Non è più l’agosto di una volta. I musei? Tutti aperti

Desolazione, irreale silenzio, strade deserte, saracinesche abbassate. Chilometri da percorrere per acquistare un pacchetto di sigarette o una manciata di albicocche. Era lo scenario in cui si trovava l’italiano – o il turista straniero – che trascorreva l’agosto in città. Qualcosa è lentamente cambiato, come documenta questa nostra piccola inchiesta. Quest’anno, ad esempio, i musei…

Agosto in città

Prendiamo l’esempio di Roma. Lo scorso sabato, il prossimo, e pure quello successivo, i musei sono aperti fino all’una di notte. Ma non è agosto?
Facendo un salto indietro di 2-3 decenni, ci assalgono ricordi di desertificazione cittadina, ben più percepibile di quanto sia ora. Le vacanze intelligenti non erano nate, lo scaglionamento delle stesse ancora meno, e fabbriche come la Fiat chiudevano i cancelli: tutti al mare (o in colonia aziendale, sui monti).
E i turisti? Allora il flusso era colossale, tanto da far risaltare l’Italia al primo posto mondiale in quella speciale classifica. Mentre ora siamo scesi – in questo campo, come in tanti altri – al sesto posto. E così, mentre quei turisti d’un trentennio fa si trovavano i musei chiusi, ora quegli stessi turisti, anzi i loro meno numerosi figli, si trovano tutto (o quasi) aperto. E con tanto di iniziative speciali, all’insegna – per citare una iniziativa piemontese – del (R)estate qui.
Siamo dunque di fronte all’ennesima anomalia italiana, tanto più che la si registra in un periodo in cui i denari scarseggiano, e scarseggeranno ancor più nei prossimi anni. Una risposta o, per andar più cauti, una semplice constatazione s’impone: flussi turistici e apertura dei musei sono fenomeni almeno parzialmente disgiunti. Una possibile spiegazione: l’incremento del numero di cittadini che in agosto non abbandonano le città e che colgono l’occasione per fare turismo “interno”.

La terrazza del Macro

Perché allora non cogliere la palla al balzo? Per chi è in città, per chi ha terminato le ferie o le ha intelligentemente rimandate a settembre, le possibilità sono innumerevoli. Di Roma abbiamo accennato, e le opzioni sono innumerevoli: poiché non solo i musei aperti sono tanti (Museo dell’Ara Pacis, Musei Capitolini, Centrale Montemartini, Mercati di Traiano, Museo di Roma Palazzo Braschi, Museo di Roma in Trastevere, Museo Napoleonico, Museo Barracco, Musei di Villa Torlonia, Museo Pietro Canonica, Museo Carlo Bilotti, Macro Via Nizza, Macro Testaccio, Museo della Civiltà Romana, Planetario e Museo Astronomico, Museo Civico di Zoologia, Museo della Repubblica Romana e della Memoria Garibaldina, senza dimenticare il Maxxi), ma anche perché in molti sono previsti eventi, serate, mostre, aperitivi, musica e quant’altro.
Scendendo a Sud, Napoli ha il suo fiore (contemporaneo) all’occhiello in Un’estate al Madre: il Museo di Donnaregina resta aperto sei sere a settimana e offre musica, arte, danza, cinema, teatro, performance, letteratura e naturalmente mostre. Va da sé, il bar/ristorante Madre & Vino resta anch’esso aperto.
Se invece si risale a Firenze, lo scenario – sempre restando in ambito contemporaneo – è più fosco. L’Ex3, che ha allestite le mostre di Marzia Migliora e Salla Tykka, tiene le porte sprangate per tutto il mese di agosto, mentre la Strozzina annuncia che l’attività espositiva riprende addirittura il 23 settembre con la mostra Declining Democracy; nel frattempo, di entrare al Centro di cultura contemporanea non se ne parla. Vabbè, si dirà, allora ci si butta sul classico, ovvero gli Uffizi. Che vivaddio sono aperti, ma a ranghi ridotti: alcune “sezioni”, come il Gabinetto Fotografico e la Biblioteca (quest’ultima addirittura dal 26 luglio al 2 settembre, con la “ripresa del servizio” il 6 settembre), in agosto son chiuse, e lo stesso discorso vale ad esempio per il Cenacolo di Ognissanti e il Museo di Casa Martelli.

Carlo Verdone

Oddio, non è certo lo scenario descritto in Un sacco bello esordio col botto di Carlo Verdone alla regia ormai 31 anni fa con la coppia Leo-Marisol costretti a una squallida visita dello zoo deserto, in mancanza di alternative), ma pare proprio che Firenze tenda a riposarsi stancamente sui proverbiali allori. Che, se non adeguatamente manutenuti e ravvivati, tendono a rinsecchire.
Risaliamo a Nord, da est a ovest. Venezia e la sua potente Fondazione Musei Civici (che significa, tanto per dire, Museo Correr e Ca’ Pesaro, Ca’ Rezzonico e Museo Fortuny, il tutto –a breve- nelle mani di Gabriella Belli) non fanno cenno alcuno alla presunta particolarità dell’essere in agosto: i musei restano aperti con i consueti orari, senza chiusure né eventi speciali. Il solito tran-tran, con la placidità tipica di quelle lande. Idem per quanto riguarda le due sedi del reame di Pinault, ossia Punta della Dogana e Palazzo Grassi: aperte, ma con l’abituale chiusura il martedì. Fortunatamente la Biennale di Venezia ha reso più razionale la serrata settimanale: non più un giorno per l’Arsenale e un altro per i Giardini, come avveniva fino al 2009, ma tutto chiuso al lunedì, come nella maggior parte delle strutture italiane e non solo. E in Biennale non si fermano neppure le visite guidate: un buon segno per una istituzione (la più importante a livello culturale in Italia) che, ci auguriamo, non sarà costretta a vedersi sfilare il suo presidente per patetici motivi di spoil system.

Hangar Bicocca

Transitiamo a Milano e magari intendiamo passare prima in periferia per vedere le spettacolari Torri di Kiefer all’Hangar Bicocca: niente da fare, agosto è un tabù. Certo non aiuta la desolazione del circondario, e la quantità di cemento relativa, che rendono i luoghi delle vere e proprie fornaci. Meglio dunque recarsi nella classica piazza del Duomo, dove il Museo del Novecento non chiude i battenti, o nei tanti musei civici aperti. Le eccezioni sono poche, e diremmo quasi veniali.
Giungiamo così a Torino, ultima tappa di questo rapido viaggio. Anzi, iniziamo da Rivoli, dove l’attività non è mai cessata, anzi in estate è stata particolarmente fervente; peccato, non solo in agosto, per gli orari ridotti del museo vero e proprio (10-17 in settimana, 10-19 nel weekend, con la chiusura il lunedì). Tutto aperto per quel che riguarda i musei cittadini (e dentro ci mettiamo pure la Reggia di Venaria), con la Gam che si distingue per una serrata attività didattica, che non si ferma nemmeno a Ferragosto. Capitolo fondazioni: la Sandretto fa come ai vecchi tempi, chiusa dal 25 luglio al 30 agosto, mentre la Merz sceglie di tenere aperto tutto il mese.
Per trovare una galleria privata aperta, invece, bisogna andare nei luoghi di villeggiatura, come Pietrasanta o Forte dei Marmi. Perché in città le serrande sono rigorosamente abbassate, come le panetterie di qualche decennio fa. Forse cambierà qualcosa anche nel settore privato. Ma in questo caso l’anomalia non è italiana: a Londra e New York accade la medesima cosa, e non è detto che si trovi aperto un Gagosian ad agosto. E manco a luglio…

Marco Enrico Giacomelli

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014). In qualità di traduttore, ha curato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Insegna alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.
  • Giggi

    E’ verissimo, avete colto nel segno. Ormai le abitudini sono cambiate completamente non c’è niente da fare. Ma tutti i soldi che i musei fanno in piu, dove vanno?

  • Massimiliano Tonelli

    Che domande, vanno a finanziare gli sprechi e le clientele.