OA, primo atto. Teatro Studio Krypton incontra l’arte

Giancarlo Cauteruccio e Alfredo Pirri riflettono sul significato della memoria e della storia. Con un progetto che rammenta l’importanza politica dell’arte. Ed è solo il primo atto. Succede a Scandicci, da domani.

Alfredo Pirri - Gas - 1990

OA è l’acronimo scelto dal regista Giancarlo Cauteruccio per la sua nuova produzione performativa in scena al Teatro Studio Krypton di Scandicci da domani 29 gennaio fino al 18 maggio. Cinque atti che si svolgono in una successione temporale dilatata, a intervalli di un mese l’uno dall’altro, e si prefiggono d’indagare le lingue del teatro attraverso un’inedita forma di messa in scena, non più fondata su una drammaturgia letteraria, ma scaturita dal confronto con l’opera d’arte.
OA per sintetizzare le parole ‘opera’ eazione’ e ribadire il ruolo fondamentale del corpo come forziere della sensibilità umana. La parola, la danza, il canto, la luce e la musica, forme fondamentali dell’azione scenica, saranno protagoniste di un dialogo con l’opera di cinque artisti: Alfredo Pirri, Enrico Castellani, Jannis Kounellis, Loris Cecchini e Cristina Volpi. Ci racconta Pirri che in questo progetto “l’arte non si fa corredo ma corpo vivo” e il teatro, aprendosi all’istallazione, mette al centro l’opera d’arte e la trasforma in qualche cosa in grado di generare un nuovo percorso drammaturgico.

Giancarlo Cauteruccio

In questo primo atto, intitolato La parola, la drammaturgia prende forma dalle suggestioni evocate dall’istallazione GAS di Alfredo Pirri. GAS, dice l’artista, “è il titolo della mia prima mostra alla Galleria Tucci Russo e anche il titolo dell’installazione. La mostra risale al 1990 ma l’opera è di un anno precedente. Si articolava su due piani e l’installazione che ora sarà al centro della performance si trovava al primo piano ed era circondata da un altro lavoro composto da tele di 100 x 100 cm realizzate per strada usando grandi tombini del gas come matrice litografica”. Un’opera con una vita propria, che l’artista decide di ripresentare a Scandicci perché, dice sempre Pirri, “non l’avevo più presentata in Italia da allora. Nel frattempo era stata esposta solo in Polonia nel 2007 al museo Bunkier Sztuki di Cracovia in occasione del Giorno della Memoria. Mi è parso, quindi, il momento di far rivedere questo lavoro in Italia, in questo momento storico”.

Alfredo Pirri

D’altra parte, il legame fra Cauteruccio e Pirri nasce da una relazione di lunga data. Compagni di liceo e in seguito colleghi a teatro per l’Eneide del 1983, dialogano in questo spettacolo sul tema della Shoah. La parola ‘gas’ ripetuta ossessivamente sulle tele dell’installazione originale pretendeva di rievocare la memoria dell’Olocausto.
Il progetto nasce da un’esigenza di rottura, sostiene Cauteruccio: “L’opera d’arte è qui intesa non come mera scenografia ma come elemento generativo, come punto di partenza e stimolo drammaturgico”. Attraverso questo progetto il regista vuole generare una “esperienza centripeta”, in grado di riunire in un’unica opera d’arte molteplici esperienze e linguaggi. Un’opera dove è fondamentale far confluire nuovamente il dibattito legato ai problemi sociali e dove è necessario interrogarsi sulla condizione umana. Per il regista, la parola rappresenta il primo elemento su cui è indispensabile riflettere per comprendere la crisi culturale della modernità.

Teatro Studio Krypton

È una presa di posizione politica, è una voce che chiede all’arte di non abbassarsi all’attuale livello culturale, ma di farsi – eticamente – portavoce di alti principi. Per questa ragione il regista decide di dar voce grazie a due altoparlanti d’epoca, ai testi di Celan e Adorno, due intellettuali che durante la loro vita hanno affrontato i problemi legati alla complessità della memoria e all’assurdità della storia. Nel ripresentare questo discorso, Cauteruccio genera un’interpretazione ulteriore del loro pensiero, investendolo di un nuovo significato. Dice Pirri: “Le parole di Adorno sono dirette, nervose e strutturali (come un tombino di ghisa) quelle di Paul Celan fuoriescono dalla struttura come fa la luce quando filtra dagli interstizi dell’opera”. La parola occupa lo spazio e vive negli anfratti dell’opera di Pirri, entrando in relazione con lo spettatore. OA è un’azione coraggiosa che aspira metaforicamente a mettere in crisi il sistema per sperare poi, chissà, in una futura rinascita.

Giada Lusardi

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