Maurizio Cattelan: l’Apocalisse dello sguardo

L’installazione di Cattelan al Guggenheim come il Trionfo della Morte di Palazzo Abatellis. Una messa in scena che terrorizza e diverte allo stesso tempo. E si fa specchio di un’Italia ormai perduta, assorta sul ciglio del baratro. Ludovico Pratesi firma una riflessione a tutto campo sulla mostra del Maurizio nazionale. E non solo.

Ci sono tutti, dal Papa schiacciato dal meteorite all’elefantino coperto dal lenzuolo, fino a quel piccolo scoiattolino suicida, che forse è stato l’inizio di questo corteggiamento con la morte che scorre sottotraccia in tutta la sua opera. Eppure, illuminate dalla luce naturale che piove dall’oculus del Guggenheim a rivelare la vera essenza del Pantheon di Maurizio Cattelan, queste opere si trasformano in qualcosa di tristemente maestoso, e diventano una visione tragicomica, e forse profetica dell’Italia in questo inquietante novembre 2011. Qualcosa che parla di un futuro sospeso tra l’incubo del default e la speranza di una possibile rinascita, appeso a un filo come papi e bambini, cani e galleristi, che mi ricordano i personaggi del Trionfo della Morte, un incredibile affresco quattrocentesco  conservato al palazzo Abatellis di Palermo, che aspettano rassegnati le frecce avvelenate scoccate da una Morte in sella a un cavallo feroce e scheletrico.
Così come l’asta autogestita da Damien Hirst nell’autunno 2008 precedette di pochi giorni il crollo delle borse internazionali, oggi la mostra di Cattelan sembra annunciare il fallimento del nostro Paese, imbalsamato come questi cavalli, scoiattoli e asini e prigioniero di un passato finito per sempre. La Nave non va più, direbbe Fellini, e nemmeno la Barca di Orietta Berti: siamo ad un passo dal baratro, di fronte a una vera e propria mise en abîme, un’apocalisse dello sguardo orchestrata dal Puck della società contemporanea, un po’ folletto e un po’ giullare, capace di terrorizzare con le sue verità pronunciate tra un inchino e una capriola i sovrani più potenti d’Europa.

Il Trionfo della Morte di Palazzo Abatellis, Palermo

Guai a non ascoltarli, questi joker che trasformano ogni nefandezza in una risata, alta e pungente come quella di Gino De Dominicis, capace di scandalizzare l’Italietta democristiana degli anni Settanta con un ragazzo down, seduto immobile su una sedia davanti al pubblico attonito della Biennale di Venezia nel 1972. Forse è stato proprio lui, insieme ai mobili appesi al soffitto di Kounellis e gli arazzi-puzzle di Boetti, ad ispirare con il suo uomo impiccato presentato alla galleria La Nuova Pesa di Roma poco prima di morire,  i bambini di Cattelan appesi a un albero in una piazza di Milano, a loro volta  anticipatori di questa installazione: una cascata di giocattoli per giganti che sembra uscita dal cappello di Gulliver, improvvisatosi prestigiatore per divertire i Lillipuziani. Un personaggio che deve aver ispirato Maurizio, che immagino attento lettore della fiaba di Collodi. Un po’ marionetta un po’ burattinaio (tanto da aver trasformato le sue opere in marionette), un po’ Pinocchio e un po’ Lucignolo, ha tramutato il Guggenheim nella pancia della Balena, da dove il burattino terrorizzato vedeva ogni tanto squarci di luce provenienti dalla bocca del cetaceo.

I bambini impiccati di Maurizio Cattelan a Milano

Paura e stupore, angoscia e meraviglia: come fece Giulio Romano nella stanza dei Giganti a Palazzo Te, Cattelan non ha timore di sconvolgere la consueta percezione delle sue opere per suscitare una vera e propria vertigine della vista, simile a quella che provarono nel 1997 i primi visitatori del Guggenheim Bilbao, il primo museo che suggeriva una visione caleidoscopica dell’opera, permettendo perfino di guardarla dall’alto in basso. Così come succede oggi agli occhi dei visitatori della mostra, che incontrano nel loro percorso altri occhi, chiusi o spalancati ma sempre fissi, come quelli dei cadaveri. Animali impagliati, trucchi da prestigiatore, presagi di prossimi disastri che metteranno a dura prova la nostra piccola e indifesa penisola? Maurizio non sembra curarsene più di tanto. Dopo questa mostra/monstre ha annunciato la sua uscita di scena, ma dubito che smetta di osservare con passione e ironia le sorti del mondo e della sua fragile Italietta, non più in grado di competere con un mondo troppo complesso. Ma un modo c’è sempre, e Cattelan lo sa bene, come Benigni, Fellini, Visconti, Pasolini, Calvino e tutti gli italiani che hanno fatto sognare il pianeta con visioni fatte di parole, poesie o immagini. Costruite giorno per giorno con coraggio e tenacia, urgenza e passione come All, questa Apocalisse dello sguardo capace di incantare e sorprendere: un grande gioco che assomiglia alla vita vissuta a 360 gradi da uno degli artisti più importanti del nostro tempo.

Ludovico Pratesi

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  • Luigia Lugli

    Ottimo Catty!

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      già…”di un degli artisti più importanti del nostro tempo” certamente: di questi stupidi tempi. Non è male questa battuta, direbbe la cattiva anima di Trstan Tzara!!!

  • Dulcolax

    Si si il senso di morte…. Che noia! Ogni cazzate fa sto Cattelan bisogna parlarne? Ha appeso le opere, e allora? Noioso , prevedibile , scontato.

    • SAVINO MARSEGLIA (curatore indipendente)

      ma quale puzza di morte? Siete certi che Cattelan sappia qualcosa della morte o niente della Vita… non mi risulta che abbia fatto la guerra in Vietnam…
      So solo che qui siamo in un colorato e innocuo Bazar metropolitano con tanti pupazzi appesi in una folle spirale di consumo.

      • Caro Savino nessuno, a parte te, ha parlato di “puzza di morte” (a te piace molto “materializzare” le idee e le sensazioni ed incorporarle in manifestazioni corporeo-sensoriali … almeno questo si evincerebbe dalla tua recente abbondantissima produzione di commenti, spesso a carattere scatologico).
        Credi veramente che occorra aver fatto la guerra del Vietnam (…o qualsiasi altra, del resto) per “sapere qualche cosa della morte” ? Temo, purtropppo, che per saper qualche cosa della morte sia sufficente essere nati ed aver vissuto un po’ di anni (basta gia’ aver superato il periodo piu’ spensierato della prima giovinezza e per molti basta molto meno)
        Il tema della morte (o del mistero della morte o della paura della morte ecc. ecc.) e’, da sempre, molto comune e centrale nel lavoro di tantissimi grandi, (ma anche medi, piccoli e minimi) artisti .
        L’orrore e la paura della morte ed il tentativo di esorcizzarla lo puoi trovare dappertutto, anche in un un Bazar, anche nelle mascherate di Carnevale, anche nella commedia o nella farsa e l’opera di Cattelan ne e’ molto chiaramente percorsa.
        Il fatto che a te non piacciano i lavori e che tu non stimi l’autore e’ cosa che, avendola oramai detta in tutte le salse ed in tutti i brodi e’ nota a tutti i lettori, anche occasionali, di Artribune e questo potrebbe farti riflettere sull’utilita’ d’insistere perche’, se e’ vero che entro certi limiti “repetita juvant”, e’ anche vero che l’eccesso di ripetizione finisce per far sorgere dei seri dubbi sulla validita’ degli assunti (… vedi ad es. Luca Rossi)
        La sobrieta’ nei commenti, sopratutto di quelli negativi e nella loro frequenza ( e non lo dico certo solo per te) e’ caratteristica che fornisce loro la forza e l’autorevolezza che l’eccesso di “lazzi e frizzi” (lasciamo perdere poi la volgarita’ che e’ eccesso di per se) e la frequenza pluri-quotidiana loro negano.
        Ti saluto con immutata simpatia ed affetto.

        • luisa trenzi (crtico d’arte)

          CATTELAN : UN PALLONE GONFIATO DI ARIA FRITTA !!!

          Caro Luciano, le riflessioni sulla puzza di morte nell’arte contemporanea, inevitabilmente, toccano la suscettibilità e la sensibilità di tanti artisti e gente comune. Le mie riflessioni crtiche che faccio su Artribune, possono quindi indurre facilmente a fenomeni di proiezioni soggettive su di me che portano a chi legge i miei commenti, ora ironici, ora distruttivi ora costruttivi, ora creativi ecc. a distorcere il significato “vero” dei miei commenti.

          Come tutti noi comuni mortali, il tema della morte non può essere che un fenomeno soggettivo che si basa sempre sulle proprie ossessioni personali. La morte è una sostanza impalpabile, possiamo provare ad immaginarla da quello che ci è dato vedere nei corpi putrefatti di persone, animali, piante, ecc.

          Possiamo anche rappresentarla artisticamente con immagini simboliche di scheletri portatori di morte, come abilmente raffigurati da Albert Durer e tanti altri bravi artisti del passato; nei cadaveri plastinati di Gunther von Hagens, oppure in Guernica di Pablo Picasso, o ancora nei disastri della guerra di Goia; nella dimensione esitenziale e più ironica ed intrigante di M. Duchamp – che la descrive così: “d’altronde sono sempre gli altri a morire” (…, ma è sempre un lavoro concettuale, in cui anche la descrizione più ironica, o più sconvolgente, si scontra, sempre con il più nulla del nulla, perchè la morte non ha parole, immagini, forme definibili per descriverla.

          Come ho scritto in altri commenti, il successo commerciale di Cattelan, non giustifica la qualità del suo lavoro. Attenzione! Parlo di qualità non di contenuti poetici! Veniamo alla qualità, come livello di significatività: Nel lavoro di Cattelan, la qualità è inesistente.

          Il termine “qualità nel lavoro di Cattelan, finisce troppo spesso per essere confuso con un linguaggio e un contenuto poetico significante: (è arte di qualità solo quella che piace alla esigua comunità dell’arte ufficiale; è arte senza qualità tutta quella che non piace alla “cupola di critici” che la sostiene.

          Si dice anche che ragionare sulla qualità poetica di un opera d’arte, è sempre un utile esercizio che si apprende attraverso anni di studio di educazione che si fa sugli svariati linguaggi visivi, che hanno caratterizzato gli stili del passato e del presente. E’ altrettanto vero che, modestamente un’artista come me, che consce, grazi a Zeus, la storia di linguaggi visivi, non si fa certamente abbindolare da ciò che si presenta ovvio e vecchio…, che poi è sotto gli occhi di tutti coloro non sono degli sprovveduti in materia.

          Per questo, ritengo che il lavoro artigianale di Cattelan, presenta grosse e serie lacune in qualità e in originalità.

          Il suo lavoro è un’ evidente goffagine ripetizione di linguaggi ed esperienze già masticate e digerite e trascorse: basta pensare ai pupazzi grotteschi animati e inanimati del movimento DADA; oppure alle esperiene metasurreali di artisti iperealisti anglosassoni ed altri surrealisti e concettuali conosciuti/sconociuti dalla cronaca d’arte mondana.

          Ma cos’è in fondo, questo artigianato che si manifesta in tutta la sua prosopopea mediatica ai fruitori passivi e a noti critici? Posso solo constare nella critica d’arte, una scarsa riflessione analitica sul linguaggio e sul contenuto dell’opera ci cattelan! Se vogliamo dircela con la massima sincerità: non è altro che demagogia a buon mercato…, su cui noti critici d’arte, per restare sulla cresta dell’onda della cronaca d’arte, costruiscono aneddoti, asserzioni concettuali e/o formale che sono del tutto inesistenti…

          In parole povere, il lavoro di Cattelan è un operazione artigianale che produce comodamente, pupazzi plastinati di se stesso, personaggi noti della storia, del mondo dell’arte che conta e episodi di cronaca nera e rosa. Pupazzi plastinati, ben vestiti con obbligo di cravatta, corredati da accattivanti titoli e colorate invettive, diciamo slogan inoffensivi, o quanto altro di cattivo gusto c’è nella società.

          Ma il nostro eroe di cartone, combatte questo sistema dell’arte e la società in cui mangia solo per finta e con armi spuntate in partenza !

          Certamente il bersaglio di queste armi esiste e come: sono i ricconi che avvalendosi del portafogio gonfio, fanno la fila per gustare l’oggetto del desiderio nel salotto mondano. Accaparrarsi per primi questi pupazzi, privi di contenuti, significanti.., con la speranza poi.., di rivenderli per farci lauti guadagni.

          Purtroppo, noto che la crtica ufficiale, ne parla ora positivamente in modo superficiale ora in modo più sostanzioso, ma sempre in tono amichevole per non inimicarsi la cerchia dei suoi sostenitori. Ciò non fa altro che accrescere in modo esponenziale un pallone gonfiato ad arte… in un vortice di aria fritta..

          Mi domando: ma quale mezzo più efficace esiste per veicolare queste battute da parrucchiere.. se non l’uso dei mezzi di pubblicità di massa? In questo caso si può parlare di pubblicità di prodotti di massa. Ma qui si usa il mezzo occulti e persuasivio di comunicazione e informazione di massa per vendere oggetti d’arte, non certamente per crticarli dal loro interno?

          Cattelan, a questo punto dovrebbe riflettere e domamdarsi quali azioni sono possibili affinchè il linguaggio dell’arte possa scardinare e veicolare messaggi diversi, valori nuovi in alternativa a questa cultura di di massa? Ma il linguaggio di Cattelan (nell’eccezione del termine) non è altro che vecchio manierismo. sul piano della idea, ma non della qualità e sostanza.

          Ma al di là di ciò, è ben arduo dire cosa sia la qualità nel suo lavoro artigianale.
          La soria della critca d’arte è piena di esempi di esperienze artigianali, fatte passare come linguaggi artistici; o esperienze innovative di linguaggi, totalmente fraintesi o semplicemente passati inosservati… che poi la storia ha rilevato la loro originalità e ricchezza in un momento successivo, quando la modalità di fruizione sono cambiate nel senso giusto.

          E tanto per essere in argomento, molti artisti che riescono a produrre arte significativa possono essere anche accusati ingiustamente di avere “scheletri nell’armadio” solo per il fatto evidente di avere copiato linguaggi di maestri del passato, e quindi di essere appunto dei falsi artisti.

          • ” il tema della morte non può essere che un fenomeno soggettivo che si basa sempre sulle proprie ossessioni personali.”
            In realtà no, sia perché, come giustamente Duchamp volle si scrivesse sulla sua tomba, “in fondo a morire sono sempre gli altri” (come tu correttamente citi ma senza, apparentemente, trarne le debite conseguenze) sia perché, quando è seria e matura ricerca, più che sulle “ossessioni personali” si basa su riflessione, meditazione, analisi, sul proprio rapporto coll’immanente e con il trascendente e sulla loro definizione.
            La sua rappresentazione “artistica” ha conosciuto mille espressioni da quelle più “figurative” a quelle più astratte a quelle puramente concettuali e sta all’artista scegliere il linguaggio e le forme in cui decida di esprimere e comunicare le proprie riflessioni al riguardo. È per questo che mi pare che questa tua proposizione : “Cattelan, a questo punto dovrebbe riflettere e domamdarsi quali azioni sono possibili affinchè il linguaggio dell’arte possa scardinare e veicolare messaggi diversi, valori nuovi in alternativa a questa cultura di di massa?” è totalmente fuori luogo : Cattelan rifletterà e si domanderà ciò che più riterrà opportuno a me, a te, spettatori, dire poi se ciò che ci comunica ci emoziona, ci fa pensare, o meno, ai critici, invece, il giudizio tecnico-analitico sul suo lavoro.
            Vorrei che ti fosse chiaro che io non sono un “fan” di Cattelan, ho già detto altra volta che ci son suoi lavori che mi piacciono, ce ne sono altri che non mi piacciono: tutto qui (io, nei suoi confronti, son solo uno spettatore : potrei far lunghi discorsi su ciascuno di essi ma alla fine l’unica lecita conclusione sarebbe sempre una di queste due alternative)
            Per tutto il rimante chilometrico post … Ti rinvio a quanto già ti ho detto, con affetto ed amicizia, sopra : ripeter sino allo sfinimento (proprio ed altrui) sempre gli stessi giudizi (così come sempre gli stessi concetti) non fa acquistar loro maggior peso o validità, al contrario! Dare ai propri giudizi un taglio serio o scherzoso o buffo o poetico o ironico o satirico o costruttivo o distruttivo è una scelta personale più che legittima, accoppiare una o due delle soluzioni può essere interessante e chiarificante ma decidere di esporre il proprio giudizio in TUTTE dette forme in sequenza sparsa, come fai tu è stucchevole. Perlomeno questo e ciò che io penso, liberissimo tu di pensarla diversamente e continuare in questo tuo tormentone.
            Ciao luisa trenzi

          • scusa… “… questa tua proposizione…. sia totalmente..”

          • SAVINO MARSEGLIA (artista)

            PORTARE ALLO SCOPERTO I POSTULATI ERRATI!

            Ciao Luciano, non ti voglio scomodare più di tanto, ma nella tua risposta non hai portato allo scoperto i precisi postulati sul linguaggio di cattelan? – Che ho posto nel commento di cui sopra, che ho fatto firmare alla mia amica ideale, Luisa Trenzi?

            Devi sapere che dietro tutto ciò che scriviamo o diciamo sul lavoro di un artista ci sono sempre postulati. A volte appaiono del tutto ovvii, ma più frequentemente possono essere poco chiari, superficiali o contestabili.

            Un esempio è l’articolo di “cronaca d’arte” del prof. pratesi che manca di postulati critici e analitici, che per certi aspetti è simile alle tue vedute critiche. per dimostrare l’erroneità di un certo postulato sul linguaggio dell’arte, bisogna che questo sia falso, facilmente confutabile, oppure semplicemente ridicolo. Ma non è sempre facile far emergere i postulati sul linguaggio, in quanto possono essere ben nascosti da interessi vari o, peggio da pregiudizi, intrecciati a pregiudizi radicati.

            con simpatia
            savino marseglia

          • Caro Savino, nella mia risposta non ci sono “postulati” (come li chiami tu) sul linguaggio di Cattelan e nei miei post non ne troverai mai relativamente al linguaggio di nessun artista del cui lavoro mi possa capitar di parlare e questo per il semplice e buon motivo che io non sono un critico, non ritengo di aver nessuna competenza per fare della critica d’arte e non ho nessuna voglia o intenzione di mettermi a farne.
            Se, raramente, mi e’ capitato di parlare del lavoro di un artista (grande, medio, piccolo, minimo che fosse) l’ho sempre fatto come “spettatore” e non mai come critico e l’ho sempre chiaramente detto.
            L’articolo di Pratesi l’ho trovato interessante e piacevole, non mi pare che si possa ad esso dare l’ “investitura” di saggio critico, e non credo che Pratesi lo abbia scritto con tale intento. Come presentazione di una mostra o riflessione su di essa, l’ho trovato meglio della maggior parte degli articoli di tal tipo che mi capita di leggere. Aggiungo che non m’importa un accidente indagare i motivi palesi o reconditi per i quali Ludovico Pratesi scriva di Cattelan, ne’ se il giudizio espresso sia sincero, insincero, interessato o disinteressato, cosi’ come non m’interessano i motivi palesi o reconditi che sono sottesi al successo di questo o quell’artista: io semplicemente giudico cio’ che leggo e cio’ che vedo.
            Detto questo, pero’, lasciami aggiungere che ben raramente ho letto qui commenti “critici” (compresi i tuoi) che esponessero “argomenti critici” e non pure e semplici affermazioni piu’ o meno elaborate ed arzigogolate, ritorte, ripetute, parafrasate ma che, sostanzialmente, si potevano pacificamente sostituire con il classico “mi piace/non mi piace” o, molto peggio ancora, con l’inconfessato e forse inconscio : ” lo detesto e quindi tutto quel che fa e’ disprezzabile/lo ammiro e quindi tutto quel che fa’ e’ apprezzabile” .
            Convengo che sarebbe ingenuo aspettarsi dai commenti un’alta frequenza di “spunti critici”, non parliamo di “approfondimenti”, ma almeno non essere costretti a sorbirsi puntualmente sempre le solite banalita’ (anche quando espresse in maniera “simpatica” o “divertente” come, qualche volta, capita con i tuoi post). Almeno capitasse, qualche volta, di leggere anche dei commenti positivi (possibile che tutte lo opere e gli artisti di cui Artribune parla siano solo sucettibili di critica negativa??)
            Almeno capitasse una volta che non scattassero i soliti perversi automatismi per cui:
            – se si parla di Mevio gia’ si sa’ che ci saranno i commenti infuocati di Tizio, Caio e Sempronio (sempre gli stessi) per dire che e’ tutto una gran porcheria ed e’ tutta’immondizia,
            – se c’e’ il post di Mario Bianchi, imprescindibilmente ci si dovra’ sorbire il commento di quell’altro che deve per forza dire, per la mllesima volta, quanto detestabile sia Bianchi, quasi sempre per motivi del tutto estranei a quel che Bianchi ha appena detto e possibilmente ripeterlo almeno tre o quattro volte.
            Caro Savino rileggiti i commenti postati negli ultimi quattro o cinque giorni e poi, in tutta onesta’, dimmi quanti di essi avevano “contenuti” che valeva la pena “comunicare” … a me le dita delle mani sono bastate ed avanzate !!
            Ciao, spero che il campo di funghi abbia soddisfatto il tuo senso estetico, ed il tuo olfatto, spero che fossero commestibili e che quindi questa sera o domani soddisfino anche il tuo palato. Ciao

          • hm

            – e questo per il semplice e buon motivo che io non sono un critico, non ritengo di aver nessuna competenza per fare della critica d’arte e non ho nessuna voglia o intenzione di mettermi a farne. –

            allora perchè scrivi sempre commenti di centinaia di righe? cosa ci vuoi comunicare? che senso ha scrivere commenti senza fine per farci sapere che sei solo uno spettatore . forse ti sfugge il piccolo particolare fondamentale che anche le opinioni che riversi in questi commenti logorroici sono critiche .

        • SAVINO MARSEGLIA (artista ribelle)

          Caro Luciano, l’articolo “CATTELAN, UN PALLONE GONFIATO DI ARIA FRITTA ! l’ho fatto scrivere, su mio dettato dalla mia amica, Luisa Trenzi. Mi scuso per questo…, Sai ho approfittato di questa bella giornata autunnale per andare contemplare un prato di funghi umidi che ho scoperto nel parco vicino casa mia.
          Un caro saluto
          e tanta stima
          Savino

          • hm

            uhm . sì sotto dettato . ok .

          • giulio, milano

            caro hm, i dettati li fa anche cattelan, la differenza è che questi sono dettati a finii commerciali o taroccati come dici tu da ditte cinesi.

          • SAVINO MARSEGLIA (artista)

            In effetti caro Luciano, hai indovinato i funghi hanno soddisfatto il mio senso estetico, il mio olfatto e il mio palato. Posso dire che questi funghi possono essere considerati opere d’arte. Il cuoco sono io stesso stesso: un artista di cucina.

            Ho creato con i funghi un ottimo e gustosissimo piatto, ben riuscito, che posso facilmente paragonare ad un d’arte di Marcel Duchamp.

            Ciò è dimostrato dal fatto che il processo creativo di due artisti è stranamente simile.
            saluti

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      più se ne parla in termini di “pedigree” di clamore mediatico, più l’oggetto da vendere si carica di plusvalore economico all’interno della casta finanziaria dell’arte.

  • Fabio

    La sua esibizione, così di primo acchito, mi sembra una citazione della biennale di Sgarbi a Venezia. Le sue opere come fossero oggetti esposti dal rigattiere, dove la singola opera messa lì così conserva il suo primordiale significato solo a chi saprà ricollocarla nel suo tempo espositivo…. Grande Cattelan!

    • francesca, milano

      Questo articolo di L. Pratesi si rivolge a tutti coloro che vogliono sottrarsi ad una critica seria sulle cagate di cattelan. Qui si giustifica un bazar che già conosciamo, facendolo passare come interessante. Se questa è la funzione di un critico d’arte… siamo messi proprio male.

      • Barbara

        Ma non vi sorge il dubbio che chi scrive (in questo caso Pratesi) fa il gioco degli artisti????. Quindi anche anche se gli artisti espongono delle cagate come fa Cattelan, diventano immediatamente delle meraviglie.

        • francesca, milano

          pratesi, più gioco degli artisti fa i ninnoli a se stesso…

  • TUK

    MAURIZIO CATTELAN SI KE SA DELLA MORTE..STUDIATE IL SUO LAVORO O NN COMMENTATE..
    GRANDISSIMO ARTISTA.
    KREDO CI VOGLIA ANKORA UN PO’ DI TEMPO PRIMA KE LA” MASSA ” ITALIANA LO CAPISCA.PEKKATO.
    e grazie bonami.
    TROVATO GIUSTO IERI UN BELL’ARTIKOLO SU VANITY F. SU CATTELAN…E RENZI !!!
    E NN DITE ..LO POTEVO FARE ANKE IO!!!!

    • Ma che bella tirata radical chic! Che ne diresti di ripassare la grammatica?

      • Giulio, firenze

        Momo, forse è un intellettuale si sinistra o uno scioccoso di destra, facciamo pari o dispari per scoprirlo!

        • hm

          a me sembra solo un bimbominkia, cioè copialand da piccolo prima di torno subito e i fischietti saltellanti (la sua vera essenza, tutto il resto è scopiazzato male) .

  • Come al solito la si butta in politica. Sara’ anche grande Cattelan ma di sicuro e’ un gran furbo che lavora non con passione ma commutante calcolo. E poi piace tanto alle vecchie zie……………..

    • Giulio, firenze

      fa lavorare gli altri con passione.. questo è positivo visti i tempi…

  • oblomov

    ma si…se riconosciamo che Cattelan è un “furbo” allora come definire chi lo apprezza e lo esalta? dato che vale molti soldi allora il suo successo è finto, dipende dal mercato che lo ha gonfiato e dai gonzi ma anche “furbi” che han cavalcato l’onda del niente o poco che stupisce (ma per stupirsi di così poco, che personalità modesta bisogna avere!…che noia…che piattume sai che effetto appendere tutto dall’alto…meno male che se ha esaurito le idee lascia la scena…oh là non ha più niente da dire,…è morto il suo tassidermista che impaglia piccioni e asini per lui..uffa..Cattelan ha avuto successo, ben per lui, ma un po’ di domande se le deve fare chi è “sinceramente” convinto di essere di fronte a un “grande”…stiamo vivendo nella destrutturazione della dignità umana in tutti gli ambiti, e l’arte non è da meno..orrore puro…

    • hm

      – ma si…se riconosciamo che Cattelan è un “furbo” allora come definire chi lo apprezza e lo esalta? –

      boh, un verme?

  • Maljan

    L’arte e’ un organismo mutante con DNA continuamente in ricombinazione genetica, qualche volta e’ orrenda altre volte e’ splendida altre ancora non se ne comprende il senso, come appunto e’ l’evoluzione dell’uomo su questo cazzo di mondo. Cattelan, come Hirst, a suo modo ha rivoluzionato la storia dell’arte, l’ha costretta a mutare come non mai, rimanendo sempre specchio della nostra “civilta’” , ampliando la riflessione su quello che siamo e siamo stati con originalita’ assoluta, quindi non rompete i marroni voi che avete le menti chiuse e onore a Cattelan!

    • hm

      peccato che cattelan abbia copiato hirst mentre hirst non ha copiato cattelan (animali morti etc) .

      • francesca, milano

        si si , sono due tarocchi che si taroccano a vicenda e i fessi ci abboccano come pesci smarriti nel mare dell’arte…

  • Cattelan Maurizio.
    Giacca BALENCIAGA.
    Jeans Diesel.
    Si ringraziano per la location, Palazzo Grassi SpA, Punta della Dogana, Francois Pinault foundation.
    Nella pagina accanto:
    Giacca e gilet Vivienne Westwood;
    Pantaloni Salvatore Ferragamo.
    In apertura a sinistra. Camicia e pantaloni, Paul Smith.
    A destra. Tuta Etro.
    Fashion editor Sarah Grittini.

    Uomo VOGUE maggio giugno anno 2011 n.421

    Ecco la merce grazie alla quale si vendono altre merci.
    Chiedo al Prof. Pratesi se testé che ho enumerato compendi in se il baratro di cui ha fatto esplicita menzione nel suo articolo.
    Grazie.

    • hm

      bella però sta roba (a parte i jeans diesel) non credo che copialand si vesta così bene, di solito ha delle magliette fake copiate e si vanta di andare in giro con roba tarocca o senza etichetta . roba che rispecchi le sue opere fake copiate insomma . è un po’ come andare in giro vestiti trussardi, chi è il poveretto che va in giro vestito trussardi? meglio in tuta e nike shox delle due .

      • giulio, milano

        in effetti caro hm, non hai poi così torto! Ho visto anch’io cattelan in via montenapoleone con la fidanzata TV , vestito con abiti e scarpe taroccate.

        • hm

          sisi avevo letto che per lui era un vanto andare in giro vestito taroccato o tagliando le etichette ai vestiti, alla minchiata dei fischietti saltellanti che ha fatto al madre di napoli prima dell’estate per esempio si è presentato con maglietta ysl tarocca . non potrebbe chiedere un po’ di vestiti a trussardi? tanto fra roba tarocca e roba trussardi gira la stessa aria di sfiga attorno, è un po’ come andare in giro con una fiat random .

          • hm

            poi voglio dire ci sarà un motivo no se google mette al primo posto della ricerca cattelan arredamenti invece di copialand, le priorità non sono un optional —-> http://www.cattelan.it/

    • SAVINO MARSEGLIA (curatore indipendente)

      Caro Lorenzo, l’esperto prof, Ludovico Pratesi, (quello che non si degna di rispondere alla mia lettera che ho scritto su Artribune) l’hai letteralmente spogliato e messo a nudo! Ma non si deve amareggiare per questo: può rivestirsi con un bel vestito griffato di Cattelan,.., ne ha tanti e di tutte le taglie!

      un caro saluto

  • oblomov

    mah…stiamo anche a guardare come veste o come espelle le sue scorie umane…ah ah se la riderà per essersi arricchito dichiarando il suo nulla e prendendo in giro tutti…e ci siamo noi qui a parlarne…mi faccio quasi pena…ma penso a quelli che lo esaltano parlando di DNA dell’arte e di menti chiuse …già..che bel fenomeno…a mio avviso può solo impressionare chi sa poco o ha poco dentro o chi ha investito dei soldi e ci marcia…quindi non ne parlo più e lo cancello dal mio personale motore di ricerca, il mio cervello..almeno restituisse il maltolto e facesse un po’ di beneficenza…farebbe più bella figura servirebbe a qualcosa! la sua “arte” a me non aggiunge nulla e ho la certezza che ne avrei potuto fare a meno di bambolotti e dita di marmo commissionate a chi le fa per lui…(che artista!!!)

    • hm

      ancora con il ‘bene male purchè se ne parli’ ? è vecchia di 200 anni lo capite o no? nell’era di internet dove si parla in dosi massicce di qualsiasi cosa ha perso ogni significato, andava bene per oscar wilde ma all’epoca non esistevano le letterine carlo conti corona belen e la tv spazzatura che torna subito . ora con internet ha perso definitivamente senso, si tratta solo di fare selezione . la vera domanda è come mai artribune gli dedica una media di 10 post alla settimana .

  • federica

    Non sono un’esperta d’arte ma solo un’appassionata ,quindi non entro nel merito dei commenti fatti sulla mostra ,anche se immagino che nessuno dei commentatori l’abbia vista.
    ringrazio però Ludovico Pratesi per il suo articolo chiaro ,semplice nella sua complessità e con tanti spunti.

    Federica Pecci Ruggieri

    • SAVINO MARSEGLIA (VIRUS LETALE)

      Pratesi: “la mostra di cattelan sembra annunciare il fallimento del nostro paese”

      Ma quale forza in queste parole ! Quale profezia! Chi è un nuovo Nostrodamos?
      In verità sembra annunciare una delle più spregevoli profezie e prove dei nostri tempi che un artista possa dare di sé, è quella di non capire quando sia aberrante, mortificante la mercificazione e la speculazione finanziaria che si fa sull’arte.
      La stessa che sta portando gli Stati sull’orlo del fallimento.

      • hm

        no è solo nostrovermus parasitus .

  • Cattelan & Beuys (animalisti)

  • Cattelan rappresenta bene i nostri tempi e l’Italia. Non passa il suo tempo a criticare gli altri su internet ma riesce a definirli attraverso la propria arte.

    • hm

      forse se ci fosse più gente che perde tempo a criticare gli altri su internet IN GIRO CI SAREBBERO MENO STRONZATE VUOTE INSULSE PATETICHE .

      • silvano

        …..e ci sarebbero anche meno fessi in giro

    • SAVINO MARSEGLIA

      @ Sarah Bowyer dice: “Cattelan rappresenta bene i nostri tempi e l’Italia” . Certamente, l’abbagliamento mediatico delle pupazzate di Cattelan è generalmente molto maggiore agli occhi di profani d’arte che di coloro che ne capiscano qualcosa in termini di critica ai fini estetici…

  • HD

    Signora Sarah, Cattelan “non passa il suo tempo a criticare gli altri su internet ma riesce a definirli attraverso la propria arte.

    Difatto, non ha tempo, perché è occupato ha realizzare una nuova trovata pubblicitaria, sostanzialmente innocua per definire i nostri tempi. Lo slogann è così: Non sempre i pupazzi plastilinati li faccio realizzare ai soliti artigiani!

  • morimura

    Forse si è ispirato a Boetti , De Dominicis e Kounellis??? Il professor Pratesi li ha conosciuti tutti, sa bene che laddove questi avevano un’ispirazione Cattelan si limita a citare pedissequamente…ma la critica ormai non ha il più coraggio di quei tempi…

    • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte sui Generis)

      Oggi gran parte della critica d’arte è influenzata all’interesse economico che il mercato suscita su un’opera d’arte;

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