Tornando a parlare delle maxi-pubblicità. A Venezia

Domenica 2 ottobre, nelle pagine veneziane del Corriere della Sera, è stato pubblicato un intervento firmato da Renata Codello, Soprintendente per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Venezia e Laguna, nel quale si spiegano finalmente a chiare lettere le diverse situazioni dei cantieri e le presenze di maxi-cartelloni pubblicitari in centro a Venezia. Crediamo sia importante divulgare questo articolo, dato che Venezia non è un “fatto locale”.

Maxi-cartelloni pubblicitari a Venezia

Escludendo la Basilica di San Marco, l’area Marciana non ha avuto interventi di restauro per oltre cento anni, con le conseguenze di uno stato di degrado diffuso e pericoloso. Nel 1999-2001 l’ufficio aveva fatto un intervento di restauro su parte della facciata della Biblioteca Marciana, riscontrando molte alterazioni sia degli elementi metallici che lapidei. Da allora vennero chiesti, a più riprese, fondi al Ministero per continuare i lavori, assolutamente necessari, anche sul fronte delle Procuratie Nuove, dove il primo contributo ordinario è del 2003 e, successivamente sono stati realizzati due cantieri con fondi ordinari 2004 e 2008.
Ma dal 2005 e in diverse occasioni, porzioni di pietra d’Istria erano cadute in calle dell’Ascension, fino al distacco improvviso, nel 2007, di un intero concio di pietra dalla facciata di Palazzo Ducale con il ferimento di un turista. Ancora, la caduta di un pezzo di cornicione sopra i tavolini del Gran Caffè Chioggia, la puntellazione d’urgenza della Bocca di piazza nell’angolo del Correr ancora oggi visibile e il riscontro di un quadro fessurativo importante sulla parte centrale della facciata dell’Ala Napoleonica hanno dimostrato la fragilità dei monumenti.
La tragedia sfiorata in queste occasioni, visto il gran numero di visitatori della più bella piazza del mondo, ha realmente fatto temere il peggio. I tempi e l’entità dei finanziamenti ministeriali hanno regole di programmazione che non sempre possono essere piegate all’urgenza di casi come quelli citati. Perché anche le guglie di Palazzo Ducale (alte 3,5 metri e molto sottili) hanno subito destato preoccupazione e, in questo caso, la Soprintendenza ha chiesto alla Direzione Regionale per i Beni Culturali del Veneto un pronto intervento, stanziato nel 2008 e concluso nel 2009.

Maxi-cartelloni pubblicitari a Venezia

L’impegno dello Stato nella tutela e conservazione è dunque ben evidente. Ma un secolo di uso e trascuratezza non si recupera facilmente.
La necessità di disporre subito di ponteggi per la messa in sicurezza della Marciana (dopo il crollo sul Caffè Chioggia) e della parte centrale dell’Ala Napoleonica ha fatto accettare, per ragioni di evidente rischio della pubblica incolumità, urgenza e responsabilità diretta, la disponibilità della società Remedia con sede a Londra, che si avvaleva della collaborazione della ditta Gerso aggiudicataria del primo lotto di lavori. Gli articoli 49 e 120 del Codice dei Beni Culturali disciplinano la sponsorizzazione di beni culturali individuando “ogni contributo, anche in beni o servizi, erogato per la progettazione o l’attuazione di iniziative in ordine alla tutela ovvero alla valorizzazione del patrimonio culturale”.
La Soprintendenza di Venezia non gestisce alcuna pubblicità né introiti. Sulla base delle proprie competenze tecniche ha individuato i lotti d’intervento – completamento della Marciana, facciata della Zecca, facciata dell’ala Napoleonica -, stimato i costi degli interventi assumendo a riferimento l’intervento di restauro già fatto con i tecnici del proprio ufficio sulla Marciana e sulla facciata dell’Ala Napoleonica e deciso il cronoprogramma dei lavori. L’ufficio disciplina gli accordi tramite una convenzione aperta, non esclusiva, periodicamente sottoposta a verifiche di ordine tecnico e temporale.
Senza contare il tavolo permanente sulle attività e sui cantieri gestito dal Comune con tutti i soggetti coinvolti. Ad oggi sono già stati conclusi due lotti di lavori sulla Marciana, il terzo lotto è imminente, così come la chiusura  del primo lotto dell’ala Napoleonica.

Maxi-cartelloni pubblicitari a Venezia

Proprio in questi giorni è stato completato il terzo lotto dei lavori delle Procuratie Nuove appaltati dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Veneto e progettati e diretti dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Venezia e Laguna. A partire dal 20 di ottobre comincerà anche lo smontaggio del ponteggi del grande intervento di Palazzo Ducale e, ancora, il restauro del negozio Olivetti di Carlo Scarpa rientra nel quasi completato intervento sulle Procuratie Vecchie operato dalle Generali, e include anche il consolidamento del Campanile attualmente in corso ad opera del Magistrato alle Acque. Sono tutti tasselli di un piano-programma di ampio respiro che coinvolge istituzioni pubbliche e privati.
Quanto alle sponsorizzazioni pubblicitarie, occorre ricordare che il 5 agosto 2011 è stata inaugurata la facciata del Longhena di Palazzo Giustinian-Lolin, fatiscente da oltre vent’anni, e ora restaurata; il 7 settembre è stato inaugurato dal patriarca Angelo Scola il nuovo seminario patriarcale (Studium Generale Marcianum); che a dicembre 2011 si concluderanno i lavori della chiesa di San Simeon Piccolo – da lungo tempo transennata – dove oltre alle sponsorizzazioni si è aggiunto nel 2010 un finanziamento ordinario del Mibac; nel marzo 2012 si concluderà  il delicato restauro della sagrestia della chiesa di San Bartolomio.
Tutto ciò è sotto gli occhi di chi vuol vedere.

Renata Codello

www.soprintendenza.venezia.beniculturali.it

*Postilla: cosa dire? Che la pubblicità, quando a fronte del disagio (piccolo per alcuni, insopportabile per altri) che reca, risponde con risorse indispensabili per il recupero, la tutela, lo sviluppo del nostro patrimonio, non può essere che bene accetta. Checché ne dicano associazioni ambientaliste e benpensanti di tutto il mondo, la pubblicità da combattere è altra. Quella degli impianti cittadini che in molte città del Paese offendono il panorama urbano con impianti informi e caotici, i quali non restituiscono alla collettività una lira, ma in compenso fanno contenti – con margini di guadagno che neppure il traffico d’armi… – imprenditori che solo eufemisticamente possono essere definiti tali. È il caso di Roma, città storicamente soggiogata da questa umiliazione, che negli ultimi anni si è moltiplicata cambiando faccia a intere strade, piazze, quartieri. Con sconfinati guadagni da parte del crimine che, è risaputo, gestisce parte del business. Qui, guarda caso, associazioni e benpensanti non hanno ritenuto di spendere una sola parola…

  • eva

    Purtroppo penso che vedere cartelloni pubblicitari rivestire palazzi storici e monumenti sia l’unico modo ormai per non guardare un italia che culturalmente cade a pezzi..
    Sinceramente all’inizio la trovavo un’idea assurda e, il solo fatto di immaginare di camminare in mezzo ad una citta’ storica, veder comparire un mega cartellone con la pubblicita’ di uno slip al posto di un palazzo storico, mi faceva rabbrividire; ora sinceramente non vedo quale altra soluzione ci potrebbe essere vista la mancanza (irresponsabile e irragionevole) di fondi per la cultura da parte dello stato.

    Certo che sarebbe meglio investire maggiormente in cultura (e parlo di tutto, teatri compresi visto che in confronto gli altri paese che hanno un ritorno decisamente minore del nostro si investe il doppio se non il triplo) piuttosto che tappezzare Venezia di cartelloni ma, siccome ormai si e’ capito che nessuno fara’ nulla per cambiare le cose, credo che ci dobbiamo accontentare del compromesso e, a malincuore, essere consapevoli del fatto che anche il Colosseo per 25 anni sara’ griffato grazie ad un accordo economico.. (Ribadisco accontentare..non gioire!)

    immagino la reazione della gente quando tra un secolo leggera’ sui libri di storia come ci si prendeva cura dei beni culturali in Italia e mi viene un riso isterico!..

  • Cristiana P.

    … un’idea potrebbe essere quella di chiamare degli artisti a realizzare i cartelloni che coprono i ponteggi (necessari per i restauri) evidenziando altresì lo sponsor , ma in maniera più discreta. Avremmo così delle piazze con dei lavori artistici che si possono anche alternare nel tempo e che magari, vivendole quotidianamente, sensibilizzino ulteriormente le persone non addette ai lavori!

  • eva

    Ma si Cristiana, sono perfettamente d’accordo con te, il problema non e’ trovare un alternativa ma pensare che sia necessario pensarne una più adeguata e purtroppo non mi sembra che nella direzione dove stiamo andando si voglia trovare il tempo per pensare idee più consone.

    • Cristiana P.

      Manca la mentalità, la voglia di cambiare qualcosa (come dicevi tu)…
      Ma io sono ottimista…se ci fossero maggiori sinergie qualcosa si potrebbe fare…Pensaci Eva:
      potrebbe essere un progetto da proporre a tutti i Comuni a costo zero!
      Basterebbe un impegno da parte delle Amministrazioni di mettere attorno ad un tavolo mediatore, azienda – sponsor e Ente.Sai quanti artisti proporrebbero le loro opere per vedere trasformare i propri lavori in veri e propri manifesti?…Visti da tutto il modo…pensa ai ponteggi che soffocano il Ponte dei Sospiri a Venezia o al restauro del Colosseo…

  • ch

    … si, questa idea è già stata realtà qui a Venezia.
    Durante il restauro di un Palazzo sul Canal Grande, e per tutta la durata dei lavori, uno sponsor ha realizzato maxi manifesti in pvc su progetto di molti artisti locali che per un mese potevano avere ciascuno il lavoro esposto alla visibilità di tutti.
    I teloni in pvc, una volta dismessi, sono stati donati al carcere femminile dove sono state realizzate delle stupende borse e vendute poi nei punti vendita e nei book shop più carini della città.
    Queste cose accadono.

    • Cristiana P.

      ..bene, allora perchè non riproporli? perchè il progetto si è interrotto?

  • valeria

    Concordo pienamente, sì si deve lavorare in questa direzione, a Milano anni fa con la Soprintendenze e con i Musei Civici si fece per due anni Arte sui Ponteggi, obbligando le case pubblicitarie ad intervallare la loro pubblicità con grandi opere di artisti contemporanei. Anche perchè piuttosto che una brutta foto di moda secondo me comunica molto meglio un’opera d’arte e il nome scritto grosso dello sponsor …