Architettura made in Italy

Maria Laura Arlotti, Michele Beccu, Paolo Desideri, Filippo Raimondo. Le loro iniziali costituiscono la sigla ABDR. Un dialogo a cinque voci con lo studio che ha pensato l’architettura del Parco della Musica di Firenze. Fra una stazione a Roma e un teatro in Kazakistan.

Gli architetti dello Studio ABDR

Quali sono gli elementi di forza su cui si basa il progetto del Nuovo Teatro di Firenze?
Paolo Desideri
: Il progetto ha due principali punti di forza: alla scala urbana e nella definizione della forma della sala. Alla scala urbana è pensato come un esteso e molto articolato sistema di spazi pubblici che, in continuità con il sistema ambientale del Parco delle Cascine, consente una fruizione delle tre sale (Auditorium lirico, Auditorium musica e Cavea) sino ad offrire una veduta privilegiata e inusuale della città storica. Per la sala dell’auditorium lirico abbiamo lavorato sin dall’inizio in stretta integrazione con l’ingegneria acustica, perseguendo l’ambizioso obiettivo di individuare una forma in grado, proprio come in uno strumento musicale, di ottimizzare la risposta acustica. I risultati ottenuti confermano la validità di questo nostro approccio iniziale.

Il sistema di piazze, terrazze e belvedere sembra essere una parte fondamentale del progetto. Come mai questa scelta?
Maria Laura Arlotti
: La configurazione dello spazio pubblico attraverso il sistema di piazze, terrazze e belvedere è strettamente integrata con la configurazione volumetrico-architettonica. Tutte le volumetrie del progetto, a meno della torre scenica, sono percorribili in copertura: lo spazio pubblico non è separato dai volumi, ma ne è parte integrante. È la stessa pelle dei volumi architettonici che si trasforma progressivamente in piazza, giardino di pietra, terrazza, belvedere, cavea.

Studio ABDR - Nuovo Parco della Musica - Firenze - photo Moreno Maggi

Quali sono le soluzioni alle quali si sente più legata nell’ambito delle varie scelte (materiali, rivestimenti) che sono state fatte durante il cantiere?
M. L. A.
: I tempi di cantierizzazione sono stati così rapidi che la nostra attività di progettazione si è letteralmente sovrapposta a quella della realizzazione. Per restare in campo musicale, abbiamo avuto spesso la sensazione di comporre la musica senza mai avere il tempo di provarla! Il rispetto del cronoprogramma di cantiere ci ha imposto di alimentare la costruzione con un’incessante e continua attività di progettazione e di definitive decisioni da prendere. Su molti materiali abbiamo avviato specifiche collaborazioni con le ditte produttrici per arrivare ad avere quel che avevamo in mente, o quel che era necessario e che spesso letteralmente “non esisteva” in commercio. È il caso del rivestimento in “marmo artificiale” realizzato attraverso un complesso procedimento produttivo avviato ad hoc con il produttore. O del rivestimento in cotto smaltato del volume della torre scenica; o ancora delle speciali tinteggiature metalliche adottate per la sala e per la grande semisfera d’oro della lobby. In tutti questi casi abbiamo lavorato con i produttori per mettere a punto materiali e tecnologie precedentemente non esistenti. Un caso a sé è invece quello della rete di maglia metallica che abbiamo adottato per il rivestimento della sala. Qui abbiamo utilizzato un materiale già in produzione ma fino ad oggi usato per tutt’altro scopo: si tratta della rete normalmente utilizzata per migliorare l’aderenza nei grandi nastri trasportatori industriali!

Studio ABDR - Nuovo Parco della Musica - Firenze - photo Moreno Maggi

Il Nuovo Teatro è inserito all’interno di un intervento più ampio: il Parco della Musica e della Cultura. Questo, date le numerose funzioni da assolvere, doveva essere un progetto polifunzionale e flessibile al contempo. Come ha tradotto in architettura questa esigenza?
Filippo Raimondo
: Il progetto di un auditorium lirico, a maggior ragione se a questo è annesso un auditorium concertistico e una Cavea all’aperto, è caratterizzato da una reale complessità funzionale. Possiamo dire che le sale rappresentano solo le gemme cristalline e purissime che emergono da un costone basamentale di enorme complessità e molteplicità funzionale. I laboratori metalli, legni, costumi, scene. E poi le sale prova (quasi altrettanti piccoli auditorium): per l’orchestra, per il coro, per il balletto, per la regia, per i solisti. E poi i cameroni e i camerini, sino a quelli dei solisti e del direttore, che sono dei veri piccoli appartamenti. Poi la macchina scenica. E la buca dell’orchestra. E la torre scenica con a fianco gli uffici della Fondazione del Maggio Musicale. Insomma, ci troviamo di fronte alla sede di una importante attività produttiva, un’azienda che crea cultura e che lo fa, nel solco della grande tradizione artigianale italiana, utilizzando maestranze e competenze professionali interne. Così, mentre di giorno il Parco della Musica è la sede stanziale di una comunità lavorativa impegnata a produrre arte, dopo il tramonto lo stesso si mette in ghingheri e, in abito da sera, si trasforma in grande Teatro, in grande casa dello spettacolo del ballo, della musica e dell’opera. A questa già complessa articolazione funzionale, il nostro progetto, poi, ha racchiuso questa complessa macchina teatrale all’interno di una estesa “crosta” di spazi pubblici composta da piazze, terrazze e giardini, che in modo indipendente consentono di vivere l’intera complesso “monumentale” 24 su 24. In poche parole, il progetto non è altro che la materializzazione di molte storie, di molti usi, di molte comunità, di molte vite.

Studio ABDR - Nuovo Parco della Musica - Firenze - photo Moreno Maggi

Il vostro intervento si inserisce in un’area marginale dove è forte l’esigenza di integrare diversi pezzi di città. Come avete affrontato e risolto questa criticità?
Michele Beccu
: Alla scala urbana il progetto è stato pensato per aumentare la dotazione dello spazio pubblico e per operare un’efficace riconnessione tra la città e il Parco delle Cascine, in un luogo di significativo limite urbano. Il nuovo Parco della Musica, come già detto, è anche un’estesa porzione di spazio pubblico urbano all’interno della quale trovano collocazione le nuove imponenti dotazioni degli auditorium e dei servizi connessi, messi a sistema con la preesistente Stazione Leopolda realizzando, senza soluzione della continuità dello spazio pedonale pubblico, una riconnessione tra la nuova linea metropolitana e il Parco delle Cascine. Un ambizioso obiettivo di riqualificazione urbana, dunque, che è perseguito attraverso una sorta di “montaggio” tipologico di oggetti funzionali ad altissimo valore architettonico e urbano, le sale, all’interno di un sistema acropolico di piazze e luoghi pubblici. Un sistema dove le nuove volumetrie dei due auditorium, della cavea all’aperto e di una serie di giardini interni e in copertura, costituiscono la condizione di un vero e proprio parco artificiale. Un luogo privilegiato per l’osservazione del paesaggio: da lì si può osservare lo skyline di Firenze come un vassoio di capolavori. Un particolare ruolo spaziale lo giocano il giardino di copertura dell’auditorium concerti, e la Cavea posizionata in copertura dell’auditorium lirico.

Studio ABDR - Nuovo Parco della Musica - Firenze - photo Moreno Maggi

Qualcuno ha detto: il Nuovo Teatro di Firenze si è costruito velocemente solo grazie al commissariamento. Da architetto che sta in questi anni costruendo molto, come giudica il mostro burocratico italiano? Davvero è un freno all’architettura di qualità?
P. D.
: Anzitutto una battuta scontata: il Nuovo Teatro si è costruito velocemente perché il progettista e l’impresa hanno lavorato h24 per due anni senza interruzione né per le domeniche né per le feste comandate! Al di là della facile battuta, il problema dei tempi nella realizzazione delle opere pubbliche è, in Italia, realmente un problema. Siamo l’unico Paese occidentale in cui la durata media della realizzazione di una grande opera supera i dieci anni. L’auditorium di Firenze sta a dimostrare che c’è una speranza. Che ce la possiamo fare. Che anche in Italia siamo capaci di essere bravi. Ma dobbiamo esserlo tutti insieme: proprio come lo siamo stati a Firenze. Bravi nel progettare, nel costruire, nell’amministrare. Un’opera pubblica è sempre il frutto di questa collaborazione tra progettista, impresa e amministrazione: la formula adottata a Firenze ci dice che si può fare. Anche in Italia.

Nell’evoluzione del progetto, dalla vincita del concorso alla sua realizzazione, com’è stato il rapporto con la committenza pubblica?
P. D.
: Il 90% delle commesse del nostro studio sono opere pubbliche. Siamo perciò abituati a lavorare con la committenza pubblica, che in questo caso è stata particolarmente efficiente nel gestire il progetto. La formula commissariale, potremmo dire di modello francese, ha funzionato efficacemente. Così come competenti ed efficienti si sono dimostrate la D.L. e il RUP. Forse qualche difficoltà oggettiva si è manifestata nella comunicazione di un progetto così importante. La città e la società fiorentina sono state a lungo sospettose e scarsamente informate del nostro lavoro che oggi, per fortuna, appare nella sua definitiva qualità.

Studio ABDR - Nuovo Parco della Musica - Firenze - photo Moreno Maggi

Il Nuovo Teatro di Firenze, così come la neo-inaugurata Stazione Tiburtina, sono progetti che vanno oltre il manufatto architettonico, proponendosi come nuovi spazi urbani. Qual è la logica dietro questa scelta progettuale?
M. B.
: La dimensione dei due progetti è tale che la loro riduzione a semplici oggetti sarebbe fuorviante, ma soprattutto mi piace pensare a questi due edifici come due grandi “porte urbane”. Oltre questo dato di tipo dimensionale, resta, io credo, un’appartenenza culturale che guida le nostre scelte. Mi riferisco alla tradizione italiana da sempre attenta al rapporto tra architettura e contesti a partire dallo straordinario valore storico dei tessuti urbani del nostro Paese. In Italia la città storica è simultaneamente fatta dall’architettura e dallo spazio pubblico: la piazza non esisterebbe senza l’architettura che la circonda. Ci sforziamo di rispettare e di lavorare nel solco di questa tradizione.

Stazione Tiburtina, Museo Nazionale di Reggio Calabria, fermate della nuova Metropolitana di Roma, Nuovo Teatro di Firenze. Lo studio ha festeggiato più che degnamente i 150 anni dell’Unità d’Italia. Quali sono i più importanti progetti per l’immediato futuro?
F. R.
: Stiamo lavorando al nuovo auditorium lirico di Astana in Kazakistan: è in costruzione e sarà pronto il prossimo anno. Poi a un edificio a San Pietroburgo, proprio di fronte all’Hermitage, sull’altra sponda del Neva. Infine sta per avviarsi l’incarico successivo al Concorso internazionale per l’area ex stazione ferroviaria di Bolzano, che abbiamo vinto l’anno scorso. Un grande privilegio avere ancora così tanti progetti in lavorazione, soprattutto in un periodo come questo.

Zaira Magliozzi

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #4 – edizione straordinaria


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Zaira Magliozzi
Architetto, architecture editor e critico. Dalla sua nascita, fino a Marzo 2015, è stata responsabile della sezione Architettura di Artribune. Managing editor del magazine di design e architettura Livingroome. Corrispondente italiana per la rivista europea di architettura A10. Dal 2006 cura la rubrica “Corrispondenze” nella rivista presS/Tletter. Pr e project manager di progetti dedicati alla comunicazione del design e dell’architettura per l’agenzia di comunicazione SignDesign. Ha scritto per The Architectural Review, L’Arca, Il Giornale dell’Architettura, Il Gambero Rosso, Compasses, Ulisse e Quaderno di Comunicazione. Membro del Consiglio direttivo di IN/ARCH Lazio. Dal 2009 fa parte del laboratorio presS/Tfactory, legato all’AIAC - Associazione Italiana di Architettura e Critica - per l’organizzazione di eventi, workshop, concorsi, corsi, mostre e altre iniziative culturali legate al mondo dell’architettura.