Diario newyorchese. Fotografico e italiano

Il tripartito diario/riflessione firmato da Alessandro Facente dalla Grande Mela si è concluso qualche giorno fa. Sarà per nostalgia, sarà per l’inaggirabilità di New York, ci torniamo già adesso. Stavolta a fare da guida è Angela Madesani. Protagonista della (ri)scoperta della fotografia italiana in quel degli Stati Uniti.

Vincenzo Castella - Milano - 2009 - courtesy Studio la Città, Verona

Gran bella occasione per la fotografia italiana quella offerta in questi giorni all’Hunter College, dove una docente della prestigiosa istituzione newyorchese, Maria Antonella Pelizzari, ha organizzato insieme ai suoi studenti una mostra dedicata alla fotografia nel nostro Paese. Si tratta di una rassegna con una ventina di nomi italiani dagli Anni Cinquanta a oggi. Non è la prima volta che la nostra fotografia arriva in America; viene in  mente in tal senso l’importante occasione offerta da Germano Celant, nel 1994, con Italian Metamorphosis, in cui la fotografia era presentata insieme ad altri linguaggi dell’arte, in un cammino che andava dal 1943 al 1968. Qui il discorso è diverso perché legato a una scelta riferita solo all’ambito fotografico, con una concentrazione agli ultimi anni.
A fare da protagonista è la fotografia di paesaggio, anche quando parte di un contesto più ampio, come per Franco Vaccari, del quale è in mostra Il picchio fotografo del 1972, o per Ugo Mulas, di cui è presentato un lavoro su una delle prime mostre legate all’arte sul territorio, Campo Urbano del 1969, a Como.

Luigi Ghirri - Giardino autunnale - 1987 - courtesy Studio la Città, Verona

Peripherical Vision, questo il titolo della rassegna, non è una semplice collettiva, è una mostra che implica una scelta. Pelizzari ha incluso dei nomi e ne ha esclusi altri. Mi pare un gesto importante. Lo spazio per la mostra è limitato, si tratta della sede espositiva del College, e bisognava offrire una visione chiara e contenuta di una certa situazione. Non c’è tutta la fotografia italiana di paesaggio, ci sono alcuni protagonisti di questa particolare situazione: da Francesco Jodice con Cartoline dagli altri spazi, ad Armin Linke, che ormai da alcuni anni vive in Germania. Le scelte sono tutt’altro che scontate come per Maurizio Montagna, che qui è presente con Billboards Series, o Alessandro Imbriaco. Ovviamente non potevano mancare i maestri della generazione dei fotografi nati tra i Quaranta e i Cinquanta, primo fra tutti Luigi Ghirri, del quale è in mostra un’ottima selezione di immagini (proprio mentre è celebrato anche al Castello di Rivoli con una grande mostra), e, quindi, Guido Guidi, Gabriele Basilico, Massimo Vitali, i più giovani Vincenzo Castella, Walter Niedermayr, Marina Ballo Charmet e Olivo Barbieri.

Gabriele Basilico - San Francisco (07A3-280) - 2007 - courtesy Studio la Città, Verona

Non a caso ho intitolato questa mia breve cronaca americana “diario”. Voglio infatti dire due parole a proposito di una mostra che ho curato alla Greenberg Gallery. Lungi da me trovarmi in una situazione di conflittualità di interessi. La segnalo soltanto per sottolineare il tentativo da parte mia e dell’organizzatrice della mostra, Hélène de Franchis, di Studio La Città di Verona, di presentare una possibile scuola italiana di fotografia oltreoceano. Abbiamo portato a New York quattro autori, presenti anche all’Hunter College: Luigi Ghirri, Gabriele Basilico, Massimo Vitali, Vincenzo Castella, che ha contribuito alla parte teorica della mostra.
La riflessione è legata proprio a una “scuola” non basata sulla somiglianza. Il tentativo è piuttosto quello di lavorare sulle differenze, che devono essere lampanti, in modo che si cominci a capire che l’identità del lavoro della fotografia passa non attraverso le somiglianze estetiche, ma attraverso un filo rosso, invisibile e fortissimo, di sentimento.

Vincenzo Castella - Malta #11.3 - 2011 - courtesy Studio la Città, Verona

Mi piace pensare che certe riflessioni non siano solo di natura fotografica, che le limiterebbe fortemente, ma che partano da un ambito strettamente artistico. Qualche mese fa, infatti, Thomas Demand ha curato prima Nouveau Musée National de Monao e poi da Matthew Marks a New York una fra le più intelligenti mostre degli ultimi anni, intitolata La Carte d’Après Nature, in cui il nostro Luigi Ghirri, letto finalmente come un artista e un maître-à-penser internazionale, ha un ruolo di primo piano.
Credo che un episodio come questo sia stato fondamentale per iniziare a guardare le cose dal verso giusto, superando finalmente le limitative barriere dei diversi linguaggi espressivi dell’arte e del pensiero ad essa riconducibile. E non a caso a farlo non è stato uno di noi critici, curatori, storici, ma un artista a 360 gradi come Thomas Demand.

Angela Madesani

New York // fino al 28 aprile 2012
Peripheral Visions: Italian Photography, 1950s-Present
a cura di Maria Antonella Pelizzari
BERTHA AND KARL LEUBSDORF ART GALLERY AT HUNTER COLLEGE
450 West 41st Street
+1 212 7724991
[email protected]
www.hunter.cuny.edu/art
New York // fino al 13 marzo 2012
An Italian Perspective
a cura di Angela Madesani
HOWARD GREENBERG GALLERY
41 East 57st Street
+1 212 3340010
[email protected]
www.howardgreenberg.com

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Angela Madesani
Angela Madesani storica dell’arte e curatrice indipendente è autrice, fra le altre cose, del volume “Le icone fluttuanti Storia del cinema d’artista e della videoarte in Italia” e di “Storia della fotografia” per i tipi di Bruno Mondadori. Ha curato numerose mostre presso istituzioni pubbliche e private italiane e straniere, collabora con alcune testate di settore. È responsabile della collana di fotografia e arte di Dalai editore, all’interno della quale ha realizzato numerosi volumi di prestigiosi autori fra i quali: Gabriele Basilico, Franco Vaccari, Vincenzo Castella, Francesco Jodice. Oltre che all’Accademia di Brera di Milano, insegna all’Istituto Europeo del Design di Milano.