Parma si muove

Una città di provincia, fatta di apparenze e facciate. Fra un neonato museo d’arte contemporanea che di contemporaneo possiede ben poco e qualche scandalo legato alle alte sfere della politica (ma non parlate di corruzione, ché qui nessuno sa nulla). E qualcosa comincia a muoversi, come l’Art Lab.

Art Lab - Il recupero degli spazi abbandonati

Dallo sciopero generale del 6 maggio 2011, a Parma un collettivo di studenti ha deciso di impossessarsi di uno stabile di proprietà dell’università, con l’obiettivo di creare un vero e proprio spazio vitale dove dar vita a progetti artistici e formativi pensati in stretta connessione con la realtà urbana circostante. Un’alternativa culturale che possa risvegliare una città da troppo tempo addormentata sui guanciali del suo glorioso passato.
Lo chiamano Art Lab, dove la prima parola sta per l’acronimo di “Autogestisci, Rivendica e Trasforma”, una presentazione che da subito mette in chiaro gli obiettivi del progetto.
Un’occupazione a tutti gli effetti, alla quale gli organi decisionali dell’Università di Parma non hanno ancora risposto con chiarezza. Per ora l’esperienza va avanti da quasi tre mesi, e ogni giorno una ventina di studenti lavorano all’interno di questo palazzo abbandonato per ricavare appartamenti, spazi espositivi, palchi per concerti e performance teatrali, laboratori di pittura e persino una biblioteca con tanto di sala studio.
Quello che risalta è soprattutto l’idea di condivisione, la volontà di entrare in contatto con i cittadini nel tentativo di creare una alternativa del vivere la città, fatta di convivenza, rispetto reciproco e attimi di riflessione collettiva concentrati in assemblee con frequenza settimanale.

Art Lab - Carla Vitantonio in Otto, ovvero per il diritto alla rabbia

Non vogliamo vivere in una città di bunker, ma in una realtà dove gli spazi respirino e interagiscano tra loro”, spiega Lucia Longinotti, una delle responsabili del settore artistico di Art Lab. “Vogliamo che ci sia un contatto, uno scambio perenne per arricchirsi e immaginare un futuro differente”.
A Parma la gente non è certo abituata a questo genere di iniziative; le rare occupazioni degli anni passati hanno sempre incontrato una certa ostilità da parte del cittadino comune, cresciuto a lirica e tortelli di erbette. Ma con Art Lab qualcosa sembra essere cambiato: sarà il nuovo impegno che più volte nel corso dell’anno ha portato cittadini e studenti a confrontarsi sul terreno comune di piazze e strade, saranno i ricordi del crack Parmalat e quella fastidiosa impressione che sono sempre i più piccoli a pagare le spese, sta di fatto che ora anche il quartiere in cui trova sede Art Lab sta cominciando a integrarsi al progetto. E non è raro vedere qualche anziana signora passeggiare per il cortile interno dello stabile, pronta a dispensare buoni consigli e auguri materni a chi forse non pensava in un risveglio tanto tangibile.
Sui muri esterni dell’edificio campeggia una scritta assai eloquente: “Grazie Borgo Tanzi”. Un messaggio esplicito nei confronti di quegli abitanti del quartiere che in qualche modo hanno sostenuto e aiutato l’esperienza di occupazione; da parte loro, i ragazzi di Art Lab hanno riempito lo spazio di eventi, manifestazioni, conferenze e proiezioni di film. Un contenitore che si riempie di contenuti.

Da ricordare l’incontro organizzato in occasione del decennale del G8 di Genova, che ha visto gli interventi dell’ex parlamentare di Rifondazione Comunista Francesco Caruso e di Don Vitaliano della Sala, oppure lo spettacolo teatrale di Carla Vitantonio, attrice proveniente dalle file del TPO di Bologna; qualche mostra fotografica e una personale di Dimitri Corradini a completare le iniziative dei primi tre mesi di attività di Art Lab, con buoni presagi per gli eventi futuri, sempre che l’Università di Parma non attui la pratica deleteria dello sgombero forzato.
Per ora i creatori di Art Lab non si lasciano scoraggiare e già fervono i preparativi per la nuova stagione, che avrà inizio a settembre con il ritorno in città degli studenti; e già si parla di una tesi di studio che indaghi sulle trasformazioni dello stabile nel corso dei secoli, delle trasformazioni degli spazi che hanno portato all’attuale contenuto politico e sociale, con l’obiettivo di intervenire con un restauro mirato sulla struttura.
Il tutto a opera di volontari e tassativamente a costo zero. La politica dei tagli si frega anche così.

Alessandro Marzocchi

artlaboccupato.blogspot.com

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Alessandro Marzocchi
Alessandro Marzocchi (Milano, 1986) è studente presso l’Università degli Studi di Parma, curatore e speaker radiofonico. Specializzato in arte contemporanea, da anni ha un conto aperto con La Mariée mise à nu par ses célibataires, même. Ha realizzato una serie di saggi sulla figura di Marcel Duchamp, su Jean-Michel Basquiat e sull’architettura giapponese. Ha curato la mostra “Black in White” (Parma 2007), e diverse esposizioni presso la Galleria Il Sipario di Parma, tra cui: “Mario Sironi” (2007), “Mino Maccari – Il difetto dell’intelligenza” (2008), “Corsi a vedere il colore del vento” (2010), “Titina Maselli – Annullare la facilità” (2010), “Omar Galliani 1981-2006...attraverso” (2010) e “Ut Pictura – Mario Schifano e Piero Pizzi Cannella” (2010). Dal 2011 collabora con Artribune.
  • elisa

    bravi ragazzi!!! continuate così!!! dal canto mio, passerò di sicuro a trovarvi, presto, molto presto…

  • tizio

    merdacce andate a lavorare e magari poi vi pagate un affitto e le bollette come tutti quanti,,,comunisti col culo degli altri…occupazione per voi,,altro che progetti,,progetti sta minkia,,,parassiti…ci vorrebbe il duce x quelli come voi

  • punkreas

    siete dei lozzi di mmerda,,a laurà caprunee