Metti un (po)meriggio a Lucca

Non un’intervista, ma una conversazione. Fra Lorenzo Bruni, animatore della tavola rotonda inaugurale, e Ludovico Pratesi, curatore della mostra. Siamo a Carignano, appena fuori Lucca. In una villa sospesa nel Meriggio.

Meriggio a Carignano - l'inaugurazione della mostra

La collettiva che hai curato nella villa storica a Carignano, vicino a Lucca, coincide con la riapertura di quel luogo. Il grande pregio delle opere presenti è quello di stabilire un percorso inedito fisico e mentale per i nuovi visitatori, ma anche per i suoi proprietari. I vari interventi si districano nel giardino e nei due saloni della villa, quasi mimetizzandosi con l’ambiente, creando dialoghi particolari con il contesto.
Il progetto di lavorare sul Meriggio come luogo dell’anima è piaciuto a tutti i dieci artisti invitati, che hanno lavorato con una cura e una partecipazione esemplari. L’opera di Francesco Carone, con le perle ricamate nel plaid da picnic, è uno dei lavori più evocativi, così come i due video di Giovanni Ozzola, che rimandano alle lunghe ore del meriggio vissute negli anni della prima adolescenza come momenti in cui si percepiva il lento scorrere del tempo incendiato dal sole dell’estate.

 

Luca Bertolo - Natura morta - 2011 - courtesy SpazioA, Pistoia - photo Serge Domingie

Tutte le opere si presentano sotto il segno non di un tema, ma di un momento temporale molto particolare. Come mai questa scelta di rivolgerti al tempo e non allo spazio? Cosa è il meriggio per te? Come lo hanno vissuto gli artisti?
Il Meriggio è un tema caro ad artisti e a letterati, che lo indicano come un tempo senza tempo, sospeso in un condizione di attesa ambigua e indefinita, tra il desiderio di fondersi nella natura, come per D’Annunzio, e l’impossibilità di farlo, cantata da Montale. Mi interessava soffermarmi su questa sospensione, in un’epoca in cui la velocità ha divorato ogni possibile pausa di riflessione. Così gli artisti hanno risposto all’invito realizzando opere ispirate sia alla doppia natura del meriggio che all’atmosfera della villa che ospita la mostra, un luogo senza tempo che sembra sommerso nella memoria.

 

Chiara Camoni - Dittico - 2011 - courtesy SpazioA, Pistoia - photo Serge Domingie

La mostra evoca il momento della luce allo zenit che abbaglia ed elimina le ombre nel paesaggio sia come condizione filosofica che fisica. Partendo da questa lettura appare evidente, per uno strano gioco di opposti, che le opere sono accomunate dal porsi come forma/informe avvolta dalla penombra: Ozzola e Becheri hanno optato per video in luoghi semi-oscurati, il quadro di Bertolo rappresenta un vaso nero su fondo nero, la scultura di Breviario è composta da frammenti di ceramica nera, l’opera di Carone è una coperta su cui perle scaramazze ri-creano il cielo stellato non visibile a occhio umano quel pomeriggio, la scultura di Alessandro Roma è una presenza tra organico e inorganico che cerca di farsi accettare dalla natura in cui è collocata. Queste opere non puntano a farci vedere delle cose, ma a evocarle e farcele immaginare. Forse anche per questo manifestano una strana dimensione malinconica. Questo è legato al tema trattato e con l’evocare la necessità della condivisione come fattore fondamentale per scoprire e narrare il mondo?
Credo che la malinconia faccia parte del Meriggio, come del resto hanno scritto Montale e Pavese . L’intenzione della mostra non era legata al momento espositivo, ma volevo che il pubblico potesse condividere un’esperienza comune, legata a uno stato d’animo che gli artisti hanno saputo interpretare in maniera significativa, non per narrare il mondo ma un frammento temporale intenso e denso di significati, consci ed inconsci. Per questo la giornata si è conclusa con la tavola rotonda , dove hanno parlato del meriggio, insieme a te, lo scrittore Fabio Genovesi, la poetessa Alba Donati e il filosofo Jacopo Figura. Un meriggio vissuto, o convissuto, sotto diversi punti di vista, che hanno arricchito un momento unico nelle sue diverse e stimolanti sfaccettature.

Lorenzo Bruni

Lucca // fino al 31 ottobre 2011
Meriggio a Carignano
www.uscitalucca.it


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Lorenzo Bruni
Lorenzo Bruni - nato a Firenze - è critico e curatore indipendente e coordina dal 2000 lo spazio non profit BASE / Progetti per l’arte di Firenze. Nel 2016 è stato consulente per la nuova apertura del Museo Pecci di Prato sotto la direzione di Fabio Cavallucci oltre ad aver pubblicato il libro “66/16” sulla smaterializzazione dell’opera d’arte dagli Anni Sessanta ad oggi per Sputnik Edition in inglese e in italiano con Giacomo Prearo Editore. Nel 2015 insegna Estetica dei New Media all'Accademia di Bologna e continua la sua collaborazione con l’Accademia di Firenze, oltre a curare la mostra collettiva con artisti internazionali di differenti generazioni “Raccontare un luogo” alla Galleria Astuni a Bologna e la doppia personale alla GAM di Palermo con Gianni Pettena e Marc William Zanghi. Nello stesso anno esce per Fortino Edition il libro “Parole, site specific e il mutamento della percezione dell’arte visiva dagli anni Novanta a oggi”. Negli anni precedenti è stato curatore per differenti istituzioni museali italiane e straniere tra cui Karst, Plymouth, UK; Museo RISO, Palermo; KCCC, Klaipeda, Lituania; HISK, Gand, Belgio; Fondazione Lanfranco Baldi, Firenze; Musée d'art modern de Saint-Etienne Métropole, Francia. La sua pratica curatoriale di ricerca lo ha portato a dare vita a differenti cicli di mostre intesi come piattaforme di riflessione teorico e pratica, divenute successivamente saggi per libri e articoli. Tra questi sono da segnalare quello sull'idea di paesaggio contemporaneo, del viaggio all'epoca di Google Maps, sulla temporalità della scultura contemporanea, della tradizione pittorica astratta dopo la diffusione degli schermi digitali, sulle interazioni tra la performance, il video e il sound design fino a quello - realizzando il ciclo di mostre dal 2005 al 2009 allo spazio di ViaNuova arte contemporanea di Firenze - sull'eredità del modernismo.
  • Per questo tipo di mostre, per questa mostra, gli artisti percepiscono un compenso? O solo il curatore/curatori? E gli artisti accettano gratuitamente? Non sono domande da poco, direi.

    Attendo risposte , Grazie

    Luca Rossi
    http://whitehouse.splinder.com/

  • ludovico pratesi

    Gli artsiti hanno condivico il progetto e hanno lavorato con entusiasmo senza compenso, ospitati in villa .

  • ojpojoj

    ma soprattutto ludovico, tu stai anche a rispodergli a questo demente!

    • wow

      certo che deve rispondere, anzi dovrebbe essere tutto trasparente, è ora di finirla di spendere denaro pubblico, spazi pubblici e tempo pubblico per cose inutili, come questa.
      i tempi stanno cambiando e queste cose orami sono finite è ora di capire questo.

  • Daniela, Firenze

    A questa tavola rotonda, immersa in un’atmosfera bucolica, mancavano solo le ninfe, le quali hanno hanno preferito rincorrersi tra gli ultimi bagliori dello zenit.

  • Luca Rossi

    Mi sembrava una domanda pertinente, a meno che non vogliamo continuare ad avere artisti stagionali. Non si capisce perché gli artisti non debbano essere retribuiti per queste iniziative. Come qualsiasi altro operatore.
    L’artista e l’opera sono visti come accessori marginali. Questo mi sembra demente.
    Speriamo che la nonni genitori Foundation continui la sua opera di ammortizzatore sociale.

  • I proprietari della villa, o chi per loro, devono capire che per riempire la villa e creare eventi belli come questo, DEVONO RETRIBUIRE ANCHE GLI ARTISTI E NON SOLO I CURATORI. Non retribuire gli artisti significa NON riconoscere VALORE all’Arte. E’ una cosa gravissima non retribuire gli artisti.Demente è chi non capisce queste cose. Demente è chi vive ancora questo romanticismo morboso italiano che porta solo il nulla.

    E gli artisti dovrebbero non accettare di partecipare a questi eventi, soprattutto artisti mediamente riconosciuti, quali Roma per esempio. Costoro accettano perchè, nella precarietà generale “COME SI FA e dire di no a Ludovico Pratesi e Lorenzo Bruni???” INVECE SI DEVE DIRE di NO: progetto bellissimo ma io partecipo solo se retribuito.Punto. Perchè il mio lavoro ha un valore. Diverso forse è per un giovane partecipare ad una Biennale di Venezia. ma per questo tipo di mostre è fondamentale retribuire tutti, curatori e artisti. Piuttosto si chiamano direttamente gli artisti senza il filtro curatoriale. Perchè sono gli artisti e le loro opere che devono essere al centro.

    Luca Rossi