Salottobuono, da Milano. La nuova architettura, su Artribune

Scorrendo l’elenco progetti dei milanesi Salottobuono si rimane quantomeno spiazzati. L’attività recente dello studio oscilla fra editoria, installazioni, arte e allestimenti. Ma l’architettura dov’è? Tranquilli, c’è. Anche se le sistematiche invasioni negli altri campi dell’espressione invitano a indagare meglio la questione. Comincia con questo studio una nuova rubrica di Artribune dedicata all’architettura emergente in Italia

De Rothschild Prize - allestimento Salottobuono - photo Stefano Graziani

Lo studio è composto da sei soci, con età che vanno dai 38 anni di Matteo ai 30 di Marco e Giovanni. Tutti provenienti dallo IUAV di Venezia e tutti passati per le mani di Stefano Boeri, all’epoca insegnante nell’ateneo lagunare. Dagli abituali incontri nel salotto di Matteo, nel quale a turno si esponevano progetti e riflessioni, deriva appunto il nome Salottobuono.
Lo studio vero e proprio viene fondato nel 2005, quando Boeri chiama questi suoi ex studenti a collaborare con la rivista Abitare. Le liaison con il mondo dell’editoria non finiscono qui: da aprile lo studio ha assunto la direzione artistica della prestigiosa Domus e sempre quest’anno – assieme a un eterogeneo team redazionale – ha lanciato una nuova rivista chiamata San Rocco. Altro fronte caldo è quello dell’arte, con la quale Salottobuono ha intrecciato a più riprese la propria attività. Un esempio è il progetto Beyond Entropy – un’antenna circolare capace di registrare il movimento umano e trasformarlo in energia sonora – proposto alla Biennale del 2010.
E poi allestimenti e installazioni: i grandi ombrelli colorati per lo stand della Lago alla recente Milano Design Week; la delicatissima struttura espositiva per il De Rothschild Prize e il riuscito allestimento del padiglione italiano all’ultima Biennale d’Architettura.

Stand Lago alla Milano Design Week - allestimento Salottobuono

Dopo questa carrellata di opere riprendiamo la domanda iniziale: ma gli architetti non dovrebbero fare architettura? È evidente che per i Salottobuono è solo uno dei tanti interessi. Necessità o scelta? Probabilmente entrambi. Nel senso che oggi in Italia, per un giovane studio d’architettura, costruire è obiettivamente proibitivo. Le installazioni, il mondo del design e quello dell’arte offrono più facilmente delle opportunità. D’altra parte, però, quello per la trans-disciplinarietà è un interesse programmatico per i Salottobuono. In una società che vive in multitasking e in una realtà urbana frammentata, si impone il rifiuto della sola pratica architettonica, a favore di una progettazione integrata che veda architettura e arte (nell’accezione più ampia che questo termine permette) come apporti multidisciplinari capaci di creare una strumentazione flessibile per i più disparati contesti.
In che modo intrecciate l’architettura con gli altri campi dell’espressione?
Siamo architetti, però ognuno di noi ha interessi diversi. Questo ci aiuta a spaziare nei vari campi espressivi. Ci piace affrontare progetti con durata e logiche in contrasto fra loro, anche se è difficile trovare metodologie progettuali sempre valide. Tentiamo quindi di ricondurre tutte le varie esperienze multidisciplinari che facciamo in un’ottica architettonica o di progetto urbano.

Questo panorama di interessi “effimeri” non si scontra poi con la materialità della costruzione?
Prima di pensare alla costruzione, ci interessiamo sempre alle dimensioni immateriali, sociali e politiche delle questioni. È una nostra precisa attitudine. Ovviamente non neghiamo che l’architettura sia anche progetto di forme; questo però non significa che si debbano rinchiudere tutte le riflessioni solamente all’interno della particella da costruire.

Quali sono le ricerche che intendete sviluppare nei prossimi anni?
Tornare a ripensare quali siano, e come si strutturino, gli atti fondamentali della vita degli abitanti delle città. Sarebbe interessante discutere, con tutte le comunità che popolano le nostre città, di cosa ad esempio sia l’educazione. Come si cresce in una casa? Cos’è l’amore? Tornare a ripensare questi fondamentali della vita per indirizzare e sostanziare una nuova architettura.

Lorenzo Ciccarelli

www.salottobuono.net

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Lorenzo Ciccarelli
Ingegnere-Architetto, compie i suoi studi all’Università Politecnica delle Marche e all’Ecole Supérieure d’Architecture de Paris-La Villette. Ha partecipato al seminario internazionale di progettazione Villard 11. Dal 2011 scrive per Artribune e alcune riviste locali.