Wow, i Verdena. Un rock “del tutto differente”

Un disco, pubblicato un anno fa. Subito amato da pubblico e critica. L’ennesimo successo dei Verdena, tra le migliori realtà che l’indie-rock italiano ha sfornato negli ultimi dieci anni. Adesso arriva un libro che racconta la genesi del disco e la storia del trio. E per presentarlo, un evento speciale che è anche una scoperta: il batterista, Luca Ferrari, nelle vesti di artista visivo. Piacevole sorpresa: molto talento con le note, le parole e pure con le immagini…

I Verdena. Luca e Alberto Ferrari, Roberta Sammarelli

Ventisette tracce, spalmate su due cd. E un titolo piccolo piccolo, leggero come un’intuizione, repentino come un lampo nella notte. Wow. Un soffio, uno sbuffo, un’esplosione controllata, una risata tra i denti. L’ultimo disco dei Verdena arriva nel 2011, dopo tre anni di concentrata gestazione, a sfatare ogni previsione, a rompere con le precedenti direzioni, a sedurre – sottovoce e con un’incidenza laterale, lenta – un pubblico ormai avvezzo agli exploit dai tre folletti dell’indie italiano.
Un disco complesso, saturo, pregno di una maturità meno spigolosa e contorta rispetto ai due progetti precedenti, seppur non privo di quel mood oscuro che è la cifra della band bergamasca. Psichedelico, allucinato, scandito da trame di rock-folk melodico – qui rarefatto, lì incalzante – Wow si sviluppa attraverso le aperture e le coagulazioni di brevi canzoni, ispiratissime, consegnate a testi tanto semplici, quanto taglienti. Tra distorsioni di piano e fughe di chitarre, intrecciate con la pasta suadente della voce, uno splendido regalo che i fratelli Ferrari e Roberta Sammarelli hanno fatto alla musica italiana. E che li ha visti impegnati per tutto il 2011 nella canonica sequela di concerti.

Terminato il tour, arriva adesso la presentazione di un volume, scritto dal giornalista musicale e conduttore radiofonico Emiliano Colasanti e stampato da Arcana Edizioni: “Un mondo del tutto differente. La storia di Wow e dei Verdena”. Fotografie dei live, stralci di memorie scritte in prima persona dai musicisti, fotocopie di appunti, disegni e il racconto di una storia fatta di passione, concentrazione e spericolate avventure creative: dagli esordi fino al successo di Wow, che Colasanti descrive come un vero capolavoro. Un libro che “è una macchina fotografica. Sulla pellicola sono impresse delle immagini, e quelle immagini raccontano un momento lungo anni. Un momento che comincia con un atto creativo e termina sullo scaffale di un negozio”.
Le immagini, appunto. Aspetto centrale nella musica dei Verdena, per definizione un rock visionario che di immagini si nutre con ardore.

In concomitanza con la presentazione del book, e sempre negli spazi del Bloom, a Monza (proprio il club in cui si chiuse, lo scorso 27 dicembre, il Wow tour) prende vita un secondo evento, tutto dedicato alla potenza di quelle immagini di carta, inchiostro e colore tirate fuori dal cilindro di Luca Ferrari, batterista del gruppo con (meno note) doti di artista visivo. L’esposizione, che durerà giusto il tempo dell’inaugurazione – anch’essa come una saetta nel buio – raccoglie opere realizzate dal 2001 a oggi: proiezioni video, acrilici e collages su tela, carta o compensato. Da dieci anni le bizzarrie figurative di Luca nutrono la ricerca del gruppo, essendone in qualche modo l’ossatura estetica: composizioni buffe o surreali, evocative, grottesche e truci, tra pop, dada e cyberpunk. Tutto materiale per cover, t-shirt, booklet, poster e anche per il sito web.
“Immagini per forza” si intitola la mostra: dove la parola “forza” risuona come l’eco di una battaglia quotidiana, tanto sporca quando candida. È la strenua avventura di questi tre flâneur del rock, pronti a inseguire – nel silenzio dello studio-rifugio allestito nell’ex pollaio dietro casa Ferrari – un crepitio continuo di parole, suoni, “visioni differenti”. Qualcosa che li sorprenda sempre affamati e vagabondi, con quel bisogno di scansare la noia e di misurarsi con orizzonti altri. Ad ogni nuovo disco. Lontani dal successo facile e dalla quiete.
Un humor poetico quello dei Verdena, che tra i testi e gli art-work circola come liquido elettrico, raddensandosi qui in parole, lì in immagini. Immagini sempre “in bilico tra il disastro e il sogno”, in una sintesi di fragilità e vigore, violenza e tepore. Come in una fiaba in bianco e nero, scandita dal rumore di inquietudini sommerse.

Helga Marsala

Mezzago // 14 marzo 2012, ore 21
BLOOM
Via Eugenio Curiel 39
039 623853
[email protected]
www.verdena.com

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.
  • rost

    un disco molto interessante che ascolto e continuo ad ascoltare.. complimenti ragazzi continuate così !

    • pirlo

      sì il disco è bellissimo, ma perchè i loro video fanno così ridere??

  • stella

    “Razzi Arpia Inferno e Fiamme” è un pezzo meraviglioso. Il video bizzarro, ma con personalità. Funziona. Credo che questi ragazzi stiano scrivendo una delle migliori pagine della musica rock di ricerca in Italia. Genietti. E il talento grafico di Luca… una rivelazione!

    • otto

      che esagerato dire geniali ..
      di rivoluzionario c’è ben poco. Un bel disco senz’altro ma geniale no.