Se pure Dubai fa start

Anche Dubai aderisce alla tradizione ormai consolidata in Italia delle inaugurazioni collettive. L’ultima in ordine di tempo? Il 13 novembre scorso, quando ha aperto addirittura un museo. Reportage dagli Emirati Arabi.

Ramin Salsali

Notti bianche, notti desertiche. L’area industriale di Al Quoz è stata, nel corso degli ultimi anni, riconvertita in quartiere culturale, seguendo una specializzazione dei mercati ispirata alla tradizione dei suk, dove le merci vengono accorpate per categorie ed esposte secondo un criterio di coerenza. E così, gran parte delle gallerie di Dubai si sono raccolte nel compound rinominato Al Serkal Avenue, a pareggiare l’altra concentrazione di spazi espositivi, agglomeratisi nel ben più lussuoso DIFC, il quartiere della finanza di Dubai.
Il Salsali Private Museum, il “primo museo privato di Dubai“, inaugurato lo scorso 13 novembre, stenta di fatto a distinguersi fisicamente dalle gallerie che lo circondano, disponendo di una superficie espositiva modesta se posta a confronto con le ambizioni dichiarate.

Salsali Private Museum, Dubai

Ad accogliere i visitatori, un’installazione luminosa che recita alla lettera “this is not a museum“, in cui il gioco di apparizione e scomparsa delle parole pone la questione circa la vera identità di questa iniziativa.
L’ambiguità sembra una nota ricorrente se si guarda all’invito che riproduce la celebre immagine di Farah Diba e dello scià Reza Pahlavi ripresi di fronte al loro ritratto ufficiale nella Teheran del lontano 1967: immagine nostalgica che sembra alludere a una storicizzazione dell’istituzione-museo, sebbene l’aspetto dello show off così tipico delle società mediorientali non possa essere sottovalutato, incoraggiando un’interpretazione letterale dell’evento.
Ma veniamo alla collezione: circa 300 opere, con un’attenzione prevalentemente rivolta ad artisti contemporanei di origini mediorientali e un occhio di riguardo per gli iraniani (Amir-Hossein Zanjani, Ala Dehghan, Anahita Razmi, Farzan Sadjadi, Ave Fereydoun, Ramin Haerizadeh, Ayman Baalbaki, Reza Derakshani, Rokni Haerizadeh, Farideh Lashai, Mona Hatoum, Shirin Neshat, Youssef Nabil, Sara Rahbar, Nazif Topcuoglu, Manal Al Dowayan, Halim Al Karim, Kambiz Sabri, Elham Pouriamehr, Lateefa bint Maktoum) accanto a una selezione di artisti moderni internazionali.

Due volte insignito del Dubai Culture’s Patrons of the Arts Award per il contributo prestato alla scena artistica locale, il passaggio di Ramin Salsali a un ruolo socialmente più attivo avviene quasi fisiologicamente, aprendo uno spazio dove esporre la propria collezione ma anche dove altri collezionisti potranno esporre la loro. È questa la caratteristica più singolare e mediatizzata del nuovo “museo”, che intende proporsi come un punto d’incontro per collezionisti avveduti e coinvolti a livello della collettività. “Quando arrivai a Dubai, chiesi dove potessi incontrare altri collezionisti di opere d’arte contemporanee”, racconta Salsali. Nessuno era in grado di rispondere, perché non c’era nessuna piattaforma con queste caratteristiche“.
Gli Emirati Arabi Uniti hanno visto crescere in anni recenti iniziative espositive analoghe allo SPM: fra queste spiccano la Barjeel Foundation di Sultan Al Qassemi a Sharjah e le due collezioni in fase di rapido incremento, rispettivamente intitolate a Fahrhad Farjam (che si è assicurato la primavera scorsa l’opera Message/Messanger dell’artista saudita Abdulnasser Gharem per ben 700mila dollari (842.500, incluse le commissioni!) e al giovane Rami Farook (insignito nel 2009 dell’International Young Design Entrepreneur Award) a Dubai.

Amir-Hossein Zanjani - Untitled - 2011 - courtesy l’artista & Salsali Private Museum, Dubai

Collezioni private cui il Salsali Private Museum intende affiancare la dimensione, a dire il vero un po’ leccata, di “luogo della cultura”, nel tentativo di attivare un coinvolgimento non direttamente commerciale da parte di influenti membri della società emiratina. Gli Emirati offrono un’esemplificazione “da manuale” di un modello sociale in cui la confluenza di centinaia di diverse nazionalità risulta inversamente proporzionale al livello di commistione delle stesse, negandole di conseguenza il diritto a valersi dell’agognata aggettivazione “multiculturale”.
L’aspetto del godimento della pur non troppo ricca proposta culturale prevale a tutto svantaggio di una partecipazione attiva e cosciente a favore della crescita di una collettività, che rimane innegabilmente caratterizzata da confini fluidi e fluttuanti. “Pur non essendo originario degli Emirati Arabi Uniti, sento la responsabilità di contribuire allo sviluppo sostenibile di questo Paese, facendo parte della sua comunità“, dichiara ancora Salsali.

André Butzer - Fuchs, Du hast Die Gans Gestohlen - 2009 - courtesy l’artista & Salsali Private Museum, Dubai

In questa prospettiva ed entro questo orizzonte, un’iniziativa come quella del Salsali Private Museum acquista validità e legittimazione, stabilendo un precedente che in futuro non mancherà di essere superato, ma che nel presente si delinea come atto di responsabilità oltre che plausibilmente come occasione di gratificazione personale.

Cristiana de Marchi

SALSALI PRIVATE MUSEUM
Al Quoz 1 – Street 8
Al Serkal Avenue – Unit 14
Dubai
+971 04 3809600
[email protected]
www.salsalipm.com


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Cristiana de Marchi
Nata a Torino nel 1968, da oltre un decennio Cristiana de Marchi si è stabilita in Medio Oriente dove vive e lavora (Beirut, 1998-2006; Dubai, dal 2006 ad oggi). Specialista in arte e archeologia, ha collaborato con varie istituzioni culturali (fra cui Istituto Italiano di Cultura in Libano; Musée Archéologique, Beyrouth; Archaeology Museum, Sharjah, UAE; Fondazione The Flying House, Dubai) e insegnato presso università italiane e straniere (Politecnico di Torino; Université Saint-Joseph, Beyrouth). Scrittrice e artista, conduce da anni una ricerca personale in ambito creativo, oltre a pubblicare contributi su riviste d’arte contemporanea italiane e internazionali.