Contenitore e contenuto, questione immortale

Sedotti da una confezione, incuriositi dal messaggio di una scatola, attratti dalla praticità di un contenitore, spesso scegliamo i prodotti in base al loro imballaggio. Merito o colpa del packaging design?

Un progetto di Packaging di Serge Rhéaume

Quel folle profeta che fu Andy Warhol aveva individuato l’arte nel packaging prima di molti designer; basti ricordare la Campbell’s Soup. Quando la confezione è diventata la nuova passione dei progettisti, e scartare un pacchetto più emozionante dello scoprirne il contenuto? E perché, se parliamo di packaging, ci riferiamo a un prodotto di design?
Il ruolo di una confezione non è solo funzionale. Il packaging non è più un semplice imballaggio che ha il compito di proteggere il contenuto e renderlo di conformazione pratica per lo stoccaggio. Al contrario, la confezione è da tempo un prodotto di graphic design, un’operazione di marketing, in nome – ovviamente – di materiali ecocompatibili. Molte sono le discipline che ruotano intorno al mondo del packaging, ma il professionista che meglio riesce a svilupparle rimane il designer.
Per scoprire i misteri della progettazione di contenitori non abbiamo scomodato né esperti di marketing né di vendite, ma un professore universitario canadese che l’argomento lo studia e lo insegna con passione. Siamo finiti a Montréal condotti da un blog devoto alla esclusiva pubblicazione di progetti di packaging. Sylvain Allard è professore di graphic design all’UQAM ed è da sempre interessato alla comunicazione rivolta alle masse. Questa sua passione, unita all’insegnamento della grafica, lo ha spinto ad approfondire il tema dell’imballaggio. Il suo blog nasce esclusivamente per ragioni pedagogiche: “Da un lato mi permetteva di prolungare il mio insegnamento, e in più costituiva uno stimolo positivo per gli studenti, quando pubblicavo qualcuno dei loro lavori. Solo quando ho realizzato che i miei lettori erano molto più numerosi di quanto potessi immaginare, ho deciso di ampliare la missione del blog e offrirlo a tutta la comunità della rete”. E nel giro di pochissimo tempo è diventato a tutti gli effetti un sito che si occupa di packaging sotto le sembianze di un blog.
Tutti gli appassionati, gli esperti e gli addetti ai lavori del mondo del packaging pensano che il contenitore sia di gran lunga più importante del contenuto. Secondo me, il contenitore non è più importante del contenuto, piuttosto è inscindibile da esso”, afferma Allard. Che continua esaltando l’imballaggio: “Ha permesso la vendita nel libero mercato, rimpiazzato il venditore e preso in carica tutti gli aspetti del commercio. Partiziona, serve, trasporta, raggruppa, valorizza, informa e vende un prodotto che senza di esso non esisterebbe. Le confezioni non hanno smesso di evolversi e di riflettere il nostro sviluppo tecnico e i nostri valori commerciali”.

Un progetto di Packaging di David Théroux

Interessante, a questo punto, è capire che ruolo, oltre a quello del design, ha la grafica. E come le due discipline s’incrociano nell’ambito del packaging. Afferma Allard: “Una volta risolte le problematiche di contenimento e protezione, tutti gli aspetti legati alla vendita rimangono da sviluppare. La distinzione, la seduzione e l’informazione sono gli elementi chiave del successo commerciale di un prodotto e di una marca. La grafica è la voce del packaging, senza la quale il prodotto e il suo contenuti rimarrebbero muti”.
Grafica, design. Ma poi c’è il marketing, altrettanto importante. E una buona immagine la si conquista anche con fattori come la componente ecologica e l’aspetto ludico. “Gli industriali hanno cominciato a comprendere che l’ecologia e l’economia vanno di pari passo e che i principi di ottimizzazione, riduzione e riutilizzo di materiale hanno un effetto diretto sui loro profitti. Lo scopo è semplice: fare di più con meno”, spiega il professore. Riguardo al côté ludico del packaging, sostiene che “è ciò che molte marche sembrano avere dimenticato. Il piacere della conquista, del possesso, del consumo di un prodotto è spesso un gesto altamente emotivo. Affinché un’esperienza sia completa, l’imballaggio deve stabilire un rapporto di interazione con il suo utilizzatore”.
“Consiglio di non seguire troppo le regole dettate dalle discipline collegate come quelle del marketing, che tendono a uniformare le idee. Credo che troppe idee muoiano prima di essere state concepite e che l’industria si privi spesso di concetti geniali perché non ha il coraggio di esplorare vene creative. Porsi continuamente domande è il principio del mio insegnamento. Solo dopo aver dato libero sfogo alla fantasia possono intervenire il pragmatismo e il realismo”. Così ci risponde Allard quando gli chiediamo conto dei progetti, alcuni davvero incredibili, dei suoi studenti. Progetti che dimostrano come il packaging sia una sintesi perfetta tra i mondi della comunicazione, della grafica e del design. “Nessun altro strumento è così integrato nei nostri gesti quotidiani: il packaging è un mezzo di comunicazione a se stante”, conclude Sylvain Allard, dandoci così la più sintetica e corretta chiave di lettura per una disciplina squisitamente 2.0. Una interfaccia di consumo, strumento imprescindibile per l’arte della vendita.

Valia Barriello

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #3

CONDIVIDI
Valia Barriello
Valia Barriello, architetto e ricercatrice in design, si laurea nel 2005 presso il Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura, con la tesi "Una rete monumentale invisibile. Milano città d'arte? Sogno Possibile". Inizia l’attività professionale collaborando con diversi studi milanesi di architettura fino a che la passione per gli oggetti quotidiani e il saper fare con mano la spingono verso il design e verso il mare. Inizia così un dottorato in Design presso la facoltà di Architettura di Genova che consegue nel 2011 con la tesi di ricerca "Design Democratico". La stessa passione la porta anche alla scrittura che svolge per diverse testate del settore e all’allestimento e curatela di mostre di design. Porta avanti contestualmente all'attività professionale la ricerca sui temi che ruotano intorno al design democratico all'autoproduzione e all'utilizzo di materiali di scarto. Attualmente lavora presso uno studio milanese, collabora con la NABA come assistente del designer Paolo Ulian e cura la rubrica di design per Artribune.
  • Lorenzo Morri

    beh abbastanza terrificante che se ne parli solo per i prodotti commerciali e non per le altre cose importanti, ma lo sapevamo no?
    Tutt’un castello di malintesi, in questo lentissimo finale dell’era postmodernista.
    Meglio andare a prendere cose che non hanno “scadenza” o che hanno almeno la dicitura” consumarsi preferibilmente entro il…..
    Rating – Ranking – giovani a poco prezzo – affordable Art – Un Fair…Universo Strategico.
    Dovremo fare una legge che i lavori sono per uso personale che non si possono rivendere prima di 10anni!

  • babbubabbu

    Ma mor(r)issi caro Morri! Non ti sopporto più! Basta con il tuo falso ed ipocrita perbenismo!!!!! Vai a studiare Kant che è meglio!!!!!