Mercato dell’arte: Artprice fa il punto

Come ogni anno, Artprice tasta il polso al mercato con il suo report. Si riscontra una sfiducia diffusa, compensata però dalla tenuta del mercato. Il baricentro dell’arte si sposta verso est, ma non ci sono molte sorprese tra i più venduti. Fra gli italiani, tengono i Transavanguardisti, insieme a Rudolf Stingel e ai soliti Cattelan e Beecroft (insomma, tutti i non italiani!).

Maurizio Cattelan

Ottobre è tempo di Fiac e pure con l’appuntamento con il Report annuale che Artprice realizza in collaborazione con la fiera parigina. Al centro dell’attenzione è certamente la geopolitica del mercato, con i suoi continui stravolgimenti. Una certezza è però consolidata: il declino delle piazze europee e americane a favore della zona del Pacifico meridionale, guidato dalla Cina.
Diamo un breve sguardo al sommario: si parla di crisi, investimenti, della fine dell’era di New York, dell’ascesa di Pechino e Hong Kong come nuova capitale dell’arte. Per la prima volta, invece, c’è un intero paragrafo dedicato all’arte mediorientale e ai new media. E naturalmente la toplist dei 500 artisti contemporanei più venduti. Curiosi? Vi facciamo un breve riassunto.

New Media

In materia di crisi economica, le scorse bufere finanziarie del 1991 e del 2008 ci hanno mostrato come l’arte non sia un terreno impenetrabile, colpito anch’esso dalla perdita di liquidità, unita alla paura dei venditori. L’S&P 500 ha perso il 45% tra settembre 2008 e marzo 2009, mentre i prezzi dell’arte hanno registrato un calo del 34%. Le case d’asta cessarono di offrire garanzie sui prezzi e alzarono le stime. Quietata la turbolenza nei mercati finanziari, anche l’arte è tornata ai livelli del 2007. Quest’estate di nuovo il collasso, ma per il momento i tassi d’invenduto reggono, anche se il barometro della fiducia verso il mercato dell’arte creato da Artprice, l’Art Market Confidence Index, ha segnato per alcune settimane un andamento negativo (anche se nel report non viene ricordato).

Contemporary Art

Tutto il contrario del primo semestre 2011, considerato il miglior semestre in assoluto, anche del periodo 2000/2008, con una crescita del 34% rispetto all’anno precedente. Gli artisti che hanno visto aggiudicare le proprie opere a cifre stellari nell’ultimo anno sono: Jeff Koons (€ 10.8m), Chen Yifei (€ 7.7m), Zhang Xiaogang (€ 6.3m), Peter Doig (€ 6.1m) e Jean-Michel Basquiat (€ 5.3m).
Tra luglio 2010 e giugno 2011 il fatturato totale dell’arte contemporanea ha raggiunto la cifra complessiva di € 895m, contro i “soli” € 501m dell’anno prima, con la vendita di 37.400 opere. Questa crescita è stata sicuramente guidata dalla forte domanda dei compratori in Asia, Russia e Medioriente, dove l’acquisto di opere d’arte ha assunto un significato culturale molto importante.
La classifica delle piazze mondiali vede ancora la Cina davanti a Stati Uniti e Regno Unito, seguite da Francia, Taiwan e Singapore. Mentre Christie’s e Sotheby’s si stanno espandendo sempre più in Cina e Artprice sta per aprire un ufficio a Hong Kong, i due colossi cinesi delle aste, Poly e China Guardian, stanno approdando a Occidente. Christie’s rimane in testa per il fatturato annuale (€ 234.4m), seguita da Sotheby’s (€ 218.8m), Poly (€ 88.2m), Phillips de Pury (€ 87.8m), China Guardian (€ 44.1m), per poi completare la Top Ten di firme asiatiche.

Arab Contemporary Art

Sul fronte arabo, gli artisti contemporanei rappresentano una nuova entrata redditizia per le case d’asta, oltre alla nuova vitalità della regione grazie alle fiere di Marrakech e Dubai, al nuovo polo museale sull’isola Saadiyat di Abu Dhabi e al vivace gruppo Edge of Arabia.
La fotografia continua a far da padrona nel segmento dei new media, settore che ha portato al mercato dell’arte € 895m nell’ultimo anno. Tra i nomi “hot” della fotografia troviamo Cindy Sherman, Andreas Gursky, Richard Prince, Hiroshi Sugimoto, gli unici ad aver raggiunto il milione di dollari nelle loro aggiudicazioni. La lista prosegue con Vik Muniz, Mike Kelley, Andres Serrano, Gilbert & George, Wade Guyton, Rachid Rana, richiestissimi nelle ultime aste.
Più difficile è l’ingresso sul mercato della videoarte e dei new media in generale, con l’eccezione di Bill Viola, Nam June-Paik, Felix Gonzalez-Torres e Mike Kelley.

Top 10 by Country

Veniamo infine alla Top 500: primo posto per Jean-Michel Basquiat con € 54.7m di fatturato annuale d’asta, seguito da Zeng Fanzhi (39.2), Jeff Koons (30.1), Zhang Xiaogang (30), Chen Yifei (28.3), Richard Prince (18.3). Tra gli italiani: Rudolf Stingel al 26esimo posto, Maurizio Cattelan (39), Sandro Chia (150), Mimmo Paladino (165), Francesco Clemente (207), Nicola de Maria (293), Enzo Cucchi (294), Francesco Vezzoli (295), Gino de Dominicis (304), Luca Pignatelli (361), Vanessa Beecroft (388) e Salvo (486).

Martina Gambillara

Il Report integrale

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Martina Gambillara
Martina Gambillara (Padova, 1984), laureata in Economia e Gestione dell'Arte, si è interessata fin dai primi anni dell'università al rapporto tra arte e mercato, culminato nella tesi Specialistica in cui ha indagato il fenomeno della speculazione nel mercato dell'arte cinese dell'ultimo decennio. Per passione personale si è costantemente dedicata all'osservazione dei risultati d'asta soprattutto del segmento di Arte Contemporanea, estrapolandone i trend e la correlazione con i mercati finanziari. In seguito il suo interesse si è spostato verso i mercati emergenti, da quello cinese scelto per la sua tesi, a quello sud-asiatico e mediorientale. Ha lavorato per gallerie, case d'asta e dal 2011 fa parte dello staff editoriale di Artribune.
  • ma stiamo scherzando? la transavanguardia?! oramai, purtroppo, non se li fila più nessuno…guardate le aste delle “italian sale” per rendervi conto delle loro quotazioni…o invenduti oppure alla minima della stima opere molto belle degli anni ottanta. La verità è che il mercato internazionale attualmente accetta solamente i seguenti artisti: Balla, Severini, Fontana, Burri, Manzoni, Morandi, de Chirico, Marini,Melotti e alcuni dell’arte povera(ma solamente ad una giusta valutazione) e Cattelan. Punto. E mi riferisco a quotazioni dai 300.000€ in su. Sono gli unici artisti che hanno la visibilità economica tale da poter essere inseriti nelle contemporary evening sale o di fare bella figura negli stand delle gallerie con la g maiuscola!! se tu proponi 200 lavori nelle sessioni di un intero anno è logico che fai massa…ma in questo momento il pubblico non compera la massa ma solamente la qualità…quindi, amio modesto giudizio, l’elenco degli artisti italiani menzionati non fa assolutamente testo.