Una meta europea

Bruxelles è stata a lungo il prototipo della città noiosa e burocratica. Eppure, l’immagine della città sta cambiando, e la testimonianza più eloquente proviene da quel sensibile strumento di misurazione che è il flusso dei talenti italiani espatriati.

Bruxelles - photo Alessandro.Massobrio

I talenti italiani espatriati a Bruzelles non sono solo economisti o giuristi attratti dalle opportunità professionali, ma sempre più anche artisti, designer, ricercatori. Basta un giro per la città per rendersi conto del perché: un ambiente cosmopolita e giovane che ricorda Berlino; una grande vivacità di proposta culturale; una nightlife ricca e sofisticata; una design culture diffusa e dalla chiara impronta autoctona. Peraltro, Bruxelles è una delle città con più art & design hotel per numero di posti letto: un dato inaspettato in una città che, grazie alla domanda “forzata”, potrebbe campare di rendita, offrendo ricettività di bassa qualità a prezzi esorbitanti. Quanto ai prezzi, sono alti davvero, ma questo rende ancora più sorprendente il fatto di rinunciare a margini di profitto sicuri per migliorare la qualità dell’offerta.

Il Palais des Beaux-Arts di Bruxelles - photo Alessio Onnis

La città sta lavorando sulla propria identità e sta imparando a far leva sulla cultura. Ospita spazi importanti per il contemporaneo come Wiels e grandi istituzioni artistiche come Bozar, ma la vitalità di queste realtà-simbolo è più il riflesso che la causa della crescente temperatura culturale della città, il cui segreto non dipende solo da ciò che contiene, ma anche da com’è collegata: facilmente raggiungibile in treno da Parigi e Amsterdam (e quindi dalle attivissime nuove capitali culturali olandesi e fiamminghe) e in aereo da qualunque città europea di dimensioni medio-grandi, dotata di un sistema di trasporto pubblico economico ed efficace, dà l’impressione di essere una città “vicina”, a portata di mano, e quindi attrae talenti, iniziative e persino progetti di vita: scegliere Bruxelles vuol dire scegliere l’Europa, non tanto in senso retorico, ma esistenziale.

Il Bronks Youth Theatre di Bruxelles di MDMA – Martine De Maeseneer Architecten

Ecco perché, crisi dell’euro permettendo, è da questa città discreta e complessa – che vive sulla propria pelle la spaccatura tra comunità fiamminga e vallone, ma che anche a causa di questa cesura è aperta a ogni lingua e a ogni cultura – che verranno probabilmente alcuni dei segnali più interessanti della scena creativa continentale. Per non parlare del fatto che, a seguito del suo retaggio coloniale, Bruxelles rimane oggi una delle vere clearing house tra Europa e Africa, e ciò ne fa una finestra su una delle realtà che contribuirà alla globalizzazione della geografia culturale dei prossimi decenni.

Pier Luigi Sacco
docente di economia della cultura presso l’università iulm di milano

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #5

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Pier Luigi Sacco
Preside della Facoltà di Arti, Mercati e Patrimoni della Cultura e professore ordinario di economia della cultura presso l’Università IULM di Milano. Professore di imprese creative presso l’USI di Lugano. Direttore di candidatura per Siena 2019 Capitale Europea della Cultura. Scrive per il Sole 24 Ore, per Saturno, per Arttribune e per Flash Art. Presidente dell’Osservatorio regionale della Cultura della Regione Marche. Autore di più di cento articoli pubblicati su riviste internazionali e su volumi collettanei peer reviewed con i principali editori scientifici internazionali sui temi della teoria economica, della teoria dei giochi, dell'economia della cultura e delle industrie culturali, del cultural welfare. Referee per varie riviste internazionali. Keynote speaker in convegni e simposi internazionali sui temi dello sviluppo a base culturale e delle industrie culturali e creative. Consulente di istituzioni e aziende a livello internazionale sui temi delle politiche culturali e delle industrie creative. Ha pubblicato di recente, con Christian Caliandro, il libro”Italia Reloaded. Ripartire con la cultura” (Il Mulino, Bologna), che è stato recensito e presentato presso molte delle principali testate giornalistiche e radio-televisive italiane.
  • Fryk

    È la città più importante per il contemporaneo in europa oggi dopo Londra e Berlino. Sbito dietro viene oggettivamente Roma, a seguire Parigi. Questa è la classifica per come la vedo io.

    • Mario

      …Roma prima di Parigi?
      Interessante quest’affermazione, su quali basi?
      Io trovo che Milano sia ancora molto avanti Roma e che Amsterdam sia avanti Berlino che è più fumo che arrosto…

  • Hennesy

    Parigi è solo noia dal punto di vista del contemporaneo e delle gallerie. E pure dei musei alla fine: quali musei hanno? Il Pompidou sarebbe di arte contemporanea? E Il palais de tokyo son più quelle che sbaglia che quelle che azzecca.

    Volevo dire poi che Sacco le azzecca tutte. Prima la Corea, ora Bruxelles. E’ avanti