Tutti i neri di Neri

Contrasti e controluce fra pieno e vuoto. La passione di Marino Neri, giovane narratore della scuderia Canicola, si tinge di rosso. Come il rame, il fuoco, le mestruazioni giovanili. “La coda del lupo” è il suo ultimo lavoro. E il gioco fra luci e ombre svela l’ambiguità della religiosità popolare, fatta di bianchi e… neri. Nomen omen. Il nome è come un presagio. E questo è quel che ci racconta Marino.

Marino Neri - La coda del lupo

Da piccolo ti leggevano le favole?
Sì, un po’. Cose semplici, autori come Gianni Rodari…

Ma non è tutto, vero?
Beh, i mondi fantastici mi hanno sempre appassionato. Quand’ero bambino, ad esempio, mi piaceva Ray Bradbury, coi suoi elementi favolistici. Hai presente? Quello de Il popolo dell’autunno.

Per La coda del lupo hai palesato l’ispirazione a Marguerite Yourcenar e al racconto Nostra signora delle rondini. Ma è presente anche un forte richiamo alla tradizione popolare. Sei molto legato al tuo territorio?
Penso di essermi legato sia alla tradizione sia alle favole di quei luoghi. Ognuno deve parlare delle cose e dei posti che conosce meglio. Del resto, in questi luoghi, anche se storicamente non è mai accaduto qualcosa di particolarmente interessante, bisogna riconoscere che è presente un substrato immaginifico davvero interessante.

Marino Neri - La coda del lupo

Nella tua storia, inoltre, non mancano i riferimenti ai fratelli Grimm. Il lupo, il bosco, la ragazzina… C’è un po’ di Cappuccetto rosso?
Sì, certo. Volevo raccontare una sorta d’iniziazione. E La coda del lupo è la storia di una bambina, Elga, che attinge alle sue radici. Anche nella favola dei Grimm si racconta l’entrata nel mondo degli adulti. E il lupo, poi, assume un ruolo dai molteplici risvolti, anche quelli legati alla sfera sessuale.

Anche la bicromia di copertina, dove il rosso si sposa col nero, è un richiamo alla passione?
Sono stato io a consigliare il rosso. Nonostante il libro sia in bianco e nero, all’interno ci sono molti riferimenti a questo colore. A partire dal nome del ragazzo, Fucsio. Ma anche la miniera di rame, l’incendio, il rosso delle mestruazioni di Elga. Era quello il colore che doveva avere la storia.

Un altro macro-tema è il rapporto tra natura e religione. Una religiosità che sfocia nella credenza popolare. Tu sei credente?
No, non lo sono. Però m’interessava mostrare questa religiosità indefinita. Ero attratto dalla sua ambiguità. Nonostante non sia credente, mi affascinavano i temi religiosi. Li ritengo interessanti per la loro indeterminatezza, per quella capacità di sconfinare nella superstizione. Anche sconfessandosi. Prendiamo ad esempio la visione delle martiri: ci sono parecchi elementi – alcuni anche piuttosto truci – che vanno ben al di là della dottrina religiosa. Se poi aggiungiamo il fatto che tutto è visto attraverso gli occhi di una bambina…

Marino Neri - La coda del lupo

Una bambina che, da orfana, ricerca ovunque la maternità.
Non avendo una madre, vive una specie di sublimazione. Ricerca l’identificazione nelle figure femminili, e quelle più vicine a lei sono le sante e la donna-lupo. Figure distinte che fanno parte di uno stesso humus.

Perché hai scelto di aprire ogni capitolo con un’illustrazione a pagina piena?
Si è trattato di una scelta casuale, conseguenza di una ricerca puramente estetica. Cercavo una soluzione che rendesse più unitario il tutto e più evidente la suddivisione in capitoli, che qui ho usato per la prima volta. Poi il formato del libro è ridotto, mentre io ho un segno che cerca lo spazio, su grandi superfici. Sì, è stata una ricerca stilistica per adeguare il mio stile al formato.

A proposito di stile: è evidente il contrasto esasperato fra il bianco e il nero, che mette a confronto pieno e vuoto. A volte si perde il dettaglio e si punta tutto sulla luce, sugli sfondi, nei volti.
Puoi aggiungere che in questo libro ho anche deciso di eliminare i bordi delle vignette. La scelta del vuoto e pieno è il corrispettivo stilistico che avevo immaginato per il tema della storia che stavo raccontando. Lo sviluppo della narrazione è avvenuto quando ho capito che potevo utilizzare controluce e silhouette capaci di rendere questa idea.

Marino Neri

Fra l’altro il libro più si allontana dagli occhi e meglio si mette a fuoco…
È una cosa che esteticamente mi è sempre piaciuta. Non è di facile lettura, anche se cerco sempre di essere chiaro. Al tempo stesso sono affascinato dalla complessità ermetica. La soluzione narrativa – e quindi anche l’equivalente stilistico – mi permetteva di giocare in scene aperte con una forte quantità di neri.

Nasci come pittore. Perché passare dalla pittura al fumetto?
Per un certo periodo ho dipinto molto. Questa è la mia formazione, e pensavo che questa fosse la mia strada artistica. Ma ho sempre amato anche raccontare. Vedi, se fai pittura narrativa rischi di esser malvisto. In realtà ho sempre avuto la passione per il fumetto e fin da bambino disegnavo le mie piccole storie. Poi ho abbandonato questo percorso. La scelta di tornare al fumetto è avvenuta quando ho maturato la consapevolezza che questo era il mezzo espressivo che più mi rappresenta e che più di altri avrebbe potuto darmi soddisfazione. Anche se questo mezzo è un po’ osteggiato dalle élite culturali, tutti possono accedervi semplicemente comprando un libro. In un certo senso il fumetto è più pop. Quindi può arrivare anche a persone che non si occupano essenzialmente d’arte.

La cultura d’élite e la massificazione dell’immagine credi che compromettano la percezione del fumetto come forma d’arte?
È un’arma a doppio taglio. Da un lato esiste un’avversità delle élite culturali, dall’altro se un fumetto si propone di affrontare temi più alti è avversato da un certo tipo di lettore. Credo sia necessario aspettare. È importante concedere tempo per il cambiamento e la comprensione. L’Italia, in questo senso, è ancora un Paese molto provinciale.

Marino Neri - La coda del lupo

Che sia un Paese ancora troppo legato alla cultura televisiva?
Forse. Anche la narrativa ufficiale non trova molto spazio in Italia. È sempre più difficile vedere gente che legge libri nei parchi o sugli autobus. C’è una generale mancanza di attenzione. E veniamo da una fase di decadenza culturale piuttosto consistente…

Nonostante tutto, il fumetto approda anche in galleria. Sei reduce da una breve mostra allestita alla D406 di Modena. Si tratta di una dimensione possibile?
Per quel che mi riguarda, era la prima esperienza. Ed è stata positiva, anche per la risposta del pubblico, che pur essendo abituato a certe proposte sembra abbia risposto bene. Lì sembrano più attratti dall’illustrazione. Sembra ci sia un allontanamento dalla tavola di fumetto vera e propria. Oltre all’apprezzamento di un’opera, qua si cerca di capire cosa si nasconde dietro al lavoro di un fumettista.

Le tavole sono in vendita?
Sì.

Marino Neri - La coda del lupo

E dicci: è difficile campare facendo fumetti?
Beh, le tavole le ho messe in vendita a malincuore, perché fanno parte di un’opera più completa. È difficile staccarsene. Come fumettisti guadagniamo talmente poco che non si può fare a meno di queste entrate. Se voglio continuare a fare quello che mi piace, questo diventa un ulteriore canale da sfruttare.

Parliamo di Canicola. Com’è che vi siete scelti?
C’era un interesse di fondo e un’abitudine molto simile. Ci conoscevamo da tempo, e personalmente ammiravo il loro lavoro. A un certo punto questa collaborazione è nata con naturalezza. È stato un po’ come ritrovarsi.

Lavori già a una nuova storia?
Sto lavorando su diversi soggetti. Probabilmente li proporrò presto. Quindi sì, ci sarà un altro libro. Parallelamente disegno mini-racconti per alcune riviste. Si tratta pur sempre di un’altra fonte di sostentamento. Il mio obiettivo, comunque, resta sempre quello di lavorare su una storia lunga e di ampio respiro. Lì si possono sviluppare i temi che preferisco.

Gianluca Testa

Marino Neri – La coda del lupo
Canicola, Bologna 2011
Pagg. 144 b/n, € 15,
italiano/inglese
ISBN 9788890497032
www.canicola.net


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Gianluca Testa
Gianluca Testa (Lucca, 1977) è un giornalista che si occupa di arte (in particolare il fumetto) e di temi legati al mondo del volontariato e del Terzo settore. Collabora col Centro Nazionale per il Volontariato, è redattore della rivista Volontariato Oggi e del quotidiano online Lo Schermo. Responsabile della rubrica 'fumetti' di Artribune, collabora con afNews ed è direttore di "VolontariatOggi.info - il webmagazine del volontariato", "Tra terra e cielo", "Espressioni - dal di dentro, dal di fuori". Scrive per la rivista Comunicare il sociale (allegato a Sette - Corriere della Sera) e ha collaborato con il quotidiano Terra, La Nazione, Rtl Firenze, Rtl 102.5, RTV38, Exibart, Museo Nazionale del Fumetto. Tiene docenze sulla comunicazione sociale, sviluppa siti web e si dedica alla comunicazione integrata per progetti e servizi. Ha pubblicato un paio di libri.