Dieci anni di FotoGrafia. A Roma

“FotoGrafia”, il Festival Internazionale di Roma, soffia sulle sue prime dieci candeline. E per festeggiare propone un programma ancora più ricco di workshop ed eventi che affiancano le mostre collettive. Una kermesse articolata su varie sedi, che moltiplicano lo spazio espositivo centrale, ovvero il Macro Testaccio. Si inizia stasera, e si proseguirà per un mese.

Rinko Kawauchi - Illuminance

La prima edizione del Festival FotoGrafia, inaugurata a maggio 2002 ai Mercati di Traiano, ha dato voce ed espressione alla necessità, per una città come Roma, di avere un appuntamento fisso e aperto sul mondo con la “grande fotografia”, ma anche e soprattutto con i fotografi emergenti, consolidando il rapporto di una Capitale tanto ritratta, ripresa dalle cineprese e fotografata quanto poche altre al mondo.
Nella sua attuale versione autunnale al Macro e nelle altre sedi preposte – quali l’Istituto Giapponese di Cultura, Palazzo Valentini, lo Spazio Cerere, la Casa dell’Architettura, l’Auditorium Parco della Musica, solo per citarne alcune – il festival sviluppa il tema Motherland, terra madre o piuttosto madre terra, o forse tutte e due insieme, tramite una grande mostra collettiva a cura di Marco Delogu che, attraverso il lavoro di undici fotografi internazionali, indaga e racconta questo tema, molto amato e personale, ma anche a rischio banalità. “L’idea di ‘Motherland’ è sempre stata nella visione dei fotografi, tutti ne hanno una o più d’una di riferimento, sulla quale lavorano per anni se non per tutta la vita: il Messico di Graciela Iturbide, gli esordi a Londra e il lavoro sul Somerset di Don Mc Cullin, la New York di Leonard Freed, e infine il treno funebre di RFK, l’unica motherland contenuta in una giornata memorabile, l’8 giugno del 1968, da Paul Fusco” dice Delogu.
Questi cinque grandi autori fungono da preludio al lavoro degli undici rappresentanti selezionati da Delogu, tra cui i tre italiani Paolo Ventura, Antonio Biasiucci e Guido Guidi, volto a sviluppare il rapporto tra un uomo e la propria terra, sia essa materialmente il pianeta e il suolo su cui camminare, con possibili spunti ecologisti, o piuttosto la terra delle proprie origini, perché vi si è nati e cresciuti oppure perché ce la si è scelta come luogo di elezione, come territorio dell’anima o come materializzazione della propria identità, l’unico posto dove sentirsi davvero a casa e provare un forte senso di appartenenza.

Guy Tillim - Jo'burg #3

Accanto alla collettiva che suggerisce il tema portante al festival, trovano posto tanti altri appuntamenti, come quello con la Commissione Roma, che ogni anno chiede a un fotografo di ritrarre la città eterna in assoluta libertà. Stavolta è il turno di Alec Soth, che in La belle dame sans merci, sempre a cura di Marco Delogu, riprende un verso di Keats come filo rosso da seguire per le vie di una Roma immortalata da quello che è stato riconosciuto come uno degli eredi della fotografia on the road, praticata da Walker Evans e Robert Frank.
Da domani al 23 ottobre sarà anche possibile visitare le tre mostre dei guest curator del festival – Paul Wombell, Valentina Tanni e Marc Prust – sempre sul tema Motherland, che offrono uno sguardo mediato dal proprio lavoro con i fotografi scelti di volta in volta per raccontare il bisogno di trovare asilo, interpretare e dare senso al “panorama di dati” che è diventata la terra che ci circonda, esporre la ricerca della propria identità nella madrepatria.
Molti altri eventi espositivi collaterali, come la quarta edizione del Premio IILA FotoGrafia per la giovane fotografia latino-americana e la mostra Sound of Water dedicata ai fotografi giapponesi, New Dutch Storyteller in co-produzione con l’Ambasciata del Regno dei Paesi bassi, oltre a otto personali di giovani fotografi italiani, completano quello che vorrebbe essere un quadro espositivo il più possibile vario e soprattutto aperto alle influenze internazionali in un atteggiamento di reciproco scambio e interesse.

Alec Soth - Sleeping by Mississippi #2

Inoltre, la presenza, per la prima volta quest’anno, del concorso Wine Views in collaborazione con Gambero Rosso e Artribune e la proiezione di 15 progetti di fotografi emergenti da tutto il mondo selezionati tra quelli che hanno partecipato alla Call of Entry 2011, testimonia di uno sguardo già proiettato verso il futuro prossimo.
L’obiettivo è far sì che il festival sia punto d’incontro per fotografi, galleristi, giornalisti, critici, curatori ed editori, e che, insieme ai milioni di visitatori di questi dieci anni, confluiscano a Roma, città che, nelle parole di Marco Delogu, “ha cambiato il proprio approccio verso la fotografia, scoprendo sempre più quel carattere autoriale e autonomo che lega il linguaggio fotografico a quello della contemporaneità”.

Chiara Ciolfi

Roma // fino al 23 ottobre 2011
FotoGrafia 2011
direzione artistica: Marco Delogu
Catalogo Quodlibet
www.fotografiafestival.it

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Chiara Ciolfi
Chiara Ciolfi (Roma, 1987) è laureanda in Storia dell’Arte presso l’Università di Roma La Sapienza. Si interessa di arte contemporanea in tutte le sue forme, con un accento particolare sull’editoria e le riviste di settore. Ha collaborato con Exibart dal 2008 al 2011 fino all’avvento dell’ “era Artribune”. Attualmente sta costruendo il suo percorso tra stage e collaborazioni con fondazioni orientate alla ricerca (Nomas Foundation) e gallerie collaudate (Gagosian Gallery), con il sogno di farne un lavoro vero.