Quarto movimento per lo SpazioK di Prato

Il progetto “Is it my world? #04”, curato da Kinkaleri, è il quarto episodio di una serie di accadimenti ospitati allo SpazioK. E accoglie le tracce di alcuni degli artisti più interessanti della scena contemporanea italiana e straniera. Stasera l’appuntamento è con Eszter Salamon & Christine De Smedt.

Eszter Salamon e Christine De Smedt - photo Salamon-De Smedt

Cento anni fa, in The Making of Americans, Gertrude Stein si proponeva di raccontare “la storia del progresso di una famiglia”, rielaborando la tradizionale forma del romanzo familiare per scavare nella psicologia dei rapporti personali e sociali. Al contempo la Stein meditava sulla sua stessa scrittura, inventando un suo modo di approcciarsi alla lingua basandosi su un vocabolario limitato, contraddistinto da continue ripetizioni e dall’uso esasperato del participio presente. Lo scopo non era la mera cronaca dei fatti, ma quello di esplorare diverse possibilità fino al grado zero della narrazione.
Is it my world? #4, il nuovo progetto ideato dalla formazione Kinkaleri nello SpazioK, residenza della compagnia situata nel centro storico di Prato, non è uno spettacolo e nemmeno un festival. Come per la grande scrittrice americana, la volontà è quella semmai di tentare una narrazione, prima di tutto escludendo il racconto, focalizzandosi piuttosto sui rapporti e sui fenomeni. Dunque parlare, far conoscere, senza fare informazione. Discutere dello slancio, del senso dell’urgenza che spinge ad andare avanti in questi “strani giorni”.

Kinkaleri - Is it my world? #4

Is it my world?, realizzato in collaborazione con il Centro Pecci di Prato, si configura come una manovra di ricominciamento, dalle basi, dal possibile. Un titolo che è una domanda, un quesito che si ripete all’infinto senza trovare risposta. “Quello che vogliamo è uno spazio necessario, radicale”, spiega Massimo Conti di Kinkaleri, “che ci permetta di continuare un discorso sull’esistenza di una scena al di fuori dello spettacolo. Un luogo che apra a visioni col solo pretesto di cercarle, senza trovare. Quello che vedo e quello che penso di vedere, quello che voglio vedere, quello che posso: fantasma, apparizione. Uno spazio che spavaldamente, vorrebbe tendere a moltiplicare le occasioni di visione che riguardano il corpo esposto, la coreografia sfilata dal codice, la scena nel suo spreco glorioso ed evidente”.
Il quarto movimento di questo progetto curatoriale, avviato lo scorso anno, ha avuto inizio a novembre con Carne Trita, concerto per figura umana in forma di inno all’insensatezza di Aldes e con Ascesa & Caduta di Kinkaleri, una sfida alla messa in scena e ai suoi linguaggi codificati, compiuta attraversando l’omonimo capolavoro musicato da Kurt Weill su libretto di Bertolt Brecht, e continua ora con una programma di performance e concerti fino a nuovo anno.

Stalk - photo Gabriele Orlandi

Figura di spicco della scena performativa europea, arriva stasera a Prato Eszter Salamon che, insieme a Christine De Smedt, compone, sullo sfondo di un “paesaggio umano” formato dal pubblico, i segmenti di un dialogo senza negoziazione ai danni del corpo dell’altra, effetto collaterale di ogni relazione artistica e amorosa. La compagnia Stalk/Daniele Albanese con In a Landscape riflette sui piccoli meccanismi quotidiani che provocano cambiamenti e alterazioni ambientali e corporei, non in senso atmosferico. Seguono le parabole urticanti del duo hip hop Uoki Tochi. È la volta di I Say Goodbye, I Say Hello, You Say Stop, I Say Go Go Go!, contest ritmico-corporeo di Sigourney Weaver (Biagio Caravano, laptop e Daniela Cattivelli, laptop e sampler) che, prendendo a pretesto le regole del ping pong, disattiva condotte fisiche dentro un evento sonoro e visivo inteso come un match, il cui focus è la reazione alle mosse dell’avversario. Un’altra corsa, è quella del guerriero attico Filippide del duo Barokthegreat, che, connettendosi a un’idea di reiterazione marziale del gesto, fa del corpo il fulcro da cui si sprigiona un’incandescenza energetica dentro un preciso live percussivo. Seguono Trenta Minuti di Riflessione sul suono di Ottaven.

Ottaven - photo Ottaven

Se i precedenti movimenti di Is it my world? sono serviti per scoprire le nuove potenzialità dello SpazioK, ora la compagnia non vuole più che sia solo un luogo fisico, ma virale, con la stessa forza e “presenza” ovunque. Per questo Kinkaleri, con lo spirito onnivoro che li caratterizza già dal nome, sta già pensando a un portale, una radio e un blog che abbiano la forza necessaria di farsi archivio, interazione e voce.

Jennifer Malvezzi

www.kinkaleri.it

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Jennifer Malvezzi
Laureata in Beni Culturali presso l’Università degli Studi di Parma. I suoi interessi onnivori mescolano arti performative, musica elettronica e cultura popolare degli anni ’80 e ‘90 del Novecento. Da un po’ di tempo collabora con alcune riviste nazionali d’arte e di spettacolo.
  • SAVINO MARSEGLIA (artista)

    I KINKALERI, UNA RICERCA DADATA NEL MONDO VUOTO DELLO DELLO SPERIMENTALISMO TEATRALE !

    Kinkaleri, ma come è possibile pensare all’idea di spettacolo, di uno spazio, come dite voi: “che ci permetta di continuare un discorso sull’esistenza di una scena al di fuori dello spettacolo” .- quando viviamo, come diceva: Guy Debord… “tutti dentro questa società dello spettacolo” ?

    Mi domando: ma vivete forse a Prato o su un altro pianeta? Esiste ancora, secondo voi, nella nostra società dello spettacolo, un’opera “teatrale” “una performance” o quanto altro di sperimentale, che si svolga fuori da questo mondo, come operazione libera e creativa per un pubblico d’elite o di massa?

    Certo, è possibile solo attraverso il relativismo e la confusione che fa l’odierna critica d’arte, che attribuisce a determinati linguaggi, diciamo così, “sperimentali” un pensiero nichilista e autosufficiente, che vede nell’opera d’arte, un soggetto autonomo, la cui rappresentazione si svolge autonomamente, separato da ogni contesto culturale-sociale-economico e politico.

    La finalià di questa critica d’arte ufficiale, è quella di colmare un vuoto che c’è nell’attuale mondo dell’arte, ripetitivo di note esperienze creative del secolo scorso. Una critica d’arte statica, che non propone nulla di nuovo se non lo scimmiottare esperienze narrative che ricalcano le cosiddette avanguardie artistiche degli anni Sessanta e Settanta, impegnate nella destrutturazione di linguaggi codificati.

    Purtroppo, la maggior parte di questi noti critici, esprimomo ancora giudizi sulla produzione creativa con un modo di pensare e di osservare vecchio, ovvero: quello di descrivere una verità oggettiva e soggettiva” attraverso la scrittura, col logos-parola.

    Nonostante che, oggi esistono nuove forme percettive e nuove strutture di conoscenza che permettono di configurare i vari contesti creativi, con nuovi modelli relazionali legati all’organizzazione multimediale delle informazioni.

    Modelli che permettono, in tempo reale, di trasmettere la creatività e le necessità e degli artisti, i cui messaggi si propagano attraverso variazioni di impulsi elettrici, forze, calore e materia.

    Elementi multimediali, con i quali si possono recepire messaggi e contenuti, per comprendere un opera ‘arte, un evento teatrale, prima che esso sia interpretato dal critico.

    Questa critica d’arte, spesso, tende a narrare e a proporre un’intepretazione romantica di segni, simboli, gesti, materia ecc., che fa il verso ad una certa estetica, ad un modo anacronistico di sentire e di analizzare i fenomeni artistici, che non trova più corrispondenze nei cambiamenti radicali di stili di vita e modelli di percezioni visivi che ci impone l’attuale organizzazione sociale, politica- ideologica che usa e mette a disposizione del potere dominante le nuove tecnologie per addomesticare e mercificare in modo scientifico l’arte, il pensiero e lo spettacolo contemporaneo.

    Guy Debord: (Quando alla miseria dello spettacolo, si sostituirà lo spettacolo della miseria…)

  • jacques

    commento imbarazzante!

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      sperimentalismo e rimozione del discorso narrativo: un tema (imbarazzante) – “sull’ esistenza di una scena al di fuori dello spettacolo” ?

      • jacques

        ma da dove ti viene tanta acredine gratuita…
        è tipica di chi ha fallito in qualcosa!

        • SAVINO MARSEGLIA (artista)

          non c’è niente di “acredine gratuita” se non un giudizio critico sul contenuto effettivo di un’istanza creativa. Tutto qui!

          Il senso dell’esere fallito è una pratica di vita che si prende, sempre con humour e filosofia… così come un qualsiasi giudizio critico.

          Come sempre accade ciò, che merita di venir tenuto per sostanza in un giudizio critico, viene banalizzato e deturpato in una forma di negatività o fallimento. Ogni fallimento nella vita delle persone non è mai un ‘evento negativo.

          “Dato che questo mondo non è l’universo dell’altro e meno ancora la sua meta, questo mondo è anche un macchinario reale di cui ho la leva di comando, è una fabbrica vera la cui chiave e l’humour – nato sana tafan tano tanaf tatamafts bai.”

          Questa è l’acredine di Antonin Artaud.

          • jacques

            povero Artaud

  • SAVINO MARSEGLIA (artista)

    Ahi cieca umana mente, come i giudizi tuoi son vani e torti!
    Tasso, Gerusalemme liberata.

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  • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte Sui Generis)

    La censura del pensiero è un motivo ulteriore di merito….

  • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte Sui Generis)

    Ho trascritto un pensiero di Artaud… Oltre che in vita lo censuriamo anche da morto ? Moderate… Moderate…