Internet all’età della pietra. Arienti wi-fi a Casa Zegna

Fondazione Zegna, Trivero, Biellese. Per la terza edizione di “All’Aperto”, Stefano Arienti realizza “I Telepati”. Una “scultura da adoperare”, con grandi sassi dotati di faccia, che segnalano aree wi-fi.

Stefano Arienti - All'aperto - Fondazione Zegna, Trivero 2011

Sono sassi, a gruppi o in disparte, vicino a un fiume, a una piazza o a una scuola. Hanno tutti una faccia, scolpita e colorata di rosso sul solco lasciato dallo scalpello. Sono segnali: indicano un’area coperta dalla rete wi-fi. Offrono un servizio alla comunità: la possibilità di accedere a internet in vari punti del Comune, dalla biblioteca al palazzetto dello sport. Sono stati creati tutti non solo per, ma con la comunità, oltre che grazie alla mano robusta del signor Romanelli, che nel video mostra il callo tra anulare e mignolo venuto a furia di scolpire. Lui che le pietre le lavora da quando ha 12 anni. Lui che dice che le pietre sono come le persone. Lui che somiglia anche un po’ a Picasso e un po’ anche alla pietra.
Sono usciti dalla fantasia degli studenti delle scuole medie che, con Stefano Arienti (Asola, 1961; vive a Milano), ne hanno immaginato le facce, facce che fino al 16 ottobre sono esposte in CasaZegna (mentre l’opera realizzata con i sassi sarà permanente). E sono stati invocati da adulti e bambini durante il grande disegno collettivo sotto il mercato coperto della frazione Ponzone, orchestrato da Arienti per il giorno dell’inaugurazione.

Sono sassi, ma sono anche il segno tangibile della loro invisibile storia millenaria. Invisibile come internet, ma appartenente a un tempo rispetto al quale internet è come un granello di sabbia in un grande deserto.
Dice Barbara Casavecchia, che con Andrea Zegna ha curato il progetto: “Quello che noi non sappiamo è se la rete wi-fi ci sarà ancora fra qualche anno. Forse ci saranno sistemi completamente diversi. Su questo abbiamo provato a ragionare e Stefano Arienti ha avuto la sensibilità di segnalarci una via di uscita paradossale, scegliendo dei materiali così antichi e millenari, presenti nel territorio chissà da quanto tempo”. E conclude: “Ci ha parlato di un tempo diverso, il tempo della natura, che ci sorpassa alla lunga”.
Durante il disegno collettivo abbiamo incontrato anche Stefano Arienti, che ci ha parlato dell’evolversi dell’idea originaria: da semplice “segnale” i sassi sono diventati  “teste pensanti che in qualche modo hanno portato qui, oltre a internet, anche qualcosa di più ancestrale”. E rispetto alla scelta del materiale: “La pietra è un materiale che mi piace molto. L’avevo già usata per un’opera a Mantova, a Palazzo Ducale, dove con i sassi disegnavo. Ora, all’inverso, ho disegnato sopra i sassi, con l’aiuto dei bambini”.

Un’opera pubblica, dunque, “interattiva” e concettuale. Un trinomio che vanta spesso e volentieri molti adepti. Arienti non smentisce l’appartenenza, regalandoci la consueta contraddizione: “Non c’è bisogno di essere intellettuali o intelligenti per fare arte. La possono fare tutti. L’importante è che ci sia qualcuno che la apprezzi”.

Mathia Pagani

Trivero // opera permanente
All’aperto – Stefano Arienti
a cura di Andrea Zegna e Barbara Casavecchia
www.fondazionezegna.org/allaperto


  • Tizio, Caio e Varale

    interventi ridicoli e mestieranti da, appunto, scuola media.

  • Eh, certo non saranno dei Modigliani, ma il concetto e’ profondo, interpretato in maniera esemplarmente semplice, “pulita” e concettualmente rigorosa; l’aver coinvolto dei ragazzi nella creazione collettiva di un’opera d’arte e coinvolto un’intera comunita’ “costrigendola” a confrontarsi con l’arte “contemporanea” in una delle attivita’ piu’ apparentemente “lontana” da essa (come e’ quella di connettersi ad Internete tramite una wifi) sono, poi, operazione assolutamente intelligenti, utili, meritorie degne d’essere segnalate ed applaudite.
    Per rispondere al commento di uno dei tanti “criticatutto” rigorosamente anonimi come “Tizio, Caio e Varale” sufficit la bella frase, che pienamente condivido, di Arienti : “Non c’è bisogno di essere intellettuali o intelligenti per fare arte. La possono fare tutti. L’importante è che ci sia qualcuno che la apprezzi”.
    Bravo Stefano !!

    • errata corrige : Internet … operazioni..
      Addenda :
      La frase di Arienti potrebbe anche essere completata, parafrasandola cosi” : “Tutti possono apprezzare l’arte (contemporanea) purche’ non siano troppo preoccupati di apparire intellettuali ed intelligenti”

  • Tizio, Caio e Varale

    “Non c’è bisogno di essere intellettuali o intelligenti per fare arte. La possono fare tutti.

    Caro Luciano, proprio qui casca l’asino.
    E’ una velleità pensare, ancora, che l’arte la possono fare tutti. Per questo siamo ridotti così!!!

    Che significa essere preoccupati di apparire intellettuali. Diciamo pure che sono giochetti da ragazzo di bottega, non credi?

  • Nunzio

    Concordo pienamente con Tizio, Caio e Verale. Tanto più che la frase in questione diluisce nella falsa modestia una presunzione intellettuale. perchè sono parole che solo un intellettuale può dire, escludendo di fatto, con la pretesa di includerlo, chi non lo è da qualsiasi contraddittorio, e quindi da qualsiasi partecipazione artistica reale. gli arientini, come anche Garutti e i garuttini, anzi i ruttini, sono tutti dentro le accademie a raccontarsi la favola di un’arte aperta a tutti, non per forza intelligente. parlano per negazione, dimenticandosi di dire che il contrario di non intelligente è stupido. si danno arie cioè mentre fanno i ruttini. se dico, caro luciano, che per fare arte non occorre essere intelligenti, sto dicendo che per fare arte si può essere anche stupidi. e se sto facendo arte o sono stupido o ti sto dando dello stupido.

  • @ a Tizio Caio e Varale, accetto tranquillamente d’essere da te considerato un asino, giudizi ed opinioni personali sono un sacrosanto diritto di chichessia, ma riaffermo che arte posson farla tutti, che per farla non è necessario essere intellettuali o intelligenti (per questo termine vedi la mia replica a Nunzio), che furono molti (e ancora ce ne sono) i grandi dell’arte a non esserlo e soprattutto, che se c’è un atteggiamento che puó nuocere all’espressione artistica è quello di voler “apparire” (questo intendevo, ovviamente, con la “preoccupazione” del mio addenda) intellettuali ed intelligenti. Se poi lavori come quelli di cui parla l’articolo, son “giochetti da ragazzo di bottega” confermo la mia speranza di vederne sempre di piú in futuro.

  • @Nunzio, il contrario di bianco è nero, te la senti di affermare, cosí come affermi che se uno non è intelligente allora è stupido, che se qualche cosa non è bianca allora è nera?

  • Scusa Tizio Caio e Varale, nella replica ho involontariamente storpiato il
    tuo, presumo, pseudonimo.

  • Nunzio

    @luciano e tu ti sentiresti di affermare che anche un pezzo di plastica, purchè della forma di un seme, può diventare albero?

    • ovviamente no ma, onestamente, mi sfugge la connessione con quanto detto sopra, se me la spieghi te ne saró grato

  • simpatici trovandoci la locazione giusta sito web dinosauridisasso Emilio