Viva la Fiac

Ci perdonerete il titolo irriverente. Ma bisogna pur urlare al mondo la voglia di superare questo periodo di grandi difficoltà internazionali e passare oltre. Parigi ci prova con la Fiac che in questo week-end dà il meglio di se portandosi dietro la fama di fiera più in crescita d’Europa negli ultimi anni.

FIAC 2008 - photo Emmanuel Nguyen Ngoc
FIAC 2008 - photo Emmanuel Nguyen Ngoc

Parigi, 19-23 ottobre 2011. Dopo alcuni segnali di ripresa lanciati da Frieze, proprio mentre l’economia mondiale mette in luce la caducità degli investimenti, Parigi promette di spostare nuovamente l’attenzione sul settore arte e di accendere i riflettori puntando su se stessa, in previsione di certa positività. La vera promessa della 38esima edizione di FIAC resta quella di dimostrare che l’arte può resistere all’erosione della crisi mondiale, restituendo fiducia e solidità: tanto al valore degli acquisti quanto alla validità dell’offerta. Quest’anno, infatti, le gallerie selezionate da FIAC sono state ridotte (da 194 del 2010 a 168 di quest’anno), dovendo anche fronteggiare l’11% di superficie espositiva in meno, a causa di lavori alla Cour carrée del Louvre.
A seguito di questa chiusura programmata, la contromossa degli organizzatori è stata quella di aprire la fiera su due diversi fronti. Il primo è la predilezione di gallerie internazionali (75% del totale, da 21 Paesi del mondo), rappresentate dal 68% di espositori stranieri, di cui 26 americani, seguiti da tedeschi (21), italiani (De Carlo, Tucci Russo, Minini e Continua) e belgi (Xavier Hufkens, mfc-michèle didier e Baronian-Francey). L’America Latina invece afferma la propria presenza con tre gallerie brasiliane (Luisa Strina, Vermelho e Luciana Brito), per la prima volta a Parigi come gli espositori da Turchia e Sudafrica, e tre messicane (Gaga Fine Arts, Kurimanzutto e Labor); mentre l’Asia affida la propria immagine a tre soli Paesi rappresentanti: Cina, Giappone e Corea del Sud.

Sun Yuan & Peng Yu - The world is a fine place for you to fight for - 2011 - courtesy Galleria Continua

Il secondo fronte di apertura da parte di FIAC 2011 è l’inaugurazione di nuovi spazi situati al primo piano del Grand Palais, dove sono riunite le sole gallerie specializzate nella vendita di arte contemporanea. All’interno del gigantesco salone, la fiera dedica un’area al Gruppo delle Gallerie Lafayette, che per la terza edizione consecutiva rinnova un programma di sostegno per 20 gallerie (metà francesi e metà internazionali); spazi che, selezionati di  una giuria di curatori, hanno avuto modo di realizzare per FIAC progetti speciali con giovani talenti. Nel cosiddetto Sector Lafayette, quindi, dopo Carol Bove e Morag Keil, quest’anno viene assegnato nuovamente in premio l’acquisto dell’opera da parte del Gruppo e il prestigioso riconoscimento del Lafayette Prize. È da ricordare infatti che, il 6 ottobre scorso, al Palais de Tokyo, Morag Keil, vincitore del premio nel 2010, ha appena inaugurato la propria personale.
Sotto il titolo di Hors les Murs, all’esterno del Grand Palais, due sedi sono parte estesa della FIAC. Nei restaurati Giardini delle Tuileries, per la sesta edizione, è installata un’affascinante mostra en plein air, avvicinando sculture, installazioni e architetture effimere alle ben note bordure fiorite. Sperando nella clemenza del bel tempo si possono vedere, tra le altre, opere di Jean-Luc Moulène, Danh Vo, Lynda Benglis, Antony Gormley, Mathieu Mercier, Richard Jackson, Urs Fischer e Melik Ohanian, senza dimenticare  una realizzazione di Jean Prouvé, la Maison Metropole (1949). Inoltre, sempre nei Giardini, 14 container trasformati in cinema temporanei. All’interno, FIAC e la Fondation d’entreprise Ricard presentano Cinéphémère, una rassegna di oltre 40 film diretti da artisti quali: Kader Attia, Robert Morris, Dora Garcia, Robert Breer, Mircea Cantor, Clemens von Wedemeyer e Omer Fast.

Francis Alÿs - Camgun #85 - 2008 - courtesy Galerie Peter Kilchmann

Per questa 38esima edizione, la fiera aggiunge alla tradizionale sede outdoor delle Tuileries, anche il programma espositivo previsto nelle serre, nelle sale della Menagerie e all’interno della Grand Gallery of Evolution del Muséum National d’Histoire Naturelle (Jardin des Plantes). Tra deserti e foreste lussureggianti, tra sintesi e natura, dunque, sarà possibile vedere espedienti artistici di: Alain Séchas, Mark Dion, Not Vital, Malachi Farrell e Renaud Auguste Dormeuil.
Parigi, dunque, grazie a FIAC si accende all’insegna dell’arte. Luci della ribalta anche per quanto riguarda i programmi del Louvre, dal quale partirà lo svolgimento di appuntamenti sulla pratica della performance, tra arti visive, musica, danza e teatro; discipline interpretate, quest’anno, anche da Audrey Cottin (Jeu de Paume) e Pierre Leguillon (Theatre National de Chaillot). Infine, in collaborazione con il Centre Pompidou, FIAC introduce 33 Revolutions per minute, una serie di eventi curati e diretti da Arnaud Maguet.

Nelly Agassi - Whispers - 2004 - courtesy l'artista & Dvir Gallery

Naturalmente, come è ormai prassi in questi weekend fieristici, le attività proposte sono diffuse in tutta la città. Questa sera, ad esempio, inaugurazione collettiva dalle 18 alle 22 per il Nocturne des galeries parisiennes. Il Pompidou offre un bouquet di mostre particolarmente variegato: dalle personali di Cyprien Gaillard, Yayoi Kusama e Edvard Munch all’installazione di Matali Crasset e alle riflessioni bio di Green Attitude nello spazio concepito da Régis-R. Al Palais de Tokyo, oltre al già citato Morag Keil, sono di scena Olaf Breuning e Christian Andersson, mentre la Carte blanche è affidata a John M Armleder. Proprio accanto, al MAM, si possono vedere le sculture di Baselitz e la prima personale di peso di Ryan Trecartin & Lizzie Fitch. E se siete in cerca di un improvviso spaesamento, la mostra Mathématiques allestita alla Fondation Cartier è quel che più vi si adatta.

Ginevra Bria

www.fiac.com

 

CONDIVIDI
Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. E’ specializzata in arte contemporanea latinoamericana. In qualità di giornalista, in Italia, lavora come redattore di Artribune e Alfabeta2. Vive e lavora a Milano.
  • augusta

    Bene, Parigi ci prova…aprendosi anche verso la scena internazionale..e per i francesi vuol dire molto..e vuol dire molta crisi che veramente sperano di buttarsi alle spalle.
    Anch’io lo spero ..per tutti però alcuni parametri , a parer mio, devono essere cambiati e, in generale, è necessaria molta più umiltà. Io credo che la grandeur francese ormai non “paghi”/appaghi più. L’apparenza non riuscirà più a controbilanciare la non sostanza.