The End. A Palermo chiude il Museo Riso

Dopo il weekend caldo dei Cantieri Culturali alla Zisa, una bomba arriva su Palermo. Chiude il Museo d’Arte Contemporanea della Sicilia, come comunicato poche ore fa dalla Direzione. Niente fondi, niente certezze, niente futuro. Una lunga stagione di lavoro e di progetti giunge al termine. Scandalosamente.

La facciata del Museo Riso

La notizia arriva come un macigno. Giusto al termine della tre-giorni di protesta e riflessione organizzata in sostegno dei Cantieri alla Zisa, vergognosamente condannati all’abbandono dieci anni fa da un’inetta amministrazione comunale, ecco un altro scandalo che cala su Palermo come un’ombra scura, inquietante.
Il Museo Riso sospende le sue attività e lo comunica ufficialmente con un messaggio asciutto, stringato eppure commosso, pieno di un rammarico che è tanto grande quanto l’incredulità di tutti: operatori culturali, giornalisti, artisti, curatori, ma soprattutto cittadini.
Così se ne vanno al macero anni di lavoro e impegno, profusi per donare finalmente alla Sicilia un polo museale con una precisa vocazione per il contemporaneo, un primo museo del presente dotato di una struttura e di un organico efficienti, di professionalità competenti, di una calendarizzazione a lungo termine, di una progettualità, di un respiro internazionale, di una necessaria autonomia rispetto alle solite ingerenze politiche che, d’abitudine, hanno scandito le (scarse) attività degli spazi isolani per l’arte.
Anche questo può accadere, in Italia: in un soffio tutto scompare, implode, crolla su se stesso, spazzando via il futuro e il passato, al di fuori di ogni logica storica e civile.

RISO'S, l'asta di beneficienza organizzata da Riso l'8 gennaio 2011. Ultimo evento del Museo - photo Mariangela Insana

I motivi? Semplici. Non ci sono soldi. Riso non ha più un euro per programmare iniziative, mostre, laboratori, collaborazioni, residenze. Ma nemmeno per pagare gli stipendi allo staff di operatori che in questi anni hanno portato avanti, tra mille sabotaggi istituzionali e altrettante trappole burocratiche, questo piccolo museo-miracolo.
E però, l’eco di quell’altra notizia-bomba è ancora fortissimo: “il Museo più ricco d’Italia”, lo avevano definito pochi mesi fa, noi di Artribune. Per via di quei dodici milioni e mezzo di euro ottenuti dalla Comunità Europea tramite i Po-Fesr 2007-2013, che sarebbero dovuti servire per importanti interventi strutturali e per una ricca programmazione triennale.
E qui il condizionale è d’obbligo: come noi stessi avevamo lasciato intendere già allora, in un articolo che sollevava diversi dubbi rispetto ai destini di questo finanziamento, i soldi, ahinoi, non sono arrivati e (vien da pensare) mai arriveranno.
Regolarmente ottenuti tramite un duro lavoro di progettazione, i fondi europei sono “bloccati” in Regione. E non si sa perché. Riso, dunque, si vede costretto a chiudere i battenti non, come di solito avviene, per mancanza di budget, ma perché di euro, in questo caso, ce ne sono fin troppi.

Riso - photo Mariangela Insana

Nel frattempo arriva dall’amministrazione la “scusa” che giustifica la chiusura, ovvero l’apertura di un cantiere per la realizzazione, secondo quanto voluto dalla Soprintendenza, di strutture di sopraelevazione che, di fatto, bloccheranno le attività espositive per chissà quanto tempo. Un tempo che, secondo i piani di chi dirige i giochi dentro le camere di Palazzo, sarà scandito dalla solita dimenticanza, distrazione, rassegnazione; un tempo che servirà per far evaporare quei denari, per farli perdere per strada assieme ai relativi progetti (regolarmente presentati in conferenza stampa lo scorso novembre), per deviarli chissà dove, chissà verso cosa, chissà in favore di chi. In questi casi, un’Istituzione libera, che utilizza realmente i soldi per lavorare, per fare, per produrre, diventa semplicemente scomoda. Il controllo, con dodici milioni di euro all’orizzonte, diventa l’urgenza primaria di chi quei milioni ha il potere di gestirli.

L'artista austriaco Hans Schabus allestisce la mostra Sotto quale cielo al Museo Riso di Palermo

Eppure, stavolta Palermo è diversa. L’esperienza del movimento di lotta, impegnato per la liberazione e la restituzione dei Cantieri alla Zisa, sta portando a galla un’energia sociale straordinaria, mai vista da queste parti. Un’energia nutrita dalla rabbia, dalla stanchezza, dall’indignazione per questa gestione criminale di un “bene comune” irrinunciabile: la cultura. Sull’onda di tanta energia, la sensazione è che, stavolta, la città non starà a guardare. La sottrazione di uno spazio come Riso, che ha innescato processi di produzione culturale fondamentali per la Sicilia, non può e non deve lasciare indifferenti. Il vento di protesta che attraversa l’Italia è giunto anche al Sud. Un vento caldo che comincia a soffiare sulle tante, troppe macerie, perché un vero incendio divampi, finalmente.

Helga Marsala

LEGGI ANCHE:
Il museo più ricco d’Italia
La tre-giorni alla Zisa

www.palazzoriso.it

CONDIVIDI
Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.
  • ignazio mortellaro

    allucinante

  • Giuseppe

    Complimenti alla Regione!!!! SCANDALOSO!!!!

  • è una vergogna! devono giustificare quello che fanno, perchè bloccare i soldi della comunità europea e perchè far chiudere il museo?? chi li deve intascare questi soldi????

  • Il Bene comune ancora defraudato. L’ennesimo danno, con costi umani e culturali di difficile calcolo, a questa Palermo.
    Complimenti per la preparazione alla stagione turistica.

  • Giuseppe Fiamingo

    Se i Fondi dell’Unione Europea sono bloccati alla Regione siciliana, che intervenga la Magistratura a fare piazza pulita i questi burocrati cialtroni e delinquenti!

  • kim

    colpa vostra. l’antipolitica che fate commentando sempre tutto e negativamente. I Savino Marseglia e Lorenzo Marras che si scagliano contro movimenti fondamentali e mondiali come l’arte povera, trattati invece da contesti quale Tate, MoMA, Moderna museet e via dicendo quali fondamenti ed ancora ispirazione per cio’ che la cultura contemporanea oggi produce. Se continuate – continuiamo con il messaggio che l’arte non esiste e che e’ tutta una truffa i musei chiuderanno e la politica, che gia’ e’ becera recepira’ il messaggio che tanto e’ tutto inutile quanto impopolare. Si impopolare, proprio cosi’. Se consideriamo quale campione statico del pubblico che fruisce l’arte, in quanto massa (non in accezione negativa) coloro che commentano su questa rivoista o su exibart, avremo un quadro comppsto principalmente da arrabbiati che si innervosiscono e che trattano l’arte contemporanea come qualcosa da attacare e non da difendere.
    Caro il mio popolino di ignoranti, l’arte contemporanea, tutta, fa ed ha sempre fatto le societa’ migliori.
    Viaggiate, studiate e piu’ che un atteggiamento ignorante e conservatore apritevi al contemporaneo. Qualcosa che non si capisce e’ un bene non qualcosa su cui vomitare addosso tutta la propria frustrazione.
    Vi invito a capire cosa sono per la francia i FRAC ed i CRAC, le Kunsthalle, Kunstverein, i Kunstmuseum per Germania, Svizzera, Austria. E poi il Belgio, l’OLanda, i paesi scandinavi.
    L’Italia e’ un brutto paese anche perche’ l’arte contemporanea e la cultura contemporanea sono trattate cosi’.
    Andate tutti a cagare! Un altro spazio ha chiuso. Colpa vostra!!!

    • Standing ovation.

    • shpalmen

      ho paura che nel caso attuale la colpa principale sia dei politici e della politica. non so se tu abiti a palermo, ma quì “non si muove foglia che Il POLITICO non voglia”.. è tutto affare di parenti di, amici di..

    • Potrei anche condividere tranne che mandare a cagare (da anonimi) il mondo è culturalmente uguale a chiudere un museo senza un vero perché.

    • Pippo Baudo

      ma l arte contemporanea fà tendenzialmente cagare anche all’estero. Dispiace che il museo debba chiudere, ovvio!

  • Marcello

    Quanti soldi sono stati stanziati per i costi di queste “strutture di sopraelevazione che, di fatto, bloccheranno le attività espositive per chissà quanto tempo” e per i rispettivi incarichi di progettazione,direzione e realizzazione?
    La risposta è: Tanto quanto basterebbe a salvare 10 musei del genere.
    La galleria va Occupata e autogestita a tempo indeterminato per riappropriarci di un bene comune. Vedi Teatro Valle a Roma.

  • Pingback: Rischio chiusura per il Museo di arte contemporanea di Palermo | Redazione Il Fatto Quotidiano | Il Fatto Quotidiano()

  • Mi auspico che il tessuto sociale e culturale reagisca contro una decisione che ha dell’incredibile. E poi non se ne può più di una classe politica che è magnona ovunque, ma al sud gode ancora di più a fottere i propri cittadini.

    • Gabriele C.

      “Mi auspico”? Voce del verbo “auspicarsi”? Buona questa !!!

    • kim

      che ignorante che sei…., come una capra. ahahahah

  • Pingback: Chiude il Museo di arte contemporanea di Palermo Allarmismo o reale necessità? | Redazione Il Fatto Quotidiano | Il Fatto Quotidiano()

  • Pingback: Chiude il Museo di arte contemporanea di Palermo Mancano 12 milioni di euro | Redazione Il Fatto Quotidiano | Il Fatto Quotidiano()

  • thegrassisgreener

    basta un attimo perché le speranze si trasformino in illusioni. Sicilia svegliati

  • simone tulumello

    Mi permetto di intervenire, notando che, secondo me, il discorso è anche un po’ più complesso. I fondi UE non si ptorebbero certo usare per pagare gli stipendi dei dipendenti regionali (portieri, sicurezza, pulizie ad esempio), ma per le iniziative. Così, anche sbloccando quelli, la Regione dovrebbe continuare a spendere. Di più, i finanziamenti europei generalmente prevedono un cofinanziamento (giustamente direi). D’altronde come può una regione pretendere di avere un museo regionale senza mettere un euro?
    Ed aggiungo, per me un “museo regionale” senza una collezione permanente (come è il Riso) ha poco senso, quel che è stato fatto è importante, ma per parlare di Museo servirebbero ben altri investimenti. E ben altre superfici, parlare di un Museo di caratura regionale in poche centinaia di metri quadri è francamente discutibile.
    Ancora, non è chiaro se le opere di “sopraelevazione” (che sono state già avviate in questi anni, ogni tanto si tornava al Museo e si trovava una fila in più di conci di pietra nei volumi prospicenti la corte principale) dovrebbero portare ad un ampliamento del Museo. Ed in ogni caso, perché tali opere architettoniche non sono mai state oggetto di una procedura concorsuale utile magari ad ingaggiare architetti competenti ed avviare un processo di valorizzazione del Museo nella stessa realizzazione delle opere giudicate necessarie dalla Sovrintendenza?
    Insomma, ancora una volta questa Regione dimostra di essere un pozzo senza fondo di spreco ed ignavia, incapace di gestire una risorsa che si è trovata tra le mani in maniera praticamente indipendente dalle sue volontà e capacità.

    • Peppe

      Condivido pienamente il commento di Simone… La ragione della chiusura è molto più complessa. Discutibile l’articolo della Marsala, che ovviamente avendo lavorato a Riso non può che elogiare le professionalità presenti. Ma io mi chiedo e chiedo anche alla Marsala: “Ma visto che i tre giorni della cultura ai Cantieri sono andati così bene, e visto già era nell’aria la notizia di chiusura di Riso, perchè non comunicarla nei 3 giorni ai Cantieri per “CULTURA BENE COMUNE? Ed inoltre, l’asta di Beneficenza organizzata l’8 gennaio, perchè non veniva effettuata ai Cantieri e si affrontava in assemblea la problematica del perchè la chiusura? E ancora che fine farà l’archivio SACS? Forse ancora una volta si voleva dare la notizia scoop e “piena di rammarico”… mah…

      • helga marsala

        La notizia non è stata tirata fuori durante la tre-giorni alla Zisa semplicemente perchè agli artisti di SACS ed alcuni operatori locali è stata comunicata solo ieri pomeriggio, durante una riunione informale. Stamattina è poi arrivato il comunicato stampa ufficiale della Direzione e, dunque, il nostro articolo.
        Ieri sera, per altro, nel corso di un’altra riunione presso La Vicaria, gli artisti hanno condiviso la notizia shock con i tanti rappresentanti del movimento “I Cantieri che vogliamo”, presenti all’incontro: massima solidarietà è stata dimostrata, nell’intenzione di portare avanti una protesta condivisa. Ancora un segno di civiltà e di unione. Per fortuna.

        • Peppe

          Mi dispiace che non eravate informati… ma già da giorni e ancor prima della tre giorni ai Cantieri si sapeva della chiusura… infatti, ripeto, mi dispiace solo per gli artisti di SACS e sulle speranze, sempre ben oculate, che direzione e altri responsabili avevano prospettato… L’unione si fa sempre tra due o più entità, da soli si rischia quasi sempre la chiusura… per sfortuna!

          • simone tulumello

            a titolo di cronaca, il mio commento non voleva essere una critica al pezzo di Helga, al massimo una estensione di alcune questioni!
            Anche perché se Riso è esistito ed ha fatto (tanto) è proprio grazie ai suoi operatori e nonostante la carenza di risorse e il disinteresse della politica regionale.

          • Peppe

            Eviterei di dire “carenze” di risorse… perchè le mostre proposte da Riso hanno avuto dei budget non per niente economici… credo invece che siano stati fatti troppi sprechi per accontentare “tutti” (o quasi). Non mi pare che ci sia stato un disinteresse della politica regionale anzi mi pare che sia stato sempre il cavallo di battaglia di tutti gli assessori regionali alla cultura… Credo solo che se si riuscisse prima a formare i dirigenti e poi ad impiegarli come si deve, forse si eviterebbe di chiamare “esperti esterni” un po’ troppo onerosi… e piuttosto poi di elemosinare quelle figure “quasi volontarie autoctone” che hanno lavorato con una certa sensibilità e capacità… Ma non per questo mi stupisco!

          • simone tulumello

            Sprechi? Cavallo di battaglia? Ma cosa, quattro miserie, tali che 12 milioni di euro per 3 anni (che sono una miseria) sembravano la panacea?
            Ma Peppe ha mai visto un Museo (con la M maiuscola), ha idea degli investimenti che si fanno comunemente in città anche più piccole di Palermo?

        • Peppe

          Di musei ne frequento abbastanza… e forse ne so abbastanza bene per dire le cose che scrivo, e senza presunzione, ma perchè so come sono le gestioni nei musei… Di sicuro 12 milioni di euro non sono niente in 3 anni.. ma sono una buona cifra per organizzare delle attività espositive senza che questi stessi vadano a finire nelle tasche di chi già ha uno stipendio regionale di tutto rispetto… E poi forse se non sai cosa significa “cavallo di battaglia” faresti bene a sentire i politici di turno che vantano di aver fatto il più importante museo d’arte contemporanea nella storia della Sicilia e bla bla bla… E poi se mi porti l’esempio di un museo siciliano che prede per 3 anni più di 12 mila euro lo metterò tra i miei annali e rimarrò in silenzio sino a quando finiranno i 12 milioni di euro… Forse parli evidentemente di musei internazionali.. ma qui siamo in Italia e nello specifico in Sicilia o meglio a Palermo… E poi solo per la cronaca esisto musei siciliani che con quei 12 mila euro abbattirebbero la loro vecchia struttura per costruirne una nuovaa e ci camperebbero per più di 3 anni… ma non sto qui ad elencarli… anche perchè non è la sede giusta….

  • Salvatore Calì

    Mi associo al coro di disapprovazione, auspicandomi per la Sicilia quel risveglio culturale che si sta attuando con la passione egli sforzi di molti…

  • Pingback: Chiude il Museo Riso di Palermo, mancano 12 milioni di euro | Antonio Blunda()

  • paolo madonia

    La CULTURA a Palermo e in Sicilia e’ stata sempre gestita da uomini INCOMPETENTI . So che con questa affermazione mi faccio molti nemici, ma chi se ne frega!!!! Da un po di tempo alcuni valori sono legati a fatti economici, ormai le cose non si fanno per il gusto della crescita collettiva ma, solo e soltanto “crescita” personale a proprio uso e consumo. CHE TRISTEZZA.

    • Vaiècc

      condivido pienamente…una massa di incompetenti lo ha fondato, gestito e fatto chiudere, insieme agli scontri personali nella vergognosa politica isolana.

      • helga marsala

        qui si denuncia un sistema e la gestione dissennata della cosa pubblica. un sistema di cui anche tu fai parte e a cui tutti dovremmo ribellarci. l’arresto delle attività di un museo è una cosa gravissima, soprattutto in virtù dei fatti e delle logiche che stanno dietro tutto questo. una riflessione su quello che è diventata oggi la politica non può prescindere da questi fatti.
        e dirò di più, a mio avviso se Riso si ferma è proprio perché di clientelare nella gestione interna non c’era niente: un museo onesto, che usa i soldi per produrre e che non fa favori ai politici, non è ben visto, non può lavorare. i musei che non chiudono sono proprio quelli che seguono le logiche clientelari.

        • Peppe

          Non pensi che si riferito a lei come persona, dott.ssa Marsala… ma forse mi pare che adesso stia un po’ esagerando dicendo che a Riso lavorano solo competenti e nessun clientelismo…. capisco la sua posizione ma non difenderei così troppo e a spada tratta Riso… cerchiamo di analizzare lo staff bene e poi si potrebbe discutere su chi ha lavorato e chi ci lavora, ma in fondo il vero problema a nessuno importa… E ancora di più trovo quasi del tutto un bluff la parola ” di museo onesto”… Credo che i veri problemi siano di altra natura…
          E i musei che non chiudono sono quei musei che hanno direttore che cercano di permettere al fruitore, al di là della programmazione, di continuare a far FRUIRE ai cittadini le proprie collezione, sfruttando al massimo le potenzialità della stessa onde EVITARE la dannosa chiusura…ed è giustissimo dunque quello che lei dice: “l’arresto delle attività di un museo è una cosa gravissima”.

          • Peppe hai proprio una bella faccia di cartone. Sei dall’inizio della discussione che anziché argomentare intorno ai contenuti dell’articolo , ti ostini a fare la requisitoria a chi ha scritto l’articolo.
            L’ultima che hai sparato fa cadere letteralmente le braccia perché se Helga scrive che le persone con responsabilità gestionali al Riso hanno lavorato onestamente significa che conosce quelle persone e da quando in qua la fiducia, ti domando, è divenuta questione Impersonale od oggettiva come la dai ad intendere?
            Batti invece ad esaminare i perché quei 12 milioni hanno rappresentato per il riso una tragedia .
            Tragedia che ha delle singolari analogie con tantissime altre storie prodotte dalla palude del sottogoverno.
            Qui in Sardegna c era un tesoretto di 750 milioni Spendibili per fare la Sassari Olbia. Era come avere un borsellino pieno che è stato svuotato per alimentare la banda del nano.
            E tu stai a rompere le scatole alle persone che non centrano niente, ma non ti vergogni?

          • Peppe

            Gentile sign. Marras… evidentemente lei è in Sardegna e non sa come funzionano le cose in Sicilia e nello specifico a Palermo. Non sto facendo l’inquisitoria alla dott.ssa Marsala, che ho sempre apprezzato i suoi articoli… Solo che in questo caso, capisco la posizione e i ruolo in cui la stessa si trova all’interno di Riso e non può essere oggettiva al 100%. Quindi lei può insultare chiunque e dare della “faccia di cartone” a chi vuole anche allo scrivente, di certo non mi tocca la sua definizione. Così come io sto a “rompere le palle alle persone che non c’entrano niente”, anche lei sta facendo lo stesso e SOPRATTUTTO perchè non conosce la realtà delle cose… forse ogni tanto è bene scrivere in maniera educata e senza scadere nella polemica gratuita.
            Quello che volevo puntualizzare è riferito solo al presente articolo della Marsala che, forse, e ripeto, perchè ha creduto in questa amministrazione museale non può che sostenere il rammarico della chiusura. E con questo chiedo scusa solo alla Marsala, se può aver pensato che le mie affermazioni siano state “requisitorie”, ma siamo in democrazia e per fortuna godiamo della libertà di espressione.

          • In casa MIA quando compiono un atto vigliacco sono abituato a ragionare solo su chi il fatto Lo ha commesso e non chi l ha subito.
            È come avere la pretesa che uno scippatore abbia una qualche ragione sulla vittima perché questa, FORSE ….MAGARI…è anche essa una poco di buono; magari che so non ha pagato i suoi debiti oppure se lavora all ‘Asl , magari esiste il fondato sospetto che è pure assenteista.
            Dunque di questo passo l’attenzione si sposta su chi la ingiustizia l ha subita non su chi l(ha inflitta.
            L’articolo di Helga Marsala è molto chiaro e diretto ed i suoi commenti sono ingiustificati.

          • Peppe

            Secondo me, signor Marras sta andando un po’ fuori di testa…. pertanto non rispondo a nessuna delle sue fittizie e blasonate illazioni… detto ciò a casa mia il suo atteggiamento verso una libera espressione si chiama maleducazione… e non ho offeso la Marsala e ne tanto meno lei..
            buona serata e si faccia anche 4 risate ogni tanto… ;-)

          • LorenzoMarras

            e fa bene a non rispondere perche’ non saprebbe come rimediare a cio’ che Lei ha scritto e che le è stato contestato, come si usa fare tra persone che esercitano il diritto di parola.
            Si ficchi in testa che la faccenda riguarda la (a questo punto) ipotesi di chiusura del Riso e non la conduzione della stesso giusto per riportare la faccenda ai suoi originari confini.

            P.S. : la seconda volta non L ho offesa . Ho scritto come personalmente avrei visto la cosa a casa mia. Se esprimere una diversita’ di vedute significa fare un atto di Maleducazione mi sa che è Lei che ha qualcosa che nella sua testa Non va per il verso giusto.
            E non c è niente da ridere.

  • Christian caliandro

    Bravissima, Helga

  • francesco sala

    parliamo della stessa regione dove, nel 2010, sono stati assegnati alle spese vive dell’Assemblea (il consiglio regionale, per intenderci) 160milioni di euro.

    fate vobis

  • Pingback: Palermo, rischia la chiusura il Museo Riso di Palermo. Mancano 12 milioni di euro | Redazione Il Fatto Quotidiano | Il Fatto Quotidiano()

  • Amalia

    Al di là delle critiche sulle scelte artistiche e personali preferenze, il punto è non vanificare quanto fatto finora, considerarlo un “bene comune”, e far luce su questi retroscena così cari alla casta siciliana. E’ fin troppo evidente il tentativo di indrodurre proprio delle logiche clientelari in una realtà “atipica” da questo punto di vista e per questo fuori “controllo”…

  • Dispiace!

  • giorgio nenci

    12 milioni di euro in tre anni ! (ma ho letto bene?); sono 24 miliardi di lire.
    4 milioni di euro all’anno, dalle parti del nord italia con questa cifra organizzano 2 o 3 mostre di grande richiamo attingendo opere da musei europei e americani.
    Povera Sicilia, che male fai a te stessa……

  • Gabriele C.

    Un ennesimo,immenso,centro commerciale sta per aprire…Palazzo Riso chiude….che dire di più ? Tempi insulsi,in cui gli insulsi hanno il loro benessere e i non insulsi per lo più assistono allo sfacelo.Così non va…..

  • il cigno bianco

    Scusate, approfitto della grande visibilità di Artribune e della platea di lettori di questo pezzo per segnalare un’altra incresciosa vicenda palermitana, legata parimenti al mondo dell’arte, sebbene non visiva. Prima di Natale, i ballerini del Massimo hanno scioperato contro la minaccia di affossare il Corpo di Ballo (danzando ‘Lo Schiaccianoci’ in strada, se vi interessa ci sono dei documenti video su Youtube). Ebbene, si sono visti rifiutare l’uso della Sala Prove dove, nonostante tutto, erano tornati a lavorare. Sarebbe bello che tutti i lavoratori dell’arte cittadini facessero fronte comune per difendere il diritto di offrire ai palermitani e non solo la bellezza frutto dei propri sacrifici. E non pensiamo che Palermo sia un caso isolato in questo clima di smantellamento delle istituzioni culturali, purtroppo….

  • Pingback: Riso chiude? Macché. La parola all’assessore Missineo | Artribune()

  • helga marsala

    Gentile Marras, grazie per la stima e per aver compreso la mia assolta trasparenza in questo articolo.
    Quanto alle osservazioni di Peppe, che dire? Io ho collaborato col Museo, ma sempre da esterna e in modo saltuario. Certamente vi sono legata, ma sapete perché? Pur avendo ben chiare tutte le cose che là dentro non funzionavano, forse per la prima volta in questa terra disgraziata ho potuto assistere a una realtà differente, pulita, in cui a guidare le cose erano la passione e il coraggio di pochi. E non la politica bieca e corrotta.
    Una realtà che, per la prima volta in Sicilia (fatte salve poche eccezioni), ha puntato su progetti che provavano a confrontarsi con la scena internazionale e con una ricerca davvero contemporanea, riuscendo a rafforzare e spronare il (debolissimo) sistema locale dell’arte.
    Non tutte le mostre mi sono piaciute, non tutte le ciambelle sono riuscite col buco, non tutto della gestione interna ho condiviso. Ma sulla buona fede, l’impegno e la dedizione folle di chi ha diretto il Museo e la serietà di tutti coloro che ci hanno lavorato (duramente e spesso senza vedere un soldo), potrei scommettere i soldi che non ho.
    Il museo non mi portato poltrone né ricchezza. Ma mi ha lasciato affetti, esperienze umane e professionali straordinarie, incontri, scambi, idee, e la sensazione meravigliosa di avere, finalmente, un luogo della città e per la città in cui i linguaggi del presente potessero servire da collante sociale, da stimolo intellettuale, persino da strumento aggregativo.
    E’ per questo che Riso non deve chiudere ed è per questo che io, come tanti cittadini, mi batterò fino allo stremo affinché questo non avvenga. Detto ciò, tutto è migliorabile e nuovi modelli di gestione museale vanno pensati. In primis, cominciassero a rendere le cose più facili trasformando Riso in una fondazione, con tanto di autonomia amministrativa e gestionale. Sono anni che la direzione ci lavora, senza riuscire a sbloccare la faccenda. Qualcuno, ai piani alti, mette i bastoni tra le ruote…

    • LorenzoMarras

      Ma si figuri Helga, dovere, perche’ sta portando avanti una lotta giusta innanzitutto di assoluta trasparenza informativa che è il sale di ogni democrazia che si rispetti eppoi perche’ in termini di legalita’ pone la questione anche a livello nazionale. Questa è l’Artribune che vorrei vedere sempre all’opera.
      p.s. : il fatto che le Istituzioni Regionali ritengano opportuno uscire in termini Ufficiali attraverso l’assessorato indica chiaramente che la Vostra Informazione è stata tempestiva e sopratutto vigile.
      La saluto cordialmente Helga.

    • Peppe

      Gentile dott. Marsala conosco il suo modo di scrivere e di comunicare e ho apprezzato i suoi precedenti articoli… Ovviamente si può dissentire qualche volta oppure bisogna sempre condividere ciò che gli altri pensano o scrivono?
      E’ giusto che lei abbia scritto quello che si sentiva in quel momento così come è giusto che io abbia la mia idea sulla questione “Riso” che evidentemente per un motivo o per un altro non viaggia sullo stesso piano…
      Spero piuttosto che si risolva per i meglio e che Riso possa veramente essere un nuovamente sulla cresta dell’onda.. magari con una gestione differente ed europea. Auguriamocelo!

  • Rita

    A quando la primavera siciliana?

    • gaia

      la questione Riso….retorica… e ancora retorica, vittima e carnefice, ma chissà dove stà la buona fede? esiste davvero?

      • SAVINO MARSEGLIA (artista)

        RISO AMARO NEL MULINO DELL’ARTE INQUINATA !!

        Vero o falso? Pace e guerra, vittima e carnefice, alto e basso, uguale e diverso, buona fede e cattiva fede. Tutte queste cose stanno insieme per raccontare un RISO una volta allegro, e poi diventato piuttosto amaro.., attraverso i veri protagonisti che ci hanno lavorato.

        Una gestione che tra luvi ed ombre non poteva andare avanti senza quei famosi quattrini pubblici sempre promessi e mai arrivati che oggi uniscono in questa rabbia i lavoratori del RISO

        Una giusta rabbia di coloro che hanno perso il pane quotidiano. Quando invece la farina dell’arte, come il riso della vita richiederebbero una buona cura e confezione.

        Forse, ci voleva una struttura più pulita che doveva funzionare in modo efficiente come un autentico mulino che macina e produce il pane e le focacce per tutti. Ma come diocevano una volta i saggi contadini: il pabe buono si fa sempre con la farina di grano duro, anche tenero, ma sempre di buona qualità. Anche il riso, dovrà sempre essere coltivato in acque pulite non inquinate, in modo che nascacano chicchi saporiti e buoni per tutti.

        Ma…, di questi tempi in cui il suolo, l’acqua, l’aria e la stessa coscienza delle persone risulta inquinata.., diventa estremamente difficile trovare il riso e la farina di qualità.

        Il RISO come tanti altri musei italioti sparsi sullo stivale, rappresenta tutto questo di cui sopra: ciò dove niente è quello che sono o che dovrei essere per la vita e l’arte.

        • SAVINO MARSEGLIA (artista)

          scusate per gli errori di battitura del grano e del riso…

  • Pingback: Chiuso per coscienza. Il direttore di Riso si difende | Artribune()

  • Pingback: PALERME : FERMETURE DU RISO, MUSEE D’ART CONTEMPORAIN DE SICILE « INFERNO()

  • marcello drago

    ho letto sbigottito che il museo sarebbe feudo di un ex sottosegretario che avrebbe nominato dagli uscieri ai consulenti a cifre che anche i musei piu importanti al mondo si sognano. leggo che il direttore vuole chiudere il museo e che tuttavia non sia lui il vero reggente del museo anzi che sia prestanome di una signora che poco piu che quarantenne governa militarmente il museo ed è già una PENSIONATA della regione proprietaria del museo.
    una domanda mi sorge spontanea: ma questa roba avviene in Italia? lo stesso paese in cui abito e che ha ancora un sistema di legalità che vincola ogni cittadino ed ogni istituzione al rispetto di leggi e soprattutto in un momento di difficile crisi a principi di corretta amministrazione e spesa? in questo caso visti 12 milioni di stanziamento per l’attività ci sarebbe da aspettarsi che riso sia quantomeno il piu importante museo europeo altrimenti credo che la magistratura palermitana dovrebbe guardare anche questi casi di illegalità eclatante che mi fanno vergognare di essere siciliano

  • Pingback: Riso: “Rivoglio l’arte contemporanea in Sicilia” · tre.no()