerca artistica di base, affrancato da logiche di mercato, capace di donare ai giovani artisti un forte senso di comunità, tramandando tradizioni, pensieri e tecniche, altrimenti difficilmente conoscibili. Al contrario, ciò che non va è la gestione, caratterizzata dalla mancanza di fondi e la scarsa ricerca di quest’ultimi, da un sistema di reclutamento del personale fin troppo discrezionale e da insegnamenti che si rinnovano a fatica, perdendo il passo coi tempi.

Mariagrazia Pontorno

MARIAGRAZIA PONTORNO
docente di installazioni multimediali e multimedia – accademia di belle arti, frosinone
Per un artista, lavorare in accademia è il privilegio più grande. E per artista intendo chi ha deciso consapevolmente di fare questo mestiere e tutti i giorni affronta la realtà da tale prospettiva, creando un circolo virtuoso lavoro, luogo di apprendimento e formazione. I corsi a contratto hanno posto in maniera prorompente la questione del curriculum, incrinando la logica del “chi sa fa, chi non fa insegna”. Poi, per le gestioni clientelari e campanilistiche delle graduatorie esiste sempre il ricorso al TAR!

Marco Scotini

MARCO SCOTINI
direttore del dipartimento arti visive, performative e multimediali – naba – nuova accademia di belle arti, milano
Se qualcosa di buono c’è all’interno delle accademie italiane (penso a Brera, all’Albertina) è sicuramente affidato a singole personalità (direttore, docente o assistente) e dunque è un fatto temporaneo, episodico, non sistematico. Per il resto le accademie italiane sono dispositivi di formazione fuori dai confini dell’arte contemporanea, macchine burocratiche, ruderi disciplinari. Conosco meglio tutto quello che nelle accademie non funziona e da qui sono partito per strutturare il dipartimento di arte che dirigo in NABA. Bisogna capire che quando l’arte è il motore delle attuali industrie creative, l’accademia non può che essere uno spazio di produzione.

a cura di Valentina Tanni 

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #5

CONDIVIDI
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  • Sono convinta che lo spazio di produzione ,sia il motore della ricerca,quando questa è lasciata libera !.Lo spazio comune di comunicazione artistica è importantissimo per la crescita della creatività… Il disagio legislativo e burocratrico all’interno delle accademie non dovrebbe essere …” problema che si ripercuote allo studente”Purtroppo la realtà è che lo studente non può prendersi quello che vuole,alla faccia di ciò che non gli danno: e diventare ciò che crede,senza baroni arbitri del suo destino.Quest’ultima possibilità però… potrebbe essere la conquista da raggiungere per quegli studenti con già una preparazione culturale artistica … prima di iscriversi all’ accademia…

    • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte Sui Generis)

      l’Accademia di Belle Arti di oggi e l’Accademia militare di domani…

  • Bravi! ma questo articolo dovrebbe essere solo l’inizio di una attenzione costante all’insegnamento artistico visto come una parte integrante del mondo dell’arte, insieme al mercato, alla critica, ai musei, alle gallerie etc.Il primo problema delle Accademie Italiane ( ed anche dell’istruzione artistica secondaria) è che di queste scuole non importa niente a nessuno. Non c’è stata mai una campagna di stampa contro il degrado costante dell’istruzione artistica che vedesse la partecipazione di grandi artisti, critici,direttori dei musei. L’atteggiamento comune snob e di dare l’Accademia per spacciata…perché non sono le Accademie che creano gli artisti! Vero..creano però tante figure creative e comunque dei cittadini che se escono preparati e consapevoli sarà ben diverso da farne uscire di ignoranti, con una visione sorpassata e sciatta dell’arte e intimamente delusi. Non si parla, ed occorrerebbe farlo per bene, di Luciano Fabro che, a mia memoria, è l’unico artista Italiano di levatura internazionale ad aver dedicato moltissime energie alla didattica, prima nella casa degli artisti e poi all’Accademia di brera ( vedi il volume “Arte torna Arte”, pbe einaudi, attualmente esaurito). Ma Fabro nessuno lo cita..e semmai lo si fa con un certo tono infastidito .Cari Artribune,l’esigenza di comunicare in linea con una società spettacolarizzata, voi come tutti, non ci esime dal mettere in evidenza che l’Arte ha una centralità per la profondità della sua visione e che tutta l’infrastruttura economica che la determina non ha tuttavia la capacità creativa del singolo artista che, a sua volta, è stato uno studente…Occorrerebbe parlare ancora di questo tema perché solo la continuità creerebbe un dibattito non fondato su dichiarazioni a cui l’occasionalità toglie ogni credibilità, che lasciano sempre una impressione, prese nel loro accostamento casuale, di parzialità. Fa impressione come l’Italia, che ha visto nascere e teorizzare l’insegnamento dell’Arte sia caduta così in basso! Spero sinceramente che anche per le Accademie, come per tutto il resto, inizi una riconsiderazione di quelli che sono i nostri reali bisogni, che ci porti fuori da questa condizione umana e creativa irreale.

    • Angelov

      …”che tutta l’infrastruttura economica che la determina non ha tuttavia la capacità creativa del singolo artista che”…
      Bravo in inglese si traduce Good; ma per questa frase ti meriti un “Brave”.

  • danielecastello

    Mah….

  • MARIO RAVIELE

    NEL 1970 SUBITO DOPO L’ISTITUZIONE DEL DAMS A BOLOGNA , ALL’ACCADEMIA DI BELLE ARTI CI FU UN CONVEGNO DI TUTTE LE ACCADEMIE D’ITALIA PER CONTESTARE E PROPORRE UNO STATUTO PROGRAMMATICO A LIVELLO UNIVERSITARIO…..CONSEGUENZA FU L’INDRODUZIONE DI “NUOVE MATERIE” QUALI FOTOGRAFIA, TEORIA DELLA PERCEZIONE DELLA FORMA ECC. ECC. COME CONTENTINO DEI MOVIMENTI DI CONTESTAZIONE STUDENTESCA DI ALLORA…COME CILIEGINA L’ALLORA RETTORE DELLA SAPIENZA RUBERTI NEGO’ LA VALENZA DI ISTITUTO DI RICERCA ALLE ACCADEMIE, PERTANTO NON POTEVANO FARE PARTE DEL SISTEMA UNIVERSITARIO….DA ALLORA MOLTO E’ STATO FATTO MA NON E’ SUFFICIENTE PARAGONARSI A LIVELLO UNIVERSITARIO, ANCHE SE I FREQUENTANTI DICONO LAUREA. NON A CASO LE ACCADEMIE E I CONSERVATORI SONO DELLE ISTITUZIONI DI ALTA CULTURA..PERCHE’ SONO SCUOLE PARTICOLARI…BISOGNEREBBE TRASFORMARLE IN ISTITUTI SUPERIORI FINALIZZATI ALLA PRODUZIONE INDUSTRIALE CON LE VARIE CATEGORIE DI DESIGN E DI COMUNICAZIONI…QUANTO ALL’ARTISTA PIU’ ‘ SPECIFICATAMENTE…UNA LAUREA IN PITTURA NON HA SENSO L’ ARTISTA SE HA TALENTO VIENE FUORI CON O SENZA LA LAUREA DANDO SCELTA A CHI VUOLE UNA PROFESSIONALITA’ DI AVERE QUESTA POSSIBILITA’ CON CORSI DI STUDI ALTAMENTE SELETTIVI E AD ALTISSIMO LIVELLO FORMATIVO CON DOCENTI ALL’ALTEZZA .. COMINCEREI A MODIFICARE GIA’ IL NOME ACCADEMIA CHE E’ SINONIMO DI PASSATISMO E INSERIRE UN CORSO DI STUDI ARTISTICI NELLE UNIVERSITA’ CON FORMAZIONE QUINQUENNALE ABOLENDO IL 3+2 DIVERSIFICANDO LE USCITE, DALL’INSEGNAMENTO ALLA PRODUZIONE INDUSTRIALE COME SBOCCO PROFESSIONALE E LASCIANDO LE ACCADEMIE PER QUELLI CHE VOGLIONO TALE FORMAZIONE.. A PATTO CHE NON SI FACCIA TROPPA TEORIA COME ACCADE OGGI TANTO CHE ALCUNI RAGAZZI NON SANNO DISTINGUERE UN OLIO DA UNA TEMPERSA..PERCHE’ ABITUATI A FARE TROPPE ISTALLAZIONI. [email protected] artista diplomato a Napoli nel 1971 con G.Capogrossi, U.Mastroianni, G. Brancaccio

  • bagno di realtà

    All’estero le cattedre nelle accademie le danno a buoni artisti con un notevole curriculum internazionale alle spalle.
    In Italia, salvo poche eccezioni, per lo più ad insegnare c’è gente che non fa una mostra in uno spazio espositivo decente da secoli.

  • giorgio bonomi

    Ma davvero si pensa che le migliaia di iscritti nelle Accademie italiane diventeranno ARTISTI? A parte il problema generale dei docenti: quanti artisti di un certo peso insegnano nelle Accademie? Pochissimi, gli altri sono mediocri (a cominciare da tanti Direttori) o sconosciuti; un po’ meglio va per gli insegnanti di Storia dell’arte o materie simili (ma anche qui, se veramente fossero chiamati per “chiara fama”, come dice Di Pietrantonio, forse lui stesso non insegnerebbe!).
    Il problema è quello di selezionare drasticamente le vocazioni e le capacità a “diventare artisti” e quindi rivolgere a questi un certo tipo di insegnamento; gli altri dovrebbero dedicarsi alle Arti applicate, settore in cui c’è una mancanza enorme di soggetti e che può offrire moltissimi posti di lavoro e di buoni guadagni.
    Il resto sono solo chiacchere e si continuano a illudere i giovani – magari con corsi per “curatori” che non cureranno mai niente o per computer/grafici che comporranno orrende impaginazioni, appunto, computerizzate – solo per conservare il posto ad incompetenti o peggio.

    • Gabriela

      Mi piacerebbe …! conoscere di più la tua opinione su questo tema..!

  • Leda

    Se quelli che scrivono i commenti sono veri artisti dovrebbero a mio avviso fare un passo in piu’.. la cosa piu’ importante e’ l’apertura mentale che l’arte ti insegna. Io vengo da un liceo artistico che dall’esterno non si direbbe un granche’, ma proprio perche’ sono le persone a fare la differenza si tratta invece di una grande scuola, dico questo con il senno di poi, e non si tratta di un discorso moralistico il mio, mi baso sulla mia esperienza. Ho riflettuto molto sulla scelta universitaria e a malincuore ho deciso, per ora, di non proseguire con l”Accademia, non perche’ non avvertissi la vocazione dell’arte, anzi, ma perche’ sono stata davvero demoralizzata da cio’ che ho visto e dalle prospettive poste dal paese in cui vivo, il paese che ha visto i grandi della terra parlare la nostra stessa lingua – e non sono nemmeno patriottica, affermo dati di fatto -Tuttavia i nostri cari grandi artisti non si sono formati in Accademia, bensi’ grazie alla loro forza di volonta’ interiore, spirito artistico, genio soprannaturale, vicinanza ad altri grandi artisti, per loro fortuna, vita vissuta nelllo stesso periodo cronologico, guista suggestione dagli eventi.. data l’impossibilita’, credo di tutti noi interessati al problema e davvero desiderosi a cambiare le carte in tavola, di modificare la burocrazia bloccante attuale, cerchiamo intanto di formarci e informarci essenzialmente al di fuori di istituti statali come le Accademie, basiamoci piuttosto sulla nostra forza di volonta’ e non releghiamo la fatica a qualcun altro. Se l’Italia per molti motivi non riesce a reggere le conseguenze delle sbagliate scelte intraprese dalle elite all’interno dei vari settori – che si diramano come i tentacoli di una piovra- continuiamo per favore a mantenere ugualmente la nostra identita’ culturale che ha radici in un passato migliore delle generazioni che attualmente governano all’interno delle classi dirigenti e proseguiamo silenziosamente a rinnovare le nostre idee alla luce del mondo attuale.. Giunti ad un limite massimo di sopportazione si scoppiera’, sicuramente, cerchiamo pero’ di dare alito ai nostri pensieri, ma non confidiamo in una formazione artistica che non potra’ mai giungere a buoni livelli se non aggiornata. Siamo noi a doverci aggiornare, individualmente. L’accademia non puo’ sfornare un artista che non si sente artista dal principio. Prima di tutto e’ necessario comprendere chi siamo e cosa vogliamo. Di arte se ne produce ogni giorno, cosi’ i pensieri e le emozioni vengono quotidianamente trasmesse e trasferite su i piu’ diversi supporti, ma abituiamoci a non sentire il bisogno di assegnare l’idea di formazione artistica ad un luogo specifico materiale, perche’ cio’ significa cercare un riscontro materico per qualcosa che in tutti noi ha origini lontane e immateriali..

  • non si può insegnare l’arte…ma solo le tecniche.artistiche……..

    • mah

      bravo calisto, idea originale e spunto interessante per questo dibattito
      se te ne servissero altre/i:

      non ci sono più le mezze stagioni
      bisogna vestirsi a cipolla
      si stava meglio quando si stava peggio
      ….

  • Ell

    vengo da Brera.
    Quello che più mi da fastidio nella mia accademia è che sogna di diventare un’università.
    Gli studenti vogliono che il loro pezzo di carta sia una laurea e la scuola cerca di strutturarsi come fanno le altre università milanesi.
    Per diventare università ed essere riconosciuta tale, l’accademia deve seguire delle regole, o meglio, dettarle.
    Io posso diventare un diplomato in pittura solo se ho seguito determinati corsi: disegno, cromatologia, tecniche pittoriche, etc.
    Queste materie che vi ho citato sono per esempio materie che io sono obbligato a fare, benchè non ci sia un professore nell’accademia con cui io li voglia fare.
    Molti si tappano il naso, perdono tempo e si inventano 3 o 4 cazzate per passarle.
    I professori in ogni caso fanno finta di non accorgersene, la maggior parte sono li per avere uno stipendio fisso non essendo riusciti a sfondare come artisti.

    Io chiedo un’accademia.
    Chiedo un laboratorio, una fucina di idee e di insegnanti che sono li non per lo stipendio ma per insegnare.
    Non voglio regole, non mi servono, non mi serve la laurea, non mi serve il diploma, mi serve uno spazio dove condividere le idee con altre persone e con i maestri, non i professori, io voglio i maestri.
    Penso esattamente il contrario del commento sopra il mio: l’arte si insegna, solo quello si può insegnare in un’accademia, le tecniche artistiche non esistono, l’idea di bellezza è effimera, la storia ce lo insegna.
    (Callisto se hai fatto l’accademia rifalla, io spero di nn finirla mai)

    io risceglierei l’accademia 100 volte ma potrebbero essere migliore, con un pò più di palle, distinguendosi invece di diventare come le altre.
    L’arte e la scienza sono entrambe meravigliose, ma sono diverse, devono seguire strade diverse.

    va bè…
    grazie artribune, buon lavoro!

    p.s.(Giacinto lo stimiamo tutti in accademia, ma è veramente noioso!)

    • Francesco

      Condivido pienamente.

  • giuliana silvestrini

    Sono una studentessa non proprio giovane che frequenta l’accademia. Ebbene devo dire che sta cominciando a vedersi una certa volontà di rinnovamento nell’accademia, ma c’è ancora molto da fare, soprattutto bisognerà aspettare che se ne vadano (visto che non li cacccano) quei docenti (soprattutto i laboratori) che non si sa perchè insegnino (alcuni non hanno più entusiasmo, altri veramente poco qualificati e mi chiedo come vengano selezionati). Concordo infine con chi ha detto che non importa equiparazione all’università quanto la qualità degli insegnamenti.

  • Angelov

    Vorrei ricordare che in tempi non sospetti, come l’attuale contingenza, lo scultore Manzù, (certo si trattava di un bergamasco zotico e scorbutico con tanti inestetici calli alle mani), era stato invitato ad insegnare in una Accademia.
    Mi capitò di vedere un filmato di una sua intervista, dove tirava moccoli a destra e a manca, per spiegare l’inettitudine sia della Struttura che degli studenti: degli incapaci desiderosi solo di un Diploma: ancora un po’, e non sapevano neanche allacciarsi le scarpe. E pensare che da un punto di vista di pubblici finanziamenti, tutto filava liscio, allora.
    (Saggio di scrittura critica politicamente scorretta.)

  • Paolo Strano

    Sono abbastanza d’accordo con Eli.
    Sono uscito 20 anni fa dall’accademia.
    Nel corso del tempo è mutata molto sulla carta: ci sono una miriade di materie nuove che prima non esistevano, corsi differenti di durata varia … 3 o 4 o 5 anni etc etc.
    Ma anche allora c’era una sorta di complesso di inferiorità rispetto alle università ed anche allora c’erano professori che badavano solo alla pagnotta, sia perchè non avevano “sfondato” ma soprattutto perchè in fondo non gli interessava proprio neppure provarci.
    E di questi, i pochi che avevano entusiasmo finivano col perderlo frequentando gli altri.
    Per me nelle accademie dovrebbero coesistere entrambe le “missions” tecnica e creativa. Non vedo contraddizioni in questo duplice obiettivo.
    Però questo dipende molto dai docenti … e torniamo al solito problema dei concorsi e dei modi con cui gli insegnanti arrivano appunto all’insegnamento.

  • pugilesentimentale

    Quanta retorica nelle parole, a volte senza senso, dei docenti di queste fabbriche di artisti. se questa è la punta di diamante dell’istruzione artistica italiana siamo messi proprio male.

  • Francesco

    In un passato relativamente recente le note biografiche dedicate agli artisti riportavano i luoghi di formazione frequentati, i maestri avuti, le relazioni intellettuali significative, le influenze artistiche, gli orientamenti filosofici; da un certo numero di anni sono diventate estremamente simili a dei curriculum aziendali, zeppe di citazioni di master e seminari frequentati, in aggiunta ad elenchi di mostre a cui gli artisti hanno partecipato, meglio se con frequenza stagionale (nemmeno si trattasse di rivenditori di elettrodomestici in giro per fiere). Queste improbabili formazioni e carriere d’artista possono al limite procurare punteggi per rari concorsi pubblici o per contratti a progetto, non certo creare arte.

  • Tremo al solo pensiero che le Accademie perdano i corsi principali per “adeguarsi ai tempi che cambiano” come se i conservatori di musica abbandonassero gli strumenti classici e si orientassero solo sull’elettronica. Ma care Signore Docenti voi vi alimentate a pillole oppure vi piace mangiare bene? Magari bio! Vi piace la mozzarella di bufala dop con la rucola del contadino? A casa avete solo mobili di truciolato o anche qualcosa di legno vero? Quel bel vaso di terracotta fatto a mano è meglio di quello di plastica, o no? Ecco, tutto ciò che sentite “migliore” e sano è… fatto a mano! Come la Pittura. Noi esseri umani abbiamo bisogno di godere dei prodotti dell’arte, della terra, della fatica… Risultati sudati con studio e lavoro, amati dalla germinazione al vernissage! Ogni giorno nel mio studio insegno a disegnare e a dipingere, come dovrebbe essere fatto nelle Accademie, solo che attualmente molti degli insegnanti incaricati non sono in grado di trasmettere queste importanti, rare e preziose informazioni. Certo che insegnare costa fatica, devi vuotare il sacco e il sacco deve essere sempre pieno. Io ho una lunga lista di attesa di persone che desiderano imparare… e voi? Tremo all’idea di un mondo che, con fabbri e falegnami, perderà anche i pittori con tutta la loro conoscenza.
    Io propongo di risanare le Accademie, a partire dal corpo docente. Affiancando “tecnici delle arti” (ovvero puro sapere) ad esperti di comunicazione.

  • Fabio

    Concordo con Piera.Ma dobbiamo “ringraziare” Duchamp e i suoi proseliti per avere fatto tabula rasa della tecnica in favore della comunicazione e del marketing.

    • Evidentemente ti hanno insegnato molto poco di Duchamp, o forse eri distratto, dato che lui era addirittura un “maniaco” della tecnica e non gl’importava in ficosecco della “comunicazione” per non parlar del “marketing” che era concetto di là da venire: fu tanto lontano da tali idee che per la maggior parte della sua vita “adulta” praticó e consideró sua vera occupazione gli scacchi (e per un certo periodo il gioco in Casinó varii… e per quest’ultima “attività”, sí pose in atto una sorta di “campagna di foundrising”) ! E sei anche mal informato sui suoi “proseliti” … e penso ti sia sconosciuto il nome di Gianfranco Baruchello, l’unico che Duchamp considerava “suo allievo” o, altrimenti, non avresti scritto questa fesseria… non so se tu abbia fatto l’Accademia, se sí , c’è veramente di che esser preoccupati !

  • piero

    Caro Luciano G.Gerini, penso che tu abbia mal interpretato la frase di Fabio.
    A Duchamp magari non importava nulla di marketing… ma ciò non toglie che dopo di lui il sistema ha cambiato rotta. Vuoi o non vuoi non cambia molto…

  • Caro piero è possibilissimo che io abbia mal interpretato dato che ho preso la frase molto semplicemente così come è stata scritta da Fabio.
    Certamente dopo Duchamp tante cose sono cambiate (non tutto in verità) ma potremmo dire la stessa cosa di Giotto, di Tiziano, di Michelangelo, di Rembrandt, di Monet, di Braque, di Picasso di Marinetti ecc. ecc. ecc. ciò non significa che essi siano responsabili di chi fa “cattiva” arte nè che il “concettualismo”, la “pop art” o l’ “arte povera” o … (mi fermo qui ma potrò continuare sino ai giorni nostri) implichino, di per sé, scarsa perizia “tecnica” . Persino i Cattelan, gli Hirst, Koons e Murakami hanno ed applicano grande perizia tecnica anche se la esplicano non con l’uso delle loro mani (cosa che invece rigorosamente faceva Duchamp) ma attraverso la capacità di istruire, dirigere e coordinare il lavoro dei loro assistenti. Se ci sono “artisti” ( o meglio sedicenti tali) che dimostrano di non avere nessun tipo di perizia tecnica (neppure quest’ultima) non è colpa di chi li ha preceduti ma solo loro e di chi li sostiene.

  • Fabio

    “Se ci sono “artisti” ( o meglio sedicenti tali) che dimostrano di non avere nessun tipo di perizia tecnica”…è perchè,dopo Duchamp,molti artisti, non hanno ritenuto di averne bisogno.

    Dal readymade in poi, di esempi, ce ne sono a sufficenza. Il mercato e la critica hanno premiato spesso, chi ha, come capacità tecniche ( lei le ritiene tali), quelle di ” istruire,dirigere, e coordinare il lavoro dei propri assistenti”.

    Che si possa fare “arte” in assenza di capacità tecniche,manuali,( spesso considerate un disvalore ) in favore di idee,concetti,procedure….è quanto la cronaca dell’arte ci racconta.

    Le tecniche invece indispensabili per potere costruire una carriera in ambito artistico,dare valore aggiunto al proprio operato,sono quelle della Comunicazione,Marketing,P.R.

    Questo vale anche per altri ambiti,naturalmente.

    D’altra parte uno degli artisti da lei citato confessa tranquillamente di passare gran parte del suo tempo al telefono.
    Poi guardo le sue “creazioni” e …penso,bravo,deve essere un’ottimo P,R.Non altro.