Padiglione Italia. Come fare per non ricascarci

Questioni di metodo. Ancora due parole sul Padiglione Italia e poi basta. Questa volta però non parliamo di Sgarbi, ma di chi ce l’ha messo. Andando a vedere cosa succede all’estero nei medesimi casi.

Biennale di Venezia 2011 - Il Ministro Galan visita il Padiglione Italia

Consentiteci, e poi tacciamo per sempre, ancora due parole sul Padiglione Italia. Nel corso di questi mesi, come sapete, si sono sprecate accuse e difese nei confronti di Vittorio Sgarbi e del suo progetto. Un riassunto sarebbe d’uopo, ma ve lo risparmiamo, per porre invece una domanda: il problema di questo padiglione e, consentiteci, di tutti quelli che verranno, è davvero il curatore in carica? E come mai in questo bailamme di commenti, blog, forum, interviste, Facebook et similia, pochi si sono concentrati sulla questione del metodo?
In Australia il governo dispone dell’Australian Council for Arts, cui è affidata la gestione e l’organizzazione del Padiglione alla Biennale di Venezia. Il Council, inoltre, ha tra i suoi compiti quello di sostenere economicamente artisti e progetti d’arte nel Paese più grande del nuovissimo mondo e di promuovere oltreconfine la creatività nazionale. Lavora ovviamente di concerto con diversi attori governativi e ha all’interno del suo staff esperti del settore, mediatori, persone che hanno un curriculum acquisito in musei e organizzazioni culturali. Il Council nomina quindi un commissioner che svolge un ruolo di coordinamento, ma anche di fundraiser (supportato da un deputy commissioner e da un gruppo di lavoro con voce in capitolo). Per l’edizione ancora in corso, questi, insieme all’artista protagonista (a sua volta selezionato da un board formato da direttori di museo internazionali, docenti universitari e membri interni), ha scelto il curatore del padiglione. Insomma, una struttura complessa, flessibile e il più possibile articolata.

Hany Armanious - True Romance - 2010 - Padiglione Australia - Biennale di Venezia 2011 - photo Valentina Grandini

Un sistema poco dissimile adottano i meno lontani danesi, con il loro Danish Council for Arts, suddiviso in singoli dipartimenti per settore (musica, performing arts, visual arts ecc.). Idem con patate per la Gran Bretagna, con le ovvie differenze dettate dagli ordinamenti nazionali e dai contesti territoriali. In questo caso, l’artista viene selezionato da un comitato che cambia di anno in anno, composto da professionisti, curatori e anche da giornalisti. Per l’edizione 2011 figurano signori provenienti da Tate Liverpool, Baltic, Arnolfini e The Times, tra gli altri, presieduti dal commissario Andrea Rose, direttore del dipartimento di arti visive del Council, mentre la curatela è affidata a un’altra posizione interna, Richard Riley.
In Olanda ci pensa la Mondriaan Foundation; in Scandinavia, addirittura se la gestiscono di biennio in biennio in tre: l’Office for Contemporary Art per la Norvegia, il Frame (Finnish Fund for Art Exchange), per la Finlandia, il Moderna Museet per la Svezia, uniti nel Nordic Commitee grazie a un accordo firmato a Oslo il 23 luglio del 1965. Con una collaborazione che funziona così bene da essere ampliata, nel 2009 per il progetto The Collectors di Elmgreen & Dragset, anche alla Danimarca. In Germania è il ministro a nominare il curatore del Padiglione: “peccato” che sia coadiuvato nel suo ruolo dal Federal Foreign Office Art e da un comitato composto da esperti d’arte e direttori di museo.

Speech Matters - Padiglione Danimarca - Biennale di Venezia 2011 - photo Valentina Grandini

Potremmo andare avanti per ore. Ma non servirebbe, perché questo elenco è più che sufficiente per fare alcune considerazioni. La prima è che il curatore, in questi frangenti, non assume un ruolo da passerella, né una sorta di curioso strapotere. È, bensì, un importantissimo tassello di un gruppo di lavoro prestigioso e qualificato. La seconda ha a che vedere con la trasparenza: i processi con i quali i curatori vengono nominati, le persone che vi partecipano, il team che costruisce il progetto sono chiarissimi, a disposizione di chiunque abbia voglia di approfondire.
E da noi? Se escludiamo l’annata 2007 (Ida Giannelli fu incaricata da un Comitato di coordinamento fra la Biennale di Venezia e la Darc), in Italia è il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali a nominare il curatore del Padiglione Italia. Non si capisce per quale motivo, quale sia il percorso che lo abbia portato, magari nell’ambito della presentazione di un libro, a indicare quel curatore piuttosto che un altro, quali siano i criteri di scelta, quali le procedure. Un comunicato di tre o quattro righe comunica la decisione e festa finita. Ci si affida, perciò, non al giudizio non di un board di tecnici di settore, ma a quello di una figura politica che per di più, in teoria, avrebbe un ruolo, compiti e investiture molto diversi.

Fia Bakstrom e Andreas Eriksson - Padiglione Svezia - Biennale di Venezia 2011 - photo Valentina Grandini

Il risultato? È che il Padiglione Italia, senza nessuna volontà di entrare nel merito della qualità degli ultimi o di quelli che verranno, rischia di essere sempre avulso da ogni forma di coerenza e di continuità. Per dirla in poche parole, se un padiglione sarà all’avanguardia, straordinario o mostruosamente brutto, si tratterà non di una scelta, ma di un terno al lotto. Pertanto, invece di continuare ad affrontare le questioni sul piano delle contingenze, in Italia, ogni tanto, sarebbe importante cominciare a ragionare sulle questioni di metodo. Evitando di ingaggiare polemiche, discussioni e dibattiti intenti alla ricerca di un colpevole. Con il tono stanco e annoiato del classico tema di Scandalo al sole

Santa Nastro

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.
  • neve

    concordo. un tema di management…se vogliamo essere filoefficientisti anglosaxon, ma soprattutto di rispetto di professionalità.

    • francisca

      l domanda è: ma ce la faremo mai a diventare un paese civile???

  • http://www.giuseppezanoni.com

    “Viaggio interstellare quasi circolare intorno ad un sistema geocentrico” 2011
    Giardini della Biennale di Venezia, mercoledì 12 ottobre 2011

    Performance_filo di lana rosso, carta

    Settecentosettantanove metri di filo di lana rosso è stato posizionato lungo il perimetro dei Giardini della Biennale segnando il confine intorno a tutta l’area espositiva dei Padiglioni Nazionali presenti nella sede storica della Biennale di Venezia. Ogni cento metri è stato legato intorno al filo rosso un foglietto di carta arrotolato contenente questo testo.
    L’opera rappresenta il viaggio di una navicella spaziale intorno ad un sistema geocentrico. Una navicella spaziale È stata relegata all’esterno di un sistema spaziale geocentrico e dovrà viaggiare per l’eternità. La traiettoria del viaggio è rappresentata dal filo di lana rosso che partendo da un punto nello spazio, inizia il viaggio attraverso vari corpi celesti che orbitano all’esterno del sistema; la traiettoria subisce diverse inclinazioni e cambiamenti di rotta in base alle fermate della navicella durante il viaggio per esplorare i mondi sconosciuti che gravitano all’esterno del sistema. La navicella continuerà il suo viaggio all’infinito finchè avrà carburante disponibile, alla fine sarà risucchiata dall’orbita del corpo celeste più vicino e si disintegrerà a contatto con l’atmosfera.

  • Il magazzino kitch e nauseante di Sgarbi nel padiglione italia esorbita quello che accade ANCHE ai giardini e all’arsenale. Quindi è un’operazione più”sincera”, un ottimo negativo, avremo bisogno di ottimi positivi. C’è il bisogno di riempire tutto per attaccarsi al bavero dello spettatore, che è sempre più mucca al pascolo…

    Il problema è ancora PRIMA del METODO (su cui si pone giustamente l’attenzione). Il problema è il vuoto determinato colpevolmente in questi ultimi 20 anni da quello che in italia si considera il “migliore” sistema di operatori. Vettese, Di Pietrantonio, Pinto, Scardi, De Cecco, Chiodi, Cerizza, Maraniello, Gioni, Bonami….

    Costoro hanno mantenuto un vuoto tra loro e il pubblico, tra loro e il sistema politico..in questo vuoto si è insinuato prima Luca Beatrice e oggi più sintomaticamente Sgarbi.

    L’AMACI (associazione musei di arte contemporanea in italia) in 9 anni di esistenza NON è mai stata ricevuta da un Ministro della Cultura. Il festival Internazionale di Faenza è stato sistematicamente ignorato dalle principali testate giornalistiche italiane. Il punto è prima di tutto riempire questo vuoto. Poi in base a questo si potrà rivendicare un METODO di selezione migliore.

    Luca Rossi
    http://www.whitehouse.splinder.com

    • LorenzoMarras

      uno scarto Luca, uno scarto.
      tra cio’ che è teorizzato e cio’ che è veramente vissuto.

    • hm

      kitsch . non franz list . si sa da sempre che faenza fa senza .

  • Bene, il problema è stato posto all’attenzione dei lettori. Perché non fare un passo ulteriore? Perché non chiedere loro quale ritengano sia il metodo di scelta che dovrebbe essere adottato? Ne potrebbe scaturire una discussione interessante e magari, a conclusione, una proposta concreta da sottoporre all’attenzione del
    neo ministro Prof. Ornaghi. Che ne pensate?

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      caro luciano, in effetti hai ragione, bisogna aprire un dibattito serio con i lettori, non solo sul metodo, ma direi sul ruolo e la funzione dell’arte. L’arte oggi si presenta lontana dal vasto pubblico che ne è completamente a digiuno.

      E’ altrettanto vero che la classe dirigente o come dici tu “il miglior sistema di operatori” italiani, non è purtroppo immune da questo vuoto. L’arte, secondo me, non è spartizione di poltrone e controllo di parrocchie…, ma un sapere diffuso, scomponibile che deve rispondere ad un bisogno diffuso di cambiamento. Quello di offrire a tutti l’accesso alla conoscenza, non solo ai soliti addetti ai lavori.

      Il metodo o vari metodi di analisi servono in questo momento storico proprio a leggere questo vuoto e a decifrare il senso di questa lingua speciale che è l’arte.
      buona giornata

      • Caro Savino, premesso che l’espressione “il miglior sistema” non è mia (forse di Luca Rossi?) e che se la usassi la porrei tra virgolette proprio per sottolineare che non mi appartiene. Il punto del mio post, non è questo. Ti potrei rimandare piú sotto alla replica a Mario, ma preferisco ripetertelo qui: indicare quale potrebbe o dovrebbe essere il corretto metodo di scelta del curatore del Padiglione Italia e, possibilmente, farlo non enunciando teorie astratte (per altro in altro contesto apprezzabilissime) ma indicazioni e percorsi concreti, del tipo di quelli indicati, per altri paesi, nell’articolo che commentiamo

        • SAVINO MARSEGLIA (artista)

          Caro luciano, mi spieghi per favore, brevemente quale sarebbe questo metodo per scegliere il curatore? Non so un referendum o qualcosa di meno democratico?

          • Caro Savino, se guardi sotto i commenti di Lorenzo e miei trovi di che parliamo. Scusa se non lo ripeto qui ma, altrimenti diventa una duplicazione. Ciao Savino… mi raccomando i funghi!! ;-)

  • mario

    mi sembra che i lettori in questi mesi di opinioni di sicuro non a favore di questa pagliacciata sgarbiana ne abbiano già espressi tanti!

    • Caro Mario, una cosa è esprimere “opinioni” (spesso solo costituite da meri insulti) sul Padiglione Italia di quest’anno e sulla “gestione” Sgarbi, tutt’altra cosa è, quello che sopra propongo, esporre, sia pur succintamente, ma chiaramente, quale “metodo” si ritiene si possa o si debba adottare per la scelta del curatore del Padiglione Italia.

  • Luciano se per un attimo e mettendo da parte ogni possibile giudizio dato gratuitamente, potessimo pensare ad un nome di curatore non compreso nella lista dei soliti, chi in concreto ci viene in mente?
    Ecco, si potrebbe partire da qua e ognuno che legge scrive uno e in solo nome.
    Poi se si ha pazienza si ascoltano gli argomenti esposti a favore.

    • Caro Lorenzo, questa potrebbe anche essere un’idea carina (del tipo chi pensate sia il miglior pittore vivente o simili).
      In realta’ a me piacerebbe, visto che si ritiene “inadeguata”, “tecnicamente priva di contenuto” , dirigista e primitiva, la nomina diretta da parte del Ministro , che ci fosse qualcheduno che, deposti gli argomenti “sottili” e le teorie “Got und der Welt”, dicesse : “ecco io proporrei che il curatore del Padiglione Italia fosse scelto (che so’) dal Presidente della Repubblica in una rosa di nomi proposta dalla “commissione legislativa cultura del Senato” (ammesso che ne esista una)”
      Perche’ vedi Lorenzo, a dire che questo non ci piace e quello non va’ bene, che ci vorrebbe…,, che “altrove” si che sanno come fare… ecc. ecc (per tralasciare il formular insulti ed esprimere il proprio dissenso con volgarita’) siamo tutti buoni e ci pare che, col farlo, il nostro “compito” sia esaurito. Peggio, ci pare, che il sistema “altro” (non importa qui quale) adottato “altrove” (non importa qui dove) risolva tutti i problemi di democraticita’, competenza e trasparenza.
      Ecco, vedi, io vorrei che i tanti critici dal commento facile provassero, almeno una volta tanto, ad impegnarsi un poco in una proposta e poi, tutti assieme, ci si mettesse a discutere i pro ed i contro di tali proposte e vedere un po’ che ne esce fuori… come ho detto, magari ne potrebbe pure uscire una proposta da presentare al Ministro!
      Ciao

      • SAVINO MARSEGLIA (artista)

        luciano caro, di proposte al ministro della cultura ce ne abbastanza da riempire l’intero ministero. L’ultima è quella presentata dagli artisti italiani che operano all’estero che a quanto mi risulta non hanno avuto risposta. Il ventre curatoriale italiano ha il vizio di morire di fame.

      • LorenzoMarras

        Lucia’ ma io sono d’accordo con te. Non l ho scritto cosi per dire.
        Veramente. deposti tutti i possibili pregiudizi, CHI (non il mi piace questo o quello perche’ è simpatico o perche’ sta vicino a casa mia ..no no)
        CHI ritenete all’altezza per quel ruolo, in questo momento.
        Una forma di sovranita’ dal basso democraticamente discussa in uno spazio come questo.

        Se ci tieni a saperlo e lo dico con franchezza nonostante a volte mi fa girare letteralmente le scatole,(ma a volte questo si rivela un bene) il nome è Luca Rossi o, se si rivelassero molteplici …i “rossi ” del branco.

        Vedi che non scelgo chi mi sta simpatico?!

        • Caro Lorenzo, a me va anche bene seguirti su questo sentiero (che pero non era il mio) bene, vuoi il “mio” nome? Eccotelo : Luca Rossi (uno, nessuno, centomila che siano)… lo stesso tuo ma, forse, le motivazioni sono differenti; quelle, peró, per ora me le tengo per me .
          Ma tornando, invece, al mio “vicolo”, visto che tirare il sasso e nascondere il braccio non sta bene ecco : io proporrei che a nominare il Curatore del Padiglione Italia fosse il Ministro competente che lo dovrebbe scegliere in una rosa di nomi formulata da un comitato ad hoc (ogni anno rinnovato) formato da un rappresentante dei direttori di musei di arte contemporanea pubblici, da un rappresentante delle gallerie di arte contemporanea, un rappresentante delle fondazioni di arte contemporanea, un rappresentante dei direttori di pubblicazioni di arte contemporanea ed un rappresentante degli artisti … naturalmente poi bisognerebbe scrivere le regole per capire come questi “rappresentanti” possano essere identificati e… ci sará da ridere!!

          • ..sorry… ..e ci sarebbe (non sara’) da ridere!!!

          • LorenzoMarras

            luciano la tua idea è ugualmente valida perche’ obbliga a difficilissimi compromessi tra le parti e dunque ben venga.

          • Caro Lorenzo, l’idea in se’ sarebbe abbastanza banale e soprattutto a costo zero (senza necessita’ di istituire comitati o consulte permanenti)… il grande problema e’ come scegliamo chi sceglie ??? (…non ti ricorda nulla questo?… ;-) ) Passi per i musei, per le fondazioni e per le pubblicazioni d’arte … magari ce li mettiamo tutti e poi si tira a sorte anno dopo anno (ma gia’ per le fondazioni qualche problemino sull’identificazione di quali ci sarebbe di sicuro, sulle pubblicazioni, poi, i problemini, secondo me, diventerebbero “problemoni”) ma per le gallerie ? (quali gallerie? chi sceglie quali? ecc) e per finire “dulcis in fundo” chi sceglie il rappresentante degli artisti? e quali artisti? … come vedi le idee a volte sembrano semplici solo in superfice.

  • Grazie per questo articolo. Hai spiegato quale è il punto della situazione e come l’Italia debba imparare dai paesi esteri. E’ incredibile che in Italia non si riesca a finanziare artisti per le loro opere e promuoverle. La cosa assurda, nella mia esperienza personale, è stata l’essere finanziata dalla Mondrian Foundation per partecipare a un convegno in cui presentavo il mio progetto. Io sono italiana, non olandese. In Olanda ho solo fatto un corso di studio…ah, ovviamente con borsa di studio olandese.
    Italia, dove sei e dove vai?
    Ce ne dobbiamo andare noi?

  • SAVINO MARSEGLIA (artista)

    caro luciano, sulla scelta del curatore alla prossima Biennale di Venezia, ho letto tutti i tuoi commenti di sopra e di sotto. Sinceramente la tua proposta la trovo costruttiva e insieme acrobatica. Perché in Italia quando si parla di incarichi, tutti i soggetti coinvolti (gallerie, musei, fondazioni, associazioni ecc.) pur di imporre il proprio candidato, essi si trasformano in abili e furiosi acrobati.

    Uno spettacolo di acrobati nel quale si manifesta il costume e il malcostume italiano che si svolge come una farsa che ci riconduce, inevitabilmente nello stagno della tragedia dell’arte.

    Ma non dobbiamo rassegnarci c’è sempre un luca rossi o un luca bianchi che può fare il curatore. I rossi e i bianchi, se non lo sai, sono i cognomi più diffusi d’Italia. Adesso non mi dire che questa scelta è arbitraria. i funghi li ho raccolti e mangiati. Ti aspetto a Firenze.
    buona notte

  • Vabbene, redazionisti azionisti di ARTRIBUNE, vi consentiamo ancora 2 parole sul Vittoriale Vittoriano, il Padiglione degli Italiani.
    Se tutto questo fiato lo impiegavate per parlare delle opere in mostra ci usciva una megarecensione da sballo…
    Xò allora consentite pure al Daniele Scarpa Kos di aggiungere ankora 2 cosette sul lavoro esposto al Padiglione Veneto – Villa Contarini.
    Nel blog CRI-TIC-AH trovate l’immagine della mia opera con la modifica effettuata negli ultimi giorni d’apertura della mostra. Ho aggiunto all’installazione (dipinto + nastro adesivo) il disegno del personaggio che si allontana di spalle…