L’economia dell’impotenza. Tra Balthus e Mendoza

Balthus e Mendoza, così lontani e così vicini. Entrambi affascinati dal mistero dell’adolescenza, quando l’innocenza svanisce e si affaccia l’idea del peccato. Una riflessione teorica originale mette a confronto due modi di raccontare l’erotismo in pittura. Un erotismo che, come ricorda Bataille, non è in ciò che si mostra, ma in ciò che rimane occulto.

Balthus – Thérèse rêvant - 1938

“Vedo le adolescenti come un simbolo. Non potrei mai dipingere una donna. La bellezza dell’adolescente è più interessante. L’adolescente incarna l’avvenire, l’essere prima che si trasformi in bellezza perfetta. Una donna ha già trovato il suo posto nel mondo, un’adolescente no. Il corpo di una donna è già completo. Il mistero è svanito.” (Balthus)
Violenza e deliquio? Piacere nel suonare – esser suonati come – uno strumento vivo, oggetto vibrante del desiderio. Tortura prepubescente della libido, impossibilità psicoanalitica che può darsi solo come eccesso dell’inconscio in una pittura intrinsecamente borghese (la lezione musicale, l’educazione privata) diretta a un pubblico post-borghese che, già metabolizzato l’informale, l’astrattismo e l’espressionismo, potesse appropriarsi di una figuratività incoerente. Balthus, tra un soffuso e molto intimo surrealismo e geometrie quattrocentesche, espone La leçon de guitare nella primavera del 1934 a Parigi, nell’ambito della sua prima mostra personale curata dal giovane gallerista Pierre Loeb. La violenza presente nella tele dell’artista non sfuggirà all’amico Antonin Artaud, celebre cantore della crudeltà fatta rappresentazione, che preparerà una recensione della mostra per i tipi della Nouvelle Revue Française.

Balthus - La Leçon de guitare - 1934

Destino singolare quello de La leçon de guitare: similmente a L’origine del mondo di Courbet, il dipinto rimase nascosto al pubblico per decine di anni, e ancora oggi si sottrae al circuito museale perché appartenente alla collezione privata della famiglia di armatori greci Niarchos. Unica opera dichiarata esplicitamente erotica da parte dell’artista, intendeva rappresentare, secondo le parole dello stesso Balthus indirizzate alla fidanzata Antoinette de Watteville, “alla luce del sole, con sincerità e partecipazione, tutta la tragedia e l’emozione di un dramma della carne, proclamare a gran voce le incrollabili leggi dell’istinto. Tornare in tal modo a un’arte dal contenuto passionale”.
Eppure, Balthus avrà modo di sigillare questa passione feroce in corpi attraversati da forze che, dinamicamente, li mantengono in una posizione di vibrante sospensione. Tutte le giovinette che affollano i suoi dipinti vivono il dramma di un’età che le mette a stretto contatto col morbo della formazione: si tratta di svegliarsi sulla propria storicità, sull’avventura della conquista di un ruolo e di un’identità, sul divenire-donna dell’innocenza, quindi sull’accesso alla dimensione della colpevolezza. Balthus lo dice chiaramente: nella donna il mistero è svanito; l’adolescente conserva invece i tratti del mondo mitico dell’infanzia e lo stigma della contraffazione che è propria della femminilità. Incubo di un corpo che è un entre-deux tra il pudore dell’amoralità e l’impudicizia della moralità, tra retroflessione e seduzione. Conflitto-confluenza più che evidenti in dipinti come quelli della serie dedicata alla piccola Thérèse.

Ryan Mendoza – Going nowhere, do nothing - 2009

Lo spirito di questa femminilità impotente, in potentia, pare abbia infestato, chissà quanto surrettiziamente, certi lavori del contemporaneo transnazionale Ryan Mendoza. Filiazione degenerata, forse. Difficile non scorgere nelle serie The possessed e While you were away certa elaborazione dell’adolescenza come periodo di passaggio trasognato ed estraneo a se stesso, sempre incapace di mettersi a fuoco, ed è per questo che Mendoza chiede all’osservatore, voyeur come in Balthus e ora anche complice, di testimoniare la caducità di una vita che viene fissata in posizioni scomode (figure in caduta, sdraiate sul pavimento, trascinate, raccolte) per dare il senso di una minaccia che incombe, la minaccia del tempo come misura della responsabilità.
Mutismo della comunicazione (dell’)impossibile, bambina sopra e iperdonna – uomo impotente orizzontale, ctonio e forse strisciante come un verme (Gea verminosa) – sotto. Costruzione che ricorda una singolare lumaca in cui è il guscio – insostenibile leggerezza del desiderio a venire – a trascinare l’animale e non viceversa. E lo trascina verso un oceano di immobilità, in cui il logos è all’oscuro (di tutto), schiacciato e impossibilitato a riverticalizzarsi, erigersi, impossibilitato a ridettar Legge. Ah, dolce utopia, felix culpa!

Ryan Mendoza – All the trees were cut down - 2010

Figurazione dell’andar oltre se stessi, al di fuori della tela e della storicità. Anacronismi distillati eppure sempre gravidi di tensione oggettivante – l’onnipresente carta da parati è lì a testimoniare il decorativismo sfrenato di una borghesia che non perdona l’inadempienza (do nothing) ma che pretende l’armonia delle forme nell’abbandono delle teorizzazioni critiche: abbellire per conciliare l’appiattimento sociale, la donna-uomo a una dimensione.
Guardaci: non siamo forse già perduti? Eppure puoi preservarci, puoi conservare la nostra infallibilità!”. Così sembrano voler dire queste figure dalla carica erotica sfrenata, perché l’erotismo non è mai in ciò che si mostra ma in quello che c’è di occulto nei corpi, in ciò che è contrario all’azione (l’esperienza interiore di cui parlava Georges Bataille). L’adolescenza come immobilità dinamica, in un paesaggio di contraddizioni e falsi pudori – la dimensione adulta del mondo come forma incrinata – che ammicca a uno sguardo che giudica perché già preda della logica della sanzione: ogni movimento ha un peso specifico, una responsabilità oggettiva, è punibile.

Balthus – Thérèse - 1938

Lo scandalo è allora, in Balthus come in Mendoza, non nelle figure rappresentate ma nella camera buia, rischiarata dalla luce radente dell’avvenire giurisdizionale, del collocamento sociale. Oltre l’adolescenza c’è il centro per l’impiego.

Nicola Apicella

  • Daniela Fantini (dioy)

    … avrei scritto tutt’altro. Forse avrei scritto di più. Forse decisamente di meno. Anzi: NULLA. (Appunto). Cosicchè nell’ “occulto”, non mostrare ciò che penso circa l’erotismo neanche mica troppo occulto di certe rappresentazioni..

  • Maurizio Cordelli

    Ho letto tempo fa su Exibart una recensione di Maya Pacifico sulla mostra di Ryan Mendoza che proponeva lo stesso confronto.. forse meno letterario e più analitico!

  • Daniela Fantini (dioy)

    Non trovo che si possa “raccontare” il potenziale erotismo di un corpo/mente di un/una adolescente in pittura, se non “rappresentando” il proprio erotismo di risposta. . Trovo quindi che l’unico modo sia e rimanga quello di “fotografarlo”, ma non certo alla maniera di Hamilton. Rappresentano quindi ciò che sentono/vedono non quell’impotenza che esprimerebbe davvero un’adolescente. E io sono come C. Bene: non amo alcuna rappresentazione. Uno scatto, questo si. Un fugace attimo… Non mai in “posa”, però. Di per sé l’osservatore condizionerebbe il risultato. Figuriamoci nei tempi lunghi di un “dipingere”! Il confronto tra i due ci sarebbe pure ma viene a mancare davvero il vero soggetto. __Parafrasando Balthus direi che “Non potrei mai ammirare un dipinto erotico/adolescenziale di un adulto. La bellezza dell’adolescente è più interessante. L’adolescente incarna l’avvenire, l’essere prima che si trasformi in bellezza perfetta. Un pittore ha già trovato il suo posto nel mondo, un’adolescente no. La conoscenza del corpo che ha un pittore è già completa come può dipingere il non completo con la stessa innocenza seppur potenzialmente erotica?. Il mistero svanisce nel momento in cui lo dipinge”.. Insomma son sempre più convinta che l’erotismo in questi casi sia solo quello del punto di vista con cui si osserva e da cui si aspira ad essere osservati. Ma allora è un falso del concetto stesso.

  • nicola apicella

    Ma l’erotismo è un punto di vista, punto di vista dell’interiorità/dall’interiorità sulla problematica della trasgressione: non è codificabile quantitativamente. Una fotografia rimarrebbe una rappresentazione banale se l’erotismo che si pensa di scorgerci non fosse l’effetto di una sovrapposizione da parte dell’osservatore. Non c’è davvero erotismo in nessun corpo se non si ha già il sentimento dell’erotismo, potenziale o attuale – si pensi alle foto di bambine (talvolta nude) di Lewis Carroll, interpretabili in senso erotico oppure no a seconda di come ci si ponga nei confronti della sua buona fede: è vero che sono in posa ma cosa cambia? se non c’è la posa c’è almeno l’intenzione del fotografo di caricare il fuori-posa di particolari significati.

    Il non completo non è qualcosa che si trova in natura, il non completo è già una proiezione sociale, e se si crede ancora che sia possibile ritrovare una certa corrispondenza tra immagini e realtà vuol dire che ci meritiamo ancora la ‘rappresentazione’. Perché è chiaro che costruiamo le mancanze dell’adolescenza dalla posizione privilegiata della nostra potenza di adulti nostalgici. Un adolescente che dipingesse/fotografasse l’adolescenza sarebbe così deludente perché rappresenterebbe la sua tronfia pienezza….

  • hm

    – Il non completo non è qualcosa che si trova in natura, il non completo è già una proiezione sociale, e se si crede ancora che sia possibile ritrovare una certa corrispondenza tra immagini e realtà vuol dire che ci meritiamo ancora la ‘rappresentazione’. –

    eh?

    – Un adolescente che dipingesse/fotografasse l’adolescenza sarebbe così deludente perché rappresenterebbe la sua tronfia pienezza…. –

    non ho mai letto una frase più stereotipata di questa, complimenti .

  • nicola apicella

    Se vuoi sarei ben felice di rispiegare con parole che vadano incontro al buon senso comune quel che non hai capito e cos’è uno stereotipo. Anzi no, non ne sarei ben felice.

    • hm

      mi sa che non ce la puoi fare .

      • nicola apicella

        Beh al nulla rispondo con l’impotenza che gli è propria.

        • hm

          se rispondi al nulla con impotenza, il nulla ti divora —> http://www.youtube.com/watch?v=5gci_6AwB5M

          • hm

            quindi visto che la tua risposta è stata nulla, se non sei in grado di rispondere alla tua stessa nullità presto ti autodivorerai .

  • LorenzoMarras

    Apicella come è possibile scrivere di buon senso comune in presenza dei “corpi”. il corpo non sa che farsene del buon senso comune, è cosi tiranno che se ne infischia altamente anche di quelle che lei chiama incompletezze.

    • nicola apicella

      Difatti sfottevo.

      • LorenzoMarras

        beh si, in effetti , il vero prot-agonista che nelle opere non appare, è lo spettatore . quei volti rimandano esclusivamente a lui.

  • LorenzoMarras

    ovvero colui che guarda ma che nell’opera è anche guardato.