L’era della stupidità, parte V

Giunta alla quinta tappa, la saga dell’era della stupidità abbandona (temporaneamente?) la tweettologia per guardare a… un’altra saga. Anzi, alla saga par excellence. Parliamo ovviamente di Star Wars e del suo ideatore, George Lucas.

Darth Vader in Star Wars. Episodio V

Ora, dopo che sono state tentate invano tutte le vie
(come si è persuasi), regnano la svogliatezza e un totale
indifferentismo: il che è madre del caos e della notte
nelle scienze, ma è insieme l’origine, per lo meno il preludio,
di un vicino mutamento radicale e di un rischiaramento
delle medesime, se è vero che esse sono divenute oscure,
confuse ed inservibili, per una diligenza male applicata.

Immanuel Kant, Critica della ragione pura (1781)

Come Martin Scorsese, suo collega lontano-vicino nella temperie della Nuova Hollywood Anni Settanta, anche George Lucas racconta la stessa storia in tutti i suoi film, secondo diverse declinazioni (THX 1138, 1971; American Graffiti, 1973; Star Wars, 1977-2005): la maturazione, la crescita, la transizione dall’infanzia all’età adulta, la scoperta del dolore e della perdita, la costruzione di un sistema morale. L’uscita dal guscio, la conquista della libertà e l’esplorazione del mondo esterno come tema fondante.
Solo che, a guardare attentamente lo svolgimento e l’evoluzione delle due trilogie che compongono il mega-racconto di Star Wars (classica: 1977-’83 e nuova: 1999-2005), il vero protagonista non è affatto – come potrebbe sembrare a prima vista – Luke Skywalker. Ma suo padre: Anakin Skywalker/Darth Vader. Suo è il percorso di iniziazione/formazione/dannazione; ed è lui a costituire il vero nucleo e il fulcro dell’intera mitografia.

Illustrazione della copertina del cofanetto blu-ray

Questo aspetto risulta molto evidente se si studia un poco la tanto bistrattata nuova trilogia. Gli ultimi tre episodi (i primi, seguendo l’ordine cronologico: I, II, III) sono stati vituperati e disconosciuti sia dalla critica che dal pubblico perché considerati privi dell’azione, del divertimento e del senso di avventura che avevano caratterizzato la trilogia classica. Ma le cose non stanno proprio così. Nella nuova trilogia, Lucas esplora a fondo non solo le nuove possibilità di creare ambienti, mondi e universi offerte dalle tecnologie digitali, ma anche le sfumature della diplomazia e della lotta politica. La narrazione risale infatti alle origini della guerra civile che oppone l’Impero ai ribelli, per indagarne le motivazioni e i passaggi.
Star Wars, infatti, è nella versione originale composta tra fine Anni Settanta e primi Anni Ottanta, la storia di una ben strana rivoluzione, della quale non si conoscevano i contorni né il sistema politico che essa intendeva costruire – se non come Restaurazione dell’ordine precedente, che però (come emerge dalla nuova trilogia) veniva contestato esplicitamente dai “separatisti” come corrotto e disfunzionale. La corruzione e l’immobilismo della Repubblica sono le cause principale che hanno portato alla crisi, alla guerra civile e all’affermazione dell’Impero.

Lucas indaga quindi le sfumature del Potere, e delle sue strategie. In modo certamente un po’ didascalico e ridondante (gustosa, in proposito, la parodia delle interminabili sedute del Senato offerta da Matt Groening in un memorabile episodio dei Simpsons): ma lo fa. E questo introduce, nella macchina mitologica di Star Wars, un elemento di complessità che prima non c’era. La nuova trilogia, pur con tutte le sue pecche e criticità, conferisce un nuovo senso, più ricco, a quella classica.
Inoltre, la relazione tra le due sequenze è caratterizzata dalla costruzione di un senso ciclico, opposto o comunque alternativo rispetto alla direzione semplicemente progressiva della storia. L’incrocio/inversione del tempo narrativo e del tempo biografico permette di stabilire e di articolare più livelli di interpretazione, e costituisce il corrispettivo della dimensione mitica che caratterizza il piano narrativo.

Star Wars. Episodio III - 2005

Così, tra l’inizio degli Anni Ottanta e l’inizio degli Anni Zero, l’attenzione del racconto si sposta implicitamente, ma significativamente, da Luke ad Anakin: la scoperta del Lato Oscuro (il Male) avviene a partire dal Bene, e si dirige comunque verso il Bene. Anakin è davvero il Prescelto, dal momento che nell’episodio VI compie finalmente la sua scelta decisiva, spostando l’asse delle potenze in campo e riportando l’equilibrio nella Forza. Come la profezia prescriveva.
Il discorso del Lucas maturo si nutre così della scoperta delle contraddizioni. E questa scoperta va di pari passo con l’esplorazione della natura mitografica del mainstream. Non un caso, forse, che la maschera inconfondibile di Darth Vader sia finita sulla copertina di Mainstream di Frédéric Martel.
E se Anakin, oltre al mainstream, rappresentasse il regista stesso, e la sua personale vicenda creativa? Potremmo dunque concludere questo “episodio” de L’era della stupidità con il seguente sillogismo:
Se George Lucas è il mainstream e se Darth Vader è il mainstream, allora George Lucas è Darth Vader.

Christian Caliandro

LEGGI ANCHE:
L’era della stupidità parte I
L’era della stupidità parte II
L’era della stupidità parte III
L’era della stupidità parte IV

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Christian Caliandro
Christian Caliandro (1979), storico dell’arte contemporanea, studioso di storia culturale ed esperto di politiche culturali, insegna storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia. È membro del comitato scientifico di Symbola Fondazione per le Qualità italiane. Ha pubblicato “La trasformazione delle immagini. L’inizio del postmoderno tra arte, cinema e teoria, 1977-’83” (Mondadori Electa 2008), “Italia Reloaded. Ripartire con la cultura” (Il Mulino 2011, con Pier Luigi Sacco) e “Italia Revolution. Rinascere con la cultura” (Bompiani 2013). Cura su “Artribune” le rubriche inpratica e cinema; collabora inoltre regolarmente con “La Gazzetta del Mezzogiorno”, “minimaetmoralia”, “che-Fare”. Ha curato mostre personali e collettive, tra cui: “The Idea of Realism // L’idea del realismo” (2013, con Carl D’Alvia), “Concrete Ghost // Fantasma concreto” (2014), entrambe parte del progetto “Cinque Mostre” presso l’American Academy in Rome; “Amalassunta Collaudi. Dieci artisti e Licini” presso la Galleria d’Arte Contemporanea “Osvaldo Licini” di Ascoli Piceno (2014); “Sironi-Burri: un dialogo italiano (1940-1958)” presso lo spazio CUBO (Centro Unipol Bologna, 2015); “RIFTS_Abate, Angelini, Veres” (Artcore, Bari 2015); “Opera Viva Barriera di Milano” (Torino 2016); “La prima notte di quiete” (i7-ArtVerona, 2016).
  • Lasciamo il vecchio trippone George nel suo brodo di forze che ci compenetrano e tengono unita tutta la galassia.

  • TheStylist

    Comunque la si voglia guardare la seconda trilogia (Episodio I, II e III) ha rovinato la saga… Sarebbe stato meglio lasciare tutto com’era e non toccare niente.

  • hm
  • Credo che entrambe le trilogie guardino con attenzione al continuo altalenarsi di lato oscuro/luce, male/bene. Questo processo dialettico viene esplicitato sia nel contesto macro del potere e della lotta Impero/Repubblica che nel micro attraverso le vicende umane di Anakin e Luke. Apprezzabile è l’assenza di valutazione morale di Lucas, che mostra come in questi due personaggi la polarizzazione, la tendenza al bene o al male sia inconsapevole e non “assoluta”.. In Anakin la natura “oscura” si dimostra più forte e questo lo porta a scegliere la via del male ma non perdendo del tutto anche il suo lato “positivo” che lo porterà a risparmiare il figlio nel duello finale.
    Sullo stesso Luke il maestro nutre inizialmente dubbi e preoccupazioni in quanto consapevole di quanto “il lato oscuro” sia forte in lui. Credo che un gran pregio di tutta la saga stia proprio nel riconoscere la contraddizione, l’ambivalenza dei personaggi rifuggendo giudizi morali.
    Poi vero, anche secondo me la prima trilogia è meglio! :)