Gino, la calamita

Al Ciac di Foligno, fino al 14 gennaio, undici artisti sono chiamati a raccolta per testimoniare la propria attrazione nei confronti di Gino De Dominicis. Riusciranno i nostri eroi a scongiurare il celebre assunto dell’artista, per cui “chi crede di poter realizzare le proprie opere ‘portando avanti’ la ‘ricerca’ di altri artisti, scambia l’arte con la scienza”?

Luigi Presicce - Ritratto - 2009 - acrilico su tela

Calamitati da Gino, allestita al Ciac di Foligno, intende ricomporre una galassia artistica formata da vari pianeti ruotanti attorno a un unico, grande astro: Gino De Dominicis. Il punto di partenza dei curatori, Giacinto Di Pietrantonio e Italo Tomassoni (autore del monumentale catalogo ragionato dell’artista, da poco uscito per Skira), è senza dubbio intrigante.
Tuttavia, Calamitati da Gino è una mostra a tre velocità: in testa, gli artisti che guardano a De Dominicis avvicinandosi alle sue pratiche attraverso scelte autonome e più disinvolte; a seguire, gli artisti che s’appropriano dichiaratamente, in maniera quasi letterale, dell’eredità del “nume tutelare”; in fondo, un po’ staccati, altri artisti il cui legame con De Dominicis pare quantomeno discutibile. D’altronde, è lo stesso Di Pietrantonio a rendere espliciti i criteri di selezione, quando scrive nel bel catalogo (formato quotidiano cartaceo, edito da Mousse) che la mostra si basa su un “ampio spettro di riferimenti e non riferimenti”, nella convinzione che “sia la prossimità che la distanza facciano parte dell’arte”.

Gino De Dominicis - Calamita Cosmica - 1990

Fatto sta che la maggior parte dei lavori – quelli in cui si ritrovano l’ironia dissacrante, il gusto per il paradosso, la sfida alle leggi della fisica, l’atemporalità – funzionano davvero bene: il “maestro” Maurizio Cattelan che scippa i fogli protocollo con le Punizioni (1991) di bambini delle elementari – le stesse che Bart si ritrova condannato a scrivere eternamente alla lavagna nella sigla de I Simpson – correggendo a penna rossa la frase “Vietato fare la lotta in classe”, che diventa così “Vietato fare la lotta di classe”; Francesco Gennari, che con le due fotografie Autoritratto come parte di paesaggio notturno (2009) e Autoritratto come eclissi di sole (2010) restituisce parte della tensione dedominicisiana di fronte ai fenomeni naturali e si avvicina al proposito di forzarne i limiti (si pensi al Tentativo di far formare dei quadrati invece che dei cerchi attorno a un sasso che cade nell’acqua, 1969); Diego Perrone, che ricrea una quadreria formata da 100 celebri ritratti di sovrani (La stanza dei 100 Re che ridono, 1998), la cui apparente solennità è spezzata da modifiche alle espressioni dei soggetti – arricchite da sorrisi beffardi –, per un esito icastico e sarcastico al tempo stesso; Luigi Presicce, che a partire da fisionomie enigmatiche (Ritratto, 2009) e azioni spiazzanti (La benedizione dei pavoni, 2010) si accosta al lato performativo e “mistico” di De Dominicis; Vedovamazzei, che presenta una coppia di eleganti busti marmorei (A Crime is a Crime, is a Crime, is a Crime, 2008) in grado di nobilitare il soggetto ritratto – Margareth Tatcher – salvo stravolgerne pesantemente i connotati, sottraendolo così all’ufficialità e creando una contro-fisionomia.

Giulio Frigo - Il filosofo - 2011 - olio su tela, aghi

Più espliciti i riferimenti di Lara Favaretto (Una risata vi seppellirà – omaggio a Gino De Dominicis, 2005), Pietro Roccasalva (Intelligent Artefice(r), 1999-2003), Loredana Di Lillo (su tutti l’Autoritratto disegnato, 2009) e Francesco Barocco (Senza titolo, 2010); tutti e quattro capaci di cogliere aspetti presenti nel lavoro di De Dominicis, ma forse troppo aderenti al linguaggio dell’artista marchigiano (l’installazione di Favaretto cita chiaramente la nota risata di D’io e, più sottilmente, il “cubo invisibile” della Seconda soluzione di immortalità; Roccasalva, Di Lillo e Barocco, invece, condividono più di un’aria di famiglia con un’altra “costante” della produzione dedominicisiana, quelle creature ieratiche e archetipiche – un po’ antichi egizi, un po’ ufo – raffigurate in numerosi dipinti).
Meno convincente appare l’inserimento di Giulio Frigo e Massimo Grimaldi: non si tratta di un giudizio di qualità sulle singole opere o sulle poetiche, ma semplicemente un dubbio sulla loro presenza in una collettiva di artisti che, da dichiarazione programmatica, dovrebbero essere “calamitati da Gino”. Frigo appare legato un po’ forzatamente a De Dominicis per via di lavori che “mettono a fuoco la rotazione visivo-semantica dell’infinito” (ma solo uno di essi, Dall’inizio (2011), sembra rientrare in questa descrizione), mentre Grimaldi è stato scelto in virtù di un accostamento che, più d’un anno fa, ha visto la Calamita Cosmica (1990) di De Dominicis e un video dello stesso Grimaldi (peraltro diverso dall’opera presente al Ciac) condividere per una circostanza piuttosto fortuita lo spazio del piazzale antistante l’ingresso del MAXXI.

Pietro Roccasalva - Intelligent Artefice(r) - 1999-2003 - olio su tela montata su tavola

Chi crede di poter realizzare le proprie opere ‘portando avanti’ la ‘ricerca’ di altri artisti, scambia l’arte con la scienza”: al termine della mostra, comunque, il rischio di contravvenire al perentorio aforisma dell’artista marchigiano è superato.
Il percorso prosegue idealmente laddove tutto dovrebbe iniziare, nella Chiesa della Santissima Trinità, sede distaccata del Ciac. È là che la Calamita Cosmica ha trovato il suo polo d’attrazione ed è là che, a quanto pare, riposerà in eterno. Il fabbricato è fatto su misura per l’opera; e sembra che la chiesa sia stata costruita attorno a questo scheletro precipitato da chissà dove. Vale assolutamente la pena visitare quest’urna di dimensioni urbane, degno sepolcro per le mastodontiche reliquie di una calamita ancor oggi capace di esercitare una forza d’attrazione costante e non indifferente.

Saverio Verini

LEGGI ANCHE:
La recensione del catalogo ragionato di De Dominicis

Foligno // fino al 14 gennaio 2012
Calamitati da Gino
a cura di Giacinto Di Pietrantonio e Italo Tomassoni
Catalogo Mousse Edizioni
CIAC – CENTRO ITALIANO ARTE CONTEMPORANEA
Via del Campanile 13
0742 357035
[email protected]
www.centroitalianoartecontemporanea.com


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Saverio Verini
Saverio Verini (1985) è laureato in storia dell’arte contemporanea presso l’Università “La Sapienza”. Nel 2010-2011 frequenta il Master of Art alla LUISS di Roma. Tra 2011 e 2012 è nello staff del MACRO - Museo d’Arte Contemporanea Roma. Dal 2013 è assistente curatore presso la Fondazione Ermanno Casoli. Dal 2011 cura la sezione di arti visive di Kilowatt Festival. È fondatore delle associazioni culturali Il Fondino e Sguardo Contemporaneo, con le quali, a partire dal 2005, ha ideato e organizzato numerose iniziative artistiche e culturali.
  • augustabizzarri

    rivista sempre più intrigante. bravi !!
    come faccio ad abbonarmi ? mi arriva poi il cartaceo?
    grazie e auguri per un 2012 di successo
    augusta

  • augustabizzarri

    non mi sembra di aver mandato altri commenti però confermo bravi bravi
    come faccio ad abbonarmi ? mi arriva poi il cartaceo?
    grazie e auguri per un 2012 di successo
    augusta