Tutto, ma non rivestimenti

In mostra al Maxxi, da questa sera, un’esposizione che richiede un grande sforzo d’immaginazione. Va in scena la ricerca di una nota azienda. Con i progetti di undici designer alle prese con (l’)Alcantara.

Massimiliano Adami

Riuscite a immaginare un’azienda di design che decide non solo di investire sulla ricerca, ma di farlo assieme a designer di fama internazionale? Provate ancora a fare un piccolo sforzo e pensate che questa ricerca sia indirizzata verso nuove applicazioni e sfaccettature di un unico materiale. Lo sappiamo, sembra quasi un volo pindarico di fantasia, in un contesto come l’Italia e in un frangente storico e politico come il nostro, ma stiamo finalmente per assistere a un evento dal respiro europeo.
Fortunatamente ci sono ancora aziende, mosche bianche oggigiorno, che scommettono sulla ricerca e, fattore ben più rilevante, decidono di non farlo tra le quattro mura della loro azienda, ma pubblicamente, in modo che i progressi fatti diventino anche istruttivi.
Stiamo parlando di Alcantara, brand nato intorno a un materiale dalle applicazioni innovative, che porta lo stesso nome aziendale.
Il brevetto fu depositato dal giapponese Miyoshi Okamoto nel 1970 e un paio d’anni dopo il gruppo Eni, in accordo con l’azienda giapponese Toray, si accordò per il suo utilizzo commerciale. Dopo diverse partnership aziendali e diversi assetti societari, si arrivò negli anni ‘80 alla fondazione di Alcantara S.p.A. Ma la sperimentazione e il perfezionamento del prodotto non si sono arrestati. Infatti, nel 2009 Alcantara è diventata un prodotto carbon neutral che riduce e compensa le emissioni di CO2 di tutto il suo ciclo produttivo e commerciale. Una storia affascinante, quella del materiale Alcantara, perché oltre a essere stato un continuo processo evolutivo, si sta ancora evolvendo.

Patrick Norguet - Cave

Giulio Cappelli, art director dell’azienda, noto ai più come patron di Superstudio Più insieme a Gisella Borioli, continua incessantemente a indagare le applicazioni di Alcantara. Questa volta decide di svolgere una ricerca pubblica e, con la collaborazione di Domitilla Dardi, curatrice del design per il Maxxi, investe tutto su una mostra che occupa le sale del museo capitolino da oggi al 16 novembre.
Tra l’altro non è la prima volta che il marchio Alcantara mette piede al Maxxi: ricordiamo infatti la sua ultima campagna stampa in cui un campione di materiale fluttua etereo tra le passerelle di Zaha Hadid.
Scelta la location, il passo successivo dei curatori è stato selezionare undici designer di fama internazionale con cui lavorare. I loro nomi richiamano alla memoria altrettante sperimentazioni materiche, il che rassicura sull’accuratezza della selezione. Fra gli italiani troviamo Massimiliano Adami, Lorenzo Damiani, Paola Navone e lo stesso Giulio Cappellini; a seguire i francesi François Azambourg e Patrick Norguet, il giapponese Oki Sato Nendo, l’indiano Satyendra Pakhalé, gli israeliani Raw Edges – Yeal Mer & Shay Alkalay, l’olandese Marcel Wanders e la slovena Nika Zupanc.
Tutti i progettisti hanno avuto un unico punto di partenza: un materiale che non pone vincoli all’immaginazione e che si presta per spaziare fra arte e design. Gli unici limiti sono stati imposti da Cappellini, che ha specificato di non utilizzare Alcantara come rivestimento e non presentare prodotti finiti.

Valia Barriello

Roma // fino al 13 novembre 2011
Can you imagine?
a cura di Giulio Cappellini
www.fondazionemaxxi.it


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Valia Barriello
Valia Barriello, architetto e ricercatrice in design, si laurea nel 2005 presso il Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura, con la tesi "Una rete monumentale invisibile. Milano città d'arte? Sogno Possibile". Inizia l’attività professionale collaborando con diversi studi milanesi di architettura fino a che la passione per gli oggetti quotidiani e il saper fare con mano la spingono verso il design e verso il mare. Inizia così un dottorato in Design presso la facoltà di Architettura di Genova che consegue nel 2011 con la tesi di ricerca "Design Democratico". La stessa passione la porta anche alla scrittura che svolge per diverse testate del settore e all’allestimento e curatela di mostre di design. Porta avanti contestualmente all'attività professionale la ricerca sui temi che ruotano intorno al design democratico all'autoproduzione e all'utilizzo di materiali di scarto. Attualmente lavora presso uno studio milanese, collabora con la NABA come assistente del designer Paolo Ulian e cura la rubrica di design per Artribune.