Lisson Gallery Milano. Ci siamo

Apre domani 15 settembre la prima sede fuori dal Regno Unito. La scelta del fondatore Nicholas Logsdail è caduta sull’Italia e su Milano. A tre passi dal Cenacolo Vinciano si inaugura una collettiva a cura di un artista. Tutto il resto ce lo racconta la direttrice della sede meneghina di Lisson, Annette Hofmann.

Annette Hofmann e Nicholas Logsdail

Lisson è una delle gallerie che ha segnato il dopoguerra artistico e che ancora influisce decisamente sul mercato e sulla produzione culturale contemporanea. Quali sono le tappe cruciali che hanno scandito l’affermarsi di questa realtà da 44 anni a questa parte?
Nicholas fondò la Lisson Gallery a Londra nel 1967, a soli vent’anni. Aveva studiato arte alla Slade Univerity e all’inizio si era dedicato alle produzioni artistiche, dalla pittura alla scultura ai film in super8. Conosceva moltissimi artisti e presto comprese che il proprio talento consisteva non nel produrre arte, ma nel riconoscerla, nel fiutare l’eccellenza, individuando l’emergenza più contemporanea. Si fece pioniere dell’arte minimal e successivamente dell’arte concettuale, diventandone assoluto guru.

 

Le prime mostre?
La prima era dedicata a Derek Jarman, seguita da personali di Richard Long, Dan Graham, Carl Andre, Sol LeWitt. Negli anni ‘80 scopre scultori inglesi come Tony Cragg e Anish Kapoor, e in quegli anni gli artisti Lisson vinsero numerosi Turner Prize. Un filo rosso che continua, come dimostra il Leone d’oro come giovane artista assegnato alla Biennale di Venezia a Haroon Mirza. Questa grande capacità visionaria ha reso possibile, in 44 anni di attività, crescere cinque generazioni di artisti, puntando sull’eccellenza, la sperimentazione, la ricerca.

La sede milanese della Lisson Gallery

Qui in Italia siamo tutti convinti, ancestralmente, di rappresentare il peggio del peggio, di essere gli ultimi in tutto e in crisi perenne. Poi scopriamo che una grande galleria britannica, per aprire la sua prima sede fuori dal Regno Unito, sceglie l’Italia. Come ci vedete da fuori? Quali sono i nostri… plus che magari noi stessi non riusciamo a leggere?
L’Italia è un Paese che ha saputo dare avvio a un percorso di rinascita e vivacità culturale attraverso l’arte contemporanea: non in antitesi rispetto alla propria storia, ma in dialogo con essa. La possibilità di creare legami e giustapposizioni fra l’arte di ieri e quella di oggi è la chiave per un percorso unico di eccellenza internazionale, su cui l’Italia può costruire un primato di assoluta rilevanza. Pensiamo a Venezia, la cui Biennale è oggi una delle più ambite vetrine mondiali per il contemporaneo e un luogo di incontro e scambio per artisti, collezionisti, musei, istituzioni, appassionati. Un appuntamento irrinunciabile per ogni operatore del settore.

 

Com’è maturata la scelta di Milano?
La decisione nasce dall’intersecarsi di una molteplicità di fattori.  Anzitutto i numerosi e consolidati rapporti che Lisson ha costruito nel tempo con i collezionisti italiani, ma anche con musei e istituzioni private: un “tessuto” cui la galleria tiene molto e che è un ottimo punto di partenza per essere più vicini a Paesi di grande interesse per noi, come Svizzera, Austria, Germania, Francia. Milano ha una collocazione geografica privilegiata ed è anche una realtà economica e sociale che sa essere protagonista a livello internazionale, nel design come nella moda, e che oggi si sta aprendo con grande incisività al mondo dell’arte contemporanea.

Annette Hofmann e Nicholas Logsdail

Cos’altro ha influito? Magari anche la prospettiva Expo 2015?
Senz’altro la prospettiva di Expo 2015 non può che essere un ulteriore stimolo per una realtà culturale e di business come una galleria d’arte internazionale, ma le motivazioni che dicevo prima sono state per noi già ragione sufficiente alla decisione di aprire Lisson Gallery Milan. Potrei raccontare di quanto per noi sia stata determinante la particolare collocazione dello spazio che ospiterà la galleria. Nel cuore del centro storico e culturale del capoluogo lombardo, a pochi passi dal Cenacolo Vinciano, di cui si respira la magia, in un luogo che pare concepito per dar vita a uno spazio dove vivere e pensare l’arte.

 

Parliamo di questo spazio allora.
La galleria occupa uno spazio di grande fascino nel cuore di Milano, in via Zenale. L’edificio data 1901 e si caratterizza per la presenza di una doppia facciata, una più classica e una più contemporanea. È adiacente al rinascimentale Palazzo degli Atellani, residenza privata della famiglia Castellini, che ha garantito l’uso dei giardini privati per l’esposizione di opere scultoree. E così non abbiamo potuto che essere sedotti da questo luogo molto “privato” dove vivere l’esperienza del silenzio per godere dell’arte.

Ryan Gander - We never had a lot of euros around here - 2010 - photo Valentina Grandini

Che rapporto avrà la sede milanese con quella di Londra? Ospiterà mostre già passate in patria o produrrà eventi per suo conto?
Il calendario espositivo di Lisson Gallery Milan avrà una ritmica di 4 o 5 mostre all’anno, concepite espressamente per il luogo e per lo spazio e, in stretta collaborazione con Greg Hilty, direttore curatoriale di Lisson a Londra, stiamo lavorando al calendario che animerà la galleria nei prossimi mesi.

 

Partite con una collettiva del tutto peculiare, curata da un artista come Ryan Gander…
I know about creative block and I know not to call it by name
è il titolo. Il fulcro attorno al quale il progetto espositivo ruota è rappresentato proprio dalla scelta di affidare a Ryan Gander la curatela della mostra introduttiva: un artista chiamato a riflettere sullo spazio e sulla nuova sede attraverso l’opera di altri artisti, molti dei quali presentati nell’attuale Biennale di Venezia. Con questa mostra realizziamo una sorta di “ponte” geografico ma anche concettuale e culturale, offrendo un inedito punto di vista sulla creazione artistica contemporanea. Il primo anno sarà dunque dedicato a un percorso caratterizzato dagli artisti della galleria e della nostra storia messi a confronto con uno spazio di particolare bellezza e altamente suggestivo. Lisson Milan sarà quindi un opportunità, una prerogativa unica e, al contempo, un ulteriore slancio per la presentazione dei nostri artisti e delle loro idee. A far da minimo comun denominatore sarà comunque la filosofia Lisson, che non è mai mutata in tutti questi anni.

M. T.

Milano // fino al 5 novembre 2011
I know about creative block and I know not to call it by name
a cura di
Ryan Gander
www.lissongallery.com

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #2

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Massimiliano Tonelli
È laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena, dal 1999 al 2011 è stato direttore della piattaforma editoriale cartacea e web “Exibart”. Ha moderato e preso parte come relatore a numerosi convegni e seminari; ha tenuto docenze presso centri di formazione superiore tra i quali l’Istituto Europeo di Design, l'Università di Tor Vergata, l'Università Luiss e l’Università La Sapienza di Roma. Ha collaborato con numerose testate tra cui Radio24-Il Sole24 Ore, Time Out, Gambero Rosso, Formiche. Suoi testi sono apparsi in diversi cataloghi d’arte contemporanea e saggi di urbanistica e territorio. E' stato giurato in svariati concorsi di arte, architettura, design. Attualmente è direttore di Artribune.
  • Le premesse sono buone seguirò la vostra attività. .Buon lavoro

  • vittorio correale

    Finalmente! Un pò di Lisson a Milano aiuta a combattere il provincialismo culturale sempre in agguato. Credo di aver conosciuto Annette Hofmann qualche anno fa e mi sembra un manager ideale per questa (non semplice) operazione. Ci vediamo presto.

  • Ho l’impressione che, ingiustamente, si sia scritto e parlato molto poco di voi, finora… Quali le ragioni, a vostro parere?
    Forse ora, con questa mostra dedicata ad Ai Weiwei, la vostra galleria d’Arte sarà più conosciuta e apprezzata.
    Ritengo Ai un genio dell’Arte contemporanea!
    Insieme all’Associazione culturale Arte da mangiare mangiare arte abbiamo tentato di sostenerlo l’anno scorso, durante la per lui dolorosa vicenda dell’imprigionamento da parte del Governo cinese.
    Ci auguriamo che tutti gli equivoci si siano oggi risolti e che anche il suo Paese natale possa apprezzarne le opere, andandone orgogliosa nel mondo! S.V.