La rivoluzione è solo quando è culturale?

La nostra percezione attuale del concetto rivoluzione ha subito una mutazione genetica. Si struttura attorno alle immagini sporche e digitali di folle arabe che protestano, scappano, combattono. Sono masse e individui in lotta, mediati da rappresentazioni semi-spontanee che veicolano da sole una nuova, e antica, idea di realismo.

Rivoluzione astronomica

“Questo modo di filosofare tende alla sovversion
di tutta la filosofia naturale, ed al disordinare e mettere
in conquasso il cielo e la Terra e tutto l’universo.”
Galileo Galilei, Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo (1632)

Che cosa vuol dire pensare la rivoluzione oggi? A che cosa ci riferiamo quando diciamo ‘rivoluzione’?
Rivoluzione è, per noi occidentali, oggi, un inserto tra la realtà e la sua rappresentazione. Si colloca cioè esattamente in questo interstizio, e vi apre una crepa, uno squarcio, una frattura. La bolla spazio-temporale sotto cui viviamo da tempo si dischiude, e lascia intravedere il futuro. Ci sono sicuramente echi di Truman Show e di Matrix in questo processo, ma non è solo quello.
Se infrangere completamente lo Spettacolo è di fatto un’opzione letteralmente impensabile e inconcepibile (almeno al momento, e nelle condizioni attuali), distorcerlo, deformarlo e fare in modo che rifletta e restituisca la realtà a sua insaputa, contro la sua stessa volontà, è un’opzione invece perfettamente a portata di mano, praticabile. Molto più, ad esempio, rispetto solo a qualche anno fa. La rappresentazione del mondo e della realtà consiste sempre, di fatto, in una loro ri-presentazione. Quando una realtà ci viene presentata per la seconda volta, solo allora la conosciamo davvero.

Eclissi

In effetti, l’obiettivo attuale può essere quello di recuperare la nozione stessa della realtà (o quantomeno, la sua immagine, la sua “raffigurazione”) attraverso la mediazione spettacolare. Usando il gigantesco dispositivo che regola ogni aspetto delle nostre vite – dai miti contemporanei agli immaginari egemonici, dai desideri collettivi e individuali ai sistemi morali di riferimento – per uno scopo diverso da quello per cui si è andato costruendo nel tempo. Per lo scopo opposto rispetto alla sua vocazione.
Allora, per concepire adeguatamente la rivoluzione, occorre forse accantonare ogni riferimento alla tradizione rivoluzionaria otto e novecentesca [1] (1848, 1917, 1968, 1977…), e puntare direttamente al Cinquecento e al Seicento. Intanto, osservando la storia del mondo occidentale negli ultimi cinque secoli, le uniche rivoluzioni davvero di successo sono state quelle culturali: il Rinascimento stesso consisteva, infatti, in larga parte nel recupero di modelli creativi prelevati da un passato lontano e usati non in chiave nostalgica, ma come strumenti di un progetto: un mondo nuovo e una nuova società, che – magari non nei termini esatti dell’elaborazione originaria – si sono effettivamente realizzati, influenzando tempi, luoghi e movimenti distanti tra loro (fino all’Illuminismo) [2].

Rivoluzione astronomica

Soprattutto, attraverso l’introduzione del modello eliocentrico (1514) da parte del canonico polacco Niccolò Copernico, ripreso, difeso e sviluppato da Giordano Bruno, Giovanni Keplero e Galileo Galilei, il Rinascimento si è tradotto in ciò che conosciamo come Rivoluzione Scientifica. Non una rivoluzione, ma la rivoluzione, non a caso, tratta proprio di rivoluzioni. Oltre a ruotare sul proprio asse, i pianeti ruotano attorno al Sole, e l’intero sistema solare ruota attorno al centro della Via Lattea. Un processo cognitivo si identifica con un movimento astronomico.
Sarà quindi utile cominciare a considerare l’idea della rivoluzione (anche in campo artistico e culturale) sotto questo aspetto, in definitiva quello che le è proprio da un punto di vista letterale e filologico. Un moto celeste, cosmico, che muta continuamente le condizioni e le prospettive, ruotando però su se stesso. Ricreando periodicamente condizioni e contesti, e sottoponendo quest’opera di ricreazione all’azione dell’unico elemento che non ritorna mai esattamente su se stesso: il tempo.

Christian Caliandro

[1] Cfr. Wu Ming 1, Siamo tutti il febbraio del 1917, ovvero: A che somiglia una rivoluzione?, in “Wumingfoundation”, 11 aprile 2011, www.wumingfoundation.com/giap/?p=3637.
[2] Cfr. E. Garin, Dal Rinascimento all’Illuminismo: studi e ricerche, Nistri-Lischi, Pisa 1970.

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #2

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Christian Caliandro
Christian Caliandro (1979), storico dell’arte contemporanea, studioso di storia culturale ed esperto di politiche culturali, insegna storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia. È membro del comitato scientifico di Symbola Fondazione per le Qualità italiane. Ha pubblicato “La trasformazione delle immagini. L’inizio del postmoderno tra arte, cinema e teoria, 1977-’83” (Mondadori Electa 2008), “Italia Reloaded. Ripartire con la cultura” (Il Mulino 2011, con Pier Luigi Sacco) e “Italia Revolution. Rinascere con la cultura” (Bompiani 2013). Cura su “Artribune” le rubriche inpratica e cinema; collabora inoltre regolarmente con “La Gazzetta del Mezzogiorno”, “minimaetmoralia”, “che-Fare”. Ha curato mostre personali e collettive, tra cui: “The Idea of Realism // L’idea del realismo” (2013, con Carl D’Alvia), “Concrete Ghost // Fantasma concreto” (2014), entrambe parte del progetto “Cinque Mostre” presso l’American Academy in Rome; “Amalassunta Collaudi. Dieci artisti e Licini” presso la Galleria d’Arte Contemporanea “Osvaldo Licini” di Ascoli Piceno (2014); “Sironi-Burri: un dialogo italiano (1940-1958)” presso lo spazio CUBO (Centro Unipol Bologna, 2015); “RIFTS_Abate, Angelini, Veres” (Artcore, Bari 2015); “Opera Viva Barriera di Milano” (Torino 2016); “La prima notte di quiete” (i7-ArtVerona, 2016).
  • a questo proposito segnalo intervista a catty catty:

    http://whitehouse.splinder.com/

    La rivoluzione politica oggi avviene ad un centimetro dal fondo, dal muro, dal collasso. Perchè la classe politica ha tagliato i ponti con la società civile (stile sudamerica). O se no rimane una suggestione da sabato pomeriggio, il lunedì è già finito tutto…

  • hm

    che il tempo non ritorni mai esattamente su sé stesso è solo un’ipotesi . la tradizione rivoluzionaria marxsionista 8-novecentesca è spazzatura, si sa da tempo . e il rinascimento non è stato una rivoluzione ed è completamente scisso dalle scoperte scientifiche dell’epoca .

  • hm

    lucarossi è il tipico esempio di rivoluzione fake marxionista .

  • Giulia B.

    Decisamente un articolo interessante, con molti spunti di riflessione, indipendentemente dagli esempi proposti. La rivoluzione come analisi delle intercapedini fra le varie visioni del mondo in vista di operazioni a lungo termine, come fenomeno di ampia portata, fondato sulla gravità, sulle spinte propulsive e sul confronto continuo con la legge di inerzia, comporta un’adesione ai ritmi epocali e non alle mode passeggere o alle ribellioni. Ogni vera rivoluzione copernicana implica responsabilità individuale e volontà di creare una cultura critica collettiva, oltre la corrente del tempo in cui si vive. Rivoluzione non vuol dire rivolta o ribellione, quanto ricerca e volontà di consapevolezza.

    • SAVINO MARSEGLIA (artista ribelle)

      SI FACCIAMO LA RIVOLUZIONE ARTISTICA DI CARTA!

      In questi tempi di vacche magre, è necessario trasformare le fiere artistiche in fiera di bestiami e attrezzature agricole per disinquinare e lavorare la terra.
      Dobbiamo trasformare i musei in società di mutuo soccorso, in laboratori di produzione di cibo, senza lavoro, di attività ludiche ed erotiche che faranno parte del programma sulla distruzione dell’astrazione in cambio di attività fisica, in particolare di produzione immateriale, come: tracce di sudore di urina, di feci ed infine tracce umorali di attività fisica legata al sesso, come liberazione dall’intelligenza artificiale.

      La strategia creativa è ancora in questo momento difficile può attendere prima di scoprire qualcosa di nuovo e significante.
      Ciò, sarà presto, una questione legata ad una nuova una pratica dell’arte che sarà, naturalmente condivisa non solo dagl’addetti ai lavori, ma dalla collettività e per usare un termine marxista, dalla massa amorfa e indistinta.

      Quel che conta oggi è occupare il sistema dell’arte, come modalità specifica di funzionamento transcibernetico, transimmateriale, transuniversale, transfinanziario, transmaterialistico del linguggio dentro questa liberazione produttiva dell’arte.

      L’arte in questo momento storico non può che esrcitare sabotaggio, attraverso IL RIFIUTO dentro il ciclo di produzione e nell’organizzazione globale del controllo informativo. W LA RIVOLUZIONE DI CARTA!!!

    • Dulcolax

      La rivoluzione sta già avvenendo, ci siamo dentro è stentiamo a riconoscere la direzione.

      • SAVINO MARSEGLIA (ARTISTA RIBELLE)

        Si! E’ una rivoluzione che mercifica la rivoluzione…

  • Giulia B.

    Secondo me, è davvero meglio il concetto di rivoluzione, rispetto a quello di ribellione. Un cambiamento totale di prospettiva, un’azione frutto di profonda analisi, non un rivoltarsi superficiale fatto di slogan, affinché non si ripeta quello che Pasolini già denunciava negli Scritti corsari.

  • e se al centro ponessimo più che l’idea di rivoluzione, che per definizione è un ritornare a qualcosa di precedente, l’idea (per quanto utopica) di evoluzione? Il Rinascimento è una rivoluzione perché, sia pure nella prospettiva di un profondo cambiamento, intendeva recuperare l’antichità classica. L’Illuminismo, pur nella radicalità delle sue proposte, si riallaccia a momenti o meglio miti del passato (ora il buon selvaggio, ora la democrazia ateniese). Ma noi – ammesso che sappiamo con precisione in che direzione vogliamo andare – a quale passato ci dovremmo appigliare?