Tweetology n. 6: Beyond

Torna la saga tweetologica dopo quasi un mese. Al centro del turbine di citazioni, l’individuo e il suo rapporto con la società. Una questione politica, biopolitica. Che va interpretata e compresa, se la si vuole modificare. E, perché no?, rivoluzionare.

Rhonda Pearlman e Cedric Daniels in The Wire

“Ognuno di voi vive in un proprio universo, creato dalla sua fantasia e secondo i suoi desideri, ma dell’altro mondo, quello vero in cui abitate, non sapete niente, e il vostro pensiero non ha posto nella realtà se non come fenomeno di alienazione.” (Ernest Everhard ne Il tallone di ferro, Jack London 1907).

“Se è vero che le idee non fanno le rivoluzioni, è pur vero che senza idee le rivoluzioni non si fanno.” (Christopher Hill, citato da Eugenio Garin in Rinascite e rivoluzioni, 1975)

“Deke, cerca di renderti conto: non siamo eroi, siamo vittime.” (Wulfgar a Da Silva in Nighthawks/I falchi della notte, Bruce Malmuth 1981)

Money can’t buy be / Money can’t buy be / I’ve got time / Time is on my side(Simple Minds, This is your land, in Street Fighting Years, 1989)

“- Forse sta cambiando. – Cosa? – La città. Il modo in cui funziona, oppure no. Forse siamo a una svolta finalmente, e non sarà mai più così disastrosa, speriamo.” (Cedric Daniels e Rhonda Pearlman in The Wire, stagione 4, episodio 9)

“Matrix is surely the kind of film about the matrix that the matrix would have been able to produce.” (Jean Baudrillard)

“La controffensiva capitalistica che parte negli Anni Settanta segue quindi una strategia nuova: essa non cerca lo scontro frontale, ma svuota la politica, ne ridimensiona drasticamente la sfera. I flussi del capitale finanziario si sottraggono sempre più al controllo degli stati nazionali e, liberi da ogni vincolo, moltiplicano a dismisura la propria forza. La politica invece rimane ancorata alla vecchia casa dello stato nazionale, costretta a fronteggiare, con budget sempre più ridotti e contestati, le pressioni che vengono dai cittadini. Nel nuovo quadro dell’economia globalizzata il suo compito principale non è più quello di dirigere, ma di garantire un certo grado di coesione sociale; essa non può più coltivare disegni ambiziosi, ma solo rattoppare e tamponare. È allora che la politica e i suoi interpreti iniziano a perdere autorità e qualità: le loro ‘disinvolture’ etiche, che le ideologie avevano permesso di riscattare e trasfigurare, non possono più nascondersi sotto la gonna di una grande giustificazione. E questa politica degradata e improduttiva appare al senso comune sempre più solo come lo strumento attraverso cui una ‘casta’ custodisce la propria auto-riproduzione.” (Franco Cassano, Egonomia: così l’individuo senza società ha cancellato la politica, “la Repubblica”, 2 marzo 2011)

Jack London - photo Hulton Archive/Getty Images

“L’ingresso in Lager era… un urto per la sorpresa che portava con sé. Il mondo in cui ci si sentiva precipitati era sì terribile, ma anche indecifrabile: non era conforme ad alcun modello, il nemico era intorno ma anche dentro, il ‘noi’ perdeva i suoi confini, i contendenti non erano due, non si distingueva una frontiera ma molte e confuse, forse innumerevoli, una fra ciascuno e ciascuno. Si entrava sperando almeno nella solidarietà dei compagni di sventura, ma gli alleati sperati, salvo casi speciali, non c’erano; c’erano invece mille monadi sigillate, e fra queste una lotta disperata, nascosta e continua. Questa rivelazione brusca, che si manifestava fin dalle prime ore di prigionia, spesso sotto la forma immediata di un’aggressione concentrica da parte di coloro in cui si sperava di ravvisare i futuri alleati, era talmente dura da far crollare subito la capacità di resistere. Per molti è stata mortale, indirettamente o anche direttamente: è difficile difendersi da un colpo a cui non si è preparati.” (Primo Levi, I sommersi e i salvati, 1986)

“Corollario di questa trasformazione culturale, […] si rinviene nella promozione di diversi comportamenti privati, tradizionalmente visti come patologici e oggi invece non solo divenuti fisiologici, ma persino incoraggiati. In effetti, se un sistema giuridico e istituzionale ‘market friendly’ (che mima il mercato) è desiderabile, desiderabili (e da valutarsi solo in chiave di efficienza) sono altresì i comportamenti che ne determinano il raggiungimento. […] Conseguenza di questa struttura degli incentivi è che la corporation si comporti da attore economico e politico razionale, massimizzando la propria utilità attraverso investimenti volti alla creazione di un ambiente politico e culturale (oltre che, come già visto, giuridico) favorevole alla privatizzazione dei beni comuni. Ed ecco quindi spiegati gli investimenti in comunicazione (controllo dei media e dell’industria culturale dominante), che non è solo marketing di determinati prodotti, ma anche propaganda volta a produrre e sostenere certi modi di pensare.” (Ugo Mattei, Beni comuni. Un manifesto, Laterza 2011)

Sylvester Stallone in Nighthawks. I falchi della notte

“Eravamo d’accordo nell’ammettere che l’uomo ordinario è egoista. L’uomo ordinario è quello che è. Ora invece lei parte per la tangente e vuol fare una distinzione fra quest’uomo e gli uomini come dovrebbero essere, ma come non sono in realtà.” (Ernerst Everhard)

“Quando al centro della scena si pongono i beni comuni, è proprio la realtà naturalizzata e resa egemonica dal mondo capitalistico in cui viviamo ad essere posta in questione. L’attenzione e la piena comprensione dei beni comuni consentono di scorgere una diversa realtà, la possibilità di diversi rapporti sociali fondati sulla soddisfazione di esigenze dell’essere e non soltanto dell’avere. In una parola, porre i beni comuni al centro della scena significa dire che ‘un altro mondo è possibile’. Non solo, ma una teorica dei beni comuni, rifiutando la mercificazione e lo sfruttamento e rivendicando le condizioni ecologiche dell’esistere in comunità, si fonda su un’altra realtà, che pone in discussione radicalmente il pensiero dominante dicendo che un altro mondo è necessario se vogliamo salvare il nostro pianeta.” (Ugo Mattei, Beni comuni. Un manifesto)

Christian Caliandro

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Christian Caliandro
Christian Caliandro (1979), storico dell’arte contemporanea, studioso di storia culturale ed esperto di politiche culturali, insegna storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia. È membro del comitato scientifico di Symbola Fondazione per le Qualità italiane. Ha pubblicato “La trasformazione delle immagini. L’inizio del postmoderno tra arte, cinema e teoria, 1977-’83” (Mondadori Electa 2008), “Italia Reloaded. Ripartire con la cultura” (Il Mulino 2011, con Pier Luigi Sacco) e “Italia Revolution. Rinascere con la cultura” (Bompiani 2013). Cura su “Artribune” le rubriche inpratica e cinema; collabora inoltre regolarmente con “La Gazzetta del Mezzogiorno”, “minimaetmoralia”, “che-Fare”. Ha curato mostre personali e collettive, tra cui: “The Idea of Realism // L’idea del realismo” (2013, con Carl D’Alvia), “Concrete Ghost // Fantasma concreto” (2014), entrambe parte del progetto “Cinque Mostre” presso l’American Academy in Rome; “Amalassunta Collaudi. Dieci artisti e Licini” presso la Galleria d’Arte Contemporanea “Osvaldo Licini” di Ascoli Piceno (2014); “Sironi-Burri: un dialogo italiano (1940-1958)” presso lo spazio CUBO (Centro Unipol Bologna, 2015); “RIFTS_Abate, Angelini, Veres” (Artcore, Bari 2015); “Opera Viva Barriera di Milano” (Torino 2016); “La prima notte di quiete” (i7-ArtVerona, 2016).