Il valore delle idee

Una coppia di artisti americani progetta il “Museo dell’Arte Non-Visibile” e raccoglie finanziamenti tramite una piattaforma di crowdfunding online. Le opere d’arte che vende non sono tangibili e rimangono allo stato di “idea”. Ma l’operazione concettuale non è priva di contraddizioni, e svela la potenza erosiva del marketing sulla produzione artistica contemporanea.

Yves Klein - Zone de Sensibilité Picturale Immatérielle - 1959-62

Kickstarter.com è una delle web startup più interessanti degli ultimi anni. Si tratta di un esperimento riuscito di crowdfunding per progetti creativi. In cosa consiste? Il sito mette a disposizione una vetrina online dove i creativi di tutto il mondo possono presentare il loro progetto – sia un libro, un film, una scultura, un software, una collezione di moda o altro – e chiedere finanziamenti per realizzarlo. I visitatori del sito possono decidere di donare dei soldi per trasformare i progetti in realtà, ma gli autori hanno diritto al finanziamento soltanto se l’obiettivo economico stabilito in partenza viene raggiunto entro una determinata data. Altrimenti, niente di fatto, e le donazioni accumulate (in realtà solo promesse di donazione, dette pledges) tornano ai rispettivi proprietari. Nel caso in cui il finanziamento va a buon fine, tutti i partecipanti ricevono qualcosa in cambio, in genere di entità proporzionata al contributo (si va da piccoli oggetti e souvenir legati all’iniziativa fino a vere e proprie partecipazioni azionarie).
Lanciato nel 2009 e seguito da decine di iniziative simili, Kickstarter è particolarmente riuscito non solo grazie alla semplicità d’uso del sistema, ma soprattutto in virtù della selezione accurata che viene operata sui progetti. Il risultato è una proposta creativa differenziata e di ottimo livello, in tutti i settori.

MONA - Museum of Non-Visible Art

Non mancano i progetti propriamente artistici sulla piattaforma, e uno in particolare ha recentemente sollevato l’attenzione dei media e del mondo dell’arte. Si tratta del MONA – Museum of Non-Visible Art, opera concettuale firmata dal collettivo Praxis (i coniugi Brainard e Delia Carey) in collaborazione con l’attore e regista statunitense James Franco. L’operazione si avvale anche del contribuito di un curatore d’eccezione, Vallejo Gantner, direttore artistico del PS122, centro sperimentale dedicato alla performance art nel cuore di Manhattan.
In linea con la corrente storica del concettualismo, il Museo dell’Arte Non-Visibile mette in discussione il rapporto tra l’opera d’arte come oggetto e l’opera d’arte come idea, e cerca di aggiornare il dibattito alla luce dell’avvento delle nuove tecnologie. Il museo naturalmente non ha nessuna consistenza fisica, né ce l’hanno le opere che contiene: piccoli animali invisibili da adottare, un film mai realizzato, la scultura di un albero grande come una stanza ma anche piccolo da entrare in una mano, una stanza di 500 mq piena di gelatina rossa e così via. Secondo gli autori, l’accento è da porre sull’immaginazione pura, sulla potenza delle idee e sulla capacità degli esseri umani di scambiarsele e di goderne come – e di più – degli oggetti materiali. Fin qui tutto bene, ma perché allora assegnargli un prezzo? Perché metterle in vendita e coinvolgere i concetti di proprietà e unicità? Le opere del Mona, infatti, sono acquistabili attraverso la pagina di Kickstarter come ricompensa per il finanziamento del progetto. E a cosa serviranno i soldi, visto che non c’è, di fatto, nulla da realizzare? “Non riceverete un quadro o un film o una fotografia nella vostra cassetta postale. Quello che riceverete è qualcosa di molto più affascinante: la possibilità di partecipare a un atto di creazione artistica. Riceverete un biglietto con il titolo e la descrizione dell’opera, insieme all’autentica”. Ed è qui che l’operazione svela la sua più grossa contraddizione. Se le idee sono più importanti e più potenti della loro effettiva realizzazione materiale; se l’universo delle parole e dell’immaginazione ha un valore indefinibile e inestimabile; se quello che davvero conta è creare, perché ridurre “la partecipazione a un atto di creazione artistica” all’invio di una somma di denaro? Secondo gli autori, si tratterebbe di una provocazione, di una messa in discussione della “new economy” e della percezione del concetto stesso di valore in un’epoca storica in cui l’intero sistema economico ruota sempre più pesantemente attorno a scambi immateriali e in cui gli scontri più violenti trovano il loro campo di battaglia nel settore della proprietà intellettuale, dei brevetti e del diritto d’autore.

Jimmy Kimmel

È impossibile non mettere quest’operazione a confronto, solo per prendere un esempio sui tantissimi che si potrebbero fare, con l’opera di Yves Klein e in particolare con Zone de Sensibilité Picturale Immatérielle, operazione concettuale svoltasi tra il 1959 e il 1962. L’artista francese vendeva “zone di sensibilità pittorica immateriale” in cambio di lingotti d’oro, e coinvolgeva l’acquirente in un elaborato rituale durante il quale il collezionista bruciava la sua ricevuta e l’artista gettava metà dell’oro nella Senna. Klein riteneva che fosse “inaccettabile” vendere le zone di sensibilità in cambio di vile denaro e per questo pretendeva “la qualità più alta possibile per un pagamento materiale”, ossia l’oro puro. I lingotti superstiti venivano utilizzati per realizzare i famosi Monogolds, grandi quadri ricoperti di foglia d’oro.
Paragonando quest’opera storica con un’operazione come il Mona, non possiamo fare a meno di notare come il concetto di partenza – l’arte come idea e il suo rapporto con il sistema economico – ne esca allo stesso tempo confuso e imperdonabilmente semplificato. In primo luogo, l’accento viene posto sull’idea stessa di ‘museo’ invece che sulle singole opere, ridotte a pretesti per accumulare finanziamenti e, a dirla tutta, composte da idee non poi così illuminanti (cosa dire di Fresh Air, una boccata d’aria fresca comprata da Aimee Davison, nota attrice, modella e produttrice americana, per 10mila dollari?). Inoltre, fa riflettere l’approccio pubblicitario e marketing-oriented dell’intera operazione, a partire dal coinvolgimento di Franco, famosissimo negli States e in grado di portare il Mona in prima serata durante il Jimmy Kimmel Live (una specie di talk show alla Letterman) e proseguito a suon di comunicati stampa e dichiarazioni a effetto.

Aimee Davison

Il virus del marketing, ormai una malattia da cui nessuno può dichiararsi davvero immune, tantomeno gli artisti contemporanei, insieme all’ipocrisia contenuta nella dichiarazione di voler “coinvolgere lo spettatore nella creazione di un’operazione artistica” tramite il versamento di una somma di denaro, ci fa assistere a quella che appare tristemente come la morte definitiva dell’arte concettuale, un’eredità storica sempre più fraintesa e svilita. Un crimine perpetrato a colpi di falsa ironia postmoderna e crowdfunding.

Valentina Tanni

www.kickstarter.com
www.nonvisiblemuseum.com

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #2

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Dal 2011 collabora con Artribune.
  • Alberto

    L’eccesso di sofisticazione ha ormai da anni investito anche il mondo dell’arte.
    Si potrebbe quindi sostenere,volendo essere concettuali come i suoi creatori,che quello del Mona sia da considerare a tutti gli effetti un “non-progetto”!!!
    Il suddetto è riuscito nell’intento supremo di creare dei “veri-falsi” o meglio,dei “veri-invisibili”!!!!
    Con l’effetto conseguente di generare dei ciechi:quindi non solo incapaci di vedere,ma forse ormai anche solo di guardare.
    Il marketing,nato come pseudo scienza negli anni ’50 (come sempre negli Stati Uniti!!!!), in realtà mostrò i suoi prodromi nel lontano 1839,in una notissima fiaba di Hans Christian Andersen. In quella fiaba,con una capacità visionaria e profetica, si vedeva chiaramente il destino dell’arte attuale e dei suoi fruitori.
    La vicenda è nota. Due imbroglioni si recarono da un re particolarmente vanesio,che passava il proprio tempo provando ed indossando nuovi abiti. Gli fecero credere di essere in grado di creare un tessuto che avrebbe reso invisibile chi lo indossava…………….
    Non voglio raccontarVi tutto,ma lasciarVi il piacere di leggerla o ri-leggerla.
    Vi renderete conto che l’umana stoltezza è immensamente più grande di quanto si possa immaginare.
    Un’arte invisibile per un mondo di ciechi!!!!!!!

  • hm

    lol il mona, pensavo fosse un articolo su copialand .

    – Il suddetto è riuscito nell’intento supremo di creare dei “veri-falsi” o meglio,dei “veri-invisibili”!!!! –

    è semplice estetica sionista fake minimalista, le chiese sioniste sono sempre stati luoghi spogli disadorni e ossessivamente vuoti, non era nemmeno permesso raffigurare dio al loro interno .

  • gdb

    ma no, sono solo americani. e questo spiega tutto

  • Il vendere opere concettuali o meglio il puro concetto di un opera non e’ cosa ne’nuova ne’ infrequente (e’ la situazione normale di molte opere concettuali vedi per esempio http://www.thedailybeast.com/newsweek/2011/06/26/collectors-who-spend-thousands-on-artist-s-ideas.html ) e Klein che vendeva le sue Zone de Sensibilité Picturale Immatérielle per foglie (non lingotti) d’oro fu forse il primo ma ne’ l’ultimo, ne’ l’unico.
    Non e’ la “vendita” in se a dequalificare l’operzione descritta nell’articolo ma, casomai, l’assurda promessa di “coinvolgere lo spettatore nella creazione di un’operazione artistica tramite il versamento di una somma di denaro” e la forte componente pubblicitaria (per altro a quanto pare di successo) a far scadere l’operazione da “arte-concettuale” a “marketing-art”, anche se va’ ad essa riconosciuta, almeno, la novita’ nella metodologia di “vendita” scelta tramite crowdfounding.

  • Si, infatti non è la vendita delle idee in sè il problema (anche se attuata in questa forma è un filino sterile come operazione). Il punto tremendo è proprio l’idea che per partecipare all’opera devi pagare

    • SI’ o meglio ancora, direi che il punto tremendo e’ che venga detto che pagando si partecipera’ alla “creavione” di un’opera : se di “arte concettuale” si trattasse il “concetto” (che ovviamente e’ pre esistente, per debole e sfocato che sia) sarebbe gia’ ‘l’opera” e non vi sarebbe piu’ alcun spazio ad una co-creazione. Se fosse stata presentata come performance in cui il crowdfounding fosse stata azione necessaria (anche se eventuale) alla sua realizzazione sarebbe stato un discorso diverso

    • SAVINO MARSEGLIA (collezionista)

      Non c’è nessun scandalo, è semplicemente l’arte delle idee, che consiste nel mettere insieme qualunque cosa, per esempio: il sudore, il respiro, pesante e leggero, la digestione, l’urina, le feci, i vestiti, i capelli, il sangue, le parole e quanto altro dell’artista.

      Perfino, il vestito dell’artista è in certa misura, una forte componente di tensione dell’opera concettuale. Se il collezionista si porta casa un lembo di vestito, ha abbastanza senso nel comprendere l’arte concettuale, perché la stoffa, emana l’odore più intimo dell’artista..Beh credo che il collezionista scoprirebbe alcuni concetti, come la qualità e il prezzo dell’opera. Per finire il sistema dell’arte e della moda stanno insieme nel mercato culturale, come la menzogna sta alle proprie solenni costruzioni..

      • hm

        non esageriamo dai, manco fossero le reliquie dei santi lol è una roba da preti feticisti . cioè secondo te dall’odore dei vestiti si dovrebbe capire il prezzo di un’opera? ma per favore, spero sia una gag .

        • SAVINO MARSEGLIA (cuoco indigesto)

          bravo hm, hai indovinato è una gag fatta ad arte…

          • hm

            alla fine potrebbe anche essere una soluzione giusta . mi sembra più aderente alla realtà di un’opera gonfiata di copialand o di un’artista inglese del cazzo tipo tracey emin . tracey emin farà odore di sborra secca rancida, quindi le sue scoregge di cane dovrebbero essere quotate max 100 € l’una .

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      Valentina, oggi tutto ha un prezzo! L’arte è da un pezzo che ha il prezzo! Nell’arte l’idea non ha una morale: è determinata sempre dalle sensazioni e dalla materia. Queste due cose sono sempre compatibili col sistema dei soldi.
      buona notte

      • Mica mi sono scandalizzata perchè l’arte ha un prezzo! Non mi piace il concetto che basti pagare per “prendere parte alla creazione” dell’opera. Vuoi pagare? Stai comprando, non creando

        • SAVINO MARSEGLIA (cuoco indigesto)

          “prendere parte alla creazione dell’opera” pagando: è semplicemente una banale provocazione, che lascia il tempo che trova. ..non ha niente di concettuale se non una raccolta di soldi.

  • A me colpisce la vecchiaia del progetto, queste idee sono già state proposte dal 1947 col Musée Imaginaire di Malraux in poi con tante ripetizione fra cui l’ultima di mediocre valore ad artissima con la favaretto e manacorda, proprio a torino dove il castello di rivoli è già abbastanza immateriale come pubblico.

    Questa poi mi pare una bella presa in giro per farlocchi che non conoscono la storia e la sua evoluzione, ma è anche giusto che chi è furbo premi chi è stupido… contenti loro…

    • SAVINO MARSEGLIA (indignatos)

      Difatti, l’Italia si trova in queste condizioni disastrose, grazie a tutte queste persone senza qualità messe a comandare nell’arte, nella cultura, nell’economia nella politica, ecc.. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Una manica di vanesi raccomandati dalle menti limitate, che credono davvero si possedere tutto il merito che dicono, se non nell’ignoranza della loro presunzione. Queste persone farebbero un ottimo servizio a questa povera Italia, se si levassero dai coglioni.

  • RIC

    Se non c’è denaro non c’è arte

    • hm

      se non ci sei tu non ci sei tu (rimane solo il tuo denaro) .

  • RIC

    L’arte non può esistere se non c’è denaro.

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