Cultura da infarto

Non è ancora uscito e già sta facendo parlare tutto il mondo tedesco con una proposta shock: tagliare i finanziamenti pubblici alla cultura, per dargli “una mossa”. Abbiamo chiesto spiegazioni a Pius Knüsel, tra i quattro autori del saggio “Der Kulturinfarkt”, edito da Knaus e firmato insieme ad Armin Klein (noto docente di management culturale alla Pädagogische Hochschule Ludwisburg), Stephan Opitz (fotografo) e Dieter Haselbach (condirettore dello Zentrum für Kulturforschung).

Pius Knüsel

Der Kulturinfarkt non è ancora nelle librerie tedesche ed è già uno scandalo nei mondi culturali e istituzionali. Questa reazione ha stupito lei e gli altri autori?
Non è stata una sorpresa. Il nostro scetticismo a proposito dei sussidi statali all’arte e alla cultura rompe un tabù, specialmente perché questa visione viene da dentro il “sistema”. A volte vediamo le autorità locali e i direttori delle istituzioni artistiche congratularsi gli uni con gli altri per aver veicolato contributi finanziari comunali verso quella o quell’altra istituzione. In un mondo normale, un’istituzione merita dei complimenti quando va progressivamente verso un’autarchia finanziaria, piuttosto che quando dipende dallo Stato. Tornando al libro, non ci aspettavamo certo una così veloce e intensa reazione. Nondimeno è una cosa positiva per Der Kulturinfarkt. I difensori di uno status quo stanno più o meno sparando a zero adesso, soprattutto quando compaiono recensioni più serie e analitiche.

Torniamo a bomba, però, e spieghiamo le ragioni della vostra proposta. In soldoni, si tratta di tagliare in maniera sostanziale i fondi pubblici. Siete proprio sicuri che sia la ricetta migliore per svegliare il mondo della cultura?
Noi non stiamo suggerendo un taglio del 50% dei finanziamenti pubblici. Proponiamo piuttosto un passaggio del 25% dei fondi dalle istituzioni pubbliche a produttori indipendenti, artisti, start up creative e università d’arte. E vogliamo alimentare meglio le istituzioni rimanenti, così da permettere loro di svolgere il proprio lavoro. Questo 25% potrebbe perciò venire dalla chiusura o dalla privatizzazione di parte delle istituzioni, alcune grandi, la maggior parte molto piccole, con una frequentazione bassa e una scarsissima tendenza all’autofinanziamento.

Il progetto per il BMW Guggenheim Lab a Berlino, di Atelier Bow-Wow (foto BMW Guggenheim Lab - Atelier Bow-Wow)

Cosa succede quindi?
Sicuramente la cosa più facile è chiedere più soldi per l’arte e per la cultura. Allo stesso tempo, questa cosa assume un aspetto un po’ sinistro, se consideriamo i tagli consistenti ai budget di tutte le nazioni europee. E, andando oltre le ragioni finanziarie, pensiamo che il modello istituzionale abbia ormai raggiunto il suo picco in termini di densità e impegno. Osservando le statistiche sociali di molti Paesi europei e degli Stati Uniti, apprendiamo qual è il pubblico medio di istituzioni culturali come teatri, musei, sale da concerto. E non c’è una crescita sostanziale. Al contrario, sta diventando sempre più costoso attrarre il pubblico, dal momento che ci sono sempre più competitor pronti a combattere per ottenere l’attenzione di un’audience sempre più esigua e già affezionata (dal 5 al 10% della popolazione, a seconda dei parametri delle statistiche e del contesto). Anticipando l’era digitale, noi suggeriamo un maggiore investimento nelle nuove forme digitali di creatività e fruizione. La nuova generazione non crederà a lungo nell’autorità delle istituzioni: la vita si basa sempre di più sul concetto di “relazione” piuttosto che su quello di “conoscenza”.

Le vetrate di Gerhard Richter, nella Cattedrale di Colonia

Nella sua esperienza di direttore di Pro Helvetia Swiss Arts Council, cosa non funziona nel mondo della cultura?
Innanzitutto, le politiche culturali si focalizzano solo sul denaro. Abbiamo costruito un forte settore istituzionale che adesso sta difendendo i suoi privilegi. Io farei lo stesso. Ciò non di meno, l’arte ha il compito di interrogare il presente, e questa urgenza alimenta le sue riflessioni. La Germania ha un grande tessuto di infrastrutture culturali (6.000 musei, 140 gran teatri, 8.000 biblioteche ecc.). Il Paese non può sostenere tutti a lungo. Ma invece di fare una scelta,  si stanno solamente riducendo i sussidi. Questa chiusura sta provocando un’enorme resistenza. Ogni istituzione rivendica la propria rilevanza nel sistema, la cui chiusura danneggia l’auto-percezione della Germania, quale nazione d’arte e cultura. In secondo luogo, il settore istituzionale è completamente “bianco” ed “europeo”. L’elemento multiculturale non viene nemmeno preso in considerazione; le istituzioni difendono la purezza di un intellettualismo di pura matrice “adorniana”. È difficile credere che ciò aiuti un confronto futuro. In terza battuta, durante gli Anni Ottanta, quando le “Nuove Politiche Culturali” furono implementate (parallelamente al New Public Management), ci fu un grande clamore attorno all’idea di accrescere i budget pubblici per il settore indipendente. In quel periodo le istituzioni beneficiavano del 90% dei budget comunali, gli indipendenti avevano solo il 10%. Adesso siamo al 95% contro il 5 % o peggio.

La cover di Der Kulturinfarkt

Guardiamo però al caso italiano. Il nostro Paese, in questo momento, sta soffrendo di una vera e propria “carestia”, se parliamo di finanziamenti pubblici. La buona volontà dei privati cittadini non è sufficiente per coprire le necessità del patrimonio culturale e della ricerca contemporanea. Di conseguenza, in entrambi i casi, abbiamo una sorta di “collasso culturale” che sta causando, in alcuni casi, una preoccupazione a livello internazionale. Come collocate la situazione italiana all’interno della vostra teoria?
L’Italia è senz’altro un caso speciale. Berlusconi ha devastato il Paese in molti aspetti e certamente, quindi, anche in ciò che concerne la cultura. Il patrimonio culturale deve essere una preoccupazione dello Stato, questo è chiaramente scritto nel nostro libro. Non ci sono alternative: i tesori che ci ha lasciato la storia sono unici e appartengono alla collettività. Ci sono molte strategie per conservarli e re-immetterli nella contemporaneità: fondamentalmente, il patrimonio culturale è un bene comune e deve essere curato dallo Stato, che è l’emanazione di tutti. Quello dei finanziamenti privati alla cultura è un vero e proprio tema. C’è bisogno di incentivarli con agevolazioni fiscali o altre strategie di sviluppo/regole sociali che portino sempre di più le persone alla partecipazione. Ci vorrà una generazione almeno per ricreare un sistema di lavoro. Una chance potrebbe consistere in queste piattaforme emergenti di crowd-funding che hanno come sostenitori i normali cittadini e il loro interesse per l’arte.

Lo spazio del Meinblau a Berlino

Ovvero?
Il principio è stato inventato negli Stati Uniti un paio d’anni fa e adesso è diventato un fenomeno (con un buon successo) anche in Germania e in Svizzera. Ci sono siti come www.kickstarter.com o www.startnext.de oppure www.wemakeit.com. In ogni caso i finanziamenti da parte dello Stato rimangono essenziali. Devono basarsi su tre pilastri: 1. finanziamento alle istituzioni chiave; 2. finanziamento agli artisti; 3. finanziamento alle imprese culturali che lavorano per il consumo interno di prodotti culturali e per il mercato globale. Solo così si potrà potenzialmente raggiungere il 10% degli intellettuali e degli amanti dell’arte, i creativi e magari il restante 90%. Portare maggiore qualità e maggiori ambizioni nella vita di tutti è, oggi, la vera sfida.

Santa Nastro

Dieter Haselbach, Armin Klein, Pius Knüsel, Stephan Opitz  Der Kulturinfarkt. Von Allem zu vielund überall das Gleiche
Knaus, Monaco 2012
Pagg. 288, € 19,99
ISBN 9783813504859
www.randomhouse.de/knaus/

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.
  • Cardi

    orsù..ma se anche le banche ( e le mega aziende ) chiedono liquidità al pubblico per ricapitalizzare..

  • Monster

    Corretto: togliere i soldi. Inutule darne pochi, tanto vale non dare nulla e spingere il settore, invece che a vivacchiare, a trovare nuove strade.

    • flora padma

      condivido

  • La situazione è molto complessa, proprio perché si è voluto dare alla cultura attraverso le arti una nuova identità strutturale; quella identità manageriale che in fondo poco ha a che fare, secondo la nostra opinione, con il mondo dell’arte e degli artisti. E’ innegabile che l’aver trasformato il museo in una sorta di supermarket o azienda dell’arte (con tutta una serie di fili diretti con il mercato) è stato un grande sbaglio, con la conseguenza che la museologia non solo si è trasformata in museificazione, ma con il risultato che il Museo o luogo d’arte ha perso la sua identità di luogo psico-geografico. Che senso ha oggi, per esempio, in una società dinamica e virtuale come la nostra, realizzare in maniera decentrata LA grande mostra, lo scoop del secolo in un luogo geografico periferico e fuori dall’asse dell’internazionalismo? Quale rispetto esiste ancora per i regionalismi e le identità storiche?
    Il Signor Pius Knüsel prima di lavorare per Pro Helvetia ha avuto forti legami con il mondo bancario, quello stesso universo, di cui abbiamo – ahimè – visto le reali potenzialità nel 2008. Stessa concezione e stesso risultato lo vediamo ora nel mondo della cultura, che – torno a dire – è stato trasformato in un grande baccanale di spostamenti di capitale etc.
    E’ vero, forse oggi la cultura si fa anche attraverso canali che non sono più il luogo d’arte fisico. Del resto in una società come quella contemporanea che produce comunicazione virtuale, anzichè subirla passivamente com’è stato per tanti anni, qualcosa comincia a sfuggire alla trame del sistema, di cui una Fondazione come Pro Helvetia, la cui esistenza è inesorabilmente legata alle nomine politiche, fa parte.
    Il fallimemento dell’Europa equivale anche al fallimento di uno stato assistenziale. Banche e grandi gruppi finanziari hanno, anche in questo destino, la loro ‘bella’ responsabilità. Anche dal punto di vista sociale, se non si avrà il coraggio di dire chiaramente come stanno le cose, il futuro non potrà che peggiorare.

    Mario Casanova

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      Fra tutti questi soggetti dell’arte addomesticata all’impero finanziario ve n’è una specie particolarmente servile: gli “star-artisti”, che fabbricano merci mondane, comodamente nella nicchia borghese dell’arte. Sono così presi da questo lavoro che si credono di gran lunga superiori a geni come S. Botticelli, Leonardo da Vinci, Michelangelo, Raffaello, Picasso, M. Duchamp,T. Tzara, Picabia, Man Ray e tanti altri grandi artisti che non sto qui ad elencare – solo perché sostenuti da gruppi finanziari che traboccano d’oro…

    • Angelov

      Esiste una forma di straniamento della fruizione all’Arte e alla Poesia, dovuto a tantissimi motivi. Non ultimo è la dipendenza dalla cultura anglosassone, dovuta a ragioni storiche e politiche. Questa incapacità a Resistere a pressioni esterne, smaschera la debolezza anche spirituale della nostra società, che tra un’emergenza legittima e l’altra di comodo, si barcamena tirando a campare.
      Se si cede alla tentazione di analizzare il fenomeno il più a fondo possibile, non si fa che corrodere e vivisezionare un problema la cui soluzione non risiede in un ragionamento impeccabile. L’accanimento intellettuale nello sviscerare i problemi a volte, al di la di una logica spiegazione, rivela anche una velata mistificazione che si esprime nella fumogena confusione in cui si ritrova il povero lettore che non ha più neanche il coraggio di dire”Non ho capito”.
      Il compito è anche quello di spiegare e rendere comprensibile. Grazie Mario.

  • nico mazzini

    Questi tedeschi hanno capito che la cultura è un bel business per la corruttela e la clientela politico-economica. I sindaci e gli assessori scelgono chi gli pare per i ruoli di prestigio a prescindere dal merito anzi contro la meritocrazia. Meglio finirla con i finanziamenti pubblici che lasciare ancora la cultura nelle mani di politici, questuanti e bottegai.
    segnalo la proposta di legge sulla defiscalizzazione per i privati e sul micormecenatismo presentata già alcuni anni or sono dal Centro Studi di Diritto delle arti, del turiamo edel paesaggio, organismo non profit presieduto dallo scrittore e avvocato Enzo Varricchio

    DISEGNO DI LEGGE
    Disposizioni fiscali per incentivare la produzione e la domanda di opere d’arte contemporanea nel territorio della Repubblica Italiana

    a cura di Enzo Varricchio

    Defiscalizzare il sapere

    Studio per un
    Disegno di legge

    Disposizioni fiscali per incentivare la produzione e la domanda di opere d’arte contemporanea nel territorio della Repubblica Italiana
    ***

    Comprare una scultura o un quadro gratis
    L’Italia, pur essendo uno dei Paesi con il più alto numero di monumenti, è uno dei meno evoluti d’Europa per quanto riguarda le politiche a sostegno dell’arte del nostro tempo.
    Con la Legge n. 717 del 1949 si prevedeva che un minimo del 2% delle spese sostenute per la costruzione o ristrutturazione di edifici pubblici fosse da destinarsi per l’abbellimento degli stessi con opere d’arte ma tale legge è rimasta spesso inattuata.

    Nella seduta del 10 novembre 1996 la Camera dei Deputati del Parlamento Italiano annunciava la presentazione di una petizione proposta da Enzo Varricchio “che preveda agevolazioni fiscali per favorire la ripresa dell’attività culturale, artistica ed editoriale”.
    La petizione veniva trasmessa per competenza alla VI Commissione.
    L’estensore della petizione, redatta in articolato, proponeva la possibilità di detrarre dai redditi personali gli acquisti di beni e servizi culturali.
    Si trattava di “defiscalizzare il sapere”, di riconoscere il ruolo di merit goods di tali beni e servizi, consentendo ai cittadini italiani di beneficiare di un forte sconto nell’acquisto di biglietti di musei, prodotti audiovisivi, carte geografiche, opere d’arte.
    Ciò, senza incidere in modo negativo sull’Erario, potendo limitarsi e/o graduarsi le detrazioni a quei settori che di volta in volta si ritenevano maggiormente meritevoli e sfuggevoli alla lente del Fisco.

    Nel 2004 lo scrivente proponeva l’adozione del medesimo strumento per le opere di poesia.

    A distanza di 11 anni da quella prima proposta di legge, la Commissione Finanza della Camera sta esaminando un progetto di legge per sostenere il mercato dell’arte contemporanea e gli artisti attraverso strumenti fiscali (Atto Camera 4663, primo firmatario il deputato Enzo Carra della Margherita).

    Con la legge n. 29/2001 si affidava al Ministero per i beni Culturali il compito di elaborare un “Piano per l’arte contemporanea” e in seguito in seno allo stesso Ministero si istituiva una Direzione per l’arte contemporanea (DARC.).

    Sino ad oggi le iniziative legislative non hanno sortito l’effetto sperato e nessuna legge organica ed efficace è stata varata.

    La seguente proposta di legge in articolato mira a favorire la creazione e la vendita di opere d’arte di artisti viventi al di sotto degli anni 40.

    La nostra proposta

    ART. 1 – Ambito oggettivo di applicazione
    Gli acquisti di opere d’arte realizzate da artisti italiani di età inferiore ai 40 anni, compiuti da cittadini residenti nel territorio dello Stato, vengono sottoposti allo speciale trattamento fiscale istituito con la presente legge.
    ART. 2 – Ambito soggettivo di applicazione
    I cittadini residenti nel territorio dello Stato, di qualunque età, che acquisteranno opere d’arte delle caratteristiche specificate al successivo art. 3 potranno dedurre i costi sostenuti e documentati per l’acquisto di dette opere dal Reddito imponibile determinato ai fini dell’applicazione dell’Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche.
    Per gli acquisti compiuti dai minori di età o da coloro che non sono tenuti alla dichiarazione dei redditi, la deduzione potrà costituire un “credito” da far valere sulla dichiarazione dei redditi degli esercenti la potestà genitoriale ovvero da compensarsi nei modi da stabilirsi in avvenire.
    ART. 3 – Caratteristiche ed esemplificazioni
    Sono da ritenersi opere d’arte contemporanea ai fini della presente legge tutte le opere d’arte con qualunque tecnica realizzate e con qualsivoglia soggetto e contenuto, create da artisti che al momento della vendita dell’opera non abbiano ancora compiuto gli anni 40 di età.

    La Relazione

    Questo provvedimento, utilizzando la leva fiscale come strumento di politica economica applicato al settore della creatività artistica e della formazione intellettuale, mira a conseguire significativi progressi sul livello culturale medio del Paese.

    Si tratta, ovviamente di una bozza esemplificativa, in cui si apre il discorso a tutto l’ambito della cultura. Ma è evidente che, almeno nella prima fase applicativa, potrà essere opportunamente tarato su particolari categorie svantaggiate o meritevoli (quali giovani artisti).

    Rappresenta un rimedio di valore strutturale ed organico all’attuale stato di crisi del settore, capace di assorbire e compenetrare le diverse istanze che da più parti provengono, dirette verso l’assunzione di interventi placebo o non risolutivi, quali forme varie di assistenze, defiscalizzazioni, ecc.

    L’obiettivo è dotare di propellente la domanda di beni e servizi di rilevanza culturale, ingenerando un meccanismo virtuoso di ripresa degli investimenti di settore, capace di resuscitare l’impresa piccola, piccolissima o ancora inesistente, da sempre espressione di una intellettualità libera e concludente.

    Si intende fornire uno stimolo all’acquisto di opere d’arte contemporanea, avvicinando tutti gli strati della popolazione, soprattutto i più giovani, per aprire la strada ad un mercato autonomo, emancipato dai condizionamenti, finalmente fondato sulla legge della qualità dei beni offerti e dei servizi resi, per riequilibrare lo status quo che attualmente presenta, come in altri settori dell’economia, il ribadirsi dei privilegi in favore delle grandi imprese, delle concentrazioni industriali e delle lobbies politiche, che restano le sole beneficiarie di un sistema ancora in larga parte di natura assistenziale e che puntano inevitabilmente ad un segmento commerciale medio basso.

    La legge auspica ed invita alla riflessione sulla opportunità di alleggerire progressivamente ed organicamente il carico assistenziale in favore del settore, una volta conseguiti gli effetti da essa stessa provocati. Ciò, allo scopo di emancipare il settore dall’intervento, talora molto interessato, della politica.

    La presente legge consente all’utente privato di opere d’arte contemporanea di sottrarne il relativo costo dalla base imponibile, ai fini del calcolo dell’IRPEF, ovvero di realizzare un risparmio nell’acquisto, ovvero di comprare ad un prezzo inferiore, senza incidere sull’imposta ma, come detto, sulla base imponibile, conseguendo lo stesso risultato concreto previsto per i professionisti e gli imprenditori .

    Secondo questo meccanismo, la domanda aumenterà naturalmente, con un primo positivo effetto di maggiore diffusione delle opere d’arte contemporanea. Ciò, indurrà ad una nuova spinta produttiva (aumento dell’offerta, aumento degli offerenti) che, tenuto conto del sovradimensionamento di molte imprese italiane, (soprattutto meridionali) che operano nel settore culturale, comporterà il ridursi dei costi unitari a loro carico (i costi fissi, per un certo periodo, rimarranno gli stessi degli attuali).

    L’afflusso di nuove risorse libererà gli investimenti, l’ingresso sul più appetibile mercato di nuove aziende, anche estere, oltre a nuova occupazione, creerà l’incremento della concorrenza. Aumentando la concorrenza, si genererà una corsa alla qualità ed alla diversificazione dei prodotti in commercio.

    Questo elemento fungerà da ulteriore calmiere dei prezzi, già ridimensionati dalle predette economie di scala (diminuzione dei costi finali unitari, conseguente all’aumento delle quantità prodotte con gli stessi costi fissi). La diminuzione dei prezzi favorirà ulteriormente la crescita della domanda culturale e l’aumento della attività connessa e globale.

    Poiché i costi per l’acquisto di detti beni e servizi saranno deducibili , l’acquirente avrà l’interesse di esigere dalla controparte l’emissione delle fatture o scontrini, documenti necessari per giustificare la detrazione medesima. Ciò consentirà di far emergere il sommerso, che tanta parte ha nel settore, creando un aumento di gettito, grazie anche alla maggiore sostenibilità del costo fiscale per le imprese e gli operatori, rivitalizzati dal migliorato clima economico.

    Di rilevanza, inoltre, la possibilità di:
    a) crare nuova occupazione;
    B) dare un vibrante impulso al mercato ed alla qualità del prodotto dell’arte, soprattutto di quella nuova e giovane;

    Conoscendo le proprietà in economia del cosiddetto effetto fiducia, lo stesso semplice avviamento della discussione sui temi proposti dal presente disegno di legge, nella loro ampiezza e portata, potrebbe rappresentare di per sé fonte di legittime aspettative per il mercato, soprattutto dell’offerta, così abile in Italia (di necessità virtù) ad interpretare i mutamenti di tendenza della società del consumo e della comunità politica. Questo fattore potrebbe portare a credere fermamente in un disegno nuovo, proprio di un Paese che ritiene il patrimonio culturale uno dei suoi valori primari, nel solco della grande tradizione artistica italiana, anticipandone gli effetti e creando un aumento della domanda e della offerta del prodotto formativo.

    Se è vero come è vero che la forza di una nazione risiede nella sua capacità di enucleare un modello culturale autonomo ed al contempo esportabile, l’Italia deve lanciare un messaggio chiaro e forte alla Comunità internazionale, in linea con le proprie tradizioni e la propria storia, teso verso l’incentivazione dello sforzo di conoscenza ed in favore dei gruppi sociali meno abbienti e degli studenti.

    I COSTI della presente legge

    I costi di attivazione di questa leva sono esigui, per le seguenti ragioni:
    1) l’intervento è limitato al settore poesia;
    2) la deduzione è sulla base imponibile e non sull’imposta, quindi la perdita di gettito è modestissima, anche tenuto conto dell’attuale stato di crisi del settore;
    3) è previsto, invece, l’aumento del gettito fiscale, a seguito dei nuovi investimenti, il nuovo reddito, le nuove aziende che potranno sorgere;
    4) vi sarà la crescita del gettito IVA, sia per l’aumento dei profitti e degli scambi, sia per l’emersione di quelli oggi effettuati “in nero”.

    I VANTAGGI

    Molteplici gli aspetti e conseguenze positive dell’assunzione di tale provvedimento:
    1) sarà il fondamento e la premessa di una nuova politica culturale nel Paese, in grado di garantire una rapida e profonda crescita del livello culturale medio dei cittadini;
    2) favorirà la creazione di un mercato più maturo e meritocratico, dando la possibilità alla microimpresa di risorgere e manifestarsi alla luce del sole;
    3) permetterà la nascita di una struttura aziendale vocata a produrre beni e servizi (in funzione antinflazionistica) prima che adempimenti burocratici, radicata sul territorio;
    4) consentirà l’afflusso di capitali a rischio e di credito al settore;
    5) darà luogo al circolo virtuoso degli investimenti in cultura ed arte;
    6) creerà l’aumento del gettito fiscale complessivo, sia IVA che non IVA.
    7) fornirà un’immagine del Paese, finalmente in linea con il suo passato e la sua tradizione.

    La presente proposta di legge mira a consentire alle persone fisiche di usufruire di una defiscalizzazione nell’acquisto di opere d’arte contemporanea.

    Se siete d’accordo con tale proposta, Vi preghiamo di ritrasmettere a info@dirittodellearti.itil seguente messaggio; APPROVO LA PROPOSTA DI LEGGE

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  • Francesco

    “Relazione” e “conoscenza” non vanno poste in contrapposizione tra di loro, ma devono essere considerate categorie complementari: la “relazione” in campo culturale conduce a risultati positivi soltanto se permette di diffondere “conoscenza”. Venendo al contenuto generale dell’intervista, la proposta può essere ritenuta stimolante, forse, per la Germania; riguardo all’Italia, rimane tuttora valida questa considerazione di Valentino Parlato: “In Italia, la borghesia si illumina soltanto quando è qualcun altro a pagare la bolletta.”