Il tempo degli altri

Proprio non ce ne sono più. Neanche a inventarli. Neanche a usare la creatività. Vedetela come volete e da dove volete, ma non ci sono repliche. Neanche il Mago Silvan coadiuvato dal Mago Oronzo in seduta plenaria con Otelma potrebbero farcela. Ovviamente di soldi parliamo.

Un vernissage Anni Ottanta a Roma

Dobbiamo partire dalla contingenza incontinente del Paese nostro. Dai discorsi di Tremonti sulla cultura che non piglia pesci alle mannaie dei bilanci pubblici. Sembra tutto finito ai più. Comuni e amministrazioni sono disperati, senza fondi per mostre e cotillon. Le aziende di catering sono in sommossa per i tagli a buffet e tartine. Curatori seducenti, sedicenti tali, sono affranti su progetti non più realizzabili. A volte, per fortuna dei contribuenti e del buon senso.
La crisi sta rivedendo dinamiche e logistica di vernici. E adesso? Che succede alla presunta cultura? Finita davvero? Evitiamo discorsi filosofici su cultura, territorio, innovazione. E concentriamoci sulla parte indipendente. Periferica e scentrata dal potere e dagli interessi. La crisi di queste ore/anni, dentro o fuori il pubblico, non cambia di molto, o in modo sostanziale, la situazione degli independents.
Gli indipendenti stanno sui bordi e coltivano i margini. Comunque. I luoghi di diversità. Le aree non protette dal mainstream. Anticipano. Predicono. Chi poco, chi molto in anticipo. Sono out rispetto a un sistema. Non fanno e non producono per denaro. Non solo. Ci sono componenti che avvicinano gli indipendenti nella loro diversità. Capacità di rischio. Sperimentazione. Passione. Volontà di aprire nuove vie.

Milovan Farronato e Louwrien Wijers - photo Matthew Stone

Gli indipendenti, quelli veri – visto che molti sono mascherati paraculi, mi si scusi il francesismo – mantengono vivo, nel loro piccolo, il Paese. Sono una capsula di Petri dove nascono nuove colture e si sviluppano nuove sensibilità. Specialmente nelle province italiche. Un Paese che non qualifica gli indipendenti, ma che guarda solo ai privati con i loghi o alle istituzioni con le poltrone, è un territorio destinato a perdersi.
Il gioco è sugli altri, The Others, appunto… Che si chiamino Viafarini, Do Nucleo Culturale o Artribune. Ora è tempo di uscire allo scoperto. Mai come adesso, anche se sembra un paradosso, è il momento degli indipendenti. I vecchi paradigmi non funzionano più. E neppure i vecchi denari. Diamoci da fare. Uniamoci. E usiamo Artribune come piattaforma di lancio e smistamento.

Cristiano Seganfreddo

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #3