Requiem per Riso

Pare proprio che sia finita. Ultima – almeno per ora – puntata del Riso feuilleton. Nella diatriba tra la direzione e la compagine istituzionale Lombardo-Campo-Missineo, a perdere è, come prevedibile, il museo. Una programmazione tirata fuori su due piedi, direttamente dalla dirigenza dell’assessorato, precipita come un macigno sulla reputazione di Riso. Un passato che è già un ricordo e un presente che vorremmo dimenticare.

Riso - photo Mariangela Insana

Finalmente è arrivata. La tanto “attesa” programmazione, annunciata tre settimane or sono dall’assessore Sebastiano Missineo, è improvvisamente piombata sul tavolo del direttore del Museo Riso, grazie a una nota inviata al servizio museografico da Gesualdo Campo, dirigente generale del Dipartimento regionale dei Beni Culturali e dell’Identità siciliana.
Sergio Alessandro decide ora di vuotare il sacco e svela alle agenzie, con un comunicato-bomba, i contenuti delle direttive.
Ecco dunque l’ingegnosa soluzione calata dall’alto, quasi che la vicenda – plausibilmente riconducibile a questioni di ingerenza politica e di “controllo del territorio” – potesse risolversi con la compilazione di una scarna lista della spesa. Un modo per ovviare al provocatorio buco espositivo deciso un mese fa dalla direzione. Di che si tratta? Null’altro che un paio di esposizioni raffazzonate e di taglio provinciale, messe insieme all’impronta e raccontate in poche righe striminzite. Così si prova, goffamente, a rianimare un museo agonizzante, rimasto privo di adeguate professionalità di settore, ma soprattutto di quei 12 milioni di euro sganciati dall’Unione Europea, che avrebbero dovuto foraggiare i prossimi tre anni di attività secondo un programma di respiro internazionale.
E veniamo ai contenuti. Si parte con una retrospettiva dedicata alle rassegne d’arte contemporanea organizzate tra il 1968 e il 1989 dall’avvocato Francesco Grasso Lanza per la società Terme di Acireale; si procede poi con una mostra sull’opera grafica dello scultore siciliano Francesco Messina, composta da cinquantotto litografie e due serigrafie, attualmente in deposito presso il dipartimento dei beni culturali. Si chiude quindi con una mostra a scelta: o Più a Sud, recuperata dai progetti finanziati con i famosi fondi europei – l’unica a essere già confezionata e dunque pronta per l’uso – oppure una qualsiasi altra iniziativa di “costo contenuto”. Questa o quella, in fondo, poco cambia. Ciò che conta è sfornare un menu prêt-à-porter, che rimetta a posto i cocci e restituisca l’immagine di un museo operativo.

Sergio Alessandro, direttore di Riso

Un ultimo brillante suggerimento riguarda la collezione permanente, di cui si raccomanda l’immediata valorizzazione ed esposizione. Peccato che non si tratti di una raccolta museale degna di questo nome, ma di un primo, disorganico nucleo di acquisizioni, la cui richiesta di incremento, affidata a quegli stessi bandi europei, fu bocciata proprio dall’assessorato. Grande attenzione dunque per la collezione, ma solo quando serve a tappare buchi. Di ampliamenti e di nuovi investimenti, ahinoi, manco a parlarne.
E adesso? Fatta fuori (o quasi) l’attuale direzione, si profila un futuro grigiastro deciso a tavolino dai vertici della dirigenza: progetti inesistenti, privi di qualunque criterio critico-teorico e di ogni minima dimensione di internazionalità e di contemporaneità, vengono appiccicati in quattro e quattr’otto a un’Istituzione finora connotatasi per una certa coerenza e qualità progettuale.
Che ne sarà, allora, del modello di Museo diffuso, delle attività dell’archivio S.A.C.S, dei progetti didattici e dei laboratori, degli eventi in ambito teatrale, performativo e musicale, del sempre perseguito dialogo con il territorio, delle residenze d’artista in Sicilia o nel Mediterraneo, nonché dei grandi nomi internazionali costantemente coinvolti (da Lorand Hegyi ad Abdellah Karroum, da Vasif KortunRaimundas Malasauskas, da Hans Schabus a Pedro Cabrita Reis, da Jan Fabre a Louise Bourgeois)? Nessuna traccia di tutto questo nel triste programmino messo a punto senza l’avallo della direzione né di un comitato scientifico-curatoriale.
La storia si ripete, per quest’isola ingrata. A innescarsi sono le stesse oscure dinamiche che sette anni fa avevano interrotto il dignitoso incipit del Museo, con un governo regionale che bloccava i progetti dei comitati guida, stilati nell’ambito di “Sensi Contemporanei”: dalle mostre di Pistoletto e Surasi Kusolwong, alla nascita della permanente. Seguirono anni di vuoto, conditi da qualche misera ed esosa iniziativa (incluso lo scandaloso acquisto di 32 statue monumentali di artigianato sacro, opportunamente spedite ad Assisi), finché nel 2007  si giunse a una nuova governance interna e a un felice restart. Da allora, cinque anni di faticosa ri-costruzione, per giungere oggi a questo inspiegabile dejà-vu. Un altro arresto, un altro colpo di mano, un’altra dichiarazione di prepotenza e di incompetenza.

L'opera di Kounellis acquisita nella collezione di Riso, allestita in una delle sale espositive - photo G. Romano

La risposta del direttore? Molte, troppe perplessità rispetto ai contenuti e alle modalità delle nuove direttive. Impensabile, a questo punto, che Alessandro avalli una simile proposta, equivalente a un atto di delegittimazione nei confronti del suo ruolo e del lavoro svolto. Che sia tempo di dimissioni? Parrebbe proprio di sì.
Intanto, lo scorso 26 gennaio è stato ufficialmente allestito a Palazzo Riso il cantiere per il restauro voluto dalla Soprintendenza, che doterà il museo di due piani grezzi, privi di funzione ma “utili” a una ricostruzione filologica dell’originaria struttura. Il cantiere che nessuno voleva, ma che a qualcuno premeva, è finalmente partito. E anche su questo la politica ha vinto. Almeno fino alle prossime elezioni regionali, quando i vari assetti saranno ridefiniti. Intanto, a perdere sono ancora una volta i cittadini. Quella società civile che versa denari nelle casse dello Stato, aspettandosi in cambio servizi di alto profilo, esempi di gestione trasparente, iniziative radicate nel presente e fondate su una reale esigenza di crescita e di sviluppo. Ed ecco invece il primo vero centro d’arte contemporanea della Sicilia, tirato su con fatica e tra mille impedimenti, tramutarsi nell’ennesimo museo-contenitore. Un altro baluardo del potere, piegato agli interessi di pochi e sottratto ai desideri dei più. Tutto cambia, affinché nulla cambi. Come da copione, nel peggiore dei film possibili.

Helga Marsala

www.palazzoriso.it

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Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.
  • Riso dormi sepolto in un CAMPO di m***a …ect ect

    • Anche qui a Lipari vedo stupidita’,provincialismo,arroganza,decadenza…e crescono FORCONI !

  • Tiziana

    Scalare le montagne, e ritrovarsi di colpo scaraventati a valle… la sensazione é quella…

  • francesco de grandi

    DIMISSIONI E BOICOTTAGGIO FEROCE!
    è assurdo che la politica abbia un’ingerenza così potente sulla cultura.
    è assurdo che non ci possano essere criteri di valutazione sul campo, partecipati da chi l’arte contemporanea la pratica con l’impegno di una vita. che se ho culo la regione mi mette una dirigenza che funziona se no la toglie al primo colpo di vento, o peggio mi appioppa un incompetente che spende i miei soldi a caso. o peggio apre un cantiere “filologico”, filologico? ma a berlino o a londra allora sono tutti pazzi? ma è così difficile fare funzionare le cose?

    è assurdo che mi debba trovare a presidiare un museo e non una fabbrica! vagonate di cemento a caro prezzo oggi sulla cultura, i musei che chiudono, che rimangono chiusi e abbandonati come quelli dei cantieri culturali alla zisa, oggi devo ringraziare qualcuno perchè invece di mangiarsi i soldi mi fa una mostra di fabre? ma stiamo scherzando?
    da artista dovrei odiare i musei, i direttori ecc. e invece mi trovo a presidiarli se no li chiudono, vedi a che punto siamo…
    spero che gli artisti, i critici, i cittadini di palermo comincino a monitorare e a dissentire perchè NESSUNO si permetta ancora di gestire la cultura in maniera approssimativa e dissennata. l’unico modo che abbiamo è la partecipazione. chiedo imploro trasparenza, competenza e rispetto.

  • rita

    è disgustoso e avvilente.

  • ignazio mortellaro

    “Tutto cambia, affinché nulla cambi”. E’ obbligatorio che la Sicilia cambi la sua attitudine di stare al mondo.

  • Rosa

    Non avevamo alcun dubbio che finisse così. Le solite politiche inculturali siciliane

  • Luca R. Cinquemani

    Di un museo che propone una sequenza schizofrenica di eventi irrelati, racattati, preconfezionati e tappabuchi non solo non ce ne facciamo nulla ma è nostro dovere combattere contro di esso in quanto luogo di diffusione e legittimazione di un’idea di arte e di cultura che ormai da troppi anni, un potere dai tratti e dai modi a dir poco vomitevoli, cerca e spesso riesce ad imporre..

  • SetteOtt

    Alessandro provveda immediatamente a dimettersi. Oggi. Non facendolo non fa che legittimare il comportamento del governo regionale.

  • Osvalda

    Perche’ invece di rispondere nel merito mi cancellate?

  • Osvalda

    Non e’ vero che in Sicilia sono sempre le stesse persone a muoversi?
    Non e’ vero che ci si improvvisa direttori, artisti, curatori, galleristi e giornalisti?
    Non e’ vero che Helga Marsala lavorava al Riso?
    Non e’ vero che se non fosse per i finanziamenti pubblici l’arte in Sicilia sarebbe morta?
    O meglio e’ gia’ morta visto che i soldi vengono intascati dagli stessi che vengono difesi da presunti comitati cittadini.
    Non e’ vero che i fantomatici Cittadini di Museo Riso sono scomparsi dopo due giorni di promessa battaglia? evidentemente a qualcuno interessava cosi’.

    • Elisa

      Osvalda, stupiscici. Domani quando ti svegli inventati un Museo d’arte contemporanea da zero – in Sicilia, la terra dove il direttore dei beni culturali ha denunciato le opere di Antonio Presti per abuso edilizio – e fallo diventare in pochi anni un punto di riferimento per tutta la zona mediterranea!
      Siamo tutti qui a fare massa critica!
      Siete dei buffoni! Venite qui mandati da chissà chi a sputtanare il lavoro delle persone senza sapere di che state parlando… Vergogna!!!

      • Osvalda

        non hai capito niente Elisa. rileggimi e rileggiti.

  • Redazione

    Cara Osvalda, i commenti pieni di parolacce li cancelliamo. Niente di personale.

  • ginetto

    Cara osvaldina, un consiglio sincero. Se pretendi un contraddittorio dopo che hai dato dei ladri, farabutti, mafiosi in termini così miserabili a gente che lavora da anni con i propri mezzi, tra mille difficoltà in un terra che non ha che cazzo farsene degli artisti, almeno trova il coraggio di firmarti con il nome e cognome,come fanno le persone serie. Ma poi che castronerie dici? Secondo te le gallerie private che negli ultimi anni si sono ritagliate uno spazio e visibilità nazionale, prendono finanziamenti pubblici? Adesso girano tutti in Porsche si si… Sbaglio o e’ la figlia dell’assessore di turno che ha trovato un posticino caldo caldo a Bruxelles? Mi fai vomitare.

    • Osvalda

      Ginetto caro, che immagino neanche questo sia il tuo nome, perche’ non impari a leggere? hai forse saltato le elementari, le medie e forse le scuole superiori?

      Da una che vuole fare inchiesta pretendo risposte concrete, non il solito articoletto di turno. Scritto bene, ma la citazione di Gramsci lasciamola a chi di competenza.

      Per quanto riguarda te, impara come gia’ detto, a leggere e a riflettere, prima di vomitare.

  • anne-clémence de grolée

    Rimpiango la “scomparsa” effettiva dell’attività contemporanea di Riso, rimpiango anche la mancanza di trasparenza che ha accompagnato la sua esistenza e anche questa incerta fase.
    Neanch’Io ho capito la dinamica del comitato Cittadini per Riso “scomparso” non appena cancellata l’assemblea pubblica. Dove sono finiti i buoni propositi?
    Ci vuole anche il contemporaneo a Palermo e, nonostante le critiche che si possono formulare al sistema a cui appartiene/teneva Riso, è una perdita per la cittadinanza questa improvvisa cancellazione di un centro d’arte ancora giovane e quindi migliorabile.
    Sono stuffa di vedere cosi poca coerenza, prospettiva nella politica culturale siciliana. E di vedere i beni culturali trattati come oggetti di ricatto da politici ignoranti.

  • adri

    se è vero che molti passaggi sono condivisibili, helga marsala usa artribune come fosse il personale megafono di Riso, museo per cui lavora da tanti anni, con le festine, i party, il sacs etcetcetc. certo sarebbe preferibile un soggetto meno coinvolto, per essere credibile. al solito , tutto a proprio uso e consumo, sventolando finte bandiere di legalità. eppoi vi lamentate che le cose non cambiano…

    • Alessandro

      Scusa ma non pensi che una persona che conosce il problema da dentro, proprio perché ci ha lavorato, sia la più titolata a descrivere con chiarezza quello che succede?
      O forse pensi che la Marsala faccia questo così può continuare a lavorare a Riso? No perché se è così apri i giornali e guarda chi è ormai che prende le decisioni…
      Credo che Helga Marsala sia l’unica giornalista siciliana che stia affrontando il problema senza troppi giri di parole e andando dritto al sodo, pur sapendo che la battaglia ormai è persa, e che certamente non si potrà riciclare facilmente nell’unica istituzione per l’arte contemporanea dell’isola, finchè Missineo e Campo vivono.
      E questo le fa grande onore.

    • adriAno

      “….usa artribune come fosse il megafono…”

      LEGGO BENE O STAI ACCUSANDO QUALCUNO DI DISONESTA’ INTELLETTUALE ?

      “…un soggetto meno coinvolto, per essere credibile…tutto a proprio uso e consumo”

      …E NON SOLO INTELLETTUALE !

      Quale sarebbe la conclusione? Che chi conosce il problema da vicino (a questo punto tanti giornalisti – e non solo siciliani ; tanti artisti – e non solo siciliani; tante personalità – e non solo siciliane; non hanno il diritto – dovere di scrivere perchè avrebbero comunque un loro tornaconto?

      BELLA TESTA…. ! Complimenti !

  • Rosa

    Helga Marsala e’ una delle poche persone oneste e coraggiose che in questa spiacevole circostanza ha avuto il coraggio di sollevare il problema.
    Sono certa che altrettanto non fanno tante persone che, invece, sanno solo criticare. Forse avrebbero voluto qualcosa che non hanno avuto?

  • helga marsala

    Rispondo su questa storia del mio coinvolgimento, giusto per quei 2-3 personaggi che insistono (rigorosamente anonimi e di cui credo persino di poter intuire l’identità…):

    1) non sono mai stata una consulente o una curatrice interna al Museo, ma ho collaborato a vario titolo, in maniera discontinua, come diversi curatori e operatori locali hanno fatto;
    2) non ritengo che questo sia in conflitto con la necessità di occuparsi di un caso giornalistico eclatante come questo; anzi, l’aver conosciuto da vicino tale realtà mi dà molti più elementi di chi l’ha guardata solo da lontano. Da anni non scrivevo sul Museo, ma in una situazione grave come questa ho ritenuto fosse un dovere esporsi ed attivarsi;
    3) non si chiama “megafono” ma “inchiesta”… Avete presente? Per altro, dell’affaire Riso ha scritto tutta la stampa nazionale, di settore e non, e continua a scriverne. Non è certo una mia battaglia personale, ma un caso nazionale. Mi fa sorridere che qualcuno trovi il tempo di prendersela con me, usando simili, deboli argomentazioni, anziché riflettere su quello che sta accadendo in Sicilia grazie alle solite manovre della solita “casta”. E mi riferisco a Riso ma non solo, ovviamente.
    4) riguardo a un mio possibile interesse in questa storia, continuo a non capire quale dovrebbe essere: difendere un museo che è osteggiato dalla politica, dicendo in faccia alle amministrazioni che stanno agendo da irresponsabili perpetuando gli errori di sempre, mi pare sia quanto di più lontano dall’opportunismo. Puntate il dito contro chi sta salendo sul carro dei perdenti, contro chi dice (come sempre ha fatto) quello che pensa, senza mezzi termini e senza paura. Beh, mi chiedo perché non ve la prendiate invece con tutti quegli intellettuali e operatori dell’arte locali che stanno zitti e buoni e che non hanno proferito parola (o peggio che hanno remato contro, in quel caso sì con interessi specifici di mezzo). Le amministrazioni vanno tenute buone, certamente! Chi ha progetti in cantiere, chi ambisce ad avere un contratto con la nuova direzione, chi ha mostre da farsi finanziare, chi ha incarichi istituzionali… Io, al mio interesse personale non ho mai pensato troppo (sbagliando, probabilmente!), perché credo che a dover essere tutelato sia innanzitutto l’interesse comune. Facile prendersela con chi si espone, vero? Mentre quelli che stanno a casa e tacciono, protetti dalla prudenza e dall’indifferenza, non se li fila nessuno. Pazienza, è lo scotto da pagare. Ma che infinita tristezza.

    Chiudo con le parole di qualcun altro, decisamente più efficaci delle mie. “Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.

    (Antonio Gramsci – 11 febbraio 1917)

  • Gino

    Eccezionale. Per fortuna hanno appena ristampato in
    Economica “odio gli indifferenti” di Gramsci così
    L’autrice dell’articolo ha potuto leggerlo e in economia
    Di pensiero utilizzarlo.

    • maurizio adragna

      persona che scrive firmandosi gino: se un libro costa poco tanto meglio. sei uno snob, acido e anche abbastanza vacuo

      • Alessandro

        Bravo Maurizioadragna!
        Gino sei pessimo…

        • gino

          il problema non è che il libro sia in economica, e che è usato, come dicevo, in economia di pensiero. forse la mia battuta era troppo per voi economicissimi lettori.

          • Qual è il tuo contributo al dibattito? La sagacia in doppia copia?

          • Alessandro

            Gino sembri mastro don Gesualdo Campo… citami due articoli di leggi abrogate e non ho più dubbi…

          • maurizio adragna

            la tua sottile battuta non era troppo per nessuno
            la abbiamo capita tutti…
            tanto sottile da rivelare tutto il tuo snobismo acido e fine a se stesso

  • Valentina Bruschi

    Grazie Helga. Questa inchiesta è riuscita a definire, con rapidità ed esattezza, una situazione socio-culturale stratificata da troppo tempo in Italia e ancora più evidente qui in Sicilia. Concordo con la tua, per quanto amara, analisi della realtà dei fatti. Riso, in pochi anni era comunque diventato un riferimento per l’arte contemporanea nell’Isola e ora che finalmente un’istituzione stava tentando di andare avanti con un’idea programmatica, tutto viene azzerato nuovamente. L’unica speranza è che questo tuo (ormai raro) approccio al giornalismo, anche nel campo dell’arte e della cultura, possa aiutarci tutti a risvegliare la ragione dal suo sonno per spazzare via i mostri!

  • paola

    tralascio il senso del ridicolo di quell’aggettivo “eclatante” (mica stanno chiudendo gli Uffizi!!), ma mi chiedo: dov’era la Marsala PRIMA? mi sembra improbabile che la malagestione, le clientele, il cattivo uso dei fondi siano una questione sorta nell’ultimo mese, e a chi lavorava all’interno del museo (seppure in modo discontinuo) dovevano essere note… è bello e teatrale fare l’eroina sul carro dei perdenti adesso, dopo essersene stata zitta e buona su quello dei vincitori. La Fallaci, forse, bisognava farla prima.

    • enzo salerno

      Paola, forse se in questi 3-4 anni Helga non ha rilevato e quindi non
      ha scritto di “malagestione” , è proprio perchè qualcuno ha lavorato
      affinchè fossero evitate le solite faccende: ingerenze della politica,
      clientele, compra – vendita di mostrine-pacchetto fatte altrove e
      riciclate in sicilia, strani cantieri, spartizioni di fondi….. e via
      discorrendo!
      Se le cose sono diventate problematiche proprio adesso (con 12
      milioncini di mezzo) ci sarà un motivo… fatti delle domande.
      Fino ad ora, il museo è andato avanti, se pur tra mille difficoltà,
      con i fondi ordinari (sfornando progetti e attività in una terra in
      cui i musei non sanno cosa siano le “produzioni” ) lasciandolo
      lavorare con i risultati che sono davanti gli occhi di tutti…

  • Giusy Triolo

    Paola ritengo che i fatti siano due: o non sai di cosa stai parlando o, per qualche strano motivo, di cose ne sai tante; certamente più di chi stai contestando (Helga Marsala) e di noi che stiamo qui a lasciare ingenuamente post e vorremmo dire la nostra opinione e se possibile capire i fatti.
    Mi chiedo
    1) come si fa a contestare la Marsala quando usa l’aggettivo “eclatante”, per di più con il penoso commento “mica stanno chiudendo gli Uffizi”!!. Sai cosa significa cultura? Da fruitrice dell’arte ma soprattutto da cittadina mi indignerei (e questa faccenda mi indigna) anche se dovesse chiudere l’ultimo dei musei della ceramica;
    2) di quale malagestione e clientele stai parlando?
    3) come perdenti vedo solo noi cittadini
    4) dei vincitori non ho mai nè visti i carri nè uditi i proclami. Forse, per quel che ho avuto modo di conoscere potrebbe essere stato vincente un sistema di fare cultura, questo si.

  • Amalia Micali

    Trovo assolutamente legittima la difesa di Riso da parte di chi ha conosciuto dall’interno quella realtà, e compreso il lavoro di progettazione sul contemporaneo svolto fin qui. (se così non fosse i famosi fondi non sarebbero arrivati…!)
    Di certo i tentativi più o meno manifesti di incursioni politiche non saranno mancati in questi anni, e la mancanza di autonomia avrà creato non pochi problemi gestionali, sino all’attuale punto di non ritorno… ma tra molti ostacoli sono riusciti ad andare avanti con una coerente programmazione di lungo periodo, per nulla estemporanea. Apprezzo l’onestà intellettuale di Helga in prima linea contro i fautori degli interessi particolari, simbolo di una casta che ha ormai svilito di significato la politica! L’auspicio è che non venga lasciata sola in questo tentativo di ricostruzione di uno spazio pubblico autenticamente DEMOCRATICO… sperando che l’esperienza del Teatro Valle possa replicarsi!

  • Laura Barreca

    La vicenda di Riso è preoccupante e siamo stati tutti coinvolti nel capire cosa è accaduto, non solo attraverso lo scambio di dichiarazioni e repliche che si sono succedute recentemente, ma se mi permettete, anche grazie al lavoro che Helga Marsala ha condotto con la sua inchiesta giornalistica, districando questioni spesso difficili da comprendere ai più. Non sono solita intervenire ai dibattiti on line, ma leggendo i post sotto questo ultimo articolo, rimango sbigottita davanti all’atteggiamento irrisorio di chi si nasconde dietro nomi improbabili, e lancia accuse e illazioni contro una collega che qui mi preme difendere apertamente proprio per la sua onestà intellettuale, qualità che evidentemente manca proprio a chi non riesce a confrontarsi sul terreno della dialettica. I senza nome sono invitati a dichiararsi coi loro nomi e cognomi, perchè senza chiarezza, prima di tutto sulla propria persona, non c’è possibilità di dialogo. Laura Barreca

  • Manlio

    Occupare il museo è l’unico modo possibile di ribellarsi a questa politica da due lire…