Cronache di una gioventù sonica

Il 13 settembre è uscita la tanto attesa edizione dvd del film “1991: The Year Punk Broke”, imperdibile chicca per tutti i fan dei Sonic Youth. Un’occasione per ripercorrere i numerosi incontri tra arte e musica innescati dalla band newyorkese. Perché l’avanguardia è un concetto trasversale.

Lee Ranaldo, Steve Shelley, Kim Gordon, Thurston Moore e Mark Ibold davanti al Museion - 2008 - photo Ivo Corrà

Nell’autunno 2008, il Museion di Bolzano ospitava la mostra itinerante SONIC YOUTH etc.: SENSATIONAL FIX, che documentava il felice rapporto dei rocker newyorkesi con le arti visive. Tra i tanti memorabilia esposti accanto a dipinti, video, fotografie e installazioni, c’era anche la videocassetta di 1991: The Year Punk Broke, film documentario girato dall’amico regista Dave Markey durante il tour europeo assieme ai Nirvana nell’agosto 1991 (l’ironico titolo, “l’anno in cui il punk sfondò”, avrebbe portato fortuna alla band di Cobain, che di lì a poco vendette milioni di dischi con Nevermind).
Per i quattro giovani sonici, che nel frattempo hanno passato la cinquantina, è sempre andata così. “Molti nostri amici facevano arte, non è mai stato qualcosa legato al desiderio di notorietà”, dice Thurston Moore dal bookshop della Serpentine Gallery di Londra, che ama bazzicare quando è nel Vecchio Continente, “perché gli artisti mi interessano quanto le rockstar” (BBC Collective, 6 set. 2007). Non a caso la prima esibizione della band ha luogo nel 1981 a New York nella storica galleria White Columns di SoHo, nell’ambito di un festival di musica sperimentale curato dello stesso Moore. Nella Grande Mela dei primi Ottanta, musicisti e artisti lavorano fianco a fianco, condividendo spazi e strumenti di lavoro, completando gli uni il lavoro degli altri. Per i Sonic Youth è lo stesso: la bassista Kim Gordon (moglie di Moore) e il chitarrista Lee Ranaldo vengono da studi d’arte, ma si sfogano davanti agli amplificatori.

Il quadrato delle copertine dei dischi viene presto usato per esporre le opere dei loro amici creativi, tra arte “alta” e underground. Per farsi un’idea della larghezza di vedute, basta prendere Daydream Nation (1988) e Goo (1990), il primo illustrato da una Kerze (candela) della superstar Gerhard Richter, l’altro da un fumetto in bianco e nero dell’anticonformista Raymond Pettibon (già autore delle cover dei Black Flag e, più recentemente, di quella di One by One dei Foo Fighters). E si continua con un collage fotografico di Mike Kelley per Dirty (1992); la serigrafia X-Ray Man del poeta beat William S. Burroughs per NYC Ghosts & Flowers (2000); i Nurse Paintings di Richard Prince per Sonic Nurse (2004); e il dipinto Sea Monster di John Fahey per The Eternal (2009). Se i Velvet Underground hanno avuto la loro cover d’artista con la banana di Warhol, bisogna faticare per trovarne una non firmata nella discografia dei loro giovani concittadini.
Se andiamo a spulciare nel curriculum della band, troviamo altre chicche. I quattro che “suonano” Piano Piece #13 (For Nam June Paik) di George Maciunas, fondatore di Fluxus, il cui spartito prevede di inchiodare i tasti del pianoforte al legno sottostante (si può vedere il video su YouTube). Il videoclip di Tunic (Song for Karen) diretto da Tony Oursler e quello di 100% da Tamra Davis e Spike Jonze. Moore e la Gordon che chiacchierano con Dan Graham al MOCA di Los Angeles all’apertura della retrospettiva Dan Graham: Beyond (2009). Ranaldo e la moglie Leah Singer, artista multimediale, che si cimentano nella performance sight unseen alla Nuit Blanche 2010 di Toronto.

Sonic Youth - Daydream Nation - 1988

Insomma: se siete amanti dell’arte e non conoscete la musica dei Sonic Youth, le cover dei loro album vi accompagneranno in un universo di nuove sonorità. Se siete fan della band e digiuni di arte contemporanea, il curriculum extramusicale del quartetto vi aprirà prospettive stimolanti. In ogni caso, avete solo da guadagnarci.

Stefano Ferrari

www.sonicyouth.com