Conflitti costruttivi

Inaugura domani a Milano, alla Galleria Bianconi, la mostra “Click or Clash? Strategie di collaborazione”. Cesare Pietroiusti, con Luigi Presicce e Via Lewandowsky, analizza difese reattive e agonismi amichevoli. Ne abbiamo parlato con la curatrice Julia Draganovich e la gallerista Renata Bianconi.

Click or Clash? Strategie di collaborazione #1 - veduta della mostra presso la Galeria Bianconi, Milano 2011

La mostra Click or Clash? Strategie di collaborazione, il cui vernissage è programmato per domani alla Galleria Bianconi di Miano, vede coinvolti Cesare Pietroiusti con Luigi Presicce e Via Lewandowsky, i quali analizzano difese reattive e agonismi amichevoli come sistemi di confronto tra diverse posizioni, sia in contrasto che armoniche, mettendo in luce surplus di conoscenze e consentendo la rivelazione di nuove prospettive.
Negli spazi di via Lecco approda dunque la barca che il collettivo composto da Pietroiusti, Emilio Fantin, Luigi Negro e Giancarlo Norese e Presicce ha trascinato per le vie di San Cesario di Lecce, il 2 novembre 2010, dando vita alla performance La festa dei vivi (che riflettono sulla morte). Curatrice e gallerista in dialogo ne approfondiscono le diverse intersezioni.

Cesare Pietroiusti e Luigi Presicce - Parola per parola - 2011 - still da video

Quale elemento apporta la partecipazione di Via Lewandowsky?
Julia Draganovich
: Lewandowsky è entrato in dialogo sia con Cesare Pietroiusti che con Luigi Presicce. Nella mostra a Milano si potranno sentire e vedere le loro conversazioni [il video cofirmato dai due artisti dal titolo Parola per parola, N.d.R.]. Lewandowsky e Pietroiusti presenteranno un’opera prodotta insieme, mentre Presicce ha scelto una serie di sculture di Lewandowsky alle quali ha risposto con una serie di disegni.

Dunque, Click or Clash? Strategie di collaborazione, non è solo il titolo di una mostra, ma la dichiarazione d’intenti di un lungo progetto…
Renata Bianconi
: Per la galleria è il risultato di un percorso iniziato da alcuni anni, quando ho sentito la necessità di proseguire e sviluppare nel contemporaneo la ricerca e l’impegno che la galleria aveva già consolidato sull’arte italiana della seconda metà del Novecento, attuando nuove forme di sperimentazione, oltre che di dialogo tra un certo tipo di espressioni del nostro presente e quelle del recente passato. Non a caso, in preparazione di questo cambiamento, nel marzo dell’anno scorso la galleria si è trasferita nei nuovi spazi di via Lecco 20. È stata un’evoluzione naturale del mio lavoro, che si è aperta inizialmente con un lavoro di scouting sulle giovani generazioni e che oggi coinvolge figure affermate della scena contemporanea internazionale.

Click or Clash? Strategie di collaborazione #1 - veduta della mostra presso la Galeria Bianconi, Milano 2011

J. D.: Le questioni legate al ruolo dell’artista, non solo dal punto di vista sociale ma anche dal punto di vista di un’estetica della produzione, sono da tempo il cuore del mio lavoro curatoriale e di quello di LaRete Art Projects. Abbiamo accolto l’offerta di collaborazione fra LaRete Art Projects e la Galleria Bianconi come un invito ad approfondire queste tematiche con un ciclo di dibattiti, pubblicazioni e mostre dedicati a uno dei concetti “caldi” non solo del mondo dell’arte, ma anche di una sociologia alla ricerca di soluzioni per i problemi che hanno segnato l’inizio del nuovo millennio, cioè la “collaborazione”. Le riflessioni di Markus Miessen e Chantal Mouffe sono chiaramente una gran fonte di ispirazione e ci hanno portato alla decisione di includere anche il “clash” come comportamento propositivo per una collaborazione. Con la Galleria Bianconi, LaRete Art Projects finora ha effettuato un click molto produttivo, vediamo come si sviluppa questo progetto nato nella primavera 2011.

Rispetto alla performance collettiva di San Cesario, Pietroiusti e Presicce hanno deciso di approfondirne altri o ulteriori aspetti? Qual è il fondamento della collaborazione tra i due artisti in questa prima tappa verso dOCUMENTA (13)?
J. D.
: La Festa di Vivi quest’anno avrà una seconda edizione, molto diversa della prima, in quanto il pellegrinaggio stavolta parte da Venezia per arrivare a Lecce. Quest’iniziativa viene sostenuta da LaRete Art Projects e dalla Galleria Bianconi ed è una delle collaborazioni legate alla nostra ricerca di Click or Clash.

Click or Clash? Strategie di collaborazione #1 - veduta della mostra presso la Galeria Bianconi, Milano 2011

Il primo ciclo di Click or Clash? ha luogo in tre tappe (sempre negli spazi della Galleria Bianconi) che termineranno nella primavera del 2012 e metterà a confronto nove artisti (provenienti da Cuba, Sudamerica, Italia, Svizzera e Germania). Quali saranno gli altri due temi/aspetti rappresentati?
J. D.
: La seconda mostra ruoterà attorno a questioni come la globalizzazione e i suoi effetti sul ruolo dell’individuo, la terza metterà a confronto concetti urbanistici con visioni intime sul come vivere e dove abitare. La collaborazione o il confronto di opinioni diverse su queste tematiche sarà il tema che collega tutte le tre iniziative.

Ginevra Bria

Milano // fino al 7 gennaio 2012
Click or Clash? Strategie di collaborazione #1
a cura di Julia Draganovic
GALLERIA BIANCONI
Via Lecco 20
02 91767926
info@galleriabianconi.com

www.galleriabianconi.com


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Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. E’ specializzata in arte contemporanea latinoamericana. In qualità di giornalista, in Italia, lavora come redattore di Artribune e Alfabeta2. Vive e lavora a Milano.
  • hm

    toh una casetta di legno siamese perfetto esempio di ikea evoluta . anche l’orologio a muro fa molto ikea evoluta . anzi no quello è proprio ikea classic .

  • Non riesco mai ad afferrare totalmente questo tipo di progetti. La collaborazione è certamente cosa buona, ma non sono meno importanti le individualità. Quindi? Si parla di strategie….per creare nuove opere d’arte (la mostra è in una galleria d’arte…)? O per qualche programma sociale, politico esterno? Vogliamo ancora rappresentare, o vogliamo risolvere? Beuys (che voleva risolvere)? O Warhol che fotografava la realtà? Non credo che mantenere le cose su questo terreno di ambiguità tra arte e mondo esterno sia molto utile.

    La festa dei vivi. Ok. Perchè? Per ironizzare sulla festa dei morti cattolica? Per recuperare l’idea di processione condivisa? La condivisione? La collaborazione? L’arte contemporanea è così ingenua da voler proporre questi valori come originali? Queste idea vivono già nella realtà, non capisco quali siano le finalità di tutto questo. Scriverò a Pietroiusti in questi giorni.

  • Aggiungo. In tutto questo il ruolo di artista? Dov’è la sua messa in discussione?Perchè gli artisti formano un collettivo e trasportano in processione una barca? Mi aspetto che qualcuno risponda a questi interrogativi. Grazie

    LR

  • hm

    – Perchè gli artisti formano un collettivo e trasportano in processione una barca? –

    perchè si sentono terroni dentro .

  • enrico

    Ma soprattutto, perchè Artribune presenta in anteprima in homepage una mostra in una galleria privata mai sentita prima? Perche perchè perchè?
    Troppi perchè prima ancora di aprire….

    • francesco sala

      mai sentita prima?
      stai scherzando, vero?

  • Margaretha

    hm: ma scrivi anche per Spinoza.it …se no ci penserei…

    • hm

      no dai, quelli passano il tempo a scrivere silviosilviosilvio in loop 24 ore su 24 .

  • hm

    in ogni caso ci ho ripensato e le casette siamesi non sono ikea evoluta . sono leroy merlin limited edition .

  • Margaretha

    La barca in galleria è poco più di un residuo, che ci sta a fare? meglio al paesello. A me è piaciuta la fatica di portarla in giro alla fitzcarraldo mentre si leggeva dei brani di libri. ma dentro le mura della galleria non è nemmeno un surrogato, perché vuole diventare opera? anche se è solo un rimando fa perdere l’atmosfera. è come stare dietro alla macchina da presa e contemporaneamente vedersi il film, sai già tutto.
    Ma la casa doppia non è per caso di Richard Wilson?