Il re dei freak. Fenomenologia del critico catodico

L’uomo che voleva essere Sgarbi. Il critico televisivo che ha scelto la via del trash. Reuccio dell’arte a buon mercato, Andrea Diprè lavora per riscattare il popolo dei dilettanti. Arriva dalla politica e dalla militanza cattolica. E oggi imperversa su Sky con le sue televendite infarcite di melassa. Tutti geni, i suoi artisti. Tutte eccezionali, le loro opere. E se fosse lui, invece, l’unico artista del caso?

Andrea Diprè

Mollemente adagiato su un improvvisato trono a forma di divano, il critico catodico sorride sornione e introduce l’artista di turno, con quel fare rilassato tipico dell’intellettuale del pop. Divertito, scanzonato, ma sempre molto concentrato, si muove con consapevolezza e agio dentro la sua divisa d’ordinanza: giacca morbida color fango, camicia linda, cravatta fantasy e capello appena lavato con ciuffo al vento. Un’anima casual dentro un look da ragioniere spento. Lui, critico televisivo al comando di un plotone di freak, intrappolato nell’utopia perversa di uno schermo.
Ospite dell’artistica dimora, l’anchorman conduce i giochi da quel divano in ecopelle, “metafora visiva di pensiero e di bellezza”. Addirittura. Parole sue, di Andrea Diprè, uno che in mezzo alle parole ci sguazza, ci sciaborda, trastullandosi con tutta la ruffianeria di un eloquio finto-colto, ultra-retorico, infinitamente pletorico. Aggettivi come se piovesse, in una profusione di elogi e spunti pseudo-teorici con cui provare a raccontare il nulla. Qui siamo oltre il critichese, oltre la fuffa, oltre l’arzigogolare dialettico dei soliti imbonitori dell’arte: Diprè è il maestro assoluto del “pacchismo”, compulsivo commercio via etere di robe spacciate per opere d’arte, date in pasto a suon di paroloni a un pubblico di innocenti estimatori domenicali. Verbosità rococò, al servizio del brutto che avanza.

Accanto a lui, sul divanetto, s’accomoda la padrona di casa, una tizia bionda in abito nero, décolleté in primo piano, coscia chilometrica e labbra a canotto. È Azora Rais, femmina fatale della dance music italo-bulgara, puledra di razza su cui punta, convinto, il nostro talent scout. Un’artista a tutto campo: cantante, attrice, modella, persino politica, la bella “nereide moderna”  ha fondato pure il PIDDU – Partito Internazionale delle Donne e dei Diritti Umani. L’eredità della pioniera Ilona c’è e si vede tutta. Perché Diprè è un critico trasversale. Uno che non si ferma alla pittura, ma che nel suo calderone mediatico ci mette un pizzico di musica, di soft-core, di performance.
Come quando dedicò una puntata del suo show su Sky a Mistress Fetishdea e all’amica-collega, perfette MILF del fetish stritolate in abiti di latex. Due artiste, prima di tutto. La cui “trasgressiva, ipnotica, aristocratica” arte performativa veniva illustrata in diretta dal critico-cronista. Tra uomini a quattro zampe, guinzagli, scotch e cera bollente, un misero cartoncino A4 veniva decorato con le tracce del rito sado-maso. Esilarante il gap tra la qualità della pièce e lo sbrodolante commento del presentatore: impossibile, a detta sua, non acquistare la preziosa opera-reliquia. Un investimento sicuro.

Ma le vie del circo di Diprè sono infinite. Lui, che anni fa amava spacciarsi per il figlio di Vittorio Sgarbi, è divenuto il vero sacerdote ecumenico del trash, l’uomo che – a fronte di consistenti cifre elargite per affittare i suoi spazi tv – accoglie tra le caritatevoli braccia il grande popolo dei disperati dell’arte. Un massiccio sdoganamento sociale di cui egli stesso si vanta, fiero. A salvarsi, per sua mano, saranno gli ultimi, i falliti, i dimenticati. Lo Sgarbi-pensiero pulsa dietro la missione Diprè, nello strenuo tentativo del discepolo di emulare modi, vizi, vis polemica – e persino pettinatura – del maestro.
Una chiara componente religiosa, del resto, connotò fin da subito il suo percorso verso il successo: cimentatosi con la politica in area centro-sinistra, diventò presto presidente del Consiglio Pastorale Provinciale di Trento, ottenendo su Tca la telerubrica Vita in diocesi. Poi, trombato dall’elettorato della Margherita e dell’Ulivo, si arruolò tra le fila della Lega e divenne responsabile della Consulta Cattolica e dei Cattolici Padani, lanciandosi in ripetute invettive contro omosessuali, islamici e comunisti. E proprio quel caro, vecchio sentimento religioso finì col nutrire il sopraggiunto amore per l’arte e per gli artisti. Fino al punto da costruirci una carriera.
Così, sul filo di questa pietas, nel grande Barnum virtuale di Andrea Diprè si trova davvero di tutto, inclusi saltimbanchi, prestigiatori, nani e ballerine. Protagonisti assoluti sono loro, i pittori del sottobosco di provincia, dilettanti tramutati in talenti, piazzati davanti alle telecamere con la malinconia della loro ostinazione, lo squallore delle loro case e l’orrore di quei dipinti incensati come capolavori. Impacciati, incerti, naif, i freak di Diprè si lasciano condurre incontro agli ambiti quindici minuti di celebrità.

C’è, per esempio, lo sfortunato Vito Carpuso di Grottaferrata, di cui il critico loda le monumentali tele intrise di profondità filosofica; oppure l’esile ragazzo triste di Pisa, Maicol Puccioni, con i suoi tic e i suoi quadrucci surrealisti “d’avanguardia”; o ancora il maestro Osvaldo Paniccia di Terracina, anziano profeta di un realismo evocativo, con la sua mimica paretica e la voce roca, rotta dall’affanno.
Intanto, mentre gli ospiti chiacchierano delle loro avventure pittoriche, lui guarda fisso in camera, con l’occhio spento che pare cercare un senso, un appiglio. Perché al di là dei tanti, troppi soldi ottenuti con la promessa di una carriera nell’artworld, dove sta la morale della storia? È ora di finirla, sostiene il professor Diprè, con le “velleità dell’arte sempre più drogata proposta dal mercato”, basta con l’ottusità degli artisti mainstream, con i nomi storicizzati, gli emergenti di tendenza, i pochi santificati dalla “casta”. E vai con la critica al sistema, tradotta nell’improbabile rivincita dei casi (dis)umani. L’unica star, intanto, resta lui, inconsapevole artista al centro di una performance farsesca.

Come mai tutto questo intrighi anche lo spettatore colto, persino l’esperto d’arte contemporanea, è difficile a dirsi. Una forza incontrastabile ci incolla a questi video disseminati per il web come strani viral. No, non è lo snobismo dell’intellettuale cinico, non è lo sguardo dello spettatore radical-chic che sfotte e si fa due risate. Qualcosa di diverso si scatena in questa esuberanza del trash. Una straordinaria dose di umanità emerge e ci contagia, forse svelando qualcosa di noi. Quello che non vorremmo vedere, che spereremmo di non essere mai, che temevamo di diventare, quello che ci accumuna ai vari Paniccia e che non possiamo ignorare: le debolezze, le frustrazioni, i complessi, le cadute e le fragilità, in una vertigine che ci tiene, sempre, sull’orlo del fallimento. Mostri, outsider, geni, disadattati, folli, nerd, diversi. È l’esercito dei freak. Tutti con un sogno da proteggere e una miseria da scongiurare. E quello schermo, d’un tratto, si tramuta in specchio, feticcio da esorcizzare col sorriso dell’ironia e della compassione. Poveri loro, poveri noi.

Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.
  • Juan

    Articolo mitico!!! Non so se ridere o piangere in tutta franchezza.

    • NON POSSO COMMENTARE E ALLORA FACCIO IN QUESTO SPAZIO. L’AUTORE DI QUESTO ARTICOLO GIUDICA SOLO L’APPARENZE E ALLORA E UN TIZIO SUPERFICIALE ! SONO SICURA CHE HO STUDIATO E LETTO MOLTO PIU DEL AUTORE DI QUESTO ARTICOLO QUINDI FACCIO UN APPELLO – GENTE DI TUTTO IL MONDOOOOO PRIMA DI SCRIVERE LEGGETE E PRIMA DI GIUDICARE INFORMATEVI ALMENO CHI CHI E SE VOLETE ESSPRIMERE VERAMENTE UN’ OPINIONE COME SI DEVE:)))))). ADIOS! AZORA RAIS

  • Giacarlo Lei

    No vabeh, no. Artribune che fa un megapezzo su Dipre’. MITTTTICIIIII

  • Rino Marcello

    Servizio agghiacciante, spietato, sulle malefatte di un mistificatore senza scrupoli che vende illusioni a dei poveracci. Wanna Marchi al confronto era una principiante. Ecco un aborto di Sgarbi.

  • … fine del mondo prossimo venturo … ma Vito Carpuso mi ha sorpreso! veramente …

    • Andrea

      Concordo, Vito Capurso è simpatico e non dipinge affatto male: dargli del “nano” è meschino e irrispettoso. Non mettiamoci sullo stesso piano dell’unico, vero freak: Dipré e le sue pupille dilatate…

  • Giorgio Salzano

    Articolo perfetto, tra il serio e il faceto. Peccato manchi un accenno alla più alta interretazione di Diprè: lo pseudo-scontro con un serafico ABO a “Mi manda Raitre”…se avete voglia di trash d’antologia vi consiglio di cercarlo su youtube!…

    ma poi…”I cattolici Padani?!?!?!???”

  • Mustafà

    Vorrei acquisire un Paniccia, ma il maestro mi risponde al telefonino ma non sento.

  • A Zora!

    UN
    GENIO
    ASSOLUTO

  • 1b

    disapprovo l’odio e il disprezzo malcelato che trasuda dal 90% dell’articolo per poi terminare (dopo una breve parentesi cattocomunista fintocomprensiva “siamo tutti uguali sull’orlo del fallimento”) con una conclusione quantomeno errata e fuoriluogo, quelli che vanno da diprè non sono assolutamente freak . sono dei SEMPLICIOTTI (vedasi sul dizionario il concetto di tale appellativo) . come molti altri che vengono osannati dal mainstream del resto .

  • Anna

    Il razzismo che pervade questo articolo è agghiacciante.
    Questa Signora non ama e non conosce l’arte.
    L’arte si nasconde ovunque. Un giorno arriverà
    un’americano che dirà, di Di Prè e dei suoi artisti,
    che sono geniali. Allora la Signora si metterà
    in coda per comprare…
    Razzista e provinciale.
    Hsta la vista! Viva i Freak.

    • Arriverà un’americano di genere maschile ma con l’apostrofo e dirà: l’arte è dentro di voi, ed è sbagliata. E si chiamerà Quelo.

      • helga marsala

        i freak sono meravigliosi (geni e outsider inclusi). all’essere freak non associo affatto una connotazione di inferiorità… è un termine che ha molti risvolti interessanti. un po’ meno straordinario, in questo specifico caso, è Diprè, che di questi dilettanti fa dei casi umani, mettendoli alla berlina nel suo personale circo Barnum e fregandogli un sacco di soldi con la promessa di farli diventare famosi. il problema non sono loro, è lui.

        • 1b

          ok però così facendo dai al termine freak la connotazione di caso umano dilettante, il che per quanto mi riguarda è fuorviante ed errato presentato in questo contesto . volendo anche andrea pazienza era un freak .

          • helga marsala

            Gli “artisti” di Diprè dilettanti lo sono, artisticamente parlando. Non è un’offesa, è una costatazione: non sono professionisti.
            “Casi umani” è chiaramente riferito a quello che ne fa Diprè, ridicolizzandoli. E’ una definizione sua per altro, così come “miserabili”…

            http://www.youtube.com/watch?v=OoRpc9EqTV0

        • augusta

          sono d’accordo.

    • “Ma va là”

    • Margaretha

      Cara Anna
      c’è una grande compassione e una forte amarazza in me, dopo queste tue parole, mi duole il cuore e piange l’animo sapere che c’è in giro gentaglia come la Marsala…

      l’arte si nasconde ovunque, eheheh!
      ma scendi dal fico.

      • ah la gentaglia sarei io? ma cose da pazzi. a lei piangerà l’animo, a me cadono le braccia.

        • concordo con Lei, Signora HELGA; indubbiamente le opere presentate sono di basso profilo e prive di valore Artistico, spacciate per grandi opere. Nelle tv ho assistito ad altre trasmissioni pietose, e secondo mè questo fa parte di quel decadentismo di cui l’Arte, soprattutto la pittura, è afflitta. Posso oramai definirmi un Artista emergente(autodidatta), con diverse opere pubblicate in libri e riviste del settore; inoltre partecipo ad esposizioni in Gallerie di una certa importanza. A mio parere, la verità è che l’Artista mette in moto tutto un mondo di professionon delle esposizioni, del visivo, ovvero un mercato viziato dal mero profitto, in cui non è valorizzata l’Arte, ma il guadagno di collezionisti e mercanti. Sovente è proprio l’Artista colui che ha il minor guadagno, e le maggiori spese, non essendo agevolato e incentivato nella sua ARTE. Cordiali Saluti. –Maestro– Salvatore PONTI–

      • 1b

        toh è stata segata la parte di commento in cui Margaretha faceva i complimenti ad h m, interessante questa censura parziale dei commenti non l’avevo ancora notata . cioè delle due tonelli potevi togliere la frase rivolta alla marsala visto che non ti piacciono le polemiche veroo? io rimango dell’idea che il termine freak in questo articolo sia stato usato completamente a sproposito . e continuo a non capire perchè sia stato dedicato un post a sto bagaglio, ma d’altra parte conoscere la risposta me ne frega anche meno di zero . la so già . è successo perchè a qualcuno non piace il commentario polemico .

      • Margaretha

        ma andate a scopare il mare vah! .. dov’è finita la parte in cui facevo i complimenti alla Marsala, e che cavolo! non cogliete lo spirito del mio post, così è diventato un’altra cosa, allora dovevate censurarlo tutto.

        • Redazione

          Non abbiamo tagliato niente dal commento. Se è partito incompleto deve esserci stato un errore. Saluti

          • 16

            – Non abbiamo tagliato niente dal commento. –

            non è assolutamente andata così, il commento è stato censurato in modo palese invece . e questo perchè all’interno c’era il nome h m (scritto attaccato e censurato in entrata in automatico) . in questo caso però è stata selezionata con cura e cancellata solo una parte del commento .

            x margaretha : h m ed helga marsala sono due entità separate non comunicanti, helga marsala = redazione . h m = bannato dalla redazione . helga marsala non si firma mai in giro h m e oltre a questo devi sapere che le due lettere h m sono censurate da tonelli, quindi qualsiasi commento in cui scriverai h m (con caratteri vicini in modo che entri nella ban list dei nomi/caratteri stabilita dalla redazione) non apparirà in pubblica, ciao .

            il vero h m (che non sta per helgo marsala nb) . commentante con ip mascherato per ingannare l’opprimente censura di artribune .

          • 16

            non si tratta di atteggiarsi a vittime, quello che ho scritto è la semplice realtà . e la prova che il commento di margaretha non è apparso completo ne è la prova (infatti l’ultima parte del commento aveva le lettere h m all’interno) .

        • helga marsala

          Margaretha, riscrivilo! a scanso di animi piangenti e braccia cascanti… facciamo chiarezza sul post mutilato!

          • Redazione

            Per l’ennesima volta:

            la Redazione svolge una normale e sana attività di moderazione. Chiunque non la voglia accettare può andare a commentare altrove.

            Invitiamo tutti, ancora una volta, a restare in topic sulla discussione e a evitare espressioni offensive e attacchi gratuiti e non motivati.

            Non so perchè avremmo dovuto tagliare un commento, ma se volete pensare che sia andata così, fate pure. Margaretha, sei libera di ri-inserire il tuo pensiero.

            E, per piacere, smettetela di fare della inutile dietrologia e di atteggiarvi a vittime di chissà quale volontà censoria. Quello che facciamo, di nuovo, si chiama MODERAZIONE.

            Un saluto, passate un bel weekend
            La Redazione

  • rost

    non sono nemmeno riuscito a finire di leggere l’articolo che trovo abbastanza noioso

  • Luca R. Cinquemani

    Lo sconcerto di sapere che tutto ciò esistà, sia esistito (alla mia insaputa) e sia parte della cultura, della nostra cultura, (non conoscevo, non guardando tv, né Diprè né le sua complessa operazione) mi ha provocato, forse per effetto di com-passione, di imitazione caritatevole del Paniccia (che adesso guardo mentre un vuoto mi preme lo sterno e ancora più in fondo), una sorta di paralisi. Una paralisi più che del pensiero, del mio corpo, delle mani che dovrebbero scrivere su, o intorno, o afferare qualcosa. Credo di vedere una sorta di violento, straniante slittamento, (operato da astuti rettili televisivi), da un regime semiotico atteso (da me, per lo meno, e forse da pochi altri ancora), ad uno in cui irrompe, proprompente, il discorso assordante del corpo: i tic, i sudori, la mimica, i capelli, la carne del collo simile a un soufflè afflosciato che sembra dire: toccami! Simile ai tre buchini della presa di corrente che, irresisitibili, attraggono il ditino del bambino, tutt’altro che ignaro del pericolo, io sono combattuo tra il desiderio di abbracciare in un impeto di affetto fraterno il soffice, carnoso corpo di Paniccia i cui occhi mi interpellano stupiti e sofferenti e dirgli con passione che anche io, anche io, come lui prestò morirò, che gli voglio bene, che mando a puttane ogni senso critico e ogni teoria, perché davanti alla morte, alla miseria, al corpo colmo di indizi di decadimento e rovina, io non posso che abbandonarmi e sentirmi corpo insieme a te.. oppure, vinto dal terrore rimanere immobile, o, infine, accontentarmi di questa scrittura paretica e di questa sintassi schizofrenica che dal tuo corpo procede e del tuo corpo,e della sua fine e della fine della cultura di cui è simbolo, mio amato Paniccia cerca, con grande difficoltà, di parlare…

  • Cristiana Curti

    Cara Helga, seguo sempre con piacere le tue note. Argomenti importanti e scrittura eccellente.
    Il Dipré è fenomeno televisivo (con risvolto potenzialmente “penale” quantomeno per ciò che riguarda – se non truffa – millantato credito) che Artribune ha già in parte sviscerato. MI rendo conto che il tema è accattivante, ma chiedo anche (senza alcuna vena polemica, prego crederlo): è davvero necessario farne un casus quandanche momentaneo? Merita l’uomo questo tuo piccolo e generoso trattato sulla scorta delle diverse “fenomenologie dell’inutile” che si vanno moltiplicando da qualche anno a questa parte? Non è il mio moralismo di basso calibro, piuttosto una domanda sincera, perché anch’io, benché certa di ciò che qui penso, non sono così certa che la mia sia la posizione giusta.
    Ad Artefiera c’era un murales con le immagini di due nostri critici/show man televisivi arcinoti in posa proschinetica l’uno nei confronti dell’altro. Molti curiosi sghignazzanti. Anch’io faccio la mia brava fotina, ridacchiando. Poi, alla stesura del pezzo, decido che quella stupida nota di colore non vale la pena di essere riportata.
    C’è sin troppa carne al fuoco per loro e non meritano la mia (per quanto poca possa essere). Dipré ha per me lo stesso valore da imbonitore da quattro palanche (e rendita ben superiore per tutti e tre) dei dessi non nominati. Con ogni possibile distinguo ma anche ogni possibile convergenza, anche se pensiamo egli appartenga a una sfera “pratica” differente solo perché più naif dei suoi amatissimi referenti.
    Perché dargli spazio e allori di cronaca (e una buona penna) in più di quanto non dovrebbe mai neppur sperare di ottenere? Un saluto cordiale

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      La TV macina tutto, non esiste cambiamento, poiché la TV è sufficiente a se stessa. Coloro che appaiono in TV non possono in alcun modo cambiare questo modello culturale perverso.

  • Andrea

    Certo, la somiglianza è agghiacciante…
    http://www.youtube.com/watch?v=qwEL7m75GDM

  • Rino Marcello

    Io ho un rispetto profondo per tutte quelle persone letteralmente truffate da Diprè che non a caso è perseguibile legalmente. Dovremmo farlo rinchiudere e buttare via le chiavi. Parlando di lui gli stiamo facendo un favore e una pubblicità enorme. E comunque è l’ennesimo buffone in un sistema dell’arte sempre più simile ad un circo di quart’ordine.

  • paola ugolini

    Trovo assurdo che Art-tribune si occupi di un personaggio allucinante come questo Diprè. Un millantatore, ignorante e pieno di sè al quale stiamo facendo un grande favore parlando di lui.

  • mariella

    io trovo l’articolo di helga marsala assolutamente appropriato; è riuscita, con un realismo talmente cinico da non poter essere falso e al di là di ogni ipocrisia velata da finto pietismo, a rendere l’idea di ciò che può aggirarsi mostruosamente in quello che definiamo, in tal caso in senso mooolto lato, il mondo dell’arte… prosit.

  • laura tansini

    quanto vi hanno pagato per diffondere queste imprendibili notizie e preziosi video? spero per voi tanto, tantissimo

    • Ciao Laura, non è propriamente una notizia, ma un editoriale. D’altronde se fosse stata una notizia, sarebbe stata “imprendibile”, qualunque cosa significhi…

    • Massimiliano Tonelli

      Ci mancava solo il disturbatore che si finge Laura Tansini

  • Tralascio il razzismo che traspare dall’articolo, vedi “nani e ballerine…
    Nessuno si pone la domanda perchè i cosidetti “pittori del sottobosco di provincia” i “dilettanti tramutati in talenti” nello “squallore delle loro case” si affidano a questo personaggio, oppure fanno da parco buoi ai tanti premi artistici, oppure espongono in misere gallerie di periferia, oppure si fanno fare la critica o la presentazione dai vari critici di turno dove basta foraggiare per essere citati come dei talenti…Il vero problema sta nella difficoltà da parte dei “pittori del sottobosco” (io sono uno di quelli) di mostrarsi, e se bravi emergere. Di essere messi alla pari degli artisti “di città” che nelle loro “splendide dimore” possono permettersi di pagare la critica dello Sgarbi di turno, di fare pubblicità sui giornali del settore e di fare esposizioni nelle belle “gallerie del centro”.
    Sarebbe bello, ma è utopia, se tutti gli aspiranti del variegato mondo artistico avessero pari opportunità in modo più bravi possano essere valorizzati. Invece, purtroppo, c’è troppa gente che specula sulle loro aspettative e sulle loro illusioni.

    • helga marsala

      Gentile Giorgio,

      parlare di razzismo è decisamente inappropriato. Provo molta simpatia per gli artisti dilettanti di Diprè e molto disprezzo per lui. L’umorismo un po’ cinico che trapela dall’articolo è uno strumento stilistico che aiuta a restituire un’atmosfera precisa, quella in cui si muove Diprè per l’appunto. Gli interni domestici scialbi, l’assenza di scenografia, il profilo dimesso delle trasmissioni, il livello scarso delle opere e lo stesso carattere “anti-televisivo” dei personaggi contribuiscono alla creazione di un format: Diprè sfrutta stravaganze, tic, debolezze, impacci e timidezze dei suoi ospiti (i “miserabili” come li chiama lui), per ricavarci soldi e diventare, lui stesso, IL personaggio.
      Il nostro critico catodico sa bene che i quadri tanto elogiati non valgono due soldi. Ma di soldi gliene spilla molti però, ai suoi sopiti, giocando con la favoletta pietistica del salvatore dei deboli, colui che riscatta la “vera arte”.
      Non ho alcun sentimento razzista verso queste persone, anzi. Quando uso l’espressione “dilettanti” lo faccio perché lui SA che lo sono. E quando parlo di un “circo” dove trovi di tutto, inclusi “nani e ballerine”, uso due modi di dire, due note espressioni con un senso metaforico; ma la cosa grave è che Diprè davvero ci conduce fuor di metafora , mettendo nel suo calderone persone che non ritiene brave ma di cui SFRUTTA l’immagine.
      Il cinico è lui. Non è il profeta degli emarginati dal sistema, è uno che nel sistema si è ritagliato un ruolo, ingannando coloro che dice di voler riscattare. Mi pare evidente.

      • Gentile Marsala,

        se non ci fosse Diprè, Lei non avrebbe scritto l’articolo…avete avuto bisogno l’uno dell’altra!

  • Rino Marcello

    Penso che sia giunto il momento di scoraggiare chiunque a fare l’artista o pseudo-tale, ma possibile che sono tutti artisti e tutti curatori indipendenti? indipendenti da che cosa? Che cosa si aspettano centinaia di migliaia di artisti? Quali riconoscimenti? Ecco allora i Diprè che fioriscono sulle loro illusioni…

  • Ri Trattogi

    Le riflessioni che scaturiscono da questo articolo sono parecchie. I personaggi del mondo dell’arte che commentano indignati fanno parte di queste riflessioni….

    • Rino Marcello

      Quanta saggezza da queste parole… vicina al nulla e al vuoto…

  • Il maggior “talent scout” dell’ arte inesistente ,”magutt” Andrea Dipré,
    ha fatto-come si suol dire- giustamente il salto di qualità.Praticamente con lo scritto di Helga Marsala ora si trova nel gruppo dei primi.Probabile e auspicabile il sodalizio,o vera e propria società,con il Luca Rossi quotidiano– notizie sempre di prima mano– per andare uniti molto lontano mano nella mano.
    Augurabile,nel frattempo,che il settore ippico si riassesti e ritorni ad aver bisogno di personale:questa è certamente gente che nel settore vale.

    • helga marsala

      uhm… tra i “primi” dici? non mi pare che ne esca benissimo dall’articolo… E in ogni caso era già stato, per esempio, in Rai, nell’incredibile e ormai celebre confronto con ABO. Non l’ho certo scoperto o sdoganato io…

      • …naturalmente ben leggendo si parlava dei “primi” nel senso di coloro che non sanno che davanti e con distacco incolmabile ci sono gli “altri”.
        In quanto a” se l’artista fosse lui?”,quasi ci siamo: volevi scrivere artista o
        “autista”? Penso e senza dubbio la seconda dando pure per scontato che per i lunghi viaggi sia accompagnato dal mancato artista Luca Rossi quotidiano con le notizie sempre fresche di seconda mano.Buon viaggio ragazzi!

  • Manlio

    Cara Helga, ma i grandi artisti della Transavanguardia italiana “lanciati” da ABO non sono forse “pittori della Domenica” camuffati da Geni assoluti dell’arte? Non scordiamoci neppure dei cattivi maestri…

    • rost

      infatti, gli artisti della trasavanguardia sono dei MEDIOCRI pittoracci,
      se vi fate caso opere di Chia, Clemente e certa pitturaccia di Paladino sono tutte intercambiabili!!
      ABo ha avuto l’intuizione di seguire e capire che il mercato dell’arte poteva rifarsi con la pittura dopo tanto concettualismo e arte povera ha sfruttato il momento giusto per il ritorno della pittura ma se osserviamo bene è una pittura molto molto mediocre..

      • helga marsala

        mò non esageriamo… Paladino come Paniccia mi pare troppo! E comunque, se è vero che dei problemi dentro al sistema esistono – un sistema che è spesso troppo blindato, troppo snob e modaiolo, troppo legato a dinamiche di potere opache – non è questo il modo di affrontare al questione. Quello di Diprè (e nemmeno quello del Padiglione Italia di Sgarbi) non mi sembra un modello alternativo credibile, né rivela una sana strategia di provocazione. Di sano c’è poco, in tutto ciò.

        • SAVINO MARSEGLIA (artista)

          Cara Helga, ai modelli alternativi a questo sistema comatoso dell’arte si dà quanto c’è di meglio; oggi l’arte, di solito, non offre altro che i rifiuti poveri o ricchi di questa società decadente. Non esiste un modello di “arte”credibile, di qualità, che in rapporto al capitale finanziario.Tutte le idee sull’arte sono rappresentazioni di oggetti morti, privi di vita. Cosa può rappresentare mai una cosiddetta “opera d’arte” , che è evidentemente un pensiero, un messaggio, un’idea morta?

          • maronna santa, savino! e che proponi allora, un suicidio di massa??

          • SAVINO MARSEGLIA (artista)

            maronna vergine, helga! Con lo spirito provocatorio con cui rifiuto questo sistema aberrante, conformista e perverso dell’arte contemporanea – che garantisce solo mediocrità e demagogia…, propongo semplicemente un risveglio di massa…

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      Vicino ad una galleria d’arte c’è un pittore che va su e giù con un cartello di protesta fra le gambe e spiega ad un pittore che gli si avvicina: io sono un pittore espressionista ! E tu? Io sono un pittore transavanguartista che vende più di te !

  • ugo

    l’articolo è ottimo, ma a leggerlo pare che la televisione conti ancora qualcosa

    è un rudere di un altro secolo, è come il calcio, fa pena

    ok, qualcuno la guarderà pure, ma stiamo parlando di qualcosa che non fa più testo

  • stefania rizzelli

    Ho avuto modo di conoscere DiPre’…ma c’e’ di peggio!

  • ric

    Non ci provate nemmeno! A riscattare l’immondizia c’è solo da perderci, futile e snobistico esercizio retorico che porta solo disastri. Non confondiamo la cacca con la cioccolata.

  • LIANA ROVER

    COME ARRICHIRSI SFRUTTANDO L’INGENUITA’ DI PERSONE SEMPLICI….

    • esattamente.

      • Valerie Solanas

        Il migliore e’ Osvaldo Paniccia

  • Alberto

    Io credo che l’autrice dell’articolo abbia colto nel segno, esplicitando nel finale ciò che a me appariva chiaro in tutto l’articolo.

    L’arte è un miserabile corpo di vecchio impotente e puzzolente. Un vecchio inutile che nessuno vuole accanto perchè puzza (puzza moltissimo).

    Tutti gli artisti sono vecchi puzzolenti, organismi morenti.

    I freak di Diprè sono metafore viventi, i loro corpi deformi e le voci ansimanti sono l’esplicitazione della bruttezza interiore degli azimati artisti di successo internazionale (miserabili ratti dorati da catalogo patinato).

    Per questo, Diprè, in fin dei conti, è un personaggio (quasi) simpatico. La sua, almeno, è una cialtroneria naive. Diprè è il pesce piccolo, il piccolo truffatore di paese. Gli altri, i critici d’arte con la CR maiuscola, sono infinitamente peggiori. Gli artisti, quelli veri, con la AR maiuscola, sono estETICAMENTE peggiori.

  • Valerie

    vorrei segnalare questa performance di Vincent Cappelli, ingiustamente esclusa dall’articolo su Dipre’:
    http://www.youtube.com/watch?v=fJUFQ45yF7A

  • rost

    Lasciate in Pace Helga!
    MASCALZONI!!

    HELGA NON TI PREOCCUPARE TI DIFENDO IOOOO!!!

  • luigi

    qualcuno ci spieghi però dove sta la differenza tra quanto descritto nell’articolo e le inserzioni che compaiono a iosa sulle riviste anche più accreditate, di gallerie improbabili che propongono mostre improbabili di artisti improbabili

    mica il problema sarà solo che in tv si vedono le facce!

  • Cristiana Curti

    Nessuna differenza, Luigi. Ma di quelle galleriette (e di quegli artistini) nessuno scrive, perché, infatti, non c’è nulla da scrivere.
    Ergo, il problema è proprio la tv (non quella degli spot qui citati) che propone incongrui testa-a-testa fra Dipré e Bonito Oliva ponendoli al medesimo livello. E naturalmente non lo sono, anche se adesso va tanto di moda dire che sotto ABO c’è il nulla.
    Il pubblico “non addetto” fa in fretta a mettere sullo stesso piano l’uno e l’altro. Il tutto – come sempre – a detrimento della qualità delle offerte televisive in merito di arte e storia dell’arte, come se già non bastasse il panorama miserabile che anche la tv non commerciale destina a questo argomento.
    Basterebbe non accreditare certe persone almeno nei luoghi dove non dovrebbero comparire oppure non vedere la televisione… ma, a quanto pare, questa è pura utopia. E anche Dipré, ormai, non è più solo.
    Forse nell’era di twitter e co. la tv è roba vecchia, ma queste sono considerazioni che non toccano tutti i poveri Capurso e Puccioni (e il pubblico che Dipré sa bene dove pescare e che di twitter se ne infischia bellamente). Costoro per me non meritano altra berlina di quella che già ricevono con la loro illusione di successo a botte di spot caserecci (ma carissimi).
    Alla fine, quello che sconcerta in questa vicenda è la protervia di Dipré che millanta una professione che non possiede, perché se i medesimi artisti che pensano legittimamente di avere diritto a visibilità ottenessero invece uno spazio televisivo “neutro” (sulla scorta di quelli di alcune tv musicali per gruppi da sala prove) a propria disposizione, gratuito o a minimo pagamento, nessuno avrebbe da ridire su di loro. Proprio come accade per i commercials delle gallerie improbabili per artisti improbabili nelle riviste (anche) patinate di settore.

    • luigi

      alla fine il tipo svolge mansioni di presentatore, dà corpo a ciò che nei commercials sono testo e slogan

      ma in tv è meno fastidioso che sui giornali specializzati, perché in tv solitamente non vanno in onda programmi su Nauman e Broodthaers

      • Cristiana Curti

        Purtroppo. Ed è questo, se mai, di cui bisognerebbe scrivere e discutere.

  • geafrost

    lo squallore delle loro case e l’orrore di quei dipinti…
    sono culturalmente indifesi, perché descrivere in questo modo il loro mondo?

    • Perchè i dipinti sono orribili davvero. Ed è orribile che lui li spacci per capolavori. Mentre quella sullo squallore delle case è solo una nota di colore, un po’ ironica. Ma rientra tutto nel format Diprè… E’ un’estetica precisa, molto low-profile… Non c’è lo studio, non c’è scenografia, non c’è niente di niente. Sono riprese appositamente squallide.
      Nel testo, in realtà, la descrizione ricalca il suo sguardo, ricostruisce il suo mondo (non il loro). Il problema non è se una casa è squallida, se uno è un freak ,o se un dipinto è dilettantesco. Il problema è come e perchè tutto questo finisca nella macchina-Diprè, che cosa diventi, che luce prenda e che ombre restituisca. Il problema è lo sguardo catodico di Diprè, con tutto il suo cinismo e la sua strategia estetica.

      • 16.0

        – Il problema è come e perchè tutto questo finisca nella macchina-Diprè, che cosa diventi, che luce prenda e che ombre restituisca. –

        se lo dici tu . secondo me non diventa assolutamente nulla, zero assoluto . è un falso problema . inutile continuare a cercare dove non si trova niente. mi sembra che tu lo sopravvaluti un po’ troppo o forse fingi di farlo, d’altra parte come è noto il tuo datore di lavoro cerca solo la qualità e non gli piace che si scatenino polemiche nei commenti .

  • lucianoperrotta

    Sbagliato fare ulteriore pubblicità a Diprè, che visto il gran numero di persone raggirate non ne ha affatto bisogno.

  • Angelov

    Per lo meno lo scopo non è la Televendita. Sembrano piuttosto delle trasmissioni-pretesto per lanciare il Personaggio Diprè, il quale si guarda bene dal mettere a proprio agio i suoi Artisti, ma con gesto sgarbiano della mano che si passa tra i capelli, dimostra che di Vittorio Sgarbi può fare solo il verso. Scrivere su di un argomento così difficile e delicato, dove sembrano essere coinvolte con le loro particolari sensibilità delle Persone, anche piuttosto ignare, è molto difficile, se non impossibile. Che si tratti di Artisti o no, nessuno al mondo può stabilirlo, e tanto meno da Cialtroni del Web come noi. A me sembra invece che Helga Marsala abbia fatto del suo meglio. Forse sarebbe stato meglio ignorare il tutto? Chissà….

  • Io ho avuto l’onore di ricevere varie telefonate e mail da Diprè, chiedendomi se avevo qualche artista interessato alla sua promozione.

    Se avessi stampato le sue mail, adesso avrei tra le mani delle vere opere d’Arte, non scherzo!

    Comunque, se ABO ha accettatto un confronto (dal quale non è uscito proprio vittorioso..secondo me), qulache motivo ci sarà pure.

    BOH!

  • Dimenticavo:

    Chi non scriverebbe o presenterebbe in maniera “positiva” , qualcosa, in cambio di migliaia (a volte decine di migliaia) di Euro?

    Siamo/siete tutti puri e casti?

    Chi è senza peccato, scagli la prima..critica!

  • mirella

    CHE NOIA!! ancora a questo siamo??
    quando si capirà che a tanta gente piacciono SINCERAMENTE i suv; che a tanta gente piace SINCERAMENTE l’altare della patria; che a tanta gente piacciono SINCERAMENTE quadri improponibili; così come piacciono SINCERAMENTE il machismo, le palestre, i pacchi televisivi, la musica zum-zum fetentissima, averci i pitoni in casa e via discorrendo… sarà sempre troppo tardi!

    • 16012

      mi sfugge l’associazione suvmachismopalestremusicazumzumpitonincasa —> pacchi televisivi . quando si capirà che il 90% della gente ragiona a compartimenti stagni (di base perchè spinta dal sistema a ragionare in questo modo) sarà sempre troppo tardi .

    • Ognuno deve essero libero di dare i propri soldi a chi gli pare; se questi artisti vogliono darli a Diprè, io non capisco, ma a voi…cosa ve ne frega?

      Oppure preferite dire che sia giusto pagare 1-2 milioni di Euro, per esempio per un Fontana (che mi piace, davvero) che in ultima analisi altro non è che un taglio di una tela?

      Chi paga per questo, a me NON deve interessare, i soldi sono suoi, o no?

      C’è chi uccide, per denaro….fossero questi i problemi dell’Arte, che ormai è più gossip che altro, secondo me.

      • Anna

        Brava Serena,
        finalmente qualcuno che usa il suo cervello.
        Che va oltre. Brava. Condivido totalmente
        il suo “libero” punto di vista.

  • Angelov

    Ma non è mai troppo tardi, ed anche forse perché è meglio tardi che mai….

  • GERRY

    Geraldo Lafratta ringrazia il geometra di Calatrava con cui collabora da diversi anni:

    http://www.youtube.com/watch?v=sLZTUBvgD1c&feature=related

  • E le ripeto una cosa, gentile Helga (con la H):

    Senza Diprè, lei come avrebbe fatto?

    Lo deve ringraziare, altro che storie, almeno lui ci mette la faccia, la mail, il teelfono, ecc. ecc.

    • Io devo ringraziare Diprè? e perchemmai?
      (sì, con l’H, esatto).

    • augusta

      e lei come avrebbe fatto senza Helha ( con l’acca) gentile arte poco serena?:-)

  • Pingback: Croste d’autore. Quanto siete disposti a spendere per un Paniccia? Qualcuno ci ha provato a fare compere da Diprè. E, con somma incredulità, ci ha raccontato com’è andata… | Artribune()

  • Amaranta

    Complimenti, articolo divertente e argomentato, anche se ho trovato più brillante quest’altro articolo, guarda caso scritto giusto due giorni prima del vostro! :P

    http://davidmenghini.wordpress.com/2012/02/06/mi-faccia-tre-etti-darte-grazie/

  • Chiara

    Trovo molto superficiale mettere sullo stesso piano la bassa qualita’ di alcune opere e la presenza degli artisti, per quanto essi siano piu’ o meno dei professionisti.
    Esistono tanti artisti (veri) internazionali estrememente timidi, bizzarri, socialmente disadattati, imbarazzanti; esistono tante artiste dall’apparenza stravagante e volgare e non per questo meno cazzute; esistono tanti grandi artisti o intellettuali disabili e non per questo sfortunati. Il destino dell’essere umano, la sua Fortuna, e’ la comprensione dell’esistenza; quindi essere sfortunati vuol dire “non essere in grado di coltivare il proprio talento”, qualcosa che queste persone – che ci piaccia o meno – fanno ogni giorno.

    Dipre’ intasca dei soldi a spese delle persone che presenta perche’ le imbroglia, utilizzando il potere mediato dalle immagini, ossia lo stesso che induce a usare il termine “freak” per definire una mancanza rispetto alla norma stabilita da un gruppo di persone che si assomigliano.
    I veri freak show, come quelli di Barnum, erano svolti da persone con abilita’ e consapevolezze del se’ nettamente superiori alla media, i quali guadagnavano palate di soldi e vivevano all’interno di una comunita’ dove l’unico male era considerato la miopia interiore.

    Auguro agli artisti veri (ma ancora ingenui) che sono passati attraverso le televendite, di incrociare prima o poi una persona seria che possa aiutarli a comprendere il proprio mondo. Gli stronzi, come sempre, staranno a guardare.

  • Paolo

    Pure io sono stato “RAGGIRATO” da mille sue illusioni che mi sono costate ben 5000 euro. Mi ha promesso mari e monti, visibilità, vendite a rotta di collo, fama e gloria. Le su valutazioni sono “SPROPOSITATE” e “IRREALI”. Mi aveva verbalmente promesso, mostre e premi, aste ed altro ma in realtà mi ha restituito solamente trasmissioni “MAL FATTE” dal punto di vista tecnico (video e audio), imprecisione negli orari di trasmissione concordati, scritte sul video che coprono le mie opere. Ha sempre giustificato “SCUSE” per le tante trasmissioni interrotte o saltate o mai andate in onda. Diventa quasi impossibile contattarlo dopo l’accordo mentre prima arriva subito anche in piena notte !!!! Ha creato in me l’illusione di essere un nuovo Artista che nessuno aveva notato. Si sono rivelate “INFONDATE” dal punto di vista critico tutte le sue valutazioni. Anzi vi dirò di più…dicendo di conoscerlo vengo evitato come la peste tant’è la paura del galleristi di trovarselo davanti. Con lui in 3 anni non ho venduto un quadro che sia uno!!! Con la scusa di facili vendite mi ha richiesto le autentiche dei miei quadri che non mi ha MAI più restituito. Se potete EVITATELO perché vi prosciugherà il portafogli senza darvi NULLA in cambio se non trasmissioni tecnicamente squallide su alcuni canali Sky che nessuno guarda se non i poveri illusi come me che sperano di vendere !!!! Vale molto di più una piccola mostra nella Parrocchia sotto casa nella quale CERTAMENTE riuscirete a vendere. A presto caro DIPRE’ perché tra pochi mesi inizierà la mia crociata contro la tua INCOMPETENZA !!!!!
    http://www.lanostratv.i 28 febbraio 2012

    • barra angela

      per favore paolo mi puo contattare su fasbook e urgente per andrea battaglia grazie

    • ciao,ho letto il tuo articolo e mi ci ritrovo,sai? mandami pure una mail,cosi potermo discutere di questo individuo…

  • Sono Valerio Vincent Cappelli.

  • Fatina
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  • per Alberto: mi sa’ che di Arte non hai capito nulla, o forse parlavi di te?

  • Umbertide

    nella squadra di Diprè ci sono anche artisti di valore. Non generalizzate.
    Helga, maledizione. Si informi!
    http://www.youtube.com/watch?v=B9jEsZsI6ro&feature=youtu.be

  • ciccio

    Io proprio non capisco….. non trovo nulla di strano se un pincopallino va in televisione a vendere le sue opere, non mi fa specie… mi fa specie semmai vedere alcune trasmissioni con gallerie importanti che “lanciano” artisti cosìcosì dipingendoli come novelli vangogh, dicendo che sono investimenti sicuri e altre cialtronerie. Almeno con Diprè si capisce che è una televendita e sta allo spettatore capire se l’opera vale o no. è una promozione come un’altra, l’arte ha bisogno anche di questo. Se le persone andassero in galleria e guardassero i quadri, cominciassero a capire il linguaggio della pittura, non ci sarebbe bisogno del traduttore (leggi critico), perchè spesso il traduttore è marcio. Non si spiegherebbe altrimenti chi scrive una recensione per soldi (a volte tanti).

  • Fabio

    Dipre è un mercante ,ma lo sono anche quelli che hanno una differente capacità di dare valore aggiunto al proprio lavoro.Quanta arroganza nel giudicare ” l’esercito dei freak. Tutti con un sogno da proteggere e una miseria da scongiurare”. A chi danno fastidio i loro sogni e miserie? Mi sembra una crociata in nome di una Fede,l’Arte,che solo i sacerdoti auto-nominati vogliono poter nominare.Quei sogni e quelle miserie sono proprio i sacerdoti dell’arte a nutrirle e stimolarle.Creando mitologie.Venerando la figura dell’artista e del suo operare.C’è un tale bisogno,in molti, di credere in qualcosa di eterno,irraggiungibile,superiore,che il mercato offre abilmente la sua risposta a questo bisogno.L’Arte è il verbo e l’artista il Dio che lo pronuncia.Abbiamo ancora bisogno di Dei e religioni,tanto da dover infierire su quei “disperati” che dipingono nel sottobosco provinciale” ? Pare di si.Dipre ne approfitta.Non si comportano differentemente operatori piu “quotati”.Sempre mercanti sono.

  • luino

    QUALSIASI CRITICO E’ COSI’: uno che in mezzo alle parole ci sguazza, ci sciaborda, trastullandosi con tutta la ruffianeria di un eloquio finto-colto, ultra-retorico, infinitamente pletorico. Aggettivi come se piovesse, in una profusione di elogi e spunti pseudo-teorici con cui provare a raccontare il nulla

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  • Giuseppe

    Articolo storico, uhm…
    Helga, spero che per lei in questi 5 anni sia cambiato qualcosa, perché dalle sue critiche, dalle sue categorizzazioni, si evince(va) la paura di finire come coloro che criticava, nell’oblio dell’essere “mostri, outsider, geni, disadattati, folli, nerd, diversi” senza essere mai realmente “ca(r)piti”.
    Non c’è cosa più distruttiva per un membro di tali categorie, infatti si è visto come è finito Diprè; quello sguardo spento si è tramutato in pazzia autodistruttiva, che poi rappresenta solo un’alternativa al suicidio, perché questo è, salvarsi la vita, il primordiale istinto alla sopravvivenza.
    Diprè non è un maiale dannato, è solo un membro di quelle categorie che ha realizzato di non poter mai essere “percepito” nella sua vera identità, e si è, come si dice convenzionalmente, rotto i coglioni, scegliendo per una costrizione inconsapevole la strada dell’autodistruzione.
    A riguardo l’anno scorso uscì una serie, “Dov’è Mario” di Corrado Guzzanti, che descriveva nello svolgimento proprio questo fenomeno, e se non l’ha vista gliela consiglio.

    Spero che lei abbia potuto constatare, in questi 5 anni, quanto sia sbagliato etichettare qualcuno, chiunque esso sia; spesso dietro scelte di dubbio gusto si nasconde un disagio molto grande, più di quanto si possa immaginare.