Immagini dal vero. La Nuova scuola di fotografia siciliana

Apre oggi al pubblico una mostra-manifesto. Alla seconda tappa dopo l’esordio ad Acireale, mette il punto fermo sulla fotografia italiana. Anzi, sulla peculiare attitudine siciliana alla fotografia. Succede Galleria del Gruppo Credito Valtellinese, e c’è tempo fino all’8 gennaio per vederla.

La Nuova scuola di fotografia siciliana - veduta della mostra presso la Galleria Gruppo Credito Valtellinese, Milano 2011

Milano, 27 ottobre 2011. Solamente in Sicilia la realtà è immagine pura, “polpa del mondo, come l’ha definita Cattafi. Ad accompagnare questa visione, negli spazi della Galleria del Gruppo Credito Valtellinese, è stata allestita La Nuova scuola di fotografia siciliana.
La mostra, dopo essere già stata esposta ad Acireale, riunisce e celebra a Milano la bellezza crudele della Trinacria. E ancora una volta 160 fotografie – alcune delle quali vere e proprie icone – di Carmelo Bongiorno, Carmelo Nicosia e Sandro Scalia con Letizia Battaglia, Nicola Scafidi, Ferdinando Scianna ed Enzo Sellerio ritagliano paesaggi e volti al di là del tempo.
In base all’ipotesi che in Sicilia stia nascendo una riconoscibile e “nuova scuola” di fotografia, i tre curatori – Cristina Quadrio Curzio e Leo Guerra (responsabili delle scelte espositive della Fondazione) con Giovanni Chiaramonte – hanno cercato di dare origine a una sorta di mostra-manifesto. Conferendo un’idea di appartenenza visuale che accomunerebbe alcuni tra i maggiori fotografi italiani, tre dei quali nati negli anni ‘60, ma tutti originari della Sicilia e con “significativi periodi di lavoro lontano dall’isola”.

La Nuova scuola di fotografia siciliana - veduta della mostra presso la Galleria Gruppo Credito Valtellinese, Milano 2011

Chiunque conosca il percorso (non propriamente inedito) e il modus videndi dei protagonisti, sa perfettamente che le differenze formali e narrative di Bongiorno, Nicosia e Scalia, rispetto a Battaglia, Scafidi, Scianna e Sellerio, fanno appello a pianeti ben lontani tra loro. Ma l’idea che le loro sagome impresse e i loro terreni visivi ricostruiscano l’immagine plurale di una sola terra, riuscendo, peraltro, a conferirle un volto, è una sfida avvincente. La mostra, infatti, come ogni racconto perfetto, è un omaggio al cuore delle cose e delle storie, effetto che, seppure per poco, procrastina l’ipotesi diretta di un raffronto tra “capiscuola impegnati in una disciplina a forte vocazione tecnica ma dagli spiccati accenti poetici”.
Il percorso, installato a piano terra dell’enorme stabile di corso Magenta, si sviluppa lungo un’intera ala del complesso. La galleria di ritratti apre con i bianco e nero quadrati di Bongiorno, scatti che fanno emergere i soggetti in primo piano come scie luminose, contro il buio degli sfondi. Sulla destra del lungo corridoio sono stati posti, a contrasto, i lavori più noti di Letizia Battaglia. Unica donna della mostra, attraverso fotografie di medio formato, la vita nei suoi scatti utilizza luci, volti e ombre per definire ogni immagine come una sentenza: senza scampo né possibilità di sovrapposizioni. Questa sezione destra de La Nuova scuola di fotografia siciliana sembra esser stata scelta come un angolo meditativo e vagamente intimo dell’intera esposizione, lasciando al visitatore lo spazio giusto per misurare, fra astratto e concreto, il presente e il passato della Sicilia.

Alle spalle, nell’ampia parte della mostra, situata a sinistra dell’ingresso e dedicata a una serie di ritratti di Nicosia, tre teche di grandi dimensioni espongono pubblicazioni, libri e cataloghi degli artisti in mostra, evidenziandone il percorso sulla carta stampata d’elezione. In sequenza, sulla parete est, sono state installate alcune serie di Scafidi, Scianna e Sellerio. Nelle loro finestre fotografiche la Sicilia torna a essere un presepe dai colori mancati, un luogo in cui simmetrie selvagge e sguardi nascosti ne lasciano intravedere le profondità. Ma questa caratteristica è rinvenibile non solo nei bianco e nero di Scafidi, Scianna e Sellerio, ma anche nelle terre desolate di Scalia (alla parete opposta), che esprimono “un ruolo critico verso la fotografia “neo-oggettiva”, di pura registrazione meccanica o a scopo classificatorio, proponendo una versione nebulosa e immaginifica della loro realtà, dall’altro, sottraendosi all’azione meramente professionale del lavoro, si spingono verso la codificazione di un linguaggio nuovo, elaborato in stretta connessione con gli esiti attuali di autori di altra provenienza e cultura”.

La Nuova scuola di fotografia siciliana - veduta della mostra presso la Galleria Gruppo Credito Valtellinese, Milano 2011

La mostra, nonostante l’illuminazione in sala, eccessivamente diffusa, fa emergere uno scenario non solo fotografico, ma anche iconico assoluto, a prescindere da raffronti tra Vecchie e Nuove scuole, da stili, tecniche, poetiche, formati e persino epoche differenti, spingendo così il visitatore a cercare il Caso al centro di un’unica unità.

Ginevra Bria

Milano // fino all’8 gennaio 2012
La Nuova scuola di fotografia siciliana
a cura di Cristina Quadrio Curzio, Leo Guerra, Giovanni Chiaramonte
GALLERIA GRUPPO CREDITO VALTELLINESE
Corso Magenta 59
02 43353522
[email protected]www.creval.it

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Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. E’ specializzata in arte contemporanea latinoamericana. In qualità di giornalista, in Italia, lavora come redattore di Artribune e Alfabeta2. Vive e lavora a Milano.
  • Paolo 66

    e Shobha dove è????

    • Davide 69

      e Shobha chi è????

  • Ana Maria Serna

    lavori molto interesanti…andrò a vederla dal vivio.

  • Daniele

    Nuova…. Ma io direi Nuovissima! :-D
    I più giovani sono cinquantenni e senza allievi!

    • Rita

      Commento del tutto inutile. Nient’ altro da dire?

  • Paola Riti

    La mostra è sicuramente da vedere, personalmente preferisco le opere all’ingresso. Gli allievi sono nel catalogo con tre testi.

  • RIC

    Non c’è la poetica che non sia stata già trattata….nessun sviluppo creativo…Ma che fino ha fatto il pensiero.

    • Fabio Sbardellati

      Ric (chione?), ma come scrivi? Sei anche analfabeta o solo un invidiosone? La mostra era stracolma di poesia e di pensiero, bastava guardarla (ammesso che tu l’abbia fatto). Le uniche foto mediocri erano quelle centrali delle nuvole e gli aerei (e anche elaborate e stampate male).