Jeff, un americano a Vienna. E il KHM si rivoluziona

Che ci faceva qualche giorno fa Jeff Koons tra i capolavori classici del viennese KHM? Un ripasso del passato? Un incontro programmato? Un seminario sul suo seminato? E perché proprio in compagnia di un inglese?

Jeff Koons e Jasper Sharp in dialogo al KHM

Lui, Jeff Koons, superstar e icona evergreen dell’arte contemporanea da tre decenni, è nientedimeno un collezionista “appassionato” di arte dei secoli scorsi. Aggettivo virgolettato per motivi di diritto d’autore. Ora sta pure progettando una serie di opere intitolata Antiquities. Ma insomma, che ci faceva Koons alcuni giorni fa lì, in uno dei santuari dell’arte classica qual è il Kunsthistorisches Museum di Vienna, che, tanto per dire, è pieno di notissimi capolavori dei massimi artisti italiani, nessuno escluso? Una domanda (superflua) a caso: dove si troverà mai l’impareggiabile Autoritratto allo specchio del Parmigianino? Sì, risposta esatta.
Certamente Jeff tra quelle sale rifletteva sul passato “che non passa”. E se gli chiedevi quali opere colpivano la sua attenzione, ti diceva di provare una vera fascinazione per due dipinti di Correggio appena ammirati, Giove e Io e Il ratto di Ganimede, e poi ti parlava di Raffaello o dell’attrazione per un maestro olandese come Maerten van Heemskerck a lui finora sconosciuto.

Theseustempel al Volksgarten, Vienna

Un passo indietro: lo scorso settembre il “classicissimo” KHM ha inaugurato – clamorosamente – una sezione dedicata all’arte moderna e contemporanea ponendola sotto la guida di Jasper Sharp, un 36enne inglese che a Vienna sta facendo molta strada. Già qualche hanno fa aveva un ruolo di rilievo presso la brillante Fondazione T-B A21 di Francesca d’Asburgo. Ora, poiché il tempo stringe, Sharp è stato appena ingaggiato come commissario del Padiglione Austriaco alla Biennale veneziana del prossimo anno. Chiaro, no? L’Austria tiene tantissimo alla vetrina lagunare, quindi niente improvvisazioni nevrotiche; ci va sempre con progetti qualitativamente ben ponderati, che non di rado lasciano il segno. Tanto per intenderci, basta far mente locale sull’acclamatissimo intrappolamento-con-depistaggio (titolo mai precisato) messo in scena nell’edizione scorsa dall’artista Markus Schinwald; o sulla gigantesca, catartica montagna-labirinto (Das letzte Land) di Hans Schabus di qualche anno addietro.
È dunque Jasper Sharp, l’intraprendente curatore della neonata sezione “moderno-contemporaneo” del KHM, ad aver programmato una serie d’incontri dialoganti con artisti e critici internazionali di prim’ordine da tenersi nel sancta sanctorum. E Jeff Koons, appunto, ha inaugurato la serie. I prossimi due appuntamenti in agenda sono con Martin Gayford, critico d’arte e biografo di Lucian Freud, e con Nan Goldin.

Jeff Koons e Jasper Sharp in dialogo al KHM

Non solo parole, soprattutto fatti. In arrivo armi e bagagli da New York, dove risiede, lo svizzero Ugo Rondinone: un ritorno da artista dopo un passato viennese da studente presso l’Università delle Arti Applicate nel quadriennio 1986-90. Neanche a peso d’oro si riesce a carpire qualche indiscrezione all’headquarter del KHM su questo approdo artistico in calendario a partire dal 20 aprile. In realtà, noi, un minimo lo sappiamo. Sappiamo che la mostra si svolgerà al di fuori del museo, ma non per un plateale distacco. Tutt’altro, Rondinone opererà site specific in un contesto certamente privilegiato quale è il Theseustempel, algido e fantasmatico, sempre di competenza museale ma ubicato nel vicino Volksgarten, che è un centralissimo parco pubblico. E sappiamo pure che il lavoro dell’artista si concentrerà su origini e funzioni di questo particolare manufatto architettonico d’inizio Ottocento, riproduzione in scala ridotta del celebre Tempio di Efesto di Atene del V sec. a.C.

Parmigianino – Autoritratto allo specchio convesso – courtesy KHM Wien

Nel complesso, il programma espositivo moderno-contemporaneo imbastito da Jarper Sharp è disciplinato su alcuni concetti guida. Per esempio, sotto il logo The Artist’s Mind, un artista – poniamo l’americano Ed Ruscha, che in effetti arriverà tra settembre e novembre di quest’anno – sarà chiamato a organizzare a proprio piacere un percorso espositivo selezionando opere classiche del museo e frapponendo ad esse lavori di sua produzione. Un gioco d’incastri semantici e di rimandi linguistici o – perché no? – un rimontaggio di pezzi smarriti di un codice immaginario.
Altro punto chiave: Modern Masters, che ospiterà a cadenza annuale artisti di fama mondiale, anche non più viventi, mai proposti in scala gigante sul suolo austriaco. Pertanto, immancabilmente, grande antologica di Lucian Freud, ma, questa, solo a partire da ottobre del 2013.

Franco Veremondi

www.khm.at

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Franco Veremondi
Nato a Perugia, residente a Roma; da alcuni anni vive prevalentemente a Vienna. Ha studiato giurisprudenza, quindi filosofia con indirizzo estetico e ha poi conseguito un perfezionamento in Teoretica (filosofia del tempo) presso l’Università Roma Tre. È giornalista pubblicista dal 1994 occupandosi di arti visive, di architettura e di estetica dei nuovi media. Nell’ambito delle arti ha svolto periodicamente attività curatoriale e didattica. Collabora con quotidiani e riviste di area europea.