Cultura a Trieste. Prosegue l’indagine sulla “neocasta”

L’inchiesta “politica” condotta da Nicola Davide Angerame oramai la conoscete. Quinto appuntamento: Trieste e il suo assessore Andrea Mariani. I capitoli precedenti – Rimini, Cagliari, Napoli e Bologna – li trovate linkati in fondo a questa intervista.

Andrea Mariani

Andrea Mariani è il nuovo assessore alla cultura di Trieste. Nato a Milano nel 1962, è stato consigliere nazionale dell’Unione delle Comunità ebraiche. È nella giunta come indipendente e annuncia un cambio di rotta rispetto ai dieci anni precedenti. Le sue priorità? Il rilancio della cultura letteraria, il recupero della storia culturale di Trieste, la valorizzazione del teatro di ricerca, del cinema e della musica. Non ultima, l’integrazione dei numerosi musei. E la creazione di un riferimento per l’arte contemporanea.

Insomma, una rivoluzione culturale vi attende?
C’è un rinnovato clima mitteleuropeo tra le persone coinvolte in questo progetto amministrativo e politico. Vorremmo che a Trieste riemergesse la multiculturalità.

Come farete in concreto?
Vista la nostra posizione geografica, dobbiamo metterci in relazione con le città vicine. Capitali come Vienna, Budapest, Lubiana e Zagabria sono meno distanti di Roma. Sto incontrando i consoli di molti Paesi. Con Lubiana, capitale europea del libro nel 2010, abbiamo già concordato degli scambi.

Come si percepisce, oggi, la multiculturalità di Trieste?
Si respira passeggiando per la città, è visibile dal punto di vista monumentale e urbanistico. Ma basta fare una passeggiata nei cimiteri triestini per vedere, nei nomi delle famiglie, gli incroci avvenuti. Anche dalle targhe delle auto si capisce. Così come attraverso la produzione culturale.

Piazza Unità a Trieste

Novità su questo fronte?
È forte la crescita della comunità serba, che è la più ampia e la più giovane, attiva nel campo musicale e delle arti visive. I fermenti sono il nostro potenziale.

Lo stato dell’arte – appunto – della cultura cittadina?
Abbiamo teatri importantissimi, festival del cinema come Il Milleocchi o Science plus Fiction, una struttura museale imponente che va modernizzata e resa disponibile: vanno inseriti i contenuti. Abbiamo allo studio una partnership con San Pietroburgo, dialoghiamo con Venezia affinché si apra una strada per i flussi di visitatori. E poi progetti su grandi temi, come quello del design, che vede in Praga e Vienna due interlocutori importanti. Trieste è stata leader nel settore, un secolo fa.

Chi vuole osare e ha delle idee troverà la mia porta sempre aperta”. Sono sue parole…
Ho parlato con tutte le associazioni culturali della città, l’aria è cambiata. Vedo che c’è voglia di parlare, ma in troppi non sono mai stati ascoltati. C’erano solo nicchie di privilegio.

Su che budget può contare?
Siamo in pianificazione, ma posso dire che occorrerà razionalizzare le spese. La mia gestione non premierà l’idea della sussistenza, ma quella della partecipazione. Occorre far crescere le qualità.

Il Castello di Miramare a Trieste

Sì, ma contro i tagli qualcosa bisognerà pure inventarsi…
Bisogna razionalizzare la promozione e i costi pubblicitari delle attività culturali in città. Rendere più disponibile il patrimonio di spazi in disuso e fare buon uso di un volontariato esperto e preparato. Pensiamo a sistemi integrati per i musei. Con la Soprintendenza condividiamo una volontà di riscatto.

Che apporto chiederebbe ai privati? In una città dove hanno sede Generali e Illy…
Ho la disponibilità delle piccole fondazioni, dalle grandi spero di averla presto. Dovrebbero capire che Trieste è il capoluogo di una Regione importante e anche un luogo centrale per i rapporti tra l’Europa orientale e quella affacciata sul Mediterraneo.

Sui musei che mi dice?
Abbiamo una ricchezza di beni da valorizzare. Il museo scientifico ha un milione di pezzi, una sezione botanica vastissima e un dinosauro che è un unicum. Il nostro museo orientale vanta una collezione importante e 250 disegni di Tiepolo. L’Università ha il museo universitario dell’Antartide, che è un’eccellenza. Occorre tornare al concetto di Illy e Damiani e rilanciare l’immagine vera di Trieste, la sua qualità paesaggistica e culturale.

Trieste è storicamente una città di mare e vi sono spazi espositivi clamorosi sul porto…
Il Porto Vecchio di Trieste ha visto approdare enormi ricchezze e ha prodotto un abbattimento dei muri. Amministrativamente e giuridicamente è una realtà a parte, ma oggi bisogna mettere a disposizione i suoi spazi per progetti d’accoglienza che entrino nel sistema integrato cittadino, capace di riunire centro e periferie.

Il porto di Trieste

Il Padiglione Italia diffuso di Sgarbi è stato un inizio? Almeno ha inaugurato il nuovo Magazzino 26 del Porto Vecchio…
Sull’arte contemporanea occorre fare sforzo molto importante. Si è sempre trascurata. Avvieremo a dicembre una mostra fotografica e stiamo valutando l’ex Pescheria centrale come spazio per l’arte contemporanea. Potrebbe rappresentare il centro del nuovo sistema espositivo generale, essendo vicino al Museo Revoltella.

Chiedendo una mano a chi?
L’università è un referente importante, porta in città una mole enorme di scienziati. Arrivano qui per insegnare nel polo avanzato della nostra Sissa Synchrotron.

Lei non è un politico di professione, così come non lo sono i tanti nuovi assessori nominati a Cagliari, Napoli, Rimini e Torino (insomma, i protagonisti dell’inchiesta a puntate di Artribune). Pensa che sia un vantaggio per il futuro della cultura a Trieste?
Il nostro patrimonio è la premessa principale. Mi sento allineato al gruppo dei nuovi assessori. La verità è che c’è molta aspettativa. Meglio così. Farà da contraltare alla tristezza economica in cui versa la cultura.

Nicola Davide Angerame

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