More than a yearly exhibition

Cosa succede se un gruppo di artisti condivide per settimane spazi, ambizioni e un visiting professor? Non è un reality dell’arte contemporanea e nemmeno un Grande Fratello a reti unificate. È la Residenza. Il top per la formazione di un artista. Specie se a condurlo è un nucleo di altrettanti artisti, forse più maturi, ma con la stessa voglia di “andare in crisi”. Inaugura oggi l’esposizione annuale 2011 della Fondazione Spinola Banna di Poirino, a pochi passi da Torino. Più di una mostra, fino al 13 novembre.

Marco Strappato - FakeLake - veduta dell'allestimento presso la Fondazione Spinola Banna, Poirino 2011

C’è chi pensa che le residenze d’artista siano una pausa “esotica” dalla routine. Una vacanza in cui si bivacca tra chat, web-surfing e bevendo tè verde. La residenza – dalle esperienze della Fondazione Ratti alla più recente piattaforma internazionale Resò – rappresenta invece uno dei momenti formativi più alti nel percorso di un artista. Specie in Italia dove, fatta eccezione forse per Brera e Iuav, non ci sono scuole o Ph.D. post laurea. La residenza è dunque quell’insieme di relazioni strette, umane e professionali, intessute tra colleghi e il cosiddetto visiting professor. Tra la vecchia gerarchia scolastica e la trasversabilità quale nuovo metodo di formazione – secondo poi la concezione di residenza considerata ormai di “seconda generazione”, si crea una dimensione orizzontale in cui sfumano i confini tra colui che è “formato” e il “formatore”. È un’autentica messa in discussione del saper fare, ma prima di tutto del sapere essere.
Attraverso Mostra annuale 2011, la Fondazione Spinola Banna celebra così la metodologia sperimentate nell’anno accademico appena trascorso, ma che risale al lontano 2005, anno in cui Alberto Garutti segnava lo start-up di una lunga serie di attività. E non si tratta della mostra di fine corso. È infatti un racconto che riunisce i risultati formali site specific dei quattro progetti più interessanti scelti dalla commissione, tra cui figurano Liliana Moro e Leigh Ledare, gli artisti “maturi” con cui hanno convissuto i giovani residenti.

Mostra annuale - veduta dell'allestimento presso la Fondazione Spinola Banna, Poirino 2011

Apre l’esposizione la piccola cappella di Giorgio Guidi. Realizzata a partire da bancali dismessi nella tenuta agricola e decorata con disegni a graffite – in qualche modo seguendo la tradizione tipica delle aree rurali, dove architetture di questo tipo venivano costruite per necessità devozionale – l’edicola votiva riflette sul concetto di crisi e le risorse a disposizione per superarla, o quantomeno per sostenerla. Alessandro Laita, invece, riciclando l’“archivio” dei progetti mai realizzati, crea un’installazione dal carattere generativo, dove ogni foglio – pur conservando amalgamate le tracce della sua biografia fallimentare – diventa spazio per nuove storie.
FakeLake
, di Marco Strappato, è l’evoluzione di una serie di video e testi iniziata nel 2011 a partire dalla foto di un lago londinese. Reali quanto finte, le immagini elaborate arrivano a creare un immaginario di meta-testi, contenitore di visioni. Residenti, infine, è il video di Diego Tonus. L’artista restituisce sottoforma di documentario i momenti significativi dei processi creativi innescati nel microcosmo Banna. È un racconto nel racconto. È il mondo della residenza.

Claudio Cravero

Poirino // fino al 13 novembre 2011
Mostra annuale 2011
FONDAZIONE SPINOLA BANNA PER L’ARTE

Frazione Banna
011 9459802

[email protected]
www.fondazionespinola-bannaperlarte.org


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Claudio Cravero
Claudio Cravero (1977, Torino). Curatore indipendente, la sua ricerca è rivolta a tematiche inerenti i concetti di alterità, confine e memoria. Svolge attività curatoriale presso il PAV-Centro Sperimentale d’Arte Contemporanea di Torino (www.parcoartevivente.it). Nell’ambito dell’Art program diretto da Piero Gilardi, la sua ricerca indaga le problematiche artistiche proprie dell’arte del vivente e dell’evoluzione dell’arte ambientale. Ha condotto ricerche per il dipartimento di Visual Arts dell’Istituto di Cultura Italiana di New York, USA (2004), il Castello di Rivoli-Museo d’Arte Contemporanea (istituzione con la quale ha collaborato fino al 2006 nelle Relazione esterne), e la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino nell’ambito del progetto di mediazione culturale coordinato da Emanuela De Cecco (2002/03). Oltre ad aver seguito l’attività redazionale per il progetto “Arte Pubblica e Monumenti” di OfficinaCittàTorino, 2007/08, è collaboratore di Artribune.
  • Le residenze possono anche essere ottimi momenti di condivisione e collaborazione, ma solitamente non lasciano nulla.

    Non c’è ne’ una continuità ne’ risultati professionali nel post residenza. Sono una sorta di Erasmus, a cui segue una sorta di crisi post orgasmus. Creano un mondo parallelo a cui l’artista o il curatore affidano sinceramente il proprio lavoro e le proprie speranze, che poi tendono a diventare illusioni e delusioni.

    Perchè non c’è un lavoro reale sul linguaggio, su quale debba essere il ruolo di artista oggi. I giovani artisti sembrano tronchetti sacrificali per tutto il contorno della residenza; perchè l’obbiettivo fondamentale di ogni residenza è la sua vita futura, non il futuro di chi vi partecipa. Queste residenze sono finanziate dalle generazioni più vecchie: ed ecco giovani mantenuti sedati e arrendevoli in un “paese (in un occidente) per vecchi”. Parchi gioco fine a se stessi per mantenere tutti calmi e sedati.

    E’ ovvio che gli artisti ci credono, ma forse dovrebbero iniziare ad essere più attenti alla realtà, proprio per per non sacrificare il loro ideale.

    luca rossi
    http://whitehouse.splinder.com/