La Polonia ci crede

Italia e Grecia fanalini di coda, fra l’altro, nella spesa per la cultura? Intanto c’è un Paese come la Polonia che ci dà dentro. Eccome. Qualche dettaglio raccontato da Pier Luigi Sacco.

Il Centrum Sztuki Współczesnej na Zamku Ujazdowskim di Varsavia

Mentre l’Italia è il Paese che, dopo la Grecia, taglia più pesantemente il budget per la cultura, che invece aumenta a livello comunitario e in alcuni Paesi; e mentre il sistema italiano della cultura viene destrutturato attraverso una sequenza di nomine basate su criteri fantasiosamente avulsi da qualunque competenza specifica; ci sono anche Paesi che fanno della cultura il centro di un’azione collettiva visionaria ed efficace.
È il caso della Polonia, che sta conoscendo in questi anni una rinascita non soltanto economica e sociale, ma anche culturale. La manifestazione più impressionante di questa azione collettiva è Obywatele Kultury. Per lungo tempo, la spesa pubblica per la cultura in Polonia è stata tra le più basse d’Europa. Nel corso del Congresso Culturale di Cracovia, nel 2009 viene avanzata la proposta di intraprendere un’azione per convincere il governo a portare il livello di spesa al valore-simbolo dell’1%. Nasce un comitato di cittadini che s’incarica di portare la richiesta all’attenzione dei media. Richiesta che arriva al Primo ministro Tusk nel febbraio 2010, firmata non solo da personalità di spicco dell’arte e della cultura nazionale, ma da quasi 100mila (!) cittadini.

Yael Bartana - ...and Europe will be stunned - Padiglione Polonia - Biennale di Venezia 2011 - photo Valentina Grandini

Nel dicembre dello stesso anno, il movimento produce un documento programmatico per definire la rifondazione delle politiche culturali nazionali: miglioramento dell’accesso culturale per i più svantaggiati, e più in generale una reale politica di capability building rivolta a tutti i cittadini. Il documento prevede anche una ridefinizione della missione e della funzione culturale della tv pubblica, piattaforma essenziale per la costruzione di uno spazio “pubblico” realmente condiviso. L’allocazione dei fondi, d’altra parte, deve seguire criteri di accesso equo e di trasparenza. Allo stesso tempo, va lasciato spazio a forme espressive critiche e deve essere più generalmente assicurato il pluralismo di opinioni.
Il 14 maggio 2011, il documento viene accettato e fatto proprio dal governo. L’obiettivo di convergenza al valore dell’1% è così sottoscritto dal governo in carica, che si impegna a raggiungerlo entro il 2015. Un esempio di ciò che può succedere, oggi, in Europa, dove la cultura ha ancora un senso per società e cittadini. E ciò succede in un Paese che poco più di vent’anni fa era impantanato nel socialismo reale.
E noi, ci sveglieremo mai dal nostro sonno ventennale?

Pier Luigi Sacco

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #3

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Pier Luigi Sacco
Preside della Facoltà di Arti, Mercati e Patrimoni della Cultura e professore ordinario di economia della cultura presso l’Università IULM di Milano. Professore di imprese creative presso l’USI di Lugano. Direttore di candidatura per Siena 2019 Capitale Europea della Cultura. Scrive per il Sole 24 Ore, per Saturno, per Arttribune e per Flash Art. Presidente dell’Osservatorio regionale della Cultura della Regione Marche. Autore di più di cento articoli pubblicati su riviste internazionali e su volumi collettanei peer reviewed con i principali editori scientifici internazionali sui temi della teoria economica, della teoria dei giochi, dell'economia della cultura e delle industrie culturali, del cultural welfare. Referee per varie riviste internazionali. Keynote speaker in convegni e simposi internazionali sui temi dello sviluppo a base culturale e delle industrie culturali e creative. Consulente di istituzioni e aziende a livello internazionale sui temi delle politiche culturali e delle industrie creative. Ha pubblicato di recente, con Christian Caliandro, il libro”Italia Reloaded. Ripartire con la cultura” (Il Mulino, Bologna), che è stato recensito e presentato presso molte delle principali testate giornalistiche e radio-televisive italiane.
  • Marisa Casale

    …sonno, solo ventennale?

  • oscar

    Noi in Italia, capitale dell’ Arte Mondiale abbiamo ancora una cultura artistica pessima :baristica,ecclesiale,partitica. Colpa assoluta anche della Scuola mal impostata sin dall’asilo alla cultura del bello, estetico, libero e creativo….. In questo senso questi Paesi bloccati per anni dai regimi o anche quelli nuovi emergent (vedi INDIA ad esempio) produrranno ARTE nuova non contaminata o gonfiata dal marketing / mercato.