Istanbul dieci e lode

Apre al pubblico il prossimo sabato, ma noi ci siamo già stati e ve la raccontiamo. Non della Biennale di Lione parliamo, di cui abbiamo già fornito qualche prima impressione, ma della ben più attesa rassegna di Istanbul. A premiarla senza indugi è Ludovico Pratesi. Ecco il suo reportage.

Adriano Pedrosa e Jens Hoffman

Non sono la voce dell’autorità. Faccio degli errori. Posso sbagliare”. Queste umili ma significative parole dell’artista cubano Félix GonzálezTorres hanno portato molta fortuna ad Adriano Pedrosa e Jens Hoffmann , curatori di Untitled , la 12esima Biennale di Istanbul, che si rivela una delle migliori mostre internazionali dell’ultimo decennio, superando di gran lunga la sua concorrente veneziana.
Inaugurata oggi 15 settembre e aperta al pubblico dal prossimo sabato fino al 13 novembre in due grandi depositi sul Bosforo, situati a pochi metri di distanza dall’Istanbul Modern Museum, la Biennale nasce all’insegna di un understatement raffinato e consapevole, grazie a un allestimento minimale ma estremamente funzionale. È il giapponese Ruye Nishizawa, confondatore con Kazuyo Sejima dello studio SANAA, che ha suddiviso gli ampi spazi della rassegna in un labirinto di sale di dimensioni e altezze differenti, simili a container industriali rivestiti di acciaio all’esterno e bianchi o grigi all’interno. Ambienti che permettono al visitatore di entrare in maniera agevole nella struttura espositiva concepita dai due curatori, che ha permesso di riunire 500 opere in un percorso puntuale e mai affollato, perfettamente leggibile pur nella sua intrigante complessità, che ci riporta alla poetica di GonzálezTorres, basata sulla fusione tra una forte componente di provocazione politica e un’estrema attenzione all’aspetto formale dell’opera.

Ali Kazma - O.K. - 2010 - courtesy Vehbi Koç Foundation, Istanbul - photo Selen Korkut

È la chiave di lettura di questa biennale, suddivisa in cinque sezioni tematiche accompagnate da 50 personali di artisti di diverse generazioni (con una netta ma dichiarata prevalenza di sudamericani e mediorientali) che permettono di approfondire le singole personalità già presenti negli spazi collettivi grazie a un allestimento pulito e arioso. Opere mai assertive o monumentali, ma cariche di implicazioni etiche, politiche, sociali e antropologiche, interpretate spesso in una chiave metaforica ma incisiva. “Abbiamo voluto evitare di occupare spazi all’interno della città”, spiegano i curatori, “per evitare letture forzate e condizionanti delle opere collocate in contesti impropri, e ci siamo concentrati sulla mostra, qui intesa come principale espressione della pratica curatoriale”. Uno statement chiaro e rigoroso condotto con notevole maestria nelle relazioni tra personali e collettive, ispirate ognuna a un’opera simbolo di GonzálezTorres, non esposta in mostra ma riprodotta nel Companion, la pratica ed esaustiva guida tascabile che accompagna la visita alla Biennale.

Ryue Nishizawa con Kazuyo Sejima, fondatori dello studio SANAA

Così Untitled (Abstraction) si ispira alla lettura sovversiva e personale dell’astrazione geometrica di tradizione modernista da parte di GonzálezTorres, messa in relazione con opere di artisti di diverse generazioni, da Lygia Clark a Pedro Cabrita Reis, da Ernesto Neto al più giovane Theo Craveiro. Ottime le personali di Renata Lucas, con un pavimento “portatile” di sportelloni di legno, e Dora Maurer, con una serie di opere concettuali fotografiche degli anni ‘70 ispirate al movimento.
Untitled (Ross)
, che consiste in un mucchio di caramelle legate al peso di Ross Laycock, il compagno di GonzálezTorres morto di Aids nel 1991, precedendolo di 5 anni, rimanda a soggetti come l’amore omosessuale, la famiglia, l’amore, la morte e la perdita, che hanno ispirato The Black and White Diary, l’installazione di Elmgreen & Dragset composta da 364 foto in bianco e nero che ricostruisce la vita di coppie omosessuali in un racconto intimo e profondo, ma anche Last Adress, il video di Ira Sachs che mostra le facciate delle abitazioni di artisti uccisi dall’Aids, e le fotografie di coppie omosessuali scattate negli anni ‘70 e raccolte dal libanese Akram Zaatari in una sala della mostra.
Una delle sezioni più interessanti, ispirata all’opera Untitled (Passport) realizzata da GonzálezTorres nel 1993, tocca il delicato tema dell’identità geografica, politica ed etnica e riunisce artisti come Lara Favaretto, Jorge Macchi, Mona Hatoum e Kutluğ Ataman, e che il giovane artista turco Ahmet Ögüt interpreta con Perfect Lovers, una bacheca che contiene due monete molto simili: una lira turca e due euro.

Ahmet Öğüt - Perfect Lovers - 2008

Dalla politica alla storia con Untitled (History), intesa soprattutto come archivio di memorie ma anche come rilettura di fonti alternative, dove spiccano le opere di Julieta Aranda e Mungo Thomson, accompagnate dalla personale di Jonathan de Andrade, toccante nella sua documentazione sulle residenze moderniste distrutte nella città brasiliana di Recife.
Infine, la mostra si conclude con Untitled (Death by Gun), dedicata agli omicidi commessi con armi da fuoco, in una teoria di opere esplicitamente violente, che accomuna a Chris Burden o Matt Collishaw presenze meno ovvie come Weegee e Matthew Brady, il primo fotoreporter attivo nel XIX secolo sui teatri di guerra.
Insomma, dieci e lode per Pedrosa e Hofmann, che hanno saputo riportare una Biennale a una struttura portatrice di senso, senza negarne la complessità ma riferendola a un contesto storico e concettuale chiaro e definito, fra attualità e storia.

Ludovico Pratesi

bienal.iksv.org/en

  • Luca Rossi

    artisti italiani? se è permesso chiedere

  • elena

    forse perche’ ogni curatore mette gli artisti SUOI preferiti…

  • luca rossi, ma vai a cagare!

  • e certo e chi deve mettere allora un curatore? i tuoi artisti preferiti?

  • Luca Rossi

    @georg: commento costruttivo il tuo. Il punto è proprio questo in italia la pratica curatoriale (sia mai critica, i curatori tendono a fare gli autori-artisti) è come scegliere gli abiti per il proprio guardaroba: “mi piace non mi piace”. Non credo che questa sia la strada corretta.

    Non mi sembra che sul piano internazionale ci siano picchi tali da giustificare l’assenza sistematica di artisti italiani. C’è una crisi linguistica generalizzata. L’opera delle monetine del turco Ogut, è stata vista in mille salse (Fontaine, Gander, ecc). A mio parere c’è un’incapacità dei curatori/critici italiani nell’approfondire e promuovere il lavoro degli artisti fuori dai confini nazionali. Se poi aggiungiamo una crisi del linguaggio generalizzata, forse si giustificano alcune cose.

    http://whitehouse.splinder.com/

    • hm

      o morsi ma sai che delle vocine mi hanno detto che ti scrivi da solo anche le offese a volte?

  • Luca Rossi

    o bacietti, perchè non stai al tema in questione e parli sempre di luca rossi? obsession.

    Se l’ennesimo sintomo della totale incapacità di argomentazione a approfondimento.

    • hm

      come perchè, perchè odio i fake no? i bacetti te li sogni qui ti sbraniamo non so se ti era ancora chiaro .

  • luca rossi mi fai morire. sei completamente logorroico e pazzo. uno ti dice:
    “ma vai a cagare” e tu parti con una filippica….eheheheheh ti po questa che ve la ripropongo…

    “Il punto è proprio questo in italia la pratica curatoriale (sia mai critica, i curatori tendono a fare gli autori-artisti) è come scegliere gli abiti per il proprio guardaroba: “mi piace non mi piace”. Non credo che questa sia la strada corretta.

    Non mi sembra che sul piano internazionale ci siano picchi tali da giustificare l’assenza sistematica di artisti italiani. C’è una crisi linguistica generalizzata. L’opera delle monetine del turco Ogut, è stata vista in mille salse (Fontaine, Gander, ecc). A mio parere c’è un’incapacità dei curatori/critici italiani nell’approfondire e promuovere il lavoro degli artisti fuori dai confini nazionali. Se poi aggiungiamo una crisi del linguaggio generalizzata, forse si giustificano alcune cose”.

    • hm

      secondo me tu sei luca rossi morsiani che si autodeclama . ‘mi fai morire’ è la tipica frase che usa quando ha le spalle al muro e non sa più come rispondere .

      • Luca Rossi

        : D ahahah sì sì, tu hm hai visto troppi film di mission impossible, morsiani morsiani vai così

        • hm

          oddio hai avuto lo scoppio ritardato sostenuto e costruito . risata finta e pensata a tavolino come fake risposta atta a liberarti dalla morsa (la morsa che morsi si è autocostruito da solo in questi mesi e da cui non riesce più a uscire se non attraverso mosse ancor più fake del suo personaggio fake) .

  • ah dimenticavo…
    luca rossi ignorante si scrive bacetti e non bacietti!

  • Luca Rossi

    volevo proprio dire bacietti,

    a me della mia filippica importa relativamente, dovrebbero essere alcuni operatori italiani presi in giro ad essere interessati.

    bacioni

  • Luca Rossi

    Dopo tutti questi discorsi:

    esiste una critica d’arte in italia che non sia solo il mi piace non mi piace?

    esiste un sistema in italia? O esistono operatori che procedono a caso, senza approfondire ed argomentare rispetto linguaggio, format e ruoli?

    Da cosa deriva l’assenza di artisti italiani dalla scena internazionale che conta? L’italia produce qualità? O c’è in atto una crisi di qualità generalizzata anche fuori confine?

    Tonelli, è giusto relegare questi interrogativi solo ai commenti?

    Importa qualcosa a qualcuno? :) Ci credo che fanno i tagli alla cultura, interessa solo delle donne del presidente….andiamo pure avanti così

  • jimmy

    luca rossi è un progetto tra venezia, milano e roma, una classe dello iuav ne è sicuramente coinvolta

    • hm

      ti sei dimenticato imola e placentia gallery di hamlin baldini . secondo me lucarossi rimane luca morsi da solo, scrive risposte troppo puerili semplicistiche e confuse, tese all’invocazione di terzi e spesso ripetute in loop in modo logorroico . mi aspetterei più lucidità se fosse un progetto collettivo .

  • luca rossi

    non sono infatti un progetto collettivo e neanche i morsi :)
    io invece starei ai contenuti perchè nella mia identità non c’è niente di interessante; che poi tu HM parli di lucidità mi fa ancora ridere “da morire”…

    In ogni caso invito a stare ai contenuti e non parlare di me, grazie

    • hm

      oltretutto bello quando intervieni coi tuoi amici immaginari che ti danno sostegno (o ti offendono il più delle volte perchè sei un po’ masochista e godi anche a farti sfanculare) cambia lo stile delle frasi, il ‘mi fai morire’ me lo avevi già rivolto a ripetizione .

  • me.giacomelli

    Forse non vi è chiaro che questo è il commentario che segue la recensione della Biennale di Istanbul. Attenersi al tema, please!

  • luca rossi

    infatti, io avevo chiesto se alla biennale c’erano artisti italiani e se sì cosa avevano proposto? Grazie

    • ludovico pratesi

      Caro Luca,
      non ho confuso un artista con un altro. Ci sono i Claire Fontaine,con una partecipazione collettiva e una sala personale, c’è Lara Favaretto che partecipa con un’installazione Lost And Found alla collettiva Passport e c’è Letizia Battaglia.con una personale. Prima di accusare gli altri di fare confusione pensaci due volte.

  • me.giacomelli

    Nell’articolo si cita Lara Favaretto, quindi la risposta è sì. Poi c’è Letizia Battaglia con una personale. Ma sempre nell’articolo, che forse hai letto con troppa fretta, è specificato che la maggioranza sono sudamericani e mediorientali.

  • luca rossi

    Io penso che il nostro Ludovico confonda i Claire Fontaine con Lara Favaretto che non ha partecipato alla Biennale di Istanbul. Che attenzione, eh?

    Leggo dal sito della biennale:

    http://12b.iksv.org/en/gruplar.asp?id=4&c=1&show=gorsel&photo_no=5

    Quindi sono io che ho letto bene.

    Ok per la Letizia Battaglia. Una. Bene. Ma continuiamo pure a fare finta di niente, a fare il doppio lavoro e lamentarci…e poi fare i fighetti con chi c’era al “grande opening” :)

    Ma facciamo un gioco, ho unito gli artisti di tre eventi recenti: Biennale di Lione, Biennale di Istanbul e Mostra Internazionale di Dublino. Quest’ultima curata da jota castro che ha invitato 3 italiani su 6 appartenenti o appartenuti alla sua galleria di riferimento a Napoli ( e ci può stare visto che è quelli che ha avuto modo di conoscere) . Ma comunque, gli artisti italiani penso siano lo 0,54 %…ma farò presto un post su whitehouse più approfondito:

    Bisan Abu-Eisheh
    Nasrin Tabatabai and Babak Afrassiabi (PAGES)
    Eylem Aladoğan
    Jonathas de Andrade
    Nazgol Ansarinia
    Edgardo Aragón
    Ardmore Ceramic Art Studio
    Marwa Arsanios
    Yıldız Moran Arun
    Nicolás Bacal
    Taysir Batniji
    Letizia Battaglia
    Milena Bonilla
    Mark Bradford
    Geta Bratescu
    Teresa Burga
    Adriana Bustos
    Elizabeth Catlett
    Claire Fontaine
    Abraham Cruzvillegas
    Nazım Hikmet Richard Dikbaş
    Adrian Esparza
    Simon Evans
    Geoffrey Farmer
    Dani Gal
    Simryn Gill
    Group Material
    Özlem Günyol & Mustafa Kunt
    Newell Harry
    Zarina Hashmi
    William E. Jones
    Tamás Kaszás & Anikó Loránt
    Tim Lee
    Leonilson
    Renata Lucas
    Dóra Maurer
    Tina Modotti
    Füsun Onur
    Catherine Opie
    Ahmet Öğüt
    Vesna Pavlovic
    Rosângela Rennó
    Meriç Algün Ringborg
    Martha Rosler
    Wael Shawky
    Gabriel Sierra
    Francisco Tropa
    Mona Vatamanu & Florin Tudor
    Hank Willis Thomas
    Camilo Yáñez
    Alessandro Balteo Yazbeck & Media Farzin
    Ala Younis
    Akram ZaatariCarlos Herrera
    Michael Elmgreen & Ingar Dragset
    Jonathas de Andrade
    Tammy Rae Carland
    Tom Burr
    Ali Kazma
    Glenn Ligon
    Irena Lagator Pejovic
    Shuruq Harb
    Taysir Batniji
    Charbel-Joseph H. Boutros
    Juan Capistran
    Lygia Pape
    Theo Craveiro
    Antonio Dias
    Claire Fontaine
    Claudia Andujar
    Meriç Algün Ringborg
    Mona Hatoum
    Dani Gal
    Kristen Morgin
    Mat Collishaw
    Raymond Pettibon

    David Adamo,
    Alejandro Almanza Pereda,
    Alexandre Arrechea, Kader Attia,
    Nina Berman,
    Anna Bjerger,
    Monica Bonvicini,
    Alberto Borea,
    The Bruce High Quality Foundation,
    Tania Bruguera,
    Fernando Bryce,
    Ella Burke,
    Alan Butler,
    Matt Calderwood,
    Ludovica Carbotta,
    Jota Castro,
    Catalyst,
    Chen Chieh-jen,
    Mark Clare,
    Declan Clarke,
    Cleary & Connolly,
    James Coleman,
    Amanda Coogan,
    Mark Cullen,
    Dexter Dalwood,
    Alain Declercq,
    James Deutsher
    Alberto Di Fabio,
    Braco Dimitrijević,
    Willie Doherty,
    Graham Dolphin,
    Wang Du,
    Brian Duggan,
    Masashi Echigo,
    Omer Fast,
    mounir fatmi,
    Hans-Peter Feldmann,
    Doug Fishbone,
    Claire Fontaine,
    Fernanda Fragateiro,
    Nicole Franchy,
    Alicia Frankovich,
    Carlos Garaicoa,
    Kendall Geers,
    David Godbold,
    goldiechiari,
    Assaf Gruber,

    S Mark Gubb,
    Patrick Hamilton,
    Thomas Hirschhorn,
    Katie Holten,
    Ciprian Homorodean,
    Simona Homorodean,
    Jaki Irvine,
    Áine Ivers,
    Kysa Johnson,
    Patrick Jolley,
    Wendy Judge,
    Jannis Kounellis,
    Nevan Lahart,
    Jim Lambie,
    Brian Maguire,
    Kathryn Maguire,
    Teresa Margolles,
    MASER,
    Stefana McClure,
    Siobhan McGibbon,
    Bjørn Melhus,
    Jorge Méndez Blake,
    Miks Mitrevics,
    Christine Molloy and Joe Lawlor (Desperate Optimists),
    Richard Mosse,
    Carola Mücke,
    Alice Neel,
    Liam O’Callaghan,
    Manuel Ocampo,
    Gavin O’Curry,
    Brian O’Doherty,
    Mairead O’hEocha,
    Eamon O’Kane,
    Niamh O’Malley,
    Hans Op de Beeck,
    Claudio Parmiggiani,
    Dan Perjovschi,
    William Powhida,
    Wilfredo Prieto,
    Fred Robeson,
    Ciara Scanlan,
    Mathias Schweizer,
    Marinella Senatore,
    Guy Richards Smit,
    Nedko Solakov,
    Superflex,
    Jeanne Susplugas,
    Jorge Tacla,
    Javier Téllez,
    Maarten
    Vanden Eynde,
    Vedovamazzei,
    Corban Walker,
    Ishmael Randall Weeks,
    Lisa Yuskavage,
    David Zink Yi.
    D*Face,
    DMC,
    Escif,
    Foes Crew : Kube Roik Omin,
    Conor Harrington,
    James Early/inputout,
    Mark Jenkins,
    Jor,
    MASER
    , Morgan,
    Prefab (Collective),
    Will St Leger.

    Adel Abdessemed

    Bani Abidi

    Maria Thereza Alves

    Fikret Atay

    Bik Van der Pol
    Collective, created in 1995.
    Liesbeth Bik: * 1959 Haarlem, The Netherlands.
    Jos van der Pol: * 1961 Arnhem, The Netherlands.
    They live in Rotterdam, The Netherlands.

    Sylvie Blocher
    * 1953 Morschwiller-le-Bas, France. Lives in Saint-Denis, France.

    George Brecht
    * 1926 New York, USA. + 2008 Cologne, Germany.

    Alan Bulfin
    * Ireland; lives there.

    Pedro Cabrita Reis
    * 1956 Lisbon, Portugal; lives there.

    Sophie Dejode & Bertrand Lacombe
    Sophie Dejode: * 1976 Amiens, France.
    Bertrand Lacombe: * 1974 Annecy, France.
    They live in Lyon, France, and Berlin, Germany.

    Jimmie Durham
    * 1940 Washington, Arkansas, USA. Lives in Rome, Italy.
    more info & photos

    Latifa Echakhch
    * 1974 El Khnansa, Morocco. Lives in Martigny, Switzerland.
    more info & photos

    Mounir Fatmi
    * 1970 Tangiers, Morocco. Lives there and in Paris, France.
    more info & photos

    Thierry Fontaine
    * 1969 Saint-Pierre, Réunion (French). Lives in Paris, France, and Nouméa, New Caledonia (French).

    Dora García
    * 1965 Valladolid, Spain. Lives in Brussels, Belgium.

    Laura Genz and the CSP75
    * 1975. Lives in Paris, France.

    Shilpa Gupta
    * 1976 Mumbai, India; lives there.

    Ha Za Vu Zu
    Collective created in 2005. Based in Istanbul, Turkey.
    more info & photos

    HeHe
    Collective, created in 1999.
    Helen Evans: * 1972 United Kingdom.
    Heiko Hansen: * 1970 Germany.
    They live in Paris, France.

    Oliver Herring
    * 1964 Heidelberg, Germany. Lives in Brooklyn/New York, USA.

    Huang Yongping
    * 1954 Xiamen, China. Lives in Paris, France.
    more info & photos

    Takahiro Iwasaki
    * 1975 Hiroshima, Japan; lives there.

    Jompet Kuswidananto
    * 1976 Yogyakarta, Indonesia; lives there.
    more info & photos

    Leopold Kessler
    * 1976 Munich, Germany. Lives in Vienna, Austria.

    Ian Kiaer
    * 1971 London, United Kingdom; lives there.

    Lee Mingwei
    * 1964 Taiwan. Lives in New York and Berkeley, USA.
    more info & photos

    Mark Lewis
    * 1953 Hamilton, Canada. Lives in London, United Kingdom.

    Michael Lin
    * 1964 Tokyo, Japan. Lives in Shanghai, China.

    Lin Yilin
    * 1964 Guangzhou, China. Lives there and in New York, USA.
    more info & photos

    Liu Qingyuan & Yah
    * 1972 Chongqing, China. Lives in Guangzhou, China.

    Barry McGee
    * 1966 San Francisco, USA; lives there.

    Robert Milin
    * 1951 Brest, France. Lives in Dijon, France.

    Carlos Motta
    * 1978 Bogotá, Colombia. Lives in New York, USA.

    Wangechi Mutu
    * 1972 Nairobi, Kenya. Lives in New York, USA.

    Eko Nugroho
    * 1977 Yogyakarta, Indonesia; lives there.
    more info & photos

    Ceren Oykut
    * 1978 Istanbul, Turkey; lives there.

    Adrian Paci
    * 1969 Shkoder, Albania. Lives in Milan, Italy.

    Dan Perjovschi
    * 1961 Sibiu, Romania. Lives in Bucharest, Romania.

    Oliver Ressler
    * 1970 Knittelfeld, Austria. Lives in Vienna, Austria.

    Pedro Reyes
    * 1972 Mexico City, Mexico; lives there.
    more info & photos

    Rigo 23
    * 1966 Madeira, Portugal. Lives in San Francisco, USA.

    Sarkis
    * 1938 Istanbul, Turkey. Lives in Paris, France.

    Katerina Seda
    * 1979 Brno, Czech Republic. Lives in Prague, Czech Republic.

    Société Réaliste
    Collective, created in 2004.
    Ferenc Grof: * 1972 Pecs, Hungary.
    Jean-Baptiste Naudy: * 1982 Paris, France.
    They live in Paris, France.

    Sarah Sze
    * 1969 Boston, USA. Lives in New York, USA.

    T.A.M.A.
    Collective, created in 1998 by Lucy Orta, Maria Papadimitriou and Gabi Scardi.

    Torolab
    Collective, founded in 1995 by Raúl Cárdenas Osuna:
    * 1969 Mazatlán, Mexico. Lives in Tijuana, Mexico.
    more info & photos

    Tsang Kinwah
    * 1976 Guangdong, China. Lives in Hong Kong, China.

    UN NOUS
    With Antonio Gallego, José-María González, Roberto Martínez, Patrick Pinon.

    Eulàlia Valldosera
    * 1963 Vilafranca del Penedes, Spain. Lives in Barcelona, Spain.

    Agnès Varda
    * 1928 Ixelles, Belgium. Lives in Paris, France.

    Wong Hoy Cheong
    * 1960 Penang, Malaysia. Lives in Kuala Lumpur, Malaysia.
    more info & photos

    Xijing Men
    Collective, created in 2007.
    Chen Shaoxiong: * 1962 Shantou, China. Lives in Guangzhou, China. more info & photos
    Tsuyoshi Ozawa: * 1965 Tokyo, Japan; lives there. more info & photos
    Gimhongsok: * 1964 Seoul, Korea; lives there. more info & photos

    Yang Jiechang
    * 1956 Foshan, China. Lives in Paris, France, and Heidelberg, Germany.
    more info & photos

    Yangjiang Group
    Collective created in 2002.
    Zheng Guogu: * 1970 Yangjiang, China. more info & photos
    Chen Zaiyan: * 1971 Yangchun, China.
    Sun Qinglin: * 1970 Yangjiang, China.
    They live in Yangjiang, China.

    L’École du Magasin

    • luca rossi

      per chi vuole, su whitehouse, nelle prossime ore,cercherò di spiegare perchè non ci sono artisti italiani e come tentare una soluzione.

      • Luca già che ci sei ed in nome della nostra amicizia vedi per quale ragione non c è neppure in sardo.
        Grazie eh

        • luca rossi

          Non credo che l’assenza di artisti italiani o sardi sia sintomo di una carenza di qualità in italia e in sardegna (anche se l’unica artista a istanbul è una siciliana classe 1935!) , ma il dato deve far riflettere; perchè si ripropone ogni 6 mesi da diversi anni. Rimando a questo post dove delineo la situazione e cerco di motivarla:

          http://whitehouse.splinder.com/post/25555505/claire-favaretto-troppo-poco-esotico-no

  • ma che soluzione tentare, su whitehouse, ribadisco, ma vai a cagare tu e la tua ossessione da analisi. non ho mai visto nessuno intervenire cosi’ chirurgicamente sull’arte e pensare che tutto sia studiato. alza il culo dalla sedia, staccati dal computer e viaggia un po’ di piu’. esci dall’italia. idiota.

    • luca rossi

      @georg w: mi sembra che la tua volgarità voglia mascherare la tua mediocrità.

      su tre eventi internazionali ci sono 7 italiani di cui 6 a dublino, nell’evento minore e uno classe 1935 a lione e istanbul….questa cosa si ripete sistematicamente da anni per eventi internazionali…se va tutto bene va bene…

      Per non parlare di Pratesi che va alla biennale di istanbul e si sbaglia sugli unici due italiani (Letizia Battaglia, classe 1935, e Claire Fontaine che però vanno considerati francesi)….

      In italia non esiste un sistema dell’arte, esiste l’improvvisazione apatica e inetta di pochi operatori…..

      Scappare dall’italia, come sicuramente fai tu e i tuoi amici, non serve a niente…

      bacioni

      • Davide W. Pairone

        guarda che Pratesi ti ha risposto eh…

        • hm

          il morsi sta piangendo in silenzio .

      • ludovico pratesi

        per non parlare di chi accusa gli altri di superficialità …..vero Luca? Buona serata grillo parlante!

        • luca rossi

          Caro Ludovico,

          Lara Favaretto non compare sul sito della biennale e neanche in altre liste ufficiali in altri siti; comunque non era questo il punto. Scusami se c’è veramente. Ma vogliamo guardare il dito che indica la luna? Mi viene da ridere; a me sembra ci siano carenze del sistema italiano abbastanza evidenti. Ma se vogliamo fare finta di niente continuiamo così…

          Io penso che la tua generazione (do del tu in senso di amicizia) abbia speso tante energie per arginare problemi interni e oggi non ci siano più forze e volontà per approfondire internamente e promuovere esternamente se stessi e gli artisti di casa. Poi esiste sicuramente una crisi internazionale del linguaggio per la quale i claire fontaine o lara favaretto sono sintomi perfetti.

        • luca rossi

          ..hai ragione meglio stare in silenzio e dire che va tutto bene, un certo atteggiamento omertoso del migliore sistema italia non è diverso dal berlusconismo di cui è affetta questa italia; e allora, serve proprio Sgarbi, ci meritiamo Sgarbi e la sua concezione di arte….

          Perchè non fare sistema e dialogare? Perchè non annettere anche la critica quando argomentata, invece di escludere con queste frasucce inutili tipo “buona serata grillo parlante”?

          Non condivido questo masochismo provinciale fatto di lotte tra comuni; non serve a nessuno.

          • Davide W. Pairone

            no, stare in silenzio no ma se c’è una cosa che manca in Italia è la professionalità…

  • Piero Orr

    Non male questa grossolanità/superficialità di Rossi:

    “Mi scrivono che invece Lara Favaretto partecipa nella sezione Passport nella Biennale di Istanbul, a me risulta che in questa sezione ci sia solo Claire Fontaine. Questo anche da ricerche incrociate su internet. “
    http://whitehouse.splinder.com/

    “RICERCHE INCROCIATE SU INTERNET…”

    Ma caro Rossi, Lei non era quello dei viaggi PUNTUALI nell’arte?

    Se mi copiaincolla:

    http://12b.iksv.org/en/gruplar.asp?id=4&c=2&show=metin

    troverà

    “Lara Favaretto’s work deals with the opposite idea: the forgotten. Anonymous suitcases from her Lost & Found series (ongoing since 2005) evoke the hysteria caused by abandoned personal belongings in our new age of heightened security. Favaretto started this project when she began to attend “lost and found” auctions in which the Italian railway system sold abandoned goods. She purchases the suitcases and re-presents them in entirely new contexts, even creating new scenarios for them by filling them with personal belongings and archiving their contents. In this work, she takes the anonymous and makes it personal; instead of bombs, these vessels are full of stories.”

    Allora, Signor Rossi

    compiti per il fine settimana:

    1. imparare a scrive L’Aquila anizhè Aquila (dato che ci vive)
    2. lettura, analisi e comprensione del comunicato stampa
    3. il motore di ricerca: cos’è e come si usa (sa, per i suoi viaggi puntuali nell’arte e le ricerche incrociate)

    Saluti

    • luca rossi

      Mi ero sbagliato Lara Favaretto c’è. Ma non è questo il punto, il problema non cambia rispetto l’assenza di artisti, formati in italia, sulla scena internazionale. Poi la favaretto c’è con un lavoro del 2005: le borse abbandonate…..siamo ancora al ready made…meraviglioso. Vorrei sapere cosa c’entra questo lavoro rispetto ai coriandoli in galleria, alle persone che cercano di far volare un asino e al monumento di Dante trincerato di sacchi……..e palude che tutto inghiotte nel 2009 a venezia??????

      Questo relativismo dilagamente imbarazzante è il punto, altro che la presenza o meno di un artista alla biennale; quando su lione e istanbul ci sono solo due artiste italiane e una è nata nel 1935……e quell’altra porta delle borse abbandonate in giro….

      Io ho sempre scritto L’Aquila, ci vivo ma solo da due anni…prima stavo in svezia

      Il “motore di ricerca” non so cosa sia, e non mi interessa.

      Ho parlato di viaggi puntuali, non viaggi a caso per vedere biennali tutte uguali a se stesse, prego vedere primo post di whitehouse su questo.

  • hm

    no ci devessere un grossolano errore, luca morsi non vive a l’aquila ma a l’imola e si nutre di piadine allo strutto di porco tutti i giorni . dai morsi almeno sappi cos’è un motore di ricerca.. lo squacquerone lo sai pure cos’è, applicati di più .

  • gober

    Per me Luca Rossi sono almeno 10 persone tra Roma, Imola, Venezia e Milano. So per certo che una classe dello IUAV aveva le password per accedere al blog, e sicuramente c’entrano qualcosa Baldini, Politi, Morsiani, Ancarani, Pietroiusti, Cavallucci e Cramerotti. Non so dire se sia il miglior artista italiano ma sicuramente è il miglior analista del sistema italiano, nel senso che lo psicanalizza volenti o nolenti.

    • hm

      se è veramente così è la roba più triste che abbia mai sentito, d’altra parte in caso contrario non ci sarebbe stato motivo di lodare cramerossi aka morsi a destra e a manca per il suo blogorroico . mi sembra che alla fine psicanalizzi per comportarsi allo stesso modo se non peggio con la sua mail art vintage relazionale appropriazionista, evidentemente si conosce bene . l’importante per luca rossi è farsi considerare all’estero, non importa come va bene anche se fai la pornostar (crisi del linguaggio da superare in ogni modo blabla) .

  • paola

    hm hai ragione, anche dalle tracce che ho potuto verificare, ci sono almeno 8 indirizzi IP che si muovono e lasciano messaggi a nome luca rossi. Credo che a rotazione ogni luca rossi diverso gestisca per dei periodi determinati il monitoraggio di un sito X, e così via; questo sta avvenendo anche sulla stampa estera. Ritengo invece sbagliato liquidare quella di luca rossi come mail art, in quanto si confondono gli strumenti della comunicazione (che tutti usiamo) per il fine che è invece l’opera o il progetto. I progetti esterni mi sembrano interessanti perchè si basano su una fibrillazione tra realtà e comunicazione/informazione: prende consapevolezza frontale con cose che ogni artista contemporaneo subisce senza farci caso. E poi anche l’aspetto critico credo che sia unico in italia, dove non esiste una critica d’arte: ogni stronzata in questa situazione sarebbe utile, in questo pezzo, per esempio, mette dei paletti di cui nessuno parla:

    http://whitehouse.splinder.com/post/25419958/_

    Cose che tutti fanno finta di non vedere anche se vedono benissimo…

    • luca rossi

      scusate se interrompo le vostre divagazioni spionistiche,
      Vorrei solo dire che a me non interessano le mie qualità ma la Qualità del dialogo e del confronto in italia e all’estero; mi chiamo Rossi di cognome e vivo a L’Aquila dove volete che vada??? :)

    • hm

      quale consapevolezza scusa? quella che una mail può raggiungere diversi angoli del mondo nello stesso tempo? wow ma dai incredibile, un po’ come accendere la tv e vederci gli omini dentro che però non sono dentro e sono da un’altra parte, fibrillazione tra realtà e informazione sisi . roba certamente non vintage . solo che la tv me la accendo quando voglio, luca rossi tempesta di link al suo blog tutti i post allo stesso modo dei testimoni di geova che ti suonano alla porta in modo inopportuno .

      – prende consapevolezza frontale con cose che ogni artista contemporaneo subisce senza farci caso. –

      non è che ogni artista contemporaneo le subisce senza farci caso, semplicemente le ha già digerite e le sfrutta senza rimuginarci sopra e sprecare tempo su consapevolezze che tutti hanno da almeno 40 anni, un po’ come se un pittore nel rinascimento si fosse messo a fare un trattato sui pennelli e lo avesse presentato come opera . triste .

      • paola

        A me sembra che gli artisti oggi subiscano e basta; guarda il padiglione di sgarbi ma anche la mostra della Bice. Gli artisti e le opere sembrano standard secondari ed omologati. Luca Rossi ha fondato un blog che gestisce ogni livello ed ogni ruolo del sistema dell’arte, ho anche visto delle fotografie liberamente scaricabili. O siamo ancora fermi all’artista che aspetta in galleria il collezionista che acquisti il suo feticcio per arredare casa??? L’artista non dovrebbe trovare forma di sostentamento diverse e che gli permettano di avere più forza?

        Nei progetti di Rossi continui a parlare dei mezzi di comunizazione e non dei contenuti, e forse la tua critica è sintomatica di questa fase storica, dove una sovraproduzione di contenuti sembra determinare un vuoto: tutto è solo comunicazione, ma il contenuto fugge e sparisce velocemente, mentre il mezzo comunicativo domina. Ed ecco che mi viene in mente la foto della galleria Zero di Milano vuota. Una cosa semplice e scandalosa, ma efficace e significativa di questo periodo storico: “ma come tutto quì? ”
        Stessa cosa per l’attesa delle pizze o dell’agenzia delle entrate: “cosa stiamo aspettando?” ecc

        • hm

          fotografie liberamente scaricabili? ma se le ha prese da google immagini, è google liberamente scaricabile non luca rossi . luca rossi scarica con l’intenzione di rivendere e guadagnarci in un futuro più o meno prossimo .

          – Nei progetti di Rossi continui a parlare dei mezzi di comunizazione e non dei contenuti –

          ok spiegameli tu i contenuti di luca rossi (visto che sei luca rossi li conoscerai bene) perchè io non ne vedo alcuno a parte una fake denuncia del sistema di cui lui stesso fa parte, così ci facciamo due risate . solo pensare che luca rossi sia scandaloso fa ridere, le foto della galleria zero cancellate sono paragonabili a un writer che scrive la sua tag su una chiesa o nel bancone di un ufficio postale, vandalismo operato in un’ottica squatter di occupazione indebita . paragonabili ma con meno valore, infatti un writer mette la sua firma, marca il territorio e segna la sua presenza mentre luca rossi segna la sua assenza e il vuoto che lo pervade cancellando le opere altrui . forse delle due è più paragonabile a un terrorista delle torri gemelle di new york che cancella i grattacieli, e considerando che anche l’11 settembre è fake e osama bin laden è un fantoccio inesistente ucciso con photoshop il cerchio si chiude . luca rossi = fake .

    • hm

      – hm hai ragione, anche dalle tracce che ho potuto verificare, ci sono almeno 8 indirizzi IP che si muovono e lasciano messaggi a nome luca rossi. –

      direi che basta una conferma o smentita di artribune a questo punto cara paola rossi .

  • helga marsala basta!!!!! hai rotto

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