dOCUMENTA state of mind

Il 2012 è l’anno di dOCUMENTA. Dal 9 giugno, per cento giorni, Kassel sarà al centro del dibattito sull’arte contemporanea. Ma come sempre, il progetto si estende oltre la mostra, con la costruzione di una piattaforma di ricerca che dura cinque anni. Carolyn Christov-Bakargiev ne ha parlato ieri durante una conferenza a Roma, negli spazi dell’Accademia Tedesca.

Carolyn Christov-Bakargiev a Villa Massimo

Se quello che state cercando sono informazioni sulla prossima edizione di dOCUMENTA, resterete delusi”. Carolyn Christov-Bakargiev inizia la sua lecture a Roma, in una sala di Villa Massimo affollata di addetti ai lavori, con questa avvertenza. Per i “fatti” (nomi degli artisti, opere, eventi) bisognerà aspettare Marzo del prossimo anno, quando partirà la comunicazione ufficiale della manifestazione con una serie di conferenze stampa. Fino ad allora, quello che possiamo conoscere di dOCUMENTA (13) sono le idee che vengono discusse nel backstage, le dissertazioni aperte che fanno da brodo di coltura per la progettazione della mostra vera e propria. E per introdurci nell’atmosfera, o meglio nelle tante atmosfere del progetto, la Christov-Bakargiev, curatrice in carica già dal 2009, accompagna per mano l’auditorio in un lungo e affascinante viaggio attraverso le sue fonti di ispirazione. A fare da filo conduttore, gli appunti presi per il suo prossimo “notebook”, ancora da pubblicare. Il libricino fa parte di 100 Notes – 100 Thoughts, serie di “quaderni degli appunti” firmati da cento intellettuali di varia formazione – artisti, teorici, scrittori, scienziati, psicologi, poeti – che verranno pubblicati durante tutto il periodo di gestazione della manifestazione. Si tratta, in questo caso, del secondo contributo della curatrice, dopo l’affascinante Letter to a friend, terzo della serie di libri in ordine di uscita, nelle cui pagine la Christov-Bakargiev spiega, con un tono intimo e informale – attraverso l’espediente letterario dell’epistola – il germe concettuale del progetto: “dOCUMENTA (13) per me è più di una mostra, e non è ‘proprio’ una mostra: è una condizione mentale. Il suo DNA è diverso da quello delle altre mostre internazionali d’arte contemporanea soprattutto perché non è nata dalle esposizioni commerciali ottocentesche o dalle Esposizioni Universali dell’era coloniale, che portavano nei vecchi centri d’Europa le meraviglie del mondo. È sorta al crepuscolo della seconda guerra mondiale dal trauma, e nello spazio in cui si articolano il collasso e la ripresa.”

100 Notes - 100 Thoughts

Ed è proprio su questo tema del trauma, del conflitto, della distruzione persino, che ruota il secondo scritto e presumibilmente anche la mostra, anche se tra gli statement della curatrice c’è anche quello, chiaro e apprezzabile, di non volersi rinchiudere dentro al classico “tema” e di voler scansare con estrema attenzione tutte le trappole di un mestiere curatoriale ormai standardizzato e sempre più svuotato di significato. L’arte viene interpretata come un mezzo – forse l’unico mezzo – in grado di abbracciare compiutamente la contraddizione, l’ambiguità, la complessità, e questo suo potere viene indagato cercando di riportare l’opera al centro del dibattito, evitando che, al contrario, venga forzatamente utilizzata come evidenza per sostenere tesi precostituite. O peggio, per illustrare concept di facile immediatezza comunicativa (pratica, questa, abbracciata ormai sistematicamente da quasi tutte le Biennali).
In questo senso, Carolyn Christov-Bakargiev dimostra di aver interpretato nel modo migliore lo status di “diversità” genetica di dOCUMENTA rispetto ad altre manifestazioni d’arte contemporanea. La sua mission, sottolinea in chiusura, dopo una lunga e appassionante dissertazione che rimbalza tra passato e presente, tra Walter Benjamin e Paul Klee, Man Ray e Lee Miller, i Buddha di Bamiyan e le installazioni di Michael Rakowitz, è quella di andare in profondità, di creare uno spazio per l’approfondimento, la messa a fuoco, la concentrazione.

Michael Bossdorf (chief gardener), Jimmie Durham (artist) and Carolyn Christov-Bakargiev (dOCUMENTA (13) Artistic Director) Photo © Nils Klinger

Altro elemento estremamente interessante è costituito dallo spostamento del punto di vista. Nel tentativo di superare una plurisecolare, sclerotizzata visione antropocentrica del mondo, la Christov-Bakargiev invita a pensare – anche sull’onda delle teorie della fisica quantistica – all’universo come a un sistema complesso e in continua risonanza, un mondo “multispecie” in cui le specie non sono soltanto umane e animali, ma comprendono anche gli oggetti inanimati. Cosa prova un oggetto quando viene distrutto? E se questo oggetto è un oggetto d’arte? Queste e molte altre le suggestioni teoriche alla base di dOCUMENTA (13), che parte sicuramente da solide premesse. Speriamo che il format della mostra sia in grado di stimolare il pensiero con la stessa energia.

– Valentina Tanni

d13.documenta.de

 

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Dal 2011 collabora con Artribune.
  • “L’arte viene interpretata come un mezzo – forse l’unico mezzo – in grado di abbracciare compiutamente la contraddizione, l’ambiguità, la complessità, e questo suo potere viene indagato cercando di riportare l’opera al centro del dibattito, evitando che, al contrario, venga forzatamente utilizzata come evidenza per sostenere tesi precostituite.”

  • guido cabib

    Io quasi quasi gli chiedo la mano!!! Sarebbe il terzo matrimonio e almeno su una cosa siamo d’accordo….

  • speriamo

  • geronimo

    in tutto questo giro di parole è innegabile notare una comunanza di vedute tra il blog di elena bordignon e luca rossi. è bene sottolineare che ormai si muovono come facce di una medesima moneta.

  • Marco

    Caro Geronimo, penso che tu abbia vinto il premio come commento più extra topic del 2011. Seguo il blog di Luca Rossi da 4-5 mesi e mi sembra l’unica cosa decente in italia negli ultimi 20 anni. L’unico che cerca di andare a fondo alle cose dell’arte e non lasciare tutto travolto da moda, mercato ed esterofilia. Se Elena Bordignon si unisse a Luca Rossi sarebbe la cosa migliore che potrebbe succedere. Ma non capisco cosa centri tutto questo con Documenta.

  • uwqgdd

    sicuramente rossi è l’unico che è riuscito a portare qualcosa di nuovo, o le medesime cose proposte attraverso un mezzo così attuale come il blog. in fondo è riuscito ad emergere dal basso, dal nulla credo, come in africa è successo per i blog di opposizione politica e facebook. poi si può criticare tutto

    • fabrizio medusa

      Cos’è un commento comico questo? Luca Rossi nuovo…ahh che ridere!

  • Aria

    è incredibile come riusciate sempre a parlarvi addosso, invece di discutere i contenuti degli articoli. battibecchi da sottobosco dell’arte all’italiana. puah

  • fabrizio medusa

    aria hai ragione, ma come si fa a parlare di DOcumenta (dove per altro pare vi siano artisti da accapponare la pella, ma per ora aspettiamo i nomi) quando c’è un Politi in giro che dice che tutta la questione di Caterina è una macchinazione contro di lui architettata da un suo ex collaboratore? Al solito si pensa che qualcuno ci stia ostacolando quando il problema, di Politi, è la perdita di posizioni continua e costante. Riguardo a Luca Rossi e alla Bordignon, beh, la cosa è alla luce del sole sono totalmente sincronici si occupano della stessa cosa, ciò se possibile, parlare comunque un po male degli altri. Nulla a che vedere con la critica, sia ben chiaro. Insomma abbiamo questo nuovo meticcio Bordirossi!

  • Luca Rossi

    E invece credo che l’unica critica d’arte verso il sistema Italia, sia sviluppata ahimè da due blog. E quindi due spazi svincolati da qualsiasi conflitto di interessi. Peccato poi che in Italia non esista un pubblico vero per il contemporaneo; e quindi persone interessate ed appassionate che non siano addetti ai lavori, curiosi distrarti e collezionisti. Questo e’ come uno stato dittatoriale senza cittadini: un dramma scemo.

  • Davide W. Pairone

    se indice di libertà dal conflitto di interessi è il blog di un tizio che parla di rinnovamento con la Vettese e che è partito scrivendo su flashart…

    che poi vorrei sapere: ma quale nuovo pubblico potrà mai portare all’arte contemporanea un discorso pseudo-critico che lancia il sasso e nasconde la mano? Che ritiene inadeguato il miglior sistema e poi dialoga solo con quello? Che critica i vuoti furbetti delle white boxes e i famigerati “progetti” per poi proporre…vuoti furbetti e progettini smart??? Che richiede agli altri la sintesi ma che ha versato fiumi e fiumi di inchiostro digitale per sottolineare due concetti in croce?

    E poi: che lavoro fa Luca Rossi? Non è che è iscritto alla NGF?

    ultima nota: la critica d’arte verso il sistema è un’assurdità, la critica d’arte si occupa d’arte, se vuoi fai critica sociologica (certo, sarebbe richiesto anche un minimo di coerenza ma tant’è). Rossi è tipicamente italico, il professionista del dissenso che flirta col potere. Il pulpito più marcio da cui parlare, peraltro comprato con gli sconti all’ikea della critica

    • hm

      bella pairone .

    • whitehouse

      Caro Davide,

      ti rispondo subito:

      —se indice di libertà dal conflitto di interessi è il blog di un tizio che parla di rinnovamento con la Vettese e che è partito scrivendo su flashart…

      Dopo una prima fase critica e solitaria, ho cercato un dialogo con quello che ritengo il “migliore” (ma pesantemente deficitario) sistema italiano. Mi sembrava opportuno. Dialogare con la Vettese o scrivere su Flash Art non significa condividere la Vettese o condividere Flash Art. Si cresce attraverso il dialogo celle differenze.

      —ma quale nuovo pubblico potrà mai portare all’arte contemporanea un discorso pseudo-critico che lancia il sasso e nasconde la mano?

      Nessuno. Infatti sto suportando, a livello strategico, un progetto di corpo a corpo con il pubblico. Una goccia nel mare ma da qualche parte bisogna iniziare.

      —Che ritiene inadeguato il miglior sistema e poi dialoga solo con quello?

      Dialogo con persone in cui vedo una speranza. Indicami persone di questo tipo e dialogherò.

      —Che critica i vuoti furbetti delle white boxes e i famigerati “progetti” per poi proporre…vuoti furbetti e progettini smart???

      Spesso sviluppo una parodia del sistema, cerco di psicanalizzarlo: come il ragionier Fantozzi ha fatto negli anni 70 per una generazioni di ragionieri reali. I miei progetti non sono smart…ma tu da addetto ai lavori, non riesci mai ad approfondire veramente per paura che la tua mediocrità venga messa in crisi. Mi hai mai scritto chiedendomi dei mie progetti? Come fai a conoscerli se non sono totalmente pubblici? Hai mai visto dal vivo questi progetti? :) tusciè!

      —Che richiede agli altri la sintesi ma che ha versato fiumi e fiumi di inchiostro digitale per sottolineare due concetti in croce?

      Due concetti in croce lo dici tu: almeno 15 progetti ed una critica argomentata rispetto almeno 5 categorie inventate dal nulla. Fiumi certo, ma offerti attraverso bicchieri. Cristiana Curti ,per esempio, offre fiumi tutti in una volta e non sostenibili per la lunghezza e la pesantezza.

      —che lavoro fa Luca Rossi? Non è che è iscritto alla NGF?

      Oltre alle gestione del blog faccio altri tre lavori quì a L’Aquila. Niente Nonni Genitori Foundation.

      —la critica d’arte verso il sistema è un’assurdità, la critica d’arte si occupa d’arte, se vuoi fai critica sociologica (certo, sarebbe richiesto anche un minimo di coerenza ma tant’è).

      Il migliore sistema dell’arte italiano non funziona per problemi che ho spesso delineato. Quindi è corretto parlarne. Poi si passa alla critica d’arte rispetto ai contenuti. Ma la critica al sistema è intimamente collegata alla critica d’arte. Non capire questo vuol dire vivere sulla luna. Esempio: un sistema chiuso al confronto per motivi di amicizie e di incapacità, mortifica la ricerca e il linguaggio che per esistere deve omologarsi o andare altrove (proprio su altro settori).

      —Rossi è tipicamente italico, il professionista del dissenso che flirta col potere.

      Dissenso? Esprimo opinioni opinabili. Flirto con il potere? Chi Vettese ha potere? Se ne avesse il sistema funzionerebbe. E il suo delfino Milovan non sarebbe a giocare al direttore in un archivio di giovani artisti milanesi, ma sarebbe in qualche istituzione più rilevante. Questo per dirti che non flirto con il potere, ma con quello che ritengo il migliore sistema, e l’unico che ha fatto qualcosa per essere definito migliore sistema. Perchè se tu, Davide, fai un sistema dell’arte OTTIMO a casa tua e nascosto a me non interessa. Bisogna anche avere la capacità di fare e comunicare in relazione con la realtà. Questo implica difficoltà e approssimazioni inevitabili. Ed è per questo che comunque rispetto la Vettese o chi per lei (e non ho mai lesinato critiche al suo continuo conflitto di interessi e capacità di occupare più posti di potere contemporaneamente). Ma io la Vettese la vedo ad ogni Biennale aggirarsi attenta e appassionata, e per questo la rispetto.

      — Il pulpito più marcio da cui parlare, peraltro comprato con gli sconti all’ikea della critica.

      Ma che stai adì??????? :D

      • Davide W. Pairone

        ok allora:

        – “cerco il dialogo con le differenze”; tralasciando il fatto che magari sarebbe da scandagliare un po’ più a fondo e capillarmente la scena italiana per cercare le “differenze” (che proprio in quanto tali scontano deficit di visibilità e potere) i tuoi dialoghi con i moloch del sistema si sono sempre risolti con un nulla di fatto su di un piano teorico. Stesso discorso: così come ci vogliono tempo e fatica per andare un po’ al di là dei nati già vecchi come Farronato ci vogliono tempo, fatica e NULLA DA PERDERE (qui sei carente eccome, timidissimo coi potenti e arrogante con tutti gli altri) per rinfacciare le magagne. E non parlo di procedure scorrette in astratto, se ad esempio il sistema dei premi d’arte ti sembra inutile perché non lo dici in faccia agli organizzatori invitandoli ad un confronto anziché pontificare qui o sul blog? In ogni caso quando si parla di sclerotizzazione di un sistema qualunque il primo nodo da affrontare è il denaro, la sua artificiale canalizzazione nei soliti gangli, tema completamente assente dalla tua argomentazione se non nella forma ripetitiva e riduttiva delle NGF

        – “un corpo a corpo con il pubblico”; ma quando mai? e soprattutto che vuol dire? Se per te significa dibattere qui o sul blog della Bordignon, se scrivi su Flash art già in partenza hai rinunciato completamente ad ampliare il bacino d’ascolto. D’altra parte è inevitabile perché il problema non è di quantità ma di qualità

        – “indicami persone di qualità”; ti ho già risposto, occorrono fatica e tempo per separare il grano dal loglio. Siccome non è la mia “mission” ma la tua non vedo perché dovrei risparmiarti la fatica. Io degli interlocutori di qualità per i miei obiettivi penso di averli trovati, dal tuo punto di vista saranno marginali e outsiders ma il fatto che non li consideri illumina l’autoreferenzialità del tuo discorso

        – ti accuso di aver elaborato due concetti in croce e tu mi rispondi che hai realizzato 15 progetti, prima però li avevi definiti “parodie fantozziane del sistema”. Deciditi. O argomenti o smonti le argomentazioni altrui con l’ironia. Secondo me non fai nessuna delle due cose. Ma poi perché dovrei vedere dal vivo la consegna delle pizze in galleria? Per capire di quale alta elaborazione critica si tratti? Ho seguito il tuo blog fino a quando non hai cominciato a ripetere ossessivamente le stesse cose peraltro su di un livello di superficialità assoluta (amicizie e incapacità? FINO A QUANDO NON DIRAI CHIARAMENTE QUALI AMICIZIE E QUALI INCAPACITA’ SECONDO TE AFFLIGGONO IL SISTEMA DI RELAZIONI LA TUA CRITICA SARA’ INESISTENTE! Chiaro?)

        – la Curti ti appare insostenibile semplicemente perché sviluppa discorsi, li articola senza fermarsi ai facili slogan. E fa nomi e cognomi, illustra dinamiche concretissime, approfondisce contenuti e relazioni. Evidentemente la tua soglia di attenzione resta molto bassa perché hai delle aspettative (“Rossi ha ragione”. Stop) che vengono disilluse. In ogni caso questa asfissiante necessità di comunicare, sintetizzare, “arrivare” in tempi brevissimi è una dittatura, concausa di tanti mali. Gli slogan, se non supportati da un’adeguata articolazione del pensiero, durano una stagione o poco più. “Approssimazioni inevitabili”? Secondo me sono evitabili eccome, basta non svendersi per la cadreghina e pensare in prospettiva. Il confronto, la guerra con la realtà non si vince con le scorciatoie e con la “comunicazione”

        • whitehouse

          Davide, dovresti seguire meglio il blog. In ogni caso credo che ripetere le cose sia importante, poche cose ma chiare. Io non sono un servizio pubblico: procedo istintivamente rispetto quello che incontro: immagina una barca a vela in mezzo all’oceano, uno skipper.
          Il progetto per il pubblico è in atto in emilia romagna in collaborazione con alcuni operatori.
          Cristiana Curti ha una concezione di arte ottocentesca, forse per quello che ti piace.
          Sulle inefficenze del sistema eccoti gli articoli apparsi su flash art: cose che nessuno ha mai scritto prima, ma forse pensato privatamente:

          http://whitehouse.splinder.com/post/21938738/_

          Tanto per tornare su i contenuti….

          • Davide W. Pairone

            ma perché, io non sto ai contenuti? Ti ho mai accusato di invidie varie come fanno molti qui e altrove? Il problema è che di contenuti tu non ne proponi! Lo skipper sulla barca a vela, dai ti prego. Se questa è la tua concezione aggiornata di arte rispetto agli ottocenteschi (ma quando mai?) allora preferisco mille volte Quaroni che si rifà a Bolelli/Jovanotti…ed è tutto dire!
            Ma il punto sta proprio qui, tu credi di aver bypassato la temperie modernista solo in virtù del fatto che vivi e scrivi nel 2011, più volte hai insistito su questa presunta crisi del linguaggio anche a livello internazionale ma sempre e solo su di un livello superficiale. Quale linguaggio alternativo proponi? Basta scrivere su di un blog per essere automaticamente innovativi? E come risolvi le questioni del modernismo riguardo il rapporto arte/società, sull’originalità/originarietà dell’arte, sul rapporto arte/comunicazione? Non basta dichiararsi oltre, magari affermando che Cattelan è efficace e un altro invece è “ikea evoluta”.
            Inoltre non mi hai ancora risposto sull’ambiguità dei tuoi progetti-parodia o sull’economia reale dell’arte, insomma per quanto mi riguarda i quesiti che poni sono legittimi ma pensare che tu sia il primo a porli, che nessuno li ponga in maniera altrettanto efficace, che i tuoi progetti e le tue interviste siano il top della critica è davvero insostenibile. Poi se qualcuno ti fa notare l’inconsistenza della tua pars construens tu gli dai dell’ottocentesco. Io non ci sto e ti do del mediocre perché ritengo il tuo lavoro inadeguato

  • fabrizio medusa

    BORDIROSSI!!!

    e la congiura degli ex, ma vah!!!! ma quale critica? sei uno scribano compulsivo. anzi siete tu e la tua degna compagna.

  • francesco erros

    A’ morsiani, ma smettila di dir cazzate che stai all’aquila!

  • whitehouse

    Questo è gossip. Non sapete stare ai contenuti, dramma italiano.

    Andate a Firenze:

    http://whitehouse.splinder.com/

  • Italiota

    siete i peggio. sempre a lamentarvi che non si producono contenuti all’altezza, che si fa solo gossip, e poi una volta che esce un articolo di approfondimento come si deve state qua sotto a battibbeccare come le comari su luca rossi e la bordignon….
    ehhh (sospiro), l’italia…

  • ermanno

    ma scusa se c’è unità d’intenti e collaborazione tra loro due, non so… una storia magari, ecco: che male c’è?