L’era della stupidità, parte VII

Dopo sei puntate, la saga sull’era della stupidità approda a una conclusione, seppur provvisoria. Se la stupidità non ci appartiene più, se sta diventando davvero minoritaria, cosa prende il suo posto? Bisogna credere nel potere delle idee. Semplici e cristalline.

A game of thrones

“Uno dei tratti salienti della nostra cultura è la quantità di stronzate
in circolazione. Tutti lo sanno. Ciascuno di noi dà il proprio contributo.
Tendiamo però a dare per scontata questa situazione. Gran parte delle persone
confidano nella propria capacità di riconoscere le stronzate e di evitare
di farsi fregare. Così il fenomeno non ha attirato molto interesse,
né ha suscitato indagini approfondite.”
Harry G. Frankfurt, Stronzate. Un saggio filosofico (2005)

“E se l’arte non ha più nessun futuro in questo
mondo… ecco il momento di dedicarsi ad essa!”
Antonio Moresco, Lettere a nessuno (1997; 2008)

“We are the dead of night
We’re in the zombie room
We’re twilight parasites
With self-inflicted wounds”
Depeche Mode, The Dead of Night (Exciter, 2001)

Godfrey Reggio - Koyaanisqatsi - 1982

1. Il mainstream e il pop, al loro meglio, sono “mitografia contemporanea”; al loro peggio, sono stupidità, stupidità che riflette stupidità. Rumore bianco.

2. Come scrive Giorgio Vasta, le narrative più interessanti oggi parlano dell’umiliazione. Dell’esperienza indicibile dell’umiliazione come metafora. L’umiliazione è la figura della condizione collettiva.

3. Dissociazione dalla realtà esterna. Ricomposizione faticosa della frattura tra produzione culturale e realtà.

4. La nostalgia è l’evasione in una versione idealizzata del passato (“i bei tempi andati non sono mai esistiti”). Questa evasione è stata ed è generata dalla paura che un’intera epoca prova nei confronti del proprio futuro. E dell’idea stessa di futuro.

5. Oggi, quell’epoca sta finendo. È già finita. Non ha più nessun futuro. “Winter is coming”, recita il motto degli Stark nelle Cronache del ghiaccio e del fuoco di George R. R. Martin. Il futuro riguarda altri, e altre epoche.

6. Superare la nostalgia vuol dire affrontare finalmente i traumi collettivi. Per ricostruire, occorre rimuovere la rimozione. Indagare, interpretare e raccontare le cause profonde dell’umiliazione generale. Il lato oscuro, morto (la “dead zone”) della realtà.

David Cronenberg - The dead zone

7. La stupidità è per tempi (apparentemente) leggeri, di sperpero. La stupidità non è adatta ai tempi difficili: in tempi difficili, la stupidità uccide. Per la Depressione, molto più adatte sono la serietà, l’intelligenza al servizio delle soluzioni, la generosità, la condivisione. La tensione morale: “Ho già detto che non possiamo accettare che mezza nazione prosperi e l’altra metà sia alla bancarotta. Se tutta la nostra gente può contare su un lavoro, una paga equa e giusti profitti, ognuno può comprare i prodotti realizzati dal suo vicino e l’economia funziona. Ma senza gli stipendi e i profitti della metà del Paese, l’economia funziona solo a metà. Né è di grande aiuto l’eventualità che la metà fortunata sia davvero molto ricca: la cosa migliore è che tutti siano ragionevolmente benestanti.” (Franklin Delano Roosvelt, Il “National Recovery Act” – terza chiacchierata al caminetto, 24 luglio 1933)

8. Se ci si accorge che determinati schemi e modelli (economici, sociali, politici, culturali) non funzionano – e non funzioneranno mai, e in fondo non hanno mai funzionato – è stupido insistere ad applicarli. Significa voler sprofondare ancora di più nel baratro, a cui i medesimi schemi e modelli ci hanno avvicinato pericolosamente. Molto più sensato e, in definitiva, letteralmente “economico” è adottare in toto la funzione trasformatrice della cultura. Affidarsi ad essa, per costruire nuovi schemi e modelli, non solo più efficienti (l’efficienza è una pia illusione: è proprio la finta efficienza, la stupidità camuffata da efficienza che ci ha ridotti così…), ma certamente più umani. E vedrete che risulteranno anche più intelligenti.

9. La stupidità è il passato. La stupidità ce la siamo lasciata alle spalle – se Dio vuole. Continuerà a circolare, ma in forme diverse e sperabilmente minoritarie.

10. Se invece la stupidità continuerà a dominare e a dettare le regole (regole stupide), vorrà dire che siamo tutti spacciati – e che alla fine è anche inutile tentare di salvarci, per la semplice ragione che non c’è più nulla di buono che valga la pena di salvare.

Godfrey Reggio - Koyaanisqatsi - 1982

Appendice – La guerra dei cloni

Come fanno le idee a trasformare davvero il mondo e la realtà?
È necessario che le idee siano complesse, ma non complicate. C’è una bella differenza: la stessa differenza, più o meno, che passa tra un ecosistema (o un organismo), e una macchina creata dall’uomo. Una volta formulate, le idee possono anche essere distorte-ridotte-semplificate da altri. Ma alla fine, il loro nocciolo duro, il nucleo rimane sempre quello. Intatto. Non scomponibile ulteriormente. Idee irriducibili. (Se ci pensate, Inception di Christopher Nolan funziona più o meno così: la narrazione parla dell’inception, ma il film stesso è un’inception da manuale, di cui tutto ciò che viene raccontato rappresenta il corollario onirico: l’innesto di un’idea – “Qual è il parassita più resistente? Un’idea. Una singola idea della mente umana può costruire città. Un’idea può trasformare il mondo e riscrivere tutte le regole”, recita Dom Cobb – nel cervello degli spettatori). Semplici.

Atomi, diamanti, proiettili. Inscalfibili: “E poi mi sono reso conto… come fossi stato colpito, colpito da un diamante… una pallottola di diamante in piena fronte. E ho pensato: mio Dio che genio c’è in questo, che genio. Che volontà, per far questo. Perfetto, genuino, completo. Cristallino. Puro.” (Marlon Brando-Kurtz in Apocalypse Now, Francis Ford Coppola 1979).

Christian Caliandro


LEGGI ANCHE:
L’era della stupidità parte I
L’era della stupidità parte II
L’era della stupidità parte III
L’era della stupidità parte IV
L’era della stupidità V
L’era della stupidità VI

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Christian Caliandro
Christian Caliandro (1979), storico dell’arte contemporanea, studioso di storia culturale ed esperto di politiche culturali, insegna storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia. È membro del comitato scientifico di Symbola Fondazione per le Qualità italiane. Ha pubblicato “La trasformazione delle immagini. L’inizio del postmoderno tra arte, cinema e teoria, 1977-’83” (Mondadori Electa 2008), “Italia Reloaded. Ripartire con la cultura” (Il Mulino 2011, con Pier Luigi Sacco) e “Italia Revolution. Rinascere con la cultura” (Bompiani 2013). Cura su “Artribune” le rubriche inpratica e cinema; collabora inoltre regolarmente con “La Gazzetta del Mezzogiorno”, “minimaetmoralia”, “che-Fare”. Ha curato mostre personali e collettive, tra cui: “The Idea of Realism // L’idea del realismo” (2013, con Carl D’Alvia), “Concrete Ghost // Fantasma concreto” (2014), entrambe parte del progetto “Cinque Mostre” presso l’American Academy in Rome; “Amalassunta Collaudi. Dieci artisti e Licini” presso la Galleria d’Arte Contemporanea “Osvaldo Licini” di Ascoli Piceno (2014); “Sironi-Burri: un dialogo italiano (1940-1958)” presso lo spazio CUBO (Centro Unipol Bologna, 2015); “RIFTS_Abate, Angelini, Veres” (Artcore, Bari 2015); “Opera Viva Barriera di Milano” (Torino 2016); “La prima notte di quiete” (i7-ArtVerona, 2016).
  • TheStylist

    “Due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, ma riguardo l’universo ho ancora dei dubbi.”

    Albert Einstein