F for Fake. Un evergreen diventa mostra a Caserta

Vero o falso? Se lo domandano anche gli artisti. Nel casertano, sotto la cura di Massimo Sgroi, 54 artisti internazionali, chiamati a raccolta dalle gallerie partenopee, riprendono un discorso cominciato nel 1975. Nientedimeno che da Orson Welles. Una mostra che inaugura domani al Belvedere di San Leucio.

Fabian Marti

F for Fake.  Anche nella vita di tutti i giorni il discrimine tra reale e fittizio, tra vero e falso è un tema di fondamentale importanza. È la battaglia che il nostro quotidiano sta ingaggiando con il proprio futuro. Che il nostro Paese sta richiedendo a se stesso. Ricominciare a distinguere tra le due categorie senza oscillazioni comincia a essere una vera e propria priorità.
Pensate ad alcuni aspetti della contemporaneità, ad esempio i social network. Se ci guardate bene, noterete che molto spesso si tratta di una “catalogazione di tipi umani” che offrono un resoconto quotidiano e sistematico della propria vita. Le foto, i pensieri del momento, gli interessi, le proprie attività: biografie archiviate sul web. Ma si tratta realmente di persone? O sono piuttosto “rappresentazioni” di queste persone? In realtà, se vogliamo essere onesti fino in fondo, anche questa volta non ci siamo inventati nulla di nuovo. Ogni epoca, con gli strumenti offertigli dalle tecnologie e dall’evolversi dei tempi, ha cercato di risolvere questo quesito, di raccontare ciò che la contemporaneità – più veloce, più perfida, più globale – ha solo portato al parossismo. E non bisogna andare troppo lontano o cercare riferimenti troppo sofisticati.
Basta attingere dall’Abc, ad esempio dal mito della caverna di Platone, dove la relazione interlocutoria tra il mondo reale e quello delle idee è la chiave per la vera conoscenza, ma anche dai luoghi comuni sulla fotografia, che si dice rappresenti la realtà. Ma è proprio così? E quale realtà? Sicuramente non la nostra, dal momento che la macchina fotografica ha un solo occhio e noi ne abbiamo due.  Idem con patate se parliamo della prospettiva.

Sarah Ciracì

Tutti questi problemi, visivi ed esistenziali, sono un evergreen per gli artisti. Lo dimostra, in fin dei conti, anche una mostra che inaugura domani al Belvedere di San Leucio, un complesso monumentale di origine borbonica, da tredici anni ormai teatro del festival Leuciana, diretto e ideato da Nunzio Areni, con l’intento di far dialogare insieme il passato del borgo casertano con le ricerche artistiche contemporanee, coinvolgendo, in un solo evento, diverse discipline, dalla musica alle arti performative.
Il concept, ideato dal curatore Massimo Sgroi, muove le mosse dall’omonimo film di Orson Welles, F for Fake (1975), dove il regista mette a nudo una delle sue più grandi ossessioni: l’ambiguità tra realtà e il suo doppio, la relazione tra l’essere e la sua copia, che per lo più ha l’ambizione di sembrare quella vera. Tanto che nel film di Welles sono i critici d’arte e i falsari a portare avanti una disquisizione fra tele originali e false, fino alla totale confusione tra queste.
Per sviluppare tale dibattito, Sgroi chiama a raccolta alcune tra le più importanti gallerie del territorio campano quali Alfonso Artiaco, Annarumma 404, Changing Role, Blindarte, Umberto di Marino, Studio Trisorio e Not Gallery, per continuare con Paola Verrengia e Nicola Pedana di Caserta, e le invita a presentare, sulle note musicali di Enzo Avitabile, un’opera di due o tre artisti che in qualche modo abbiano a che fare con questo tema. In tutto sono 54, provenienti da tutto il mondo.

Claudia Rogge

Ne emerge un quadro molto intrigante: dai nomi stranoti, come Vanessa Beecroft, Andres Serrano e Catherine Sullivan, fino ad artisti più giovani, è interessante constatare che spesso la posta si gioca sui tavoli del look, dell’individualità e della sessualità. Da qualunque angolatura le guardi, le donne di Claudia Roggi sono tutte uguali. Che siano un esercito di stagiste ordinate o delle femmine arrabbiate e in carriera o dei robot, meno simpatici e più inquietanti di quelli chiamati in causa da Sarah Ciracì, non ci è dato di saperlo. L’unica cosa che possiamo vedere è che sono vittime dell’omologazione e che l’unico modo in cui riescono a esprimere qualcosa della loro personalità è l’abbigliamento composto o il modo in cui intrecciano o meno i capelli.
Anche i busti di Kevin Francio Gray sono impersonali e vanesi, per non parlare dell’aquila di Matteo Sanna, che si confronta con l’immobilismo contemporaneo. Il prete di Serrano non è una vittima dell’intolleranza religiosa, ma della propria sessualità repressa. Diversamente, Adam Cvijanovic sposta l’attenzione sul nostro rapporto con la storia, mostrando quanto è falsata e quanto sia di cartapesta l’immagine che ci siamo costruiti della classicità e il modo in cui quest’ultima ha influenzato politica e antipolitica nello scorrere dei secoli.

Andres Serrano

In egual misura i personaggi del nostro presente, da Bush a Clinton fino a Nixon, per citarne alcuni, vengono ritratti in guisa di imperatori romani e come tali congelati nelle fattezze del reperto archeologico. Un po’ acciaccati – qualche naso e qualche ciocca di capelli si sono persi tra un secolo e l’altro – tanto solenni da sembrare lontani, tanto immobili da appartenere al passato. Degli Ossi di seppia. Lasciandoci pensare che è sul tavolo del confronto culturale, storico, generazionale collettivo che, fra le altre cose, si deve giocare la partita del domani. Anche per l’arte.

Santa Nastro

Caserta // inaugurazione il 30 settembre 2011 ore 18.30
F for Fake
a cura di Massimo Sgroi
www.fforfake.it

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.
  • matteo

    se la galleria verrengia è nel “mucchio” delle gallerie importanti campane siamo alla frutta! galleria di basso livello con grandi presunzioni.
    blah!

  • nicola

    Visto che che in campania siamo esperti di munnezza,io metterei tutti nell’indifferenziata:artisti,galleristi e curatori.La vera falsità sono queste banali operazioni che non producono assolutamente niente, se non qualche misero euro agli organizzatori, strappato a suon di leccate.I festival sono di moda e chi più ne ha più ne metta io propongo per il prossimo anno il festival del CAZZO più vero di cosi.

  • paolo effe

    sinceramente dopo la pagliacciata del padiglione regionale della cosiddetta biennale di venezia sarà dura dare un senso a qualcosa da quelle parti.

  • Rosanna Moretti

    Credo che ci sia tanto di falso…a partire dal magro comunicato “sparato” sul web, e continuamente su facebook.
    Non si capiscono gli orari di visita, perchè non ci sono.
    Non c’è ne una data di inizio, ne una di fine!!!
    Sarà eterna mi chiedo?
    Certo!
    Nella falsità di “finti” curatori c’è sempre un’eternità.

  • la mamma di nicola

    io nella munnezza ci metterei lei, Nicola.

  • Luca

    Brutta, insipida e tirata su senza un concetto forte e che leghi il tutto. L’opera delle piante rimane mal costruita e conferma le critiche ricevute in precedenza!

  • LorenzoMarras

    Luca si fa presto a scrivere di forte anziche’ fare attenzione sul fatto che quelli che nell’articolo compaiono come “nomi” vanno da tempo a rimorchio di una “realta” completamente inventata.
    Ad esempio, parole come vero oppure falso , che tranquillizzano la coscienza, sono completamente inadeguate per le esistenze. Valgono per chi preferisce stare aggrappati nelle illusioni di un titanic che si ostina a non affondare.

    Quei nomi hanno una funzione che non è diversa da quella di un Idraulico, di un contabile o di un commesso di negozio. Questa è la tragedia.

    Questi Clown non fanno RIDERE.

    • hm

      – parole come vero oppure falso , che tranquillizzano la coscienza, sono completamente inadeguate per le esistenze. –

      non sono per niente d’accordo marras, non credo che parole come vero e falso rassicurino le coscienze, magari limitano il pensiero ma fino a quando esiste gente incapace di comprendere la logica matematica e il linguaggio binario sono l’unica soluzione possibile . non ci può essere evoluzione (ed evoluzione non è firmarsi con 5 nomi diversi in 5 minuti fingendosi la stessa persona, né autorispondersi come federicaG) se prima non si capisce che fake è diverso da vero e non ha lo stesso valore, quindi per una massa di buoi fake probabilmente la logica fuzzy è l’unica soluzione possibile . inutile anche soffermarsi sul fatto che vero e falso in diversi sistemi di riferimento temporali hanno valori diversi, ciò non fa scadere la loro importanza, l’unico motivo per cui il loro valore cambia nel tempo per ora è dettato dall’ignoranza e dalla manipolazione indotta ad alti livelli . se non ci fosse manipolazione ci sarebbe vera evoluzione . inutile passare alle reti neurali se non si risolve quella .

      • LorenzoMarras

        Hm è sempre buona cosa non essere d’accordo. Aiuta non dico il dialogo ma a riflettere sempre meglio su di se. Dunque i dubbi di cui ti fai inteprete sono i benvenuti.
        Lascia pero’ che spieghi la portata di quelle parole “vero” – “falso” che non si riferivano al loro essere per se , ma esclusivamente all’uso di cui si fanno oggetto non diversamente, e questo il punto dall’uso che si fa dell’opera di un idraulico , di un contabile o di un commesso di negozio.
        Insomma , Hm, il significato del mio commento è questo : quelle parole FUNZIONANO e acquietano chi ne fa uso (ecco perche’ ho fatto menzione di co-scienze che anziche’ turbarsi per parole , tutto sommato, tragiche per la nostra tradizione “occidentale” divengono , posso dire dei ferri del mestiere seppure di Artista ?

        Quei NOMI sono l’oggetto …. “VER0” “FALSO” con cui ci si rapporta ad una “realta” completamente inventata…. fatta su misura ed un Artista, ha il dovere di sapere questo .

        Tanto ti dovevo. ciao.

        • Certo Lorenzo, inoltre “vero” e “falso” sono tali (vero e falso, appunto) solo in sistemi assiomatici, magari importantissimi e quasi indispensabili (la matematica, anche quella binaria ovviamente, e la geometria euclidea ne sono il massimo esempio) ma sempre sistemi che si reggono su un principio affermato ma non dimostrato, perché indimostrabile, un assioma appunto. Il paradosso del tempo ed il paradosso della realtá sono conseguenza della “forza di convinzione” dei sistemi assiomatici. Affermare che esistono tante verità quanti sono i soggetti dati o che il tempo in sè non esiste non parrebbero paradossi se i sistemi assiomatici non avessero condizionato a tal punto la nostra facoltà di raziocinio da renderci incapaci di accettare semplicemente ció che i nostri sensi, uniti alla ragione, sono perfettamente in grado di dirci.

          • hm

            fino a quando non si risolvono il vero e falso dei propri sistemi assiomatici (che coincidono con il sistema in cui vive tutta l’umanità) non si può sperare ci sia evoluzione nello stesso sistema . non si vive in un buco nero o in un vortice quantico spazio temporale, per ora si vive sulla terra . il fatto che passato presente e futuro possano combaciare non vuol dire che il tempo non esista . semplicemente può diventare prossimo allo zero viaggiando alla velocità della luce (ma sono ipotesi visto che nessuno ha ancora viaggiato a tale velocità, inoltre un corpo con massa maggiore di quella del fotone non può viaggiare alla velocità della luce), ma questo si vede già anche nei sogni quando in un quarto d’ora si sognano accadimenti magari di settimane . la velocità della luce non è nemmeno la velocità più elevata .

          • Nei sistemi assiomatici, non c’è nessun problema da risolvere rispetto al “vero” e “falso” perché tali valori derivano, appunto, dall’assioma che regge il sistema (a=a ed è diverso da b; 1+1=2; una retta è infinita e due rette parallele non s’incontrano all’infinito…e via dicendo). Questa “terra” pur non essendo “in un buco nero o in un vortice quantico spazio temporale” non è affatto “retta” da sistemi assiomatici ma è solo “descritta”, per approssimazione, da essi.

          • hm

            – il sistema assiomatico:

            * da una parte è caratterizzato come un sistema di enunciati a partire dai quali si possono dimostrare dei teoremi riguardanti certi termini e i termini derivanti,
            * ma d’altra parte, proprio perché a partire da quel sistema di enunciati diventa possibile dire che cosa sia “vero” o “falso” di quei termini, dobbiamo anche ammettere che quando quel sistema di enunciati diventa “sufficiente” per dimostrare dei teoremi allora anche i termini primitivi, quelli che non erano stati definiti in modo esplicito, risultano essere in qualche modo “noti”; e poiché non ne è stata data una definizione esplicita, si dice che se ne è data una definizione implicita, la quale risulta essere contenuta “intrinsecamente” nel sistema degli assiomi.
            Un sistema assiomatico è completo se è possibile dimostrare (a partire da questi assiomi) la verità o falsità di ogni proposizione (dedotta dal sistema) . –

  • Alfredo Aceto

    Tra clown, idraulico, contabile e commesso di negozio preferisco il Clown!

  • FedericaG

    Non penso sia questione di termini ne tantomeno di Clown. Sono stata alla mostra e le opere sono state prese senza un filo logico. Perché fare una grossa mostra se non vi è esigenza di unire determinati lavori. Aceto, il tuo lavoro appartiene ad una serie estesa avevo visto i bozzetti se non sbaglio a Roma da CH. Perché esporne una nuova configurazione? Questa è solo una delle tante osservazioni da fare.