Berruti il (Sud)africano

Valerio Berruti parla della sua esperienza in Sudafrica in seguito all’invito della curatrice Martina Venturi alla Nirox Foundation a Johannesburg per una residenza. Risultato? Un Berruti del tutto inedito, alle prese con opere di land art che gli hanno permesso di sperimentare un linguaggio espressivo a lui sconosciuto. Un lavoro è già terminato e un altro è in via di definizione.

Valerio Berruti - Over the Rainbow - Nirox Foundation

Giraffe, gazzelle, impala e… arte. Sì, perché il Sudafrica, oltre a offrire uno straordinario paesaggio naturale, sta dando prova di una crescita sempre più veloce in termini di cultura artistica. E l’Italia non poteva di certo lasciarsi scappare questa occasione. Fra i tanti artisti che sono approdati nel “continente nero”, Valerio Berruti (Alba, 1977), il quale, grazie a Martina Venturi, ha dato vita a uno straordinario intervento di Land Art nei pressi di Johannesburg.
La giovane curatrice bolognese lavora infatti da anni alla realizzazione di special project per la Nirox Foundation, allo scopo di aprire un dialogo tra il nostro Paese e il Sudafrica. Occhi ben aperti allora per non lasciarsi sfuggire l’incantevole volto di una bambina disegnato sui dolci lineamenti di una collina. E non stupitevi se tra le ciglia o accanto alle labbra della creatura intravedete scorrazzare gnu e zebre.

Valerio Berruti - Over the Rainbow - Nirox Foundation - l'inizio dei lavori

Come sei capitato a Johannesburg?
Dopo aver visto la mia mostra alla Fondazione delle Stelline a Milano, Martina mi ha invitato a compiere un sopralluogo in Sudafrica al fine di collaborare con la Nirox Foundation per una residenza. Una volta arrivato, mi sono subito reso conto delle enormi potenzialità e della bellezza straordinaria del posto. Così, insieme a lei, abbiamo concretizzato questo progetto intitolato Over the Rainbow, il quale è partito dalla Land Art per diventare un lavoro in progress, nel senso che è ancora tutto in evoluzione.

Cosa bolle in pentola?
Proprio adesso sto lavorando alla produzione di un’animazione composta da 300 disegni su carta che verrà proiettata su un lago che si trova all’interno della Fondazione. Si tratta di un intervento di Land Art permanente, la cui protagonista è la stessa bambina dell’altra opera. Nel momento in cui la bimba toccherà l’acqua del lago, la stessa si muoverà grazie a un motorino, rompendo così il riflesso della figura nell’acqua. Successivamente non sappiamo ancora se organizzare una mostra alla Nirox o alla JAG – Johannesburg Art Gallery, ovvero il museo d’arte contemporanea della capitale della provincia del Gauteng. Stiamo cercando di comprendere i meccanismi di funzionamento.

Valerio Berruti - Over the Rainbow - Nirox Foundation - workers all'opera

Torniamo alla bimba sulla collina. In cosa consiste l’opera?
È il volto gigante di una bambina sudafricana che si vedrà anche da Google Earth, poiché grande quanto l’altura. Ho usato cento tonnellate di pietre trovate lì in zona e le ho dipinte una a una con la calce. Il quadrato attorno alla figura invece (che di solito creo con il colore) è realizzato mediante l’uso di fiori bianchi anch’essi trovati in loco. All’interno della Fondazione c’è anche un bellissimo Circle di Richard Long, per accedere al quale bisogna necessariamente passare davanti alla mia opera. Over the Rainbow vuole quindi essere un tributo al grande maestro inglese, poiché mi sento vicino a quel genere di poetica, nonostante io non sia prettamente un artista di Land Art.

A quanto pare l’opera sembra in ottima sintonia con l’ambiente in cui nasce…
Ho cercato di intervenire sul territorio in maniera assolutamente non invasiva, anche perché il lavoro sorge in un’area protetta dal WWF, quindi mi sono limitato a usare del materiale che già esisteva in quella zona. Pertanto, tutto è coerente con la natura e con lo spazio circostante. Si tratta di un lavoro site specific, sia per i contenuti, sia per la scelta del soggetto. Con Martina ho visitato una scuola elementare frequentata da scolaretti che hanno posato per me e, in particolare, ho scelto una bimba. Il fatto di essermi focalizzato sugli abitanti del luogo coincide con la mia volontà di realizzare un progetto sudafricano in tutto e per tutto, creato quindi apposta per quella terra. Sicuramente Martina è stata bravissima a mettermi nella condizione di conoscere quei bambini e la realtà che li circonda; senza di lei tutto ciò non sarebbe potuto esistere. La mia collega ha rivestito veramente il ruolo della curatrice, seguendo il progetto a 360 gradi.

Valerio Berruti - Over the Rainbow - Nirox Foundation - worker che dipinge le pietre

Perché riservare così tanta attenzione al mondo infantile?
L’insistenza è la stessa che aveva Rothko per i quadrati o per i rettangoli. È quello che mi viene spontaneo di fare, mi viene naturale perché mi riconosco nei bambini. Penso che l’infanzia sia l’unico periodo della vita in cui tutti sono uguali e in cui tutti possono riconoscersi. Nel bene o nel male, siamo tutti bambini, quindi ognuno può rivedersi nel mio lavoro.

Come hai trovato la condizione della popolazione e in particolare dei bambini sudafricani?
Sicuramente da noi stanno meglio! È una situazione che non può che migliorare, mettiamola così, soprattutto nelle township. Fa un po’ pena, ci sono addirittura dei bambini che non vanno a scuola perché non c’è nessuno che li porta. Questo discorso vale per i bambini neri, poiché i bianchi invece sono felici e contenti; il concetto dell’apartheid è ancora parzialmente vivo secondo me. Là ai bambini mancano alcuni beni di prima necessità che da noi sono dati per scontati.

Valerio Berruti - Over the Rainbow - Nirox Foundation - l'artista osserva dal computer

Cosa ne pensi del Sudafrica dal punto di vista artistico?
Oltre ad essere una realtà molto interessante da esplorare, trovo sia un Paese in via di sviluppo per quanto riguarda l’arte contemporanea. C’è molto fermento nell’aria e l’atmosfera è stimolante. Ho anche conosciuto degli artisti di lì che mi sono sembrati molto validi. Come l’India, penso sia un Paese emergente dotato di grandi potenzialità. Queste sono solo alcune impressioni di una persona che tutto sommato ha visitato il Sudafrica da “turista”. In conclusione posso dire di essere molto felice dell’opportunità che ho avuto.

Manuela Valentini

www.niroxarts.com

  • Be’, mi sembra che come primo esperimento sia andato bene! Congratulations!

    Fatemi sapere quando sarà fatto il prossimo!

  • claudio

    Trattandosi di un artista in residenza, credo sia un articolo a cui è dato troppo rilievo. Nulla togliere a Valerio Berruti, può piacere o meno il suo lavoro, compreso l’intervento di “Land art” site specific. Ma se contassimo gli artisti in residenza all’estero, e in luoghi anche non convenzionali/esotici rispetto agli assi geografici che ben conosciamo, ogni giorno troveremmo su Artribune interviste di questo genere.
    Non ultimo, “residenza” deriva da “risiedere”. Dunque chiediamoci cosa significhi per un artista “risiedere”/”stare”in un luogo. Credo sia ben altra cosa rispetto alle impressioni da “turista” affermate da Berutti.

  • paolo da napoli

    berruti è e rimane un artista sopravvalutato. crede di poter tastare tutti i territori e le tecniche lavorative senza capacità alcuna. land art? è un offesa oltre misura!

    • maria luisa

      che brutta cosa è l’invidia..

  • Michele

    “Ho usato cento tonnellate di pietre trovate lì in zona e le ho dipinte una a una con la calce” e poco dopo, una didascalia di un’immagine dice “…worker che dipinge le pietre”.
    Mmm…c’è qualcosa che non va.

  • mauro gomez

    Bellissima. Non importa di chi sia, qui parla l’arte di un artista.